Recovery plan, il salario minimo sparisce dalla versione finale del testo inviato al Parlamento

(ilfattoquotidiano.it) – Mentre in Europa vanno avanti i lavori per arrivare a una proposta comunitaria sul salario minimo, in Italia la misura sparisce completamente dal tavolo del governo. O almeno così sembra, stando all’ultima versione del Recovery plan inviata dal Consiglio dei ministri al Parlamento in vista dell’intervento di Mario Draghi alle Camera previsto per oggi alle 16. In una bozza di pochi giorni fa l’esecutivo scriveva esplicitamente che, a fianco di “nuove ed efficienti politiche attive per il lavoro”, per garantire la ripresa del Paese dovranno essere introdotti una “rete universale di protezione dei lavoratori” e il “salario minimo legale“. Non solo. Nel documento si spiegava che il provvedimento sarebbe stato destinato ai “lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva nazionale, a garanzia di una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e idonea ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa“. Poi il paragrafo è stato completamente rimosso, cancellando ogni riferimento al tema.

Eppure è stata la commissione Ue, nell’ottobre scorso, a sollecitare tutti gli Stati membri a introdurre un salario minimo garantito lasciando libertà agli Stati su come raggiungere l’obiettivo. Secondo la presidente Ursula Von der Leyen, infatti, “il dumping salariale distrugge la dignità del lavoro e penalizza gli imprenditori, distorce la concorrenza del mercato interno”. Bisogna quindi “porre fine a questa situazione”, consentendo a tutti di avere “accesso ai salari minimi o attraverso contrattazioni collettive e con salari minimi statutari”. Da allora le discussioni a Bruxelles sono andate avanti, con una proposta ancora più incisiva da parte del Parlamento Ue: gli eurodeputati ipotizzano che siano i Paesi membri a definire la soglia, a patto però di rispettare il criterio minimo del 60% del salario mediano e del 50% di quello medio. Sembrava proprio questa la strada tracciata dal ministro del Lavoro Andrea Orlando: “Per quanto riguarda la questione del rapporto tra rappresentanza sindacale e salario minimo, credo che sia saggio stare dentro un quadro che si va definendo a livello europeo“, aveva dichiarato meno di una settimana fa nel corso delle comunicazioni in Commissione Lavoro del Senato sulle linee programmatiche del suo dicastero. “Siamo in attesa a livello europeo di una direttiva che definirà i criteri attraverso cui pervenire all’individuazione normativa del salario minimo”.

Orlando aveva definito di “grande importanza” lo strumento a cui si puntando in Ue, “all’interno del quale sarà necessario attenersi“. Ma ora che la norma non è più citata nel Recovery tutto rischia di essere rimesso in discussione, o quantomeno di finire in secondo piano rispetto ad altre riforme. Un terreno su cui si preannuncia già battaglia, dal momento che per il Movimento 5 stelle il salario minimo è considerato una misura cardine per l’azione di governo. Prima dell’esplosione della pandemia, infatti, la maggioranza del precedente esecutivo era vicina a un accordo sulle diverse proposte di legge depositate in Parlamento. L’ipotesi era quella di dare validità erga omnes alla parte salariale dei contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente rappresentativi – in modo tale da tutelare la rappresentanza – e al contempo definire un parametro certo sotto al quale la paga oraria minima non potrà scendere (fissandola ad esempio “al 70% del valore mediano delle retribuzioni”). Poi tutto si è fermato, sulla spinta anche della contrarietà di Confindustria e dei sindacati, che temono di perdere potere sul terreno della contrattazione. Un primo segnale da parte del Parlamento italiano è arrivato a metà marzo, quando la commissione lavoro del Senato ha dato parere favorevole alla proposta di direttiva dell’Unione europea.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

16 replies

  1. Capito chi sono i cattivoni? Non la matrigna Europa ma i nostrani sindacalisti, quelli che dovrebbero tutelare gli operai e le fasce deboli ed invece temono di perdere POTERE sul terreno della rappresentanza, pensano alle loro poltrone non a risolvere i problemi a favore degli ultimi.
    La sinistra e questa roba qui.

    "Mi piace"

    • guarda che l’ugl, notoriamente di destra (estrema!), ultimamente ha firmato un contratto a favore dei padroni… e “contro” i lavoratori rider. contratto già smontato dalla magistratura del lavoro…!!!
      di quale sinistra parli?
      sono forse di sinistra i sindacati e i partiti che aboliscono l’art. 18 e che, comunque, non fanno nulla per ripristinarlo perché pare preferiscono andare braccetto coi padroni nazicapitaliasti con cui pare fanno affari insieme e in conflitto di interesse (fondi pensioni, fondi assicurativi, caf, patronati, scuole formazione lavoro, ecc.)?
      ma di che ciancichi?
      fascistello mentecatto da quanttro soldi?
      quando pronunci (o scrivi) l’aggettivo “sinistra”… sciacquati la bocca prima…! buffoncello?

      "Mi piace"

      • Testa di CAZZO, le colpe della destra non assolvono la sinistra dalle sue, idiota!
        Ogni volta che emerge uno scandalo a sinistra l’idiota mi snocciola le porcate di questa destra inguardabile, come se le merdate di destra annullassero quelle di sinistra, pari e patta.

        La CGIL è contraria al salario minimo.
        E di sinistra la CGIL?

        Sei un leccaculo di sinistra e come tutti i leccaculi hai il fascismo inside.
        Il fatto che tu sia di sinistra non vuol dire niente, i metodi sono fascisti.

        I leccaculi coi regimi ci si trovano bene, me lo diceva mio nonno (che non si era mai voluto fare la tessera del fascio).

        Il fascista colpisce in gruppo, io qui non faccio gruppo con nessuno, concordo su slcune cose e dissento su altre.
        I gruppettari propagandisti che degenaro sempre sul piano personale (io criticavo la CGIL, questo coglione insulta me) siete voi. C’è del fascismo in voi.

        E i sindacati sono un regime in questo Paese, vivono di clientelismo, hanno pratiche opache…
        I voucher non li utilizzava massicciamente la GGIL?

        Ho scritto decine di messaggi contro queste destre, scrivo un messaggio contro quei sindacati contrari, per interesse di bottega, al salario minimo e la merda di estrema sinistra mi da del fascista!

        Il fatto che mi sia rivolto a quelli di sinistra è legato a due aspetti:
        Il primo è che un sindacato che si dichiara di sinistra non può fottere gli operai. Se lo fa è più detestabile di uno di destra!
        Nella CGIL ci ho militato, RSU, RLS, membro del direttivo della Fiom di Roma.
        Li ho conosciuti bene, purtroppo.

        Ma tu gurda se io devo prendermi del fascista dall’idiota che ogni tanto scrive “addavenì baffone”, cioè un regime dittatoriale.

        Vatteneaffanculo te e i ladroni di sinistra che hai sempre coperto.

        Voi fintoni di estrema sinistra siete un cancro sociale esattamente come i fascisti.
        Riuscite nell’intento di ammazzare le imprese senza aiutare i poveri, è questa la sinistra erede del comunismo.

        NON SERVITE AD UN CAZZO!
        CON TUTTI I POVERI DI QUESTO PAESE NAVIGATE AL 2%, 3%.

        SIETE PATETICI
        FATE RIDERE

        SERVITE SOLO A VOI STESSI E ALLA VOSTRA CRICCA.

        TONINO B, dicci dove lavori e chi ti ci ha imbucato!? Dai, merdaccia, sono quasi sicuro che tu sia una di quelle merde che è entrata nella PA grazie ai “compagnucci di merenda”.

        "Mi piace"

      • @ex, non cambierei una virgola del tuo commento, solo ci aggiungerei qualche insulto in più! Se ne avessi ancora in saccoccia te ne presterei qualcuno…aggratisss…

        "Mi piace"

      • @GATTO

        Che poi, a pensarci, se uno fosse “autenticamente di sinistra” (che nulla vuol dire avere la tessera di LEU o della CGIL in tasca), si incazzerebbe per primo leggendo questa frase:
        “Poi tutto si è fermato, sulla spinta anche della contrarietà di Confindustria e dei sindacati, che temono di perdere potere sul terreno della contrattazione”

        Confindustria e sindacati nella battaglia comune CONTRO il salario minimo che tutela i più poveri, i lavoratori meno qualificati?

        Roba da far rizzare i capelli in strada.

        E lui se la prende con un anonimo canzone (il sottoscritto) che lo fa notare?

        Questi NON SONO di sinistra (intesa come tutela dei più deboli). Questi SI SONO BUTTATI a sinistra.

        Non protestano con la CGIL o col partito altrimenti, all’interno dell’organizzazione, vieni marginalizzato.
        Sono una specie di mafia dove l’omertà ha un suo peso.
        Se assisti ad un incontro di un direttivo sindacale, la prima sensazione che hai è che tutti possono parlare di tutto, senza timori reverenziali.
        Se però ci stai un annetto scopri che gli argomenti scomodi sono marginalizzati, si ripetono (magari “urlando di passione”) sempre gli stessi discorsetti ultracollaudati, le solite stronzate ideologiche mentre i problemi e le soluzioni concrete languono.

        È un problema legato al fatto che di TONINI questo Paese è pieno.

        E l’italiota Tonino b. quando vota a destra fa degenerare la destra nel berlusconismo.
        Quando vota a sinistra fa degenerare la sinistra nel boldrinismo.
        Due forme di furto.
        Una più massiccia dell’altra (battere Berlusconi è dura!) ma entrambe ugualmente detestabili.

        Penso che dovremmo sostituire la figura del “militante partitico” (il Marcucci o il Renzi di dimani) con la figura del “militante politico”, ovvero un cittadino (che sia di destra o sinistra è marginale) che vuole semplicemente aumentare il proprio livello di consapevolezza senza essere indotto a fare un tifo interessato.
        Era questa l’idea originaria del M5S, peccato che i grillini non l’abbiano capita.
        Ma chi sono i grillini se non una moltitudine di Tonino b?

        "Mi piace"

      • “E l’italiota Tonino b. quando vota a destra fa degenerare la destra nel berlusconismo. Quando vota a sinistra fa degenerare la sinistra nel boldrinismo. Due forme di furto. Una più massiccia dell’altra (battere Berlusconi è dura!) ma entrambe ugualmente detestabili.”.

        Siamo perfettamente d’accordo su tutto, ma ti ricordo che l’arroganza/superbia (vizio tipicamente di destra, almeno di certa destra), dal Vate è punita col Purgatorio, mentre l’ipocrisia che permette a questa sinistra di mantenere ancora lo stesso nome senza nemmeno arrossire è punita e scaraventata in uno degli ultimi gironi dell’Inferno, precisamente nella VI Bolgia dell’VIII Cerchio. Tonino b. a parte, ché non è nemmeno del tutto all’altezza, è gente che “gioca sporco col pensiero (cit.)” e che si permette di dettare l’agenda delle virtù al popolino ignorante che sulla carta avrebbe la pretesa di difendere (e se lo fa veramente è solo per un utile personale, di qualsiasi tipo sia: mi pare che i sindacati non siano che la palmare e tragica evidenzia di ciò che sto affermando…), ma che, in realtà, rifugge inorridita.

        Piace a 1 persona

  2. SALARIO MINIMO- Viviana Vivarelli.

    Si comincia a introdurre un salario minimo per la prima volta in Nuova Zelanda nel 1894, in Australia nel 1896, in Inghilterra nel 1909, negli Stati uniti nel 1938.
    In Italia non esiste e Draghi non ne parla.
    Il salario minimo, oltre ad essere una norma di civiltà e un punto importante del programma del M5S, è anche una richiesta europea e in tempi di schiavismo e per di più in una crisi che colpisce soprattutto i più indifesi arricchendo i più ricchi, sarebbe un obbligo etico prima che politico. Ma Draghi, si sa, non è quel Robin Hood descritto da Grillo che “aiuta i poveri” (mai sentita stronzata più grande!) e non è nemmeno un “grillino” (seconda stronzata megagalattica!). E’ e resta il banchiere dei banchieri, l’alfiere di quei ricchi troppo ricchi che vogliono imporre i loro interessi ai più deboli del Pianeta per diventare ancora più ricchi.
    E il salario minimo come il reddito minimo di cittadinanza sono sempre stati un foruncolo nell’occhio del diavolo, cartina di tornasole per quel Pd che ormai ha perso anima e sostanza per diventare una appendice del Grande Capitale (peccato che i vecchietti non lo abbiano ancora capito, inebetiti come i grillini più fanatici a cui “basta la parola” perché la sostanza l’hanno persa di vista da un pezzo!)
    Peccato che di salario minimo in Italia si parli poco e il suo promotore, il M5S, abbia abdicato da sempre alla comunicazione come un affaruccio di scarsa importanza, per cui scopi e programma circolano solo in una stretta cerchia di eletti mentre il popolastro si arrampica sugli specchi in cerca di eroi da venerare, non sapendo nemmeno che esistono dei valori più importanti delle figurine Panini, ma magari sarebbe bene sapere che 21 Paesi europei su 27 hanno un salario minimo e l’Italia è uno dei 6 che non ce l’hanno e non ne parla nemmeno (dell’afasia del M5S abbiamo già detto).
    Oltre a questo, in Italia tra salario minimo e stipendio massimo c’è una tale disparità che solo per questo Papa Francesco dovrebbe mandare tutti i politici all’inferno.
    Peccato che quella che dovrebbe essere la sx italiana, il cosiddetto Partito Democratico, non si sia mai occupato del problema, intento com’è da 40 anni a fare concorrenza alla destra peggiore, e dentro ci metto anche la CGIL con tutta la sua china vergognosa e un Landini che immagino avverserà il salario minimo come ha avversato il reddito minimo, per paura di perdere il suo potere contrattuale che vale molto di più del suo dovere di difendere i più deboli.
    In 10 Paesi europei (tutti quelli dell’Est) il salario minimo non arriva a 700 euro.
    Grecia, Portogallo e Malta sono di poco sopra i 700. Slovenia e Spagna di poco sopra il 1000. Francia,Germania, Belgio, Olanda, Irlanda sono sopra il 1500 ma con un costo della vita molto più alto.
    L’articolo 36 della Costituzione stabilisce che “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Peccato che troppi se lo siano dimenticato!
    La Direttiva Bolkenstein, contro cui i sindacati italiani non hanno aperto bocca, voleva addirittura che un lavoratore venisse pagato e trattato secondo i criteri del Paese in cui una impresa aveva la sede, per cui bastava mettere la sede in un Paese dell’est per abbassare paghe e trattamenti. Per fortuna è stata corretta nel 2006, per cui il lavoratore straniero ha diritto al salario minimo previsto dalle leggi del Paese nel quale lavora, in modo indipendente dal Paese di origine e da quello dove ha sede legale il datore di lavoro.
    In Italia esistono pensioni minime, mentre un livello di salari minimi non è previsto dalle leggi nazionali, ma è rilasciato alla contrattazione fra le parti sociali. Non è tuttavia obbligatoria la stipula di contratti collettivi, esistono imprese o tipologie di contratti di lavoro individuali cui non è applicabile nessun contratto collettivo, e quindi nessuna forma di salario minimo.
    Per fortuna il reddito minimo di cittadinanza stabilisce una soglia minima sotto cui non si potrebbe scendere, 780 euro, ma siccome è applicabile solo a chi ha la residenza italiana, resta fuori la larga fascia dei migranti clandestini sottopagati su cui nessuno esercita un controllo.
    I tirocini, poi, non sono considerati rapporti di lavoro, non hanno contratti nazionali né retribuzione minima. Ma nel 2012, a seguito delle pressioni dell’Ue, la Riforma Fornero ha introdotto l’obbligo di un rimborso spese forfettario (tra i 300 euro lordi del Veneto e gli 800 del Lazio. Nessun diritto come ferie, malattie pensione o TFR. Però pagano le tasse. Il che è un’altra forma di abuso.
    In Italia, non c’è un’individuazione del salario minimo, né da parte di una legge dedicata, né di una norma che deleghi questo compito alla contrattazione collettiva
    Il risultato è che il 13 per cento dei lavoratori italiani percepisce salari al di sotto dei minimi contrattuali: è un “record negativo”.
    Con 209 miliardi a disposizione per far riprendere l’economia di questo Paese forse era il caso che si partisse dai più sfruttati e svantaggiati. Ma non è quello che il Grande Capitalismo si propone e Draghi, quello che secondo Grillo “aiuta i poveri”, ovviamente nel piano di spesa di salario minimo non ha parlato.
    Lo vorrebbe il M5S. C’è qualcuno che lo sa?

    "Mi piace"