I chierici della Rassegnazione

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Le umiliazioni che ci meritiamo non sono mai abbastanza, ieri ci è toccato subire anche  l’invettiva di Fedez, il nuovo apostolo dell’antifascismo che piace alla gente che piace, Vip, sardine, opinionisti un tanto al chilo e soprattutto all’establishment non solo rappresentato dagli inspiegabili risparmiati del Pd, ma pure dei destinatari espliciti, che l’ha accolta entusiasticamente confermando quell’indole presente nella nostra autobiografia nazionale a “chiamarsi fuori”, dimostrata in varie occasioni, pistolotti presidenziali, reprimente ministeriali e editoriali di venerabili maestri.

In attesa che la coppia di influencer metta in scena la sua Camelot, accreditando in chiave neo kennediana la sua New Frontier, oggi 2 maggio, compiuto il rituale commemorativo del rimpianto per le lotte e di rimorso per l’acquiescenza  ci sarebbe da interrogarsi sul perché siamo arrivati a questo. Per spiegarci come l’ideologia neoliberista abbia imposto la pratica della rinuncia doverosa e dell’assoggettamento altrettanto doveroso a dei dogmi che hanno assunto un valore fideistico, esigendo atti di fede e sacrifici penitenziali, predicando sopportazione cristiana e  rassegnazione buddhista alle privazioni obbligate da stati di necessità o emergenze  dal carattere millenaristico.

E difatti pare proprio che si tratti di fenomeni di carattere religioso da quando le regole di mercato sono state promosse a leggi naturali e i paradigmi del sistema economico e finanziario sono diventati verità incontestabili.

L’ideologia della rinuncia si è mossa su due livelli, uno che viene esplicitamente dall’alto: governi, istituzioni, apparati produttivi e commerciali, il Mercato e l’Economia predicano e obbligano all’espiazione anche se la pacchia è finita da più di un decennio, come misura penitenziale per aver troppo goduto e dissipato.

L’altro invece pare proprio autodeterminato, da quando ha preso piede la cognizione dell’impotenza concreta a fronte dell’onnipotenza virtuale che ci ha fatto ritenere che tutto fosse possibile e praticabile grazie al Progresso e alla Tecnologia, che ci ha costretti all’abiura anche dell’immagine oltre che del progetto di un’alternativa, per accontentarci di qualche aggiustamento  estetico, un po’ di botulino riformista per spianare il cipiglio cattivo del capitale.

Ieri il Simplicissimus ha offerto una interpretazione dell’autorità assoluta attribuita ai pareri, ai dati  e alle “opinioni” di organizzazioni sprovviste della necessaria terzietà spacciate dalle autorità burocratico-amministrative come prescrizioni e diagnosi della cosiddetta comunità scientifica, senza che siano mai giustificate o asseverate da studi, pubblicazioni, correnti di pensiero, riferimenti alla letteratura medica o a studiosi di chiara fama.

Lo stesso vale per delle credenze ormai talmente diffuse di diventare incontrovertibili e dagli esiti fatali: la denigrazione del modello sociale, la lodevole riduzione della sovranità,  la limitazione dell’intervento dello Stato al ruolo di elemosiniere di colossi e major potenti quanto parassitari, compresa la criminalizzazione del debito pubblico oggi soggetta a revisionismo da parte dei più compulsivi neoliberisti che intravvedono l’opportunità di esaltare la funzione assistenziale  statale a beneficio della concentrazione di imprese multinazionali.

Eppure abbiamo dato credito assoluto a quel chiacchiericcio vuoto eppure feroce che assomiglia al brusio di parole sconnesse dei manicomi, per dirla con Benjamin, dal quale ogni tanto si alza un urlaccio belluino a minacciare chi imprudentemente azzarda l’ipotesi che si tratti  delle speculazioni di beoti aggressivi  o di gente con lo scolapasta in testa.

Da anni li stiamo a sentire, perfino adesso che la crisi esasperata dal Covid ha messo in evidenza le debolezze del format liberista, il fallimento dell’utopia globalista che rivela la dipendenza delle nostre economie occidentali perfino nella produzioni di farmaci, mascherine e dispositivi medici, le aberrazioni del mercato finanziario che impone i licenziamenti per tutelare i  dividendi, lo smantellamento del sistema assistenziale pubblico, confermando che l’unica certezza che abbiamo raggiunto è che siamo impreparati a qualsiasi evento “anomalo” ancorché prevedibile  e previsto, sia esso economico, ambientale, sanitario.

Ora come è possibile che siamo stati tutti soggetti a questa “persuasione”? come si spiega che siano così solidi i suoi argomenti da non poter essere messi in discussione sebbene sia evidente il peso degli interessi di chi la esercita? Come si è affermata l’egemonia di pensieri e correnti “economicistiche” spesso contradditorie, di un corpus teorico che  pur mostrando la sua inadeguatezza ha  forgiato una visione condivisa che ha influenzato politiche e misure e offerto interpretazioni devianti e perverse?

Eppure la sottomissione volontaria e collettiva si è verificata, da anni solo pochi eretici si permettono di dubitare della superiorità dei competenti che pure hanno inanellato indecorosi errori di valutazione e sbagliato tutte le previsioni, o di contestare le scelte  dei decisori  che sarebbero comunque compiute nel segno dell’interesse generale o in quello più mediocre ma incontestabile della necessità promossa a virtù operativa.

Sicché la disoccupazione sarebbe l’inevitabile effetto di rigidità strutturali da combattere incrementando la flessibilità del mercato del lavoro, sicché  sarebbe autodistruttivo mantenere rami secchi e piccole realtà alla lunga parassitarie invece che sostenere imprese strutturate pronte a rafforzarsi tramite la concentrazione, sicché i gravi problemi ambientali e un cambiamento climatico che si manifesta con l’estremizzazione dei fenomeni, tutti effetti delle perversioni del mercato e commerciali, si dovrebbero contrastare con strumenti di mercato, con l’ossimorica green economy, con responsabilizzazioni in carico alla collettività e non ai grandi inquinatori.

Abbiamo ceduto più o meno consapevolmente, più o meno sotto ricatto e intimidazione  la sovranità, la dignità di persone, la libertà e i diritti ridotti qualitativamente e numericamente all’unica forma permessa di una sopravvivenza limitata e condizionata a restrizioni, obblighi e dispositivi perenni. Si potrebbe cominciare, dopo che ci hanno tolto il lavoro, i suoi valori e le sue conquiste, a riprenderci almeno quello della mente prima che lo proibiscano definitivamente.

24 replies

  1. Uno degli articoli più ferocemente lucidi e chiaramente esplicitato. Abbiamo delegato ai peggiori di noi, scegliendo sempre al ribasso, disinteressandoci degli esiti, facendo spallucce.
    La Politica e il Governo sono i cani da guardia a tutela delle genti e del patrimonio naturale della vita, ma invece di abbaiare contro chi devasta e intrallazza per propugnare personalismi, interessi e devastazione, si rivoltano contro il popolo e contro natura lo assalgono.

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    • Non è che “abbiamo delegato”, ci hanno costretti a delegare. Votiamo solo i politici che vi mostrano e Fedex è stato pompato all’impossibile da tutti i media.
      Però c’è un però… I media vivono in un mondo tutto loro, fatto di creazione di fenomeni mediatici che incarnano il pattern che si vuole pubblicizzare; in realtà Fedez e Soci avranno followers, ma non importano alcunché alla stragrande maggioranza di chi va a votare. Anzi, stanno proprio… E non solo anziani, basta aver studiato un po’e non avere il gusto del tamarro.
      Conte, non ci cada anche lei, per favore.

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  2. Ma che sta a di’?! Parole parole parole…
    Non cianciamo su cose sacrosante: LA LIBERTA’ DI PAROLA E’SACRA.

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  3. “Le umiliazioni che ci meritiamo non sono mai abbastanza, ieri ci è toccato subire anche l’invettiva di Fedez, il nuovo apostolo dell’antifascismo che piace alla gente che piace, Vip, sardine, opinionisti un tanto al chilo e soprattutto all’establishment non solo rappresentato dagli inspiegabili risparmiati del Pd, ma pure dei destinatari espliciti, che l’ha accolta entusiasticamente confermando quell’indole presente nella nostra autobiografia nazionale a “chiamarsi fuori”,”

    Ecco, ogni volta che la leggo mi viene in mente sempre il bastian contrario, contro tutti ,contro tutto, non si salva niente e nessuno,
    mi ricordava qualcuno e finalmente oggi ho individuato chi : MARCO RIZZO l’unico comunista che piace a destra.

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  4. “Eppure la sottomissione volontaria e collettiva si è verificata, da anni solo pochi eretici si permettono di dubitare della superiorità dei competenti che pure hanno inanellato indecorosi errori di valutazione e sbagliato tutte le previsioni, o di contestare le scelte dei decisori che sarebbero comunque compiue”
    Mitica Anna!
    A tal proposito suggerisco agli interessati di recuperare la puntata di 8e mezzo del primo maggio: una economista coraggiosa, tale Marta Fana, ha fatto a pezzi il fantomatico keynesianesimo di Draghi, smontando il pnrr, andando contro il nano malefico De Angelis, Guidabardi (che ha stufato) e mi spiace dirlo, contro Telese, che ultimamente si era spostato su posizioni chiare, ma avendo fatto sto avanti e ndré anche in passato, dubito fosse genuino.

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      • E a quest’ora me lo mandi?
        Sono stata tutto il giorno sfaccendata.
        Comunque sì, strafiga proprio. Non la conoscevo.

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    • Paola!!!!
      ti sono imperituramente riconoscente per avermi fatto scoprire questa immensa Marta Fana, finalmente una vera economista che parla di macro-economia e conosce e sa e discetta e argomenta.
      “In tanti sono stati allievi di Federico Caffè, questo però non vuol dire essere keynesiani ” solo per questa frase merita il premio per l’economia e la schiettezza.
      è una meravigliaaaaaa
      vorrei avere meno anni per sposarla o perlomeno essere il suo cicisbeo.

      Gli altri tre sono dei coglioni, imbecilli che ripetono a pappagallo quello che leggono dai loro colleghi, ignoranti, imbelli, parassiti, ed insulsi.
      La voglio prossima ministra dell’attività produttive e dell’innovazione,dell’istruzione e della gioventù
      Bisogna chiamare Peppino perchè si faccia fare il programma economico da questa fantastica donna che ha chiarissimo cosa fare.

      Sono diversi anni che mi scontro mille e più mille, sostenendo queste semplici teorie, sono vissuto all’estero e ho contatti con l’estero e queste sono teorie implementate nella realtà della maggior parte dei paesi.

      Fanculo, fanculo al conformismo che ripete a pappagallo che gli imprenditori sono la parte sana della società, se siamo a questo punto è perchè NON ci sono tanti VERI imprenditori, perchè quelli vecchi hanno venduto tutto, o hanno portato le sedi nei paradisi fiscali e hanno delocalizzato la produzione.
      e fanculo a BONOMI che vorrebbe tornare ai servi della gleba.

      Fanculo Dietlinde che interrompe la “conoscenza” per far parlare l”incompetenza” (i tre coglioni).

      Fanculo Draghi che “apposta” ha ritardato a presentare quel cazzo di PNRR senza discussione!!

      è tantissimo che non guardo la tv e 8emezzo, perchè la Teodilinda interrompe sempre chi ha “effettivamente” qualcosa da dire a fa parlare un De Angelis, un Telese e un Guida Bardi qualsiasi.

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      • Solo due appunti:
        1) Aridaje co Dietlinde! Ma come puoi non amarla: l’ha invitata lei, le ha restituito la parola ogni volta ( di solito fa il giro, invece ha fatto un fesso e poi lei, un fesso e poi lei). E ha pure detto che la aspetta di nuovo, speriamo con qualcuno che capisce. Perché quello sfigato malefico che parla di keynes ad c…um non si può sentire, quell’altro che parla di 9 miliardi alla sanità come di una rivoluzione peggio mi sento.

        2) Vabbè ma mica Marione trovava in Parlamento una Marta Fana che faceva emendamenti che lo ribaltavano il pnrr. Sempre quei poracci ci sono, quindi la mancata discussione non dovrebbe dispiacere più di tanto.

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      • paolapci
        dissentiamo su Teodolinda. Non la vedo come imparziale SEMPRE 3 contro 1 (ma che UNO)
        e dissento anche su Draghi, l’ha fatto apposta a ritardare per non dare tempo alle discussioni e alle inevitabili polemiche. Dissento anche non ci siano in Parlamento delle Marta Fana, solo che non le lasciano spazio e parola.
        Ho conosciuto da poco una di Este (Padova) del M5S on. Francesca Businarolo, tenace, informata, informatissima e capace. (lo si deve a lei se la procura di Padova indaga sui tampoini veloci farlocchi della regione veneto. E’ la promotrice della legge sui whistleblower. E’ stata Presidente della 2ª Commissione Giustizia della Camera dei deputati, e la proposta di legge per la depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa, con la previsione di sanzioni per chi intenta citazioni civili a scopo unicamente intimidatorio

        cmq dopo la segnalazione di Fana sei autorizzata anche a fustigarmi se vuoi

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      • Non ti fustigo, ti convincerò. Ci vuole tempo.

        “ Dissento anche non ci siano in Parlamento delle Marta Fana, solo che non le lasciano spazio e parola.”

        Peggio, vuol dire che il partito non le valorizza, come fa a farlo il parlamento? Mio marito conosce una parlamentare economista del pd in gambissima, non del genere Marta Fana, genere che traduce i programmi economici in ragione della normativa vigente. Mai vista né sentita in 3 anni, ci sono solo le sue firme su tutte le proposte del partito. Che si conoscono perché girano nei circoli. Il m5s manco ce li ha i circoli quindi bisogna essere proprio fortunati per conoscere qualcuno che ti resta impresso.

        Poi mi sento di rassicurarti su Peppino: essendo MT un telespettatore fedele, e avendo lei sbertucciato il nano malefico e il pnrr ci sono concrete possibilità che il fatto quotidiano la intervisti e la proclami regina dell’universo, quindi Peppino la conoscerà presto secondo me.

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    • paolapci
      “una parlamentare economista del pd in gambissima”
      i cosiddetti “ghostwriter” della politica
      lavoratori indefessi per far splendere il capo e che reggono il peso del partito.

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    • Paolapci
      un’ultima cosa tieni d’occhio Annalena Baerbock candidata cancelliera dei verdi
      molto probabilmente sarà lei la nuova “capa” d’europa
      e gli altri si dovranno adeguare
      finalmente, forse, avremo una politica veramente verde in italia
      e non quel ministero farlocco della “transizione ecologica”

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  5. I Verdi hanno già avuto, in Germania, il loro momento d’ oro. Esattamente come allora spariranno presto. Non appena i “giovani” che li supportano troveranno un lavoro. Magari in una multinazionale, fintamente “verde”.

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  6. MARTA FANA
    dottore di ricerca in Economia allo IEP SciencesPo Parigi. Scrive di lavoro, politica economica e politiche pubbliche. Autrice di Non è lavoro è sfruttamento (Laterza, 2017).

    I salari non dipendono dalla competitività, vale il contrario. Non a caso si investe e innova di più lì dove i salari sono più alti. Ad essere incompetenti sono gli imprenditori di questo paese non i lavoratori. Diciamolo una volta per tutte. .
    .
    Il merito in questo paese è per chi se lo può permettere. Diciamoci che non c’è merito che tenga se il 26% dei lavoratori benché laureati sono pagati sotto soglia di povertà
    .
    Fana mette in evidenza le lacune del piano, osservando che non aiuta la maggioranza degli italiani a uscire dalla palude socio-economica: “Non è un piano, ma una lista della spesa: le 336 pagine non esprimono nessuna progettualità e nessuna visione di come l’Italia debba riprendersi non solo dalla pandemia e dalla conseguente crisi economica e sociale, ma anche dagli ultimi 30 anni di politica economica fallimentare. Io in quelle pagine ho cercato la parola ‘salario’: appare zero volte. Però appaiono quasi centinaia di volte le parole ‘competitività’, ‘merito’, produttività’”.
    .
    Botta e risposta a “Otto e mezzo” (La7) tra l’economista Marta Fana e Giuliano Guida Bardi, vicepresidente Federalberghi Sud Sardegna, sul Recovery Plan del governo Draghi.

    Insorge il giornalista Luca Telese: “Non sono parolacce. ‘Merito’ è una bella parola, soprattutto per i precari, per i giovani che hanno studiato, per i cervelli che tornano in questo Paese. Neanche ‘competitività’ è una parolaccia. Mi sembra un po’ ideologica come critica”.

    Fana replica: “Se il 26% dei lavoratori sono pagati sotto la soglia di povertà, anche con un contratto collettivo nazionale e con un contratto a tempo indeterminato, forse c’è qualche problema, che non è l’ideologia, comunque necessaria per avere una visione di mondo, ma sono i dati reali della vita degli italiani. Al di là delle parole, c’è un fatto reale, e cioè come vogliamo uscire da una crisi: vogliamo uscirne con le rendite e i grandi profitti nelle mani di quei 300 milionari italiani o vogliamo uscirne curando l’intera società?”.

    A dissentire da Marta Fana si aggiungono anche il vicedirettore dell’Huffington Post, Alessandro De Angelis, e Guida Bardi, il quale osserva: “Nel piano non si parla di salari ma di competitività, perché i salari dipendono dalla competitività. Nel 1965 questo Paese ha inventato con Olivetti il personal computer. Dal 1965 al 1985 l’Italia ha scalato tutte le posizioni fino ad arrivare a essere la quinta potenza industriale del mondo. Dalla fine degli anni ‘80 abbiamo dismesso le politiche industriali e gli investimenti nella ricerca. Siamo un Paese profondamente arretrato. Signora Fana – continua – è vero che i lavoratori sono poco pagati, ma è anche vero che hanno un livello di competenza e di capacità che è bassissimo rispetto al resto del mercato europeo del lavoro e nordamericano. E di questo dobbiamo prendere atto”.

    “Ma non è vero – ribatte Fana – Innanzitutto, non è vero che i salari dipendono dalla crescita. Lo dice perfino un riformista come Sylos Labini, che non è certamente un rivoluzionario e che ha ribaltato il piano: se non aumentano i salari, non c’è la crescita, perché non ci sono consumi, non c’è la domanda per gli investimenti e quindi per nuove occupazioni e per nuova produzione”.

    “No – spiega l’economista – La Francia, la Spagna, la Germania si trovano nello stesso mercato globale dell’Italia, ma hanno fatto scelte diverse: investimenti e politiche industriali. Smettiamola di dire che i lavoratori e i giovani italiani non hanno le competenze per il mercato del lavoro, perché tutte le volte che varchiamo i confini siamo riconosciuti e pagati senza essere presi in giro con la storia del merito. Basta avere dei salari per quello che sappiamo già fare”.
    “È il contrario – controbatte Guida Bardi – sono riconosciuti e pagati quelli che varcano i confini dell’Italia”.
    “C’è un dato – replica Fana – Se guardiamo la domanda da parte delle imprese italiane negli ultimi 15 anni e l’offerta di lavoro, scopriamo che è scarsissima qualitativamente e quantitativamente. Siamo diventati il Paese dei camerieri e dei magazzinieri. Questa non può essere una crescita sostenibile né per le imprese, né per la tecnologia, né per i lavoratori. Finiamola con questa retorica che penalizza sempre i più precari”.

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  7. La lettera di Marta Fana al ministro Poletti 21/12/2016
    http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/12/20/la-lettera-di-marta-al-ministro-poletti/comment-page-2/
    La lettera a Bonomi Confindustria 05/05/2020 http://www.operaicontro.it/2020/05/05/brava-marta-fana/

    Sul Fatto Blog Marta Fana – dal 2018 non scrive più
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/15/jobs-act-marta-fana-vs-alessandra-del-boca-disastroso-impatto-sui-diritti-leconomista-non-e-vero/3915342/
    lo scontro di Marta Fana con la bocconiana Alessandra del Boca

    A Tagada spesso ospite , una volta in risposta alle sue critiche jobs act , qualcuno ha detto che è una “nostalgica comunista”
    E sempre stata quasi insultata ,sopratutto per le sue critiche ai cosiddetti “bocconiani” e per le disastrose politiche economiche
    italiane

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  8. Marta Fana ha già scritto sul Fatto blog Marta Fana 2018
    Spesso ospite a Tagada , fu sempre contestata per le critiche a jobs act e ai cosiddetti “bocconiani”, non mi ricordo chi tra gli invitati
    l’ha anche definita “nostalgica comunista”

    “La lettera di Marta al ministro Poletti” – L’Espresso 2016

    La lettera di Marta Fana a Carlo Bonimi 05/05/2020
    “Le parole del Presidente di Confindustria sono un insulto ai lavoratori” Fanpage

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  9. Tracia
    3 maggio 2021 alle 9:03
    Il tuo commento deve ancora venire moderato.

    Tracia
    3 maggio 2021 alle 9:53
    Il tuo commento deve ancora venire moderato.
    X Adriano

    chiedo scusa se anche questi post verranno pubblicati , erano tentativi causa moderazione

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