La commedia umana della politica

Confesso di leggere le cronache politiche con la stessa attenzione e lo stesso trasporto emotivo con cui leggerei i risultati dell’hockey su prato. Con qualche eccezione, perché ci sono personaggi della comédie humaine che travalicano le pagine delle cronache del potere e diventano macchiette esilaranti, caricature.

(pressreader.com) – di Alessandro Robecchi – Il Fatto Quotidiano – Confesso di leggere le cronache politiche con la stessa attenzione e lo stesso trasporto emotivo con cui leggerei i risultati dell’hockey su prato. Con qualche eccezione, perché ci sono personaggi della comédie humaine che travalicano le pagine delle cronache del potere e diventano macchiette esilaranti, caricature. A volte le metafore sono così evidenti che chiamarle metafore diventa un’offesa: la motovedetta libica regalata ai libici dagli italiani che sperona e spara su migranti indifesi è una di quelle. E se la mettete accanto alla foto del presidente del Consiglio che si congratula per lo spirito umanitario della guardia costiera libica, vi darà un’idea di dove siamo finiti: in un gorgo in cui la realtà non c’entra niente, quel che c’entra è il raccontino della realtà, ad uso e consumo di questo e di quello (cioè di questo, Draghi, oppure di quello, Draghi).

Dunque, scorro le pagine e guardo i Tg con l’aspettativa del paradosso che esplode, è il mio Helzapoppin’ quotidiano. Sommario su Repubblica: “Letta richiama Italia Viva alla coerenza”, che è come chiedere a un lombrico di volare. Seguono righe e righe e righe di analisi (questo ovunque) in cui si spiega e analizza che forse i renzisti non sono così di centrosinistra come qualche poveretto ha creduto per anni, e ora – che sorpresa! – brigherebbero insieme a Salvini per portare al Quirinale un presidente della destra.

Minchia, che intuizione.E poi c’è la dietrologia, chiamata così perché “davantologia” fa brutto e bisogna far finta che per vedere la realtà si è scavato a fondo, mentre invece è lì sotto gli occhi di tutti. Che esista un asse ideologico tra i naufraghi di Italia Viva e le potenze della destra rampante e populista è conclamato da anni, ma lo si presenta come “colpo di scena”, “inaudita svolta”, “perbacco”, “ma guarda un po’”. Lo spettacolo d’arte varia di vedere arguti commentatori venir giù dal pero non ha prezzo.

Insomma, c’è da pensare che nei giornali non leggano i giornali, e allora perché diavolo dovremmo leggerli noi? L’ultimo Tetris è quello del Quirinale, per cui si interpretano le astute mosse dei filo-sauditi di Italia Viva sul ddl Zan come una cosa che non c’entra niente con il ddl Zan, ma con il futuro presidente della Repubblica, sulla cui elezione cui i 45 di Italia Viva potrebbero fare l’ago della bilancia. Eletti col Pd, speranzosi di finire in doppia cifra (in effetti, a parte la virgola, 1,5 è doppia cifra), sempre in prima linea per tentare di far vincere la destra (Scalfarotto candidato in Puglia con l’appoggio della “bracciante” Bellanova, ah, che spettacolo!), vengono intervistati come fossero Cavour redivivo, e tutto questo senza scoppiare a ridere, che sarebbe a ben vedere la reazione più sana.

Naturalmente, ogni volta che Renzi fa il suo salto della quaglia c’è chi la prende alla larga e ci spiega con il ditino alzato che ogni compromesso è un compromesso al ribasso, e che bisogna piantarla di fare gli estremisti. Sono gli oliatori, i facilitatori, gente che dalla legge sul divorzio avrebbe tolto l’articolo uno, ma anche il due, il tre, il quattro e così via, perché sono “divisivi”. Se poi alzi gli occhi dalla prima pagina pensando “ma questi sono scemi”, ti prendi dell’ideologico, che secondo loro è una parolaccia tranne quando sono ideologici loro, sempre al servizio occulto di baciatori di salami e di baciatori di pantofole (principesche e saudite). Il vecchio Cuore avrebbe titolato: “Hanno la faccia come il culo”, oggi non si può, sarebbe “divisivo”.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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7 replies

  1. Cosa trovo sui giornali? Zan, Scalfarotto che si occupa di Zan, Renzi e Salvini idem; cittadinanza a Patrik zaki con relativo teatrino ds/sn. Carceri, minacce a Di Matteo, Saviano, esternazioni varie di chiunque. Fedez che si occupa di Zan, la Ferragni idem, opinioni dei politici su Fedez. Calcio, tifosi festeggianti, interviste ai buzzurri scalmanato di turno; acciacchi veri o presunti di martiri milionari che corrono dietro a una palla; notti rosa, eventi di ogni tipo…
    Nel frattempo si perdono migliaia di posti di lavoro e Draghi distribuisce indisturbato e in silenzio l’immenso debito che dovremo pagare.

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  2. Bella foto esprime tutto del “personaggio”.Ha, ha.ha.Sembra uno che sia stato appena tamponato da un camion.Lui non è gay è stronzo(Gay del genere schiavo)…Simile al suo padrone “dominante” e gay.Non è un “belvedere” meno male che sono di destra.Non basta avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio (cit)

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  3. I contro sensi e i non sensi sono la prova che queste persone hanno fatto della politica, oltre ad un vanto, una impersonificazione. Cadono dall’alto come da usanza e, essendo accentratori massimi, si esprimono con il politicanto , il politichese e il politichino , spargendo a mano, semi di autocelebrazione .

    Questa storia dei re e delle regine dovrebbe ad un certo punto concludersi con qualcosa che sappia di democrazia. Invece sono solo loro, loro per sempre. Gli altri seguono il diktat che da da loro promana, il capo non può essere messo in discussione nei partiti-aziende e Italia viva è un’azienda, come del resto tutto gli altri. ..

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  4. @ scalfarotto

    Mi dispiace, ci siamo arresi tanto tempo fa, ma invece di continuare a costruire cupole politiche per starci sempre dentro, qualche manovra centrifuga non sarebbe male per sciogliere le concrezioni medioevali che snaturano sia il senso civile che un’idea di progressione democratica.
    Se vi appoggiate a tali medievalismi per esistere come cupola, non sarete in grado di cogliere le nuove opinioni che ci sono, ma faticano ad emergere.
    Inoltre un consenso sociale è un consenso politico ma Non Viceversa, cioè non è detto che un consenso politico sia anche sociale o per il sociale.
    L’anglicanizzazione della nostra lingua ha portato ad una frattura fra le parole e ordini di significato.
    Non te ne avere a male.
    C’è ne andremo e non sarà cambiato niente.

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