Il caso Ravello dimostra che uno dei problemi del Pd è il “suo” governatore De Luca

(di Antonio Polito – corrieredelmezzogiorno.corriere.it) – Prima delle altre grandi città, Napoli ha conosciuto il ritorno in politica del «bagno di folla». La visita di Giuseppe Conte in stile Casalino, tutto pizza e mandolino, e il comizio di Antonio Bassolino, in stile Peppone di una volta, hanno entrambi mostrato una discreta partecipazione popolare, non organizzata, e un residuo ma genuino interesse alla politica. È una buona notizia, dopo il Covid e la desertificazione delle piazze. Intendiamoci, non sono grandi folle. Bassolino avrà radunato alcune centinaia di persone in piazza Carità, e il tour guidato offerto a Manfredi da Conte, Di Maio e Fico è stato accompagnato più da operatori dei media che da passanti. Un «bagnetto di folla», insomma, neanche lontanamente paragonabile a quelli che una volta ottenevano a Napoli le campagne elettorali. Però, in tempi di tristi riunioni al chiuso con platee semivuote e sedie distanziate, mi è parsa una gran cosa: si sono visti napoletani veri e non solo galoppini politici, animati per giunta da una certa passione.

Giuseppe Conte ha mostrato per la prima volta sul campo la sua resilienza. La popolarità dell’ex premier — a Napoli si è visto — resta alta. L’«avvocato del popolo» è un piacione, veste bene, ha un eloquio forbito. Sono qualità che i napoletani hanno sempre gradito. Più meno le stesse che fecero di Berlusconi un beniamino della nostra città, nonostante fosse un milanese con accento milanese. Naturalmente non sto paragonando le folle: il Cavaliere ne veniva asfissiato, Conte appena appena carezzato. Ma la prima uscita ufficiale dei Cinquestelle in versione moderata ed ex grillina fa capire che intendono mostrare a Napoli che non sono finiti, e che qui giocheranno un ruolo di primo piano nella coalizione che sostiene l’ex rettore. Il quale, fino ad ora, è sembrato più il loro candidato che quello del Pd.

Per Bassolino il discorso è più semplice. L’ex sindaco si presenta alla competizione nel segno della nostalgia. Nostalgia per una politica fatta di popolo e per il popolo che non c’è più; di un partito che non c’è più («sono comunista», ha detto con orgoglio, rivendicando la sua storia nel Pci); e anche di un partito che c’è ancora ma per lui non c’è più perché l’ha abbandonato, quel Pd cui rimprovera di averlo vigliaccamente emarginato negli anni dei processi, prima che finissero tutti con l’assoluzione. Una fetta di elettorato nostalgico del passato per disgusto del presente esiste: bisogna vedere se il «politico» Bassolino riuscirà a raggiungere anche quella che da tempo si è rifugiata nell’antipolitica. L’altro candidato chiave, Catello Maresca, non ha ancora affrontato la piazza, ma prima o poi lo farà. Per indole e storia personale sembra essere più il tipo del porta a porta, il candidato che naviga sott’acqua, che cerca il contatto con gli elettori attraverso la mediazione di associazioni, circoli, rioni, negozi, che infatti visita incessantemente. Anche questo però è, a suo modo, un «bagnetto di folla», e darà pepe a una campagna elettorale lunghissima, cominciata quattro mesi prima delle urne.

All’appello manca ancora il Pd. Il partito oggi guidato da Letta sembra da un po’ di tempo abbastanza restio alla mobilitazione popolare, e quando la cerca spesso non la trova. Il caso delle primarie flop di Torino è un serio campanello d’allarme. Oggi si vedrà a Roma se le primarie della Capitale, in realtà una gara a uno perché Gualtieri è senza competitori, riusciranno a suscitare attenzione e passione, rilanciando così il tratto popolare di un partito che vorrebbe rappresentare la sinistra. Ma a Napoli, senza neanche le primarie, come cercherà il rapporto con gli elettori? Si faranno solo convenzioni al chiuso con pubblico organizzato o si tenterà anche da quella parte qualche «bagnetto di folla»? Non è una questione irrilevante dal punto di vista politico. Se pure Manfredi vincesse ma sotto il segno dei Cinquestelle, e con un modesto risultato di lista per il Pd, l’inedita alleanza siglata a Napoli potrebbe rivelarsi un boomerang per Letta, impegnato a ridare centralità al suo partito.

Ps : uno dei problemi del Pd è il «suo» governatore De Luca. Dell’ultimo pasticcio combinato al Festival di Ravello si è già detto tutto, e si può riassumere in una parola: censura. Ma ci sono due aspetti ulteriori che meritano di essere segnalati. Il primo è che il governatore avrebbe deciso di togliere il diritto di parola alle manifestazioni finanziate dalla Regione non solo a Saviano, che è un privato cittadino e che, da scrittore di successo, sa difendersi da sé. Ma anche a un ministro della Repubblica, che dovrebbe essere accolto ovunque con la bandiera tricolore e che non può usare la sua carica istituzionale per difendersi. Pensateci: è una enormità censurare un ministro. Credo che finora non si fosse mai visto. L’altro elemento su cui riflettere è, come al solito, il modo di pensare di De Luca, espresso nella abituale diretta Facebook. Per spiegare quali sono i suoi «indirizzi» e come devono essere i festival, ha detto testualmente: «Non si possono fare delle cose estemporanee che non c’entrano niente»: dove il giudizio sulla coerenza culturale, ovviamente, spetta a Lui. Di questa vicenda c’è un solo risvolto positivo. Dopo aver scritto M, la biografia di Mussolini, Antonio Scurati ha ora abbastanza materiale per cominciare a scrivere D, la biografia di De Luca .

2 replies

  1. Ma Polito el drito mo scrive per il corriere del mezzogiorno? Auguri!
    Manco un accenno alla piazza vuota del baciasalami (cit. Jerome).

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