Conte ha i voti, Di Maio il potere, ma il pallone (il simbolo) è di Grillo

Prime minister Giuseppe Conte (L) with Beppe Grillo (C) and Luigi Di Maio (R), minister of Foreign Affairs, during the presentation of the 2019 Blue Book at the Customs and Monopolies Agency, Rome, Italy, 11 September 2020. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

(Sebastiano Messina – la Repubblica) – Conte ha i voti, ma non il comando. Di Maio ha il potere, ma non il titolo. Crimi ha il titolo, ma non il potere. Grillo non ha il comando, né il potere né i voti. Ma il pallone – il simbolo – è suo, e dunque si gioca con le sue regole.

È sempre stato così, e così sarà anche stavolta: alla fine si farà come dice il comico- fondatore-garante, e svanirà come un miraggio nel deserto l’ illusione di riformare il Movimento 5 Stelle, missione impossibile che il troppo ambizioso Giuseppe Conte aveva imprudentemente accettato, credendo forse che bastassero le sue astuzie di avvocato d’ affari per far firmare a Beppe Grillo, come un contratto di leasing, un nuovo statuto che trasferisse a lui la guida dei pentastellati.

Sembrava un progetto facile, nella sua apparente semplicità.

Trasformare un’ organizzazione virtuale in un partito contemporaneo. Con una sede che fosse fatta di mattoni e non di megabyte. Con organismi democratici dove si potesse discutere e votare guardandosi negli occhi anziché schiacciando un tasto. Con un programma che non fosse una accozzaglia di sogni, utopie e illusioni. E magari con una scelta di campo che rendesse possibili alleanze e battaglie comuni con quei partiti che al Movimento hanno teso la mano, dimenticando insulti, dileggi e offese personali.

Il colpo di coda del comico genovese dimostra invece che la sua creatura è irriformabile. Che un Movimento nato da un Vaffa- day non può cambiare natura adottando le regole della democrazia parlamentare. Che chi è andato al potere sventolando la bandiera del populismo non può diventare «liberale e moderato», come va dicendo Luigi Di Maio.

Tutti sanno che i grillini non sono più quelli di una volta. Che i meetup inventati da Grillo per «divertirsi, stare insieme e condividere idee e proposte per un mondo migliore» sono quasi spariti, e quei pochi rimasti sono stanze dove volano i coltelli. Che l’ assalto al Parlamento – la «scatoletta di tonno» che doveva essere aperta in un attimo dall’ apriscatole grillino – si è trasformato nell’ occupazione del Palazzo, con copiosa sistemazione di amici, compagne e parenti.

Che il sogno della democrazia diretta, fatta di leggi votate online dai cittadini e di riunioni sempre rigorosamente in streaming, è stato tradito da una gestione verticistica con riunioni rigorosamente a porte chiuse. Che la promessa di entrare a Montecitorio e a Palazzo Madama solo come «portavoce dei cittadini» – mai «onorevoli » come gli usurpatori della partitocrazia – rinunciando a ogni benefit per accontentarsi solo di uno stipendio di 3000 euro è stata dimenticata da un pezzo, sommersa da generosissime ricevute di ristoranti e alberghi di lusso.

Dall’ inaspettato successo del 2013, quando un elettore su quattro votò per Grillo, il Movimento ha cambiato linea su quasi tutto, come ha scritto benissimo Mattia Feltri su “La Stampa”. Uno valeva uno, ora uno non vale più uno. Voleva uscire dall’ Euro e dalla Nato, ora è a favore dell’ uno e dell’ altra. Era No-Tav, No-Tap e No-Vax, ma poi ha detto sì a Tav, Tap e vaccini. Era contro le auto blu, i cambi di casacca e le alleanze con gli altri partiti, ma ora viaggia solo in auto blu, ha il record dei cambi di casacca e si è alleato a turno con tutti gli altri partiti (eccetto Fratelli d’ Italia, ma c’ è ancora tempo).

Un solo tabù ha resistito finora: quello del limite dei due mandati. Ma si sta già cercando una scappatoia – un voto degli iscritti, per esempio – per consentire le opportune eccezioni perché, come nel romanzo di Orwell, tutti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.

Il compito che lo stesso Grillo aveva affidato a Conte era quello di prendere in mano un partito che in tre anni ha letteralmente dimezzato i suoi consensi (dal 32 per cento delle politiche al 16 degli ultimi sondaggi) riorganizzandolo rapidamente. Oggi però risulta evidente che il fondatore e garante del Movimento voleva solo incamerare la popolarità (e i voti) dell’ ex premier, conservando per sé il potere di dire su ogni questione – dalle alleanze alle candidature, dalla comunicazione alle espulsioni – l’ ultima parola. Quando Conte l’ ha capito, ormai era troppo tardi.

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11 replies

  1. Due paragrafi, e mi sono già annojato. Oh, ma guarda, è un articolo di qualche articolista prezzolato dal gruppo Gedi. Ma che strano, eh? Con tutto che nel merito (!!) probabilmente c’è pure del vero (lo deduco dal titolo e appunto, dai primi due o tre paragrafi), ma questo tono sprezzante e odioso da parte della stampa di regime nei confronti di “tutti gli altri” non lo reggo proprio.

    Dice bene chi sostiene che i “giornaloni” servano solo come carta per incartarci le cipolle, al massimo da sistemare sopra i pensili di cucina per impedire che si coprano di polvere e di unto.

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  2. Grillo ha il simbolo e i voti, Conte gode della simpatia e della simpatia dei pidini che c’è devano in lui il liquidatore del movimento e la trasformazione di quelli che si sarebbe portato appresso in una ruota di scorta del PD. Di Maio ha il potere he gli danno oggi alcuni miracolati, ma è un nessuno

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  3. quello che i bambi di Conte continuano a non capire (o a non voler capire) è che Conte non è nessuno.
    è una creatura di Grillo, un pupazzo, un burattino.
    fu estratto dal cilindro e piazzato a Palazzo Chigi per poter far partire il governo gialloverde. nessuno lo conosceva, nessuno se lo filava.
    è rimasto 3 anni a Palazzo Chigi non per meriti suoi, che esistono solo nella narrativa di Casalino, ma perché volta per volta serviva per qualche altro scopo. nel governo gialloverde teneva in equilibrio la maggioranza Lega-M5S, nel governo giallorosso è servito a riportare al governo il PD che aveva perso (male) le elezioni e a Renzi per fondarsi il suo partitino.
    quello che ha fatto lo ha fatto perché altri gliel’hanno consentito: Di Maio e Salvini prima, Zingaretti e Renzi poi, e sopra tutti Grillo, che ha dato il suo placet a tutte le operazioni.
    e quando il Pupazzo con la pochette è diventato inutile ai suoi sponsor, lo hanno messo alla porta senza troppi complimenti: prima Salvini, che provocò la caduta del suo governo e lo avrebbe anche rispedito all’università non fosse stato per il PD, e poi Renzi.
    Conte non ha una sua base elettorale, non ha mai preso un voto, uno, da chicchessia.
    non ha fatto un giorno di gavetta, non si è mai sporcato le mani per un secondo.
    e ora pretende. pretende e basta.
    non ha il diritto di pretendere niente.
    spero che Grillo lo rimandi nel nulla dal quale è venuto.

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    • Mazzuolatore, sei un caso psichiatrico.

      Il bamboccio con la pochette ha riportato 209 miliardi, o ti è sfuggito?

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    • Il pupazzo t’ha salvato il culo ( purtroppo a tutti i sottosviluppati neurolesi come te) e ti ha portato 209 miliardi, coglione che non sei altro.

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      • coglionazzi, i 209 miliardi ce li ha dati l’Europa semplicemente perché conveniva a tutti che l’Italia non fallisse, altrimenti si sarebbe portata dietro tutto il resto dell’UE, e ce li avrebbe dati anche se a Palazzo Chigi ci fosse stato il pupazzo Gnappo.
        e in effetti più o meno c’era.
        comunque è inutile prendersela con me, mentecatti.
        prendetevela con Grillo che ha mandato affanculo quel Bamboccio arrogante e presuntuoso.
        perché anche se manganellate me, il Pupazzo con la pochette non lo riavrete a Palazzo Chigi, bambi di Conte del cazzo, e probabilmente nemmeno a capo del M5S.
        potete fare il diavolo a quattro, insultare me, bestemmiare in turco, ma così è.
        andate a votare PD o il nuovo partito di Conte simil-PD e non rompete i coglioni.
        babbei.

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      • Mazzuolatore,

        Certo che chiamare Conte come il ‘bamboccio con la pochette’ ti qualifica.

        Quanto ai 209 mld, ce li ha dati l’Europa, grazie all’opera di convincimento di Giuseppi.

        Se ti fanno schifo, sono problemi tuoi e dei cretinetti come te.

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    • x Mazzuolatore

      ma VFC

      Borrell: “Italia si avvantaggerà grazie al prestigio di Draghi, ma Recovery Fund impossibile senza Conte”

      “Draghi certamente è una persona che ha molta esperienza nelle questioni europee e sono sicuro che l’Italia avrà un ruolo importante grazie al prestigio di Draghi. Ma l’Italia aveva un ruolo importante anche prima. Il Recovery Fund sarebbe stato impossibile senza la posizione molto dura e salda presa dal precedente primo ministro italiano e da quello spagnolo. Entrambi hanno espresso molto chiaramente che in questo caso non bisognava parlare di instabilità fiscale o disciplina di bilancio. Si trattava di un incidente della storia e che nessuno era colpevole del virus. Sono stati molto forti e decisi, credo che sia grazia a loro che il Recovery Fund sia stato concepito in questa maniera”. Lo ha detto Josep Borrell, Alto Rappresentante politica estera Ue , intervenendo a Sky Tg24 Live In Firenze

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  4. In questo gioco SPORCO, in questa italia MARCIA e SPORCA fatta di italiani ancora più zozzi le solo cose che contano sono le regole scritte nero su bianco.

    Tutto il resto è MAFIA. E troll del cazzo a libro paga dei mafiosi.

    Le regole sono il m5s. E quelle regole sono ora la sola bussola da leggere. E da seguire.

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