Lacci, lacciuoli e cavi d’acciaio

(di Marco Palombi – Il Fatto Quotidiano) – Com’è noto, bisogna stare attenti a quel che si desidera perché potrebbe avverarsi. E, nel caso nostro, oggi o domani dovrebbe arrivare l’ennemila dl Semplificazioni, che in molti casi – come sarà possibile notare allorché le bozze si transustanzieranno in Gazzetta Ufficiale – semplificano il precedente dl Semplificazioni del 2020, che a sua volta semplificava le precedenti semplificazioni. Ogni riga di quel testo ci dice che il dopo-Covid non sarà all’insegna di una ripresa equa e sostenibile, ma una feroce ristrutturazione del sistema di produzione con una spruzzata di green che taciti la coscienza del ceto medio riflessivo, almeno quello con la pancia piena (di prodotti bio). In Italia questo avverrà – e non siamo affatto sicuri che non sarebbe avvenuto con qualunque governo – nelle forme di un laissez-faire che viene incontro più agli spiriti criminali che a quelli animali del capitalismo: il decreto a venire travolgerà, in buona sostanza, il sistema dei controlli a colpi di fast-track, silenzio-assenso e autocertificazioni nella convinzione ottocentesca che l’unica cosa che serve all’economia sia lasciar libero l’imprenditore demiurgo dai lacci e lacciuoli della burocrazia, salvo poi accorgersi – come sul Mottarone – che ci si libera pure dei cavi d’acciaio.

Battuta forse estrema, ma non estranea alla cruda realtà: “Ogni tanto ci penso… Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi…”, dice – intercettato – il geologo di una ditta del Nord a proposito delle 150mila tonnellate di materiali tossici sversate nei terreni agricoli di mezza Pianura padana.

Anche questa è “economia circolare” e nel prossimo dl un provvidenziale comma pensato al ministero dell’Energia, ex Ambiente, eliminerà per il cosiddetto end of waste pure i fastidiosi controlli a campione dell’Ispra: non sia mai si scopra qualcosa che non va, bisogna correre, correre, correre e meritarsi la mancetta europea e il plauso dei brasseur d’affaires travestiti da imprenditori e dei loro ricchi avvocati travestiti da insigni giuristi. Come dice Cingolani: “È una maratona col ritmo dei 100 metri”, poco importa che sia impossibile da correre. E la pannocchia cresciuta sui fanghi tossici? Pazienza: bisogna pensare al green, mica al mais.

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6 replies

  1. L’Europa finché c’è Draghi non farà nessun controllo, sarebbe lesa maestà.
    Quindi strada spianata a tangenti e corruzione.
    Lasciamo ogni speranza (semicit.).

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  2. Che questo accada con il plauso dei politici e media quando stanno ancora a parlare a reti unificate del disastro del mottatone, è inconcepibile. Cingolani, maledetto te e Grillo che si è fatto perculare.

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  3. Sulla sicurezza nessuno sa un cazzo e ne parla?

    Quanti di voi hanno frequentato un cantiere?

    Scambiare la burocrazia per tutela dei lavoratori, fa ridere i polli.

    Scambiare la burocrazia per tutela dell’ambiente, fa ridere I polli.

    Scambiare la burocrazia per tutela degli utenti di ponti, funivie, ponteggi…. fa ridere polli.

    Su ripetono sempre gli stessi slogan stantii, vuoti di significato.

    Come l’inventiva sul LIBERISMO.
    Che consiste nel citarlo con la faccia feroce, non nel discuterlo.

    Domandina semplice semplice.

    Le cadute dall’alto sono le principali cause di morte in cantiere.

    Qualcuno sa dirmi come mai sui DPI (imbragature e cordini retrattili, scarpe antinfortunistica, elmetti, eccetera eccetera eccetera) NON ESISTE UNA CAZZO DI DETRAZIONE PER L’ACQUISTO?
    Sono costosissimi e non esiste un incentivo per l’acquisto.
    Quei DPI salvano vite.

    SPIEGATEMELO?

    Vediamo un po’ cosa ci si inventa.

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    • Te lo spiego: sui DPI non c’è detrazione in quanto il loro costo è dedotto dal reddito d’impresa per la determinazione delle imposte da pagare.
      Semplice semplice.

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