Salvini e Meloni: in piazza con gli italiani, al governo con Confindustria

(Roberta Labonia) – Il signor Matteo Salvini, leader appannato dell’attuale Lega di governo, subito scimmiottato dal suo omologo Renzi che su la Stampa ha predicato che “non è il momento di alzare le tasse!”, ieri ha riesumato, a sproposito, una citazione di Indro Montanelli, quella di quando il grande giornalista affermò che “la sinistra ama talmente i poveri che quando va al potere li aumenta di numero”.
Entrambi i Matteo hanno il fine comune, in queste ore, di mettere in ridicolo la recente proposta di Enrico Letta di istituire un fondo per i giovani alzando la tassa di successione per le eredità superiori a 5 milioni di euro.
Salvini, in particolare, nella smaccata ignoranza che lo accomuna a gran parte del suo elettorato, non sa in realtà chi era Indro Montanelli: un conservatore illuminato che con uno come lui non avrebbe nulla a che spartire. Montanelli era espressione di una destra liberale che in Italia latita da almeno 30 anni. Il suo finto nazionalismo leghista è una patacca. È un anti italiano, un separatista ante-litteram che, cucendosi addosso come un novello Fregoli le vesti del salvatore della Patria contro un finto nemico (il supposto invasore islamico-africano), oggi si dichiara ad ogni pie’ sospinto “dalla parte degli italiani”. La grave pandemia che ci ha colpiti in questo ultimo anno, lui l’ha usata come una clava per aizzare i cittadini a non rispettare le necessarie misure di distanziamento sociale. Indifferente alle gravi conseguenze socio/sanitarie che ne potevano derivare.
Lo stesso ruolo di “donna, moglie e madre italiana”, donna del popolo, insomma, pretende di ritagliarsi la di lui rampante alleata/sfidante, l’aspirante Tachter de noantri Giorgia Meloni che in queste ore, a botte di autobiografici autoincensi letterari, cerca di ricostruirsi una verginità politica per far dimenticare il dna fascista suo (inteso come approccio culturale alla politica) e dell’apparato di partito di cui si circonda. E a quanto pare, a giudicare dai sondaggi, la manfrina le sta riuscendo bene.
La caratteristica di Salvini e della sua alleata Giorgia Meloni, entrambi a capo di partiti che spesso hanno dato prova di allarmanti contiguità con le mafie (per non parlare poi del pagatore di cosa nostra Berlusconi), è quella comune a tutti i soloni della politica che in piazza predicano bene ma, una volta al Governo, razzolano male.
Se poco poco i lavoratori italiani si prendessero la briga di approfondire quanto bolle in pentola dell’attuale governo Frankenstein in queste ore, scoprirebbero da che parte stanno realmente. La Lega di Salvini, con a strascico gli utili idioti di Forza Italia e il concorso esterno della Meloni, sta spingendo per cancellare dal DL Sostegni bis la mini proroga del blocco dei licenziamenti. Proroga prevista, nel decreto, fino ad agosto prossimo, solo per quelle aziende che entro fine giugno chiederanno la Cig Covid -19 a carico dello Stato o che, entro fine luglio, chiederanno la cassa integrazione ordinaria non pagando le addizionali. Misura che risponde ad un principio sacrosanto: fino a che un azienda attinge ad ammortizzatori sociali a carico dello Stato non deve avere mano libera di licenziare in nome del libero mercato. Men che meno lo può fare in tempi di pandemia.
La verità è che Salvini, come la Meloni e i servi di Berlusconi, quando sono al Governo del Paese devono rispondere a coloro che li foraggiano, cioè ai signori del capitale.
Se, come temo, questo colpo di mano, con la benedizione dell’iperliberista Mario Draghi riuscirà (ahimè Beppe, fu veramente bravo costui, quando ci convinse fosse “uno dei nostri” fingendo di aderire alla nostra visione di transizione ecologica), produrrà l’effetto di lasciare in mezzo alla strada un altro mezzo milione di lavoratori con famiglie al seguito: un esercito.
In un Paese nelle condizioni in cui versa l’Italia oggi, ancora alle prese con un programma di vaccinazioni tutt’altro che concluso e i primi fondi europei del PNRR ancora di la da venire, ciò equivarra’ ad bomba sociale dagli sviluppi non governabili.
Il rifinanziamento del Reddito di Cittadinanza e delle altre misure di sostegno alla povertà (mai abbastanza benedetti i 5 Stelle che li hanno tradotti in legge dello Stato), e di altri strumenti come la Naspi, potrebbero rivelarsi, allora, del tutto inadeguati, vista anche l’attitudine ormai conclamata di Mario Draghi a tirare il freno a mano sui sostegni.
Questo dovrebbero tenere a mente quella parte di operai, di piccoli imprenditori italiani che si lasciano intortare dalle vulgate di piazza e via social dei loro paladini: loro, sotto mentite spoglie, sono sempre gli stessi: quelli che, una volta al Governo, rispondono a Confindustria.
E che gli italiani si arrangino.

7 replies

  1. “cerca di ricostruirsi una verginità politica per far dimenticare il dna fascista suo (inteso come approccio culturale alla politica) e dell’apparato di partito di cui si circonda. ”

    Del tipo? Sappiamo che il padre ha lasciato la madre (esticazzi ce lo metto io). Poi?

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  2. Dove sta il problema? In un paese dove alla stragrande maggioranza dei cittadini non frega un fico secco di quello che fanno(non di quello che dicono) i politici complice una informazione immorale e propagandistica che importanza ha che questo governo resti o che ne venga un altro. Nessuna. Fino a quando non ci sarà in informazione degna di questo nome per il cittadino disinformato qualsiasi governo vale l’altro con grande soddisfazione per quei poteri, tra l’altro somministratori dell’informazione, che perseguono i propri interessi.

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  3. pare di aver capito che i tuoi riferimenti politici stanno svolgendo egregiamente i compiti loro assegnati: quello del “palo” (per avvisare i ladri padani, i corrotti capalbiesi e i mafiosi arcoriani di eventuali arrabbiature del popolo sovrano) e quello del “reggitore del sacco” (sforzandosi al massimo dello spasimo per allargare il più possibile l’apertura del sacco…)!!!
    era stata data loro l’opportunità di entrare nella storia di questo disgraziato paese e invece hanno preferito 30 denari e un piatto di lenticchie…!
    non dimenticheremo, non possiamo.
    uno dei seimila e passa attivisti traditi che sono usciti “spintaneamente” dal mov.

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  4. Se Salvini è al governo con Confindustria e il PD, il M5S e Leu sono al governo con Salvini, anche il PD, il M5S e Leu sono al governo con Confindustria.

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  5. “Questo dovrebbero tenere a mente quella parte di operai, di piccoli imprenditori italiani che si lasciano intortare dalle vulgate di piazza e via social dei loro paladini: loro (ndr. Lega, FI e FdI), sotto mentite spoglie, sono sempre gli stessi: quelli che, una volta al Governo, rispondono a Confindustria.”
    Ma come fanno a capirlo se come hai giustamente scritto con una frase da incorniciare:
    “Salvini, in particolare, nella smaccata ignoranza che lo accomuna a gran parte del suo elettorato, …”
    L’enorme ignoranza degli italiani insieme ai vergognosi livelli di disinformazione mediatica, e la storia del M5S insegna, rendono inefficace qualunque tentativo di riscatto.

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