L’Italia cambia colore

(Fiorenza Sarzanini – il Corriere della Sera) – Italia in arancione con qualche punta di rosso. Se i dati della vigilia saranno confermati nel monitoraggio che arriva oggi, solo Campania, Valle d’ Aosta e Puglia rimangono nella fascia di rischio più alta. Tutte le altre Regioni scendono nella zona arancione dove riaprono negozi, parrucchieri, centri estetici e gli spostamenti sono liberi all’ interno del Comune. In realtà molte aree hanno numeri da fascia gialla e questo consente di ipotizzare la riapertura, sia pur limitata, dei ristoranti dopo il 20, al massimo a fine mese. Rimane altissimo il numero delle vittime, 487, ma comincia a scendere quello dei nuovi contagiati 17.221 e il tasso di positività è a 4,7.

Attualmente sono in zona rossa Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana, Valle d’ Aosta. Ma le chiusure delle ultime settimane hanno evidentemente funzionato e per la maggior parte oggi potrebbe arrivare l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che entrerà in vigore lunedì 12 aprile.

Tornano in arancione la Lombardia, ma anche l’ Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia. Sperano Piemonte e Toscana, ma dipenderà dalla situazione delle strutture sanitarie. «I dati settimanali confermano un progressivo miglioramento in Piemonte.

Il valore Rt è sceso a 0,9. Si riduce il numero di nuovi casi segnalati e anche il numero di focolai attivi o nuovi. Il nostro report deve essere validato dalla cabina di regia, ma in base a questi parametri siamo fiduciosi che il Piemonte possa ritornare arancione già dalla prossima settimana», annuncia il governatore Alberto Cirio.

Mentre il presidente della Lombardia Attilio Fontana ha già annunciato «di aver chiesto alla cabina di regia di passare in arancione», quello dell’ Emilia-Romagna Stefano Bonaccini anticipa: «Non escludo che si possa essere arancioni dalla prossima settimana. I numeri sono confortanti in queste ultime settimane. Oggi l’ indice Rt in regione è attorno allo 0,80. Vuol dire che chiusure e restrizioni stanno contando, come sempre sono le uniche che funzionano».

Tra le regioni che sono già in fascia arancione da una settimana – Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Sicilia, Veneto – alcune hanno dati da fascia gialla. Il decreto appena entrato in vigore prevede restrizioni fino al 30 aprile, ma il pressing dei governatori del centrodestra, della Lega e soprattutto delle associazioni di categoria potrebbe aprire qualche spiraglio e portare a una rivalutazione già dopo il 20 aprile.

In questo caso si dovrà comunque tenere conto del numero di persone che sono state vaccinate e le Regioni che – pur avendo le scorte – dimostreranno di non essere in regola con il piano, non potranno beneficiare delle eventuali riaperture.

Una penalizzazione che potrebbe non riguardare l’ Umbria, forse anche il Molise, che dopo mesi di restrizioni e zone rosse adesso vede la fascia bianca, anche se non in tempi brevissimi.

«Mantenendo queste condizioni, dal punto di vista di un modello predittivo a 15 giorni – spiega Marco Cristofori, del Nucleo epidemiologico regionale umbro – si prevede la discesa dell’ incidenza intorno ai 50 casi per 100 mila abitanti, che sarebbe il limite del governo per le zone bianche. Siamo nettamente sotto l’ 1, con l’ indice Rt all’ 8 aprile che è sceso a 0,71».

A sperare nella ripartenza sono i ristoratori, anche se con condizioni molto stringenti.

L’ ipotesi che dovrebbe essere sottoposta agli esperti del Comitato tecnico scientifico dopo il 20 aprile è quella di consentire l’ apertura a pranzo ma con un orario ridotto che potrebbe terminare alle 15 o alle 16.

In questo modo si eviterebbe l’ ora dell’ aperitivo e la possibilità di assembramenti fuori dai locali. Si pensa anche di rinnovare l’ esenzione dalla tassa per chi ha spazi all’ aperto. Da questa ipotesi potrebbero essere esclusi, almeno nella prima fase, i bar.

Possibile la ripresa – anche in questo caso con regole strette – per cinema e teatri, musei e mostre. I protocolli sono già stati predisposti e il via libera del Cts è arrivato a fine febbraio, quando era stato previsto il via libera per il 27 marzo. Poi la situazione si è aggravata e tutto è stato rinviato. Ora si torna a sperare.

2 replies

  1. Qualcuno può spiegare come mai la Sardegna,bianca un mese fa,ora vira sul rosso ?…non è che allentare le misure ,in assenza di vaccini,sia un po’ controproducente ? Ci pensano gli aperturisti a questo ?

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  2. Pietro, mi sono chiesta la stessa cosa!
    Per non parlare del consenso a raggiungere le seconde case, che ci ha omaggiato di ben 20mila arrivi, senza obbligo di tampone e generalità.
    Aggiungici che le vaccinazioni vanno a rilento e senza una logica (i miei, 93 e 89 non sono stati ancora vaccinati, neanche con la prima dose, altri più giovani hanno ricevuto anche la seconda) e avrai il perfetto ritratto della regione di destra, ma di serie b, che deve sempre essere a disposizione degli “invasori”, salvo poi doversene assumere la colpa e subirne le conseguenze.

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