Intollerabili discriminazioni

(Andrea Zhok) – C’era un tempo in cui mi interrogavo sull’identità della sinistra.
Parte per ingenuità, parte per nostalgia davanti a gruppi che pensano come liberali, parlano come liberali e legiferano come liberali insistevo a dirmi che non potevano essere liberali, non poteva essere così, perché si dicevano “di sinistra”.
Per tutti coloro che ancora avessero tali imbarazzanti dubbi sulla inutilizzabilità politica dell’etichetta “sinistra”, possiamo proporre una cura certificata attraverso le riflessioni di quel fuoriclasse dell’elzeviro che è Antonio Polito.
Sul Corriere online troviamo oggi un suo spettacolare articolo di cui per capire tutto l’essenziale basta leggere titolo e sottotitolo:
Titolo:
“Chiedere al governo di cacciare due liberisti è una cosa di sinistra?
Sottotitolo:
“Attacco ai consulenti Riccardo Puglisi e Carlo Stagnaro. Da anni non si vedeva l’argomento dell’orientamento culturale usato a fini di discriminazione professionale.”
Già, quant’è vero.
Noi siamo contro tutte le discriminazioni.
Basta discriminare tra il rosso e il verde al semaforo!
Basta discriminare tra intelligenti e cretini ai concorsi!
Basta discriminare tra persone decenti e cazzari senza speranza alle urne!
Basta!
E tra tutte le discriminazioni, diciamocelo, le più odiose sono quelle che chiedono conto delle idee di chi è chiamato a ruoli di governo.
Ma cosa interessa a voi che idee ha o non ha uno che deve giudicare come vengono spesi i soldi pubblici?
Non sarà libero di pensarla come gli pare?
Capirei se si fosse espresso in maniera indelicata verso qualche sensibilità etnica, o sessuale.
Capirei se si fosse astenuto dal condannare fermamente tutto ciò che quotidianamente le veline di regime ci raccomandano di condannare fermamente.
Capirei se non si fosse sottomesso a uno qualunque dei rituali prefabbricati in USA, o se non avesse celebrato una delle celebrazioni obbligatorie del calendario americano.
Questi sono peccati capitali che non consentono facili redenzioni.
Ma chiedere conto delle idee di politica economica di chi si deve occupare della politica economica pubblica, sacripante, questa è grossa!
E’ davvero un’insopportabile discriminazione.
E invero non possiamo che unirci alla proteste di Polito e contestare con lui in modo vibrante che oggi, nel 2021, in un mondo sempre più lietamente fluido, ancor si chiedano oscenità come l’identità politica di uno al governo!
Proprio non avete ancora capito che ciò che conta è l’identità percepita?
Può darsi che dal di fuori uno sembri qualcosa a metà strada tra Milton Friedman, Margaret Thatcher e Leopoldo II del Belgio.
Può darsi che abbia un acquario per i dipendenti e poltrone in pelle umana.
Però se nel suo intimo si sente “di sinistra” chi sei tu per giudicare?

5 replies

  1. Strano, vorrei vedere qualche articoli di Polito el Drito quando Mattarel rifiutò Savona come ministro.

    Ah, ma quello non conta, garantisse Cazzese.

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  2. Caro Andrea Zhok, al di là della raffinatezza con cui alludi e non alludi in questo tuo pezzo intelligente, quasi a sbeffeggiare Mr Polito, la cui origine politica mi lascia sconcertato, rimango fermamente persuaso dalla sana idea di “interesse diffuso” quando si pone in essere la politica economica. Siccome questo NON è un governo che rappresenta coloro che hanno vinto le elezioni democraticamente (o quel che resta della democrazia, visto il blocco monolitico di stampa igienica ammaestrata che di fatto orienta parte del consenso), credo che la presa di posizione degli economisti non allineati al pensiero unico neoliberal sia ammirevole e necessaria in una democrazia. La politica economica, infatti, è frutto della teoria economica a monte di essa, la quale, com’è noto, è rappresentata da un mainstream neoclassico che di scientifico ha poco o nulla: esso si rifà, invero, alla meccanica razionale dell’Ottocento, configurando i vari modelli economici su base assiomatica surreale in merito al comportamento umano. La politica economica a valle della teoria economica, pertanto, deve assolutamente rappresentare un interesse DIFFUSO e non monocolore, soprattutto quando il governo di turno non è quello fuoriuscito dalle urne. Come in questo caso. Un plauso meritatissimo a questi coraggiosi economisti che più di chiunque altro, più di Polito in primis, interpretano il pluralismo negli studi economici. D’altronde, caro Zhok, il mainstream economico neoclassico ha palesemente fallito, non da oggi. Saluti, Marialuigia.

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