Finisce il mito dei perseguitati politici in Francia. L’arresto dei sette a Parigi non è vendetta, ma solo giustizia

(Luca Telese – tpi.it) – Non è “vendetta”, è giustizia. E non erano “esuli”, ma latitantiassassini impunitiprotetti da un arcaico (e sbagliato) pregiudizio ideologico che nel tempo, in Europa, ha preso il nome di “Dottrina Mitterrand”. Questi sette ex terroristi con storie criminali diverse tra di loro, ma uniti da una solida matrice comune, sono quasi tutti colpevoli di reati di sangue. E hanno avuto in omaggio dalla Francia, in questi anni, impunità e protezione.

Hanno ucciso carabinieri, avvocati, cittadini inermi. Poi sono scappati. Ed è qui che è iniziata la follia ideologica che li ha protetti fino ad oggi. Con un incredibile gioco di ribaltamento della realtà, questi ex assassini, hanno raccontato all’opinione pubblica francese un film di fantascienza a cui purtroppo qualcuno ha creduto: hanno spiegato di essere stati vittime, di essere stati costretti a fuggire, di essere stati processati senza garanzie (erano contumaci, per ovvi motivi, ma hanno visto riconosciuti tutti i loro diritti di difesa) hanno spiegato al mondo che l’Italia degli anni Settanta era una sorta di dittatura para-pinochetista in cui con leggi eccezionali si processavano innocenti solo per pregiudizio ideologico, con l’unico obiettivo di mandarli al patibolo.

Qualcuno – soprattutto fra gli intellettuali francesi – ci ha persino creduto. Ovviamente erano, e sono tutte balle: le leggi speciali introdotte durante il periodo della solidarietà nazionale non facevano mai venire meno i diritti civili, anzi. Molti terroristi hanno avuto il privilegio di vedere annullati i processi che li vedevano coinvolti, molti sono scappati tra un grado di giudizio e l’altro, solo dopo aver visto che le vicende processuali prendevano una piega a loro sfavorevole.

Sei di loro vengono dalla turbolenta e composita galassia del terrorismo rosso, uno di loro (Narciso Manenti) viene dai Nar, la più sanguinosa banda armata della destra in armi. Sono rossi e sono neri, sono di destra e di sinistra, sono tutti anti-sistema che volevano imporre la loro violenza come legge, con le armi, nel decennio più cupo della storia italiana: i cosiddetti “anni di piombo”.

Ecco perché i “motivi umanitari” per cui Nicholas Sarkozy bloccò l’estradizione della brigatista rossa Marina Petrella – tanto per fare un esempio – gridano ancora scandalo al cielo. E lo stesso si potrebbe dire di Giorgio Pietrostefani, che al contrario del suo più noto coimputato Adriano Sofri (in carcere per scelta, senza provare la fuga) si diede alla latitanza dopo il verdetto per processo per il delitto Calabresi in cui veniva giudicato colpevole di omicidio, insieme ad altri uomini dell’ex servizio d’ordine di Lotta Continua.

È importante sfatare, in un momento come questo, l’ultima balla della propaganda fiancheggiatrice filo-brigatista: quella che la giustizia italiana abbia esercitato su questi ex terroristi un accanimento vendicativo. È vero – casomai il contrario – con molta discrezione, senza una vera amnistia, tutti coloro che non si sono sottratti alla giustizia in Italia, dopo aver scontato lunghi anni di carcere, sono oggi a piede libero grazie all’applicazione in via amministrativa degli sconti di pena e dei regolamenti premiali immaginati dalla Legge Gozzini.

Come ha detto Valerio Fioravanti (libero anche lui, dopo tanti anni di affidamento in semi-libertà presso il Partito Radicale): “Gli stessi magistrati che ci hanno inquisito spietatamente, poi ci hanno consentito di tornare alla vita normale, e a piede libero”.

È il paradosso italiano, ma è anche la forza del nostro Stato di diritto: chi paga – giusto o sbagliato – ha sempre l’opportunità di ricevere una seconda possibilità dopo la pena. Ma, proprio per lo stesso motivo, con chi fugge non possono esserci sconti, regali, amnistie.

Questi sette – come i tanti altri che sono riparati in Sudamerica – hanno pensato di spogliarsi di ogni responsabilità, inventandosi una persecuzione che non hanno mai subito: adesso paghino il loro conto con la giustizia, sapendo che in Italia la pena per omicidio non si estingue mai.

Sarebbe bello, che dopo la Francia, e dopo l’arresto di Cesare Battisti, si riuscisse a chiudere anche con l’ultima nefandezza: la colonia di latitanti che hanno trovato rifugio negli anni in America Latina. A partire da quella nicaraguense, dove trovano ospitalità figure come Manlio Grillo (ex di Potere Operaio, condannato per il cosiddetto “Rogo di Primavalle”) e quella di Valerio Casimirri, condannato a sei ergastoli e implicato nel caso Moro, che ha avuto l’addome di aprire un ristorante a Managua e chiamarlo “Magica Roma”.

9 replies

  1. Concordo pienamente con l’autore. C’è un detto popolare che si attaglia al caso: “Iddio non paga tutti i sabati, ma viene un giorno …” e così è arrivato il sabato anche per questi assassini.
    Purtroppo non riesco a digerire l’assegnazione del reddito di cittadinanza alla ex brigatista Federica Saraceni, figlia di un magistrato che potrebbe col suo lauto stipendio provvedere a lei. Sarebbe opportuno offrire questo genere di sostegno alle vittime di questi delinquenti, qualora si trovassero in difficoltà., come risarcimento tardivo per quanto hanno subito.

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  2. Suvvia, un po’di sano cinismo: non solo giustizia, ma anche un messaggio d’amore alla destra e un po’di distrazione di massa. Tema divisivo quindi ci si sguazza. Nulla è a caso

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  3. Ma per i 43 morti assassinati dai “terroristi arcobaleno” di Autostrade, i Benetton, dobbiamo aspettare altri 50 anni, e usarli come trofei come questi?

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    • Telese, nel suo puntiglioso editoriale ha “dimenticato” di precisare che se tutto va bene se ne riparlerà nel 2025. Ma adesso serve anche questo “scoop”.
      Una prova di distrazione, seguirà la cattura e richiesta di estradizione dei stragisti neri. (!)

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  4. Che la orgogliosa e sciovinista Francia si sia adeguata e riconosca che l’Italia giudiziale abbia una sua dignità è una balla che solo i gonzi possono credere.
    Ci sono senz’altro altre ragioni se addirittura è intervenuto Macron in persona nella vicenda, ricordo che in fatto di accordi, contratti, leggi internazionali la Francia ha sempre ritenuto CAMBIARLI a piacere.
    Qualche esempio? Il bombardamento della Libia, paese autonomo e alleato dell’Italia, senza che ci fosse stata una qualsiasi dichiarazione o provocazione, la cancellazione di un contratto di fusione dei cantieri di Saint-Nazaire in Fincantieri. Cosa ha promesso il governo DRAGHI alla Francia, per darci il contentino di 10 latitanti dopo decenni di richieste?
    Non è che ci ritroviamo dei contratti capestro come con i Benetton, il TAP e la Torino-Lione? e quello che abbiamo rischiato con il nucleare francese dei reattori EPR, bloccati in fase di rattifica causa FUKUSHIMA?

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    • @ Adriano58
      Ma non ti fidi proprio di nessuno!
      Ma come? Due galantuomini come Macron e Draghi, casualmente accomunati da una certa predilezione
      per la destra… quella vera intendo, non quella rappresentata dai guitti Salvini e Meloni… si mettono d’accordo
      dopo quarant’anni per mandare finalmente in galera una pattuglia di assassini (casualmente rossi!) e tu
      sospetti che sotto ci siano inconfessabili accordi politici ed economici che con le vicende degli “anni di piombo”
      nulla hanno a che spartire?
      Eppure l’ascesa al potere sia dell’uno che dell’altro è stato quanto di più “democratico” e “trasparente” si possa
      immaginare… o non sei d’accordo?
      Beh, a pensarci bene, mi sa che la tua diffidenza abbia mille e una motivazioni.
      Cordialmente

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  5. Giustamente la giustizia (non la vendetta) è arrivata a conclusione.I terroristi rifugiatosi in Francia saranno estradato e pagheranno per i loro reati.Ora vorrei che la giustizia riuscisse ad andare in fondo alle stragi dell’estrema destra che come il terrorismo rossi hanno insanguinato l’Italia
    ZIn galera pochi oscuri manovali del terrore ignoti i mandanti continua opera di depistaggio dei servizi segrete(deviati?).Ci riuscirà?Ne dubito

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  6. ”Come ha detto Valerio Fioravanti (libero anche lui, dopo tanti anni di affidamento in semi-libertà presso il Partito Radicale): “Gli stessi magistrati che ci hanno inquisito spietatamente, poi ci hanno consentito di tornare alla vita normale, e a piede libero”

    Incredibile ma vero, a parte il coinvolgimento dei soliti amici dei peggio criminali, ergo i radicali, Fioravanti e Mambro avevano 7-8 ergastoli l’uno, questi farabutti hanno fatto non più di 18 anni di galera.

    In pratica, i coniugi di Erba hanno già fatto quasi la stessa prigione con UN singolo ergastolo.

    E parliamo di ‘giustizia’, eh.

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