Giustizialismo ad personam

(Mattia Feltri – La Stampa) – È difficile restituire il significato di surreale meglio di quanto abbiano fatto i partiti, di sinistra e di destra, nella quasi totale interezza, con la geremiade per la scarcerazione del pentito di mafia Giovanni Brusca. Un’ eccezionale unanimità nello scandalo per lo schiaffo allo Stato, mollato però per mano di una legge votata dal Parlamento, come tutte le leggi, e che soltanto il Parlamento può cambiare.

Dunque, i partiti indignati per la legge votata da loro e mai cambiata da loro, precisamente con chi ce l’ hanno? (Chiedo scusa se, per le attuali consuetudini, mi sono spinto troppo nel tecnico). A destra perlomeno c’ è una tradizione: negli anni Novanta si progettava una riforma, sebbene su presupposti leggermente più meditati di «Brusca è un uomo molto cattivo».

Si temeva che, spinti dalla premialità in cambio del pentimento, i pentiti si pentissero oltre il dovuto, e tirassero in ballo chi non c’ entrava niente. E si temeva che alcune procure ne approfittassero per mettere fuori gioco dei competitori politici. Naturalmente il competitore politico era Silvio Berlusconi, e non sempre su di lui i pentiti erano stati di una precisione chirurgica, diciamo così.

A sinistra, dove ricordo un giovane e brillante leader come Enrico Letta, si imputò a Forza Italia di fare gli interessi della mafia, di tradimento nei confronti di Giovanni Falcone, sulla cui dottrina del pentitismo si erano raggiunti eccellenti risultati, e soprattutto di imbastire leggi al solo scopo di salvare il capo dai pm. A sinistra ci si oppose, come suggerisce il ribaltone di oggi, al solo scopo di aiutare i pm a farlo fuori.

6 replies

  1. Mah, che dire, l’aria fritta ha più consistenza di questo articolo.
    Quando non sei libero di esprimere una opinione netta, quando devi mediare tra quello che pensi realmente tu e quello che pensa chi ti finanzia, escono fuori questi articoli di una vaghezza straordinaria che ognuno interpreta a proprio piacimento.
    Anche se poi si sa bene dove vorrebbero andare a parare.
    5 minuti di vita persi.

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  2. Che ipocrisia. La legge voluta da Falcone non era “premiale” nei confronti dei mafiosi che collaboravano con la giustizia. Aveva lo scopo di tutelare chi, con le proprie informazioni, consentiva allo Stato di entrare nei segreti delle mafie. E i risultati si sono visti. Mai, prima di Falcone, si era scoperto quanto poi è venuto alla luce. Alla faccia di quei politici che dicevano che la mafia non esiste…

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  3. Mentire sapendo di mentire, che miseria umana.
    Il riassunto é: i giudici desinistra usano la scusa della mafia per colpire abbeluscone.

    Figlio di banchiere siciliano dei tempi d’oro, quelli prima e dopo po’ sbarco alleato in Sicilia.

    Datore di lavoro di un tale Vittorio Mangano.

    Poi non si capisce perché se ce l’avevano con abbeluscone hanno arrestato il suo secondo, Marcellino.

    Perché decine di pentiti citano separatamente il nanetto di Arcore, sperano in in segnale, in una ricompensa intesa a non svuotare il sacco, ma lui é impegnato a fingersi malato per non farsi interrogare, come i somari a scuola. Che uomo.

    Ingine non si sa come mai le stragi sono fermate per magia tra il 93 e il 94, probabilmente avevano finito l’esplosivo, o probabilmente l’agenda rossa di Borsellino era già stata messa al sicuro.

    L’idea che quel porco di Andreotti avesse esplicitamente dichiarato come si debba convivere con la mafia non sfiora l’autore.

    Coincidenze e cattiverie infondate.

    Tipo decine di coincidenze in sequenza, una possibilità su milioni di miliardi, ma tant’è.

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