L’obbligo morale di non credere a ciò che dice De Luca

La metamorfosi poco raccomandabile del governatore: da profeta del lockdown a sostenitore del «liberi tutti». Ecco perché non bisogna dargli fede

(stylo24.it) – Da quando è scoppiata la pandemia, Vincenzo De Luca si è sempre distinto per essere il fautore della chiusura totale, il profeta del lockdownStylo24 si è più volte occupato di quella che potremmo definire la «personalissima» serrata attuata in Campania, dal governatore. La linea dura e pura è stata perseguita anche quando i numeri dei contagi non la giustificavano, quando cioè mancavano i requisiti. Ci riferiamo, per esempio, agli sconti di piazza innescati dalle improvvide dichiarazioni di De Luca, alla fine di ottobre, quando in diretta streaming minacciò la zona rossa.

Stessa cosa dicasi per l’interruzione della didattica in presenza, che ha portato gli alunni campani, nell’anno scolastico in corso, a passare tra i banchi appena un mese. Per non dimenticare il periodo in cui – dicembre scorso, allora si era tecnicamente in zona arancione – nella nostra regione era perfino vietato sorbire il caffè dopo le 11 del mattino. Oppure l’ordinanza, di settimane prima, che stabiliva che «l’attività di jogging – sui lungomari, nei parchi pubblici, nei centri storici, e comunque in luoghi non isolati – (fosse) consentita esclusivamente dalle ore 06,00 alle ore 8,30».ad

Tra l’altro, come scritto dalla nostra testata, alla vigilia di Pasqua – e il tutto è stato confermato da uno studio irlandese pubblicato alla fine della scorsa settimana – il rischio della diffusione del contagio, in luoghi aperti, è quasi pari allo zero. Lo studio irlandese certifica che appena un contagio su mille avviene all’aperto. Ma da noi, era vietato quasi mettere in naso fuori dalla finestra; ricorderete certo, la battuta del governatore contro i cinghialoni che corrono.

La lista delle misure e delle minacce di misure ulteriormente catenacciare di De Luca, potrebbe essere ancora più lunga, basti pensare ancora una volta alla scuola; le aule erano state prima indicate come potenziali cluster di trasmissione del virus, a causa di vettori di infezione rappresentati dagli studenti (che avrebbero potuto contagiare, e mettere a repentaglio la vita dei nonni).

E allora che si fa? Si chiude tutto. Poi dopo che il Tar ha stabilito che il lockdown didattico va decretato in base a numeri certi che provino il rischio, in Campania si è spostata l’attenzione sui docenti da vaccinare. «Vacciniamo i docenti e poi riapriamo», ha stabilito De Luca. Sembra quasi la battuta di eduardiana memoria: faccio prima Natale e poi me ne vado. Parole dette da Tommasino Cupiello (figlio di Luca), giusto per prendere tempo e darsi un tono, perché non aveva alcuna intenzione di lasciare la casa paterna. Stessa linea di chiusura totale applicata alla scuola, il governatore, fino a qualche settimana, ha adottato per le attività commerciali. Adesso, invece, si è svegliato e, tout court si riscopre paladino del «riapriamo tutto».

Va da sé che è per niente credibile, si intesta una battaglia dopo mesi e mesi in cui è stato profeta delle chiusure. Il governatore non è credibile anche quando afferma di aver stretto accordi per la fornitura del vaccino russo Sputnik, né gli possiamo credere – è una questione morale, oltreché di intelligenza – quando afferma di voler dare priorità alle categorie economiche, dopo che, con le misure (assai più stringenti che nel resto delle regioni d’Italia) ha contribuito a portare l’economia campana sul ciglio del baratro.

Nemmeno è credibile, il governatore – proprio ieri abbiamo scritto dei motivi – quando afferma di poter attuare una campagna vaccinale «diversa» da quella imposta a livello centrale, e dice che dopo gli ultraottantenni e i soggetti fragili, si passerà a inoculare l’antidoto a operatori economici, e in particolare del settore turistico. De Luca, potrà forse ridarla a bere alla sua pletora, e ai giornali che raccolgono puntuali, il suo ondivago storytelling. Anche adesso, che con la campagna del «liberi tutti», si posiziona politicamente più a destra di Salvini. Può ridarla a bere a chi non si sente in dovere di non credergli. Non certo a noi.