Alla vigilia del voto alla Camera dei deputati, il procuratore di Roma ha scritto al presidente Lorenzo Fontana spiegando i motivi della necessità di acquisire quelle conversazioni

Il procuratore Lo Voi scrive alla Camera: “Le chat di Delmastro e Caroccia sono fondamentali per l’indagine”

A poche ore dal voto in Aula a Montecitorio, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha scritto al presidente della Camera Lorenzo Fontana sulla vicenda delle chat tra il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e Mauro Carroccia, il ristoratore condannato in via definitiva a febbraio scorso per essere stato il prestanome del clan Senese.

Nella missiva, secondo quanto trapela, il procuratore illustra i motivi per i quali ritiene fondamentale per l’indagine sulla “Bisteccheria d’Italia” potere acquisire quelle conversazioni di WhatsApp contenute nel telefono sequestrato a Caroccia. Come riporta Repubblica, Lo Voi spiega che l’accesso al contenuto del dispositivo non è solo utile per esigenze investigative, ma anche per finalità di garanzia, consentendo di verificare integralmente il materiale presente nel telefono e di confrontarlo con quanto già prodotto dalla difesa.

Come noto – due giorni dopo il no in giunta per le autorizzazioni di Montecitorio alla richiesta della procura di poter avere accesso alle conversazioni – il legale del ristoratore ha inviato alla procura di Roma una memoria con le chat. Per l’avvocato Fabrizio Gallo da quelle conversazioni “si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale” e questo è fondamentale per chiarire la posizione del suo assistito. E aggiunge: “Il Parlamento, negando l’acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi, visto che Delmastro non è indagato“. Non è chiaro se l’avvocato di Caroccia invierà tutte le chat necessarie ai fini dell’inchiesta. Tra l’altro la procura ha subito dopo comunicato che non prenderà in considerazione, almeno per il momento, la memoria depositata dal difensore di Mauro e Miriam Caroccia: gli inquirenti ritengono infatti di dover attendere l’eventuale autorizzazione della Camera dei deputati prima di poter acquisire e valutare il contenuto delle conversazioni nell’ambito dell’inchiesta.