Il Prefetto geometra

(Franco Belci) – Il prefetto di Trieste è certamente una brava persona. Ha l’aria paciosa e cordiale, e perfino un profilo su fb: insomma, sembra proprio uno di noi, anche se non mi hai mai dato l’amicizia. Cultore delle regole, attento alle più sottili distinzioni giuridiche, appassionato di geometria, aveva già dato dimostrazione di queste doti circa un anno fa, quando, in “zona rossa”, fu concesso di fare attività motoria “in prossimità” della nostra abitazione. Per il prefetto-geometra quella definizione, così terribilmente generica, non era sopportabile. Così, tradusse i concetti nella precisione dei numeri, trasformando la “prossimità” in “distanza” e fissando quest’ultima a 500 m. Poi, gli venne in mente il teorema di Pitagora e pensò al più preciso “raggio”: quando qualcuno gli fece notare che il cittadino avrebbe dovuto dotarsi di cartina e compasso, passò alla più abbordabile “circonferenza”, dalla quale il raggio è pur sempre ricavabile dividendola per “2 pi greco”. Con il passare del tempo, nella prassi prevalse il buon senso: era sufficiente partire (a piedi, senza muovere la macchina) da casa e farvi ritorno, senza valicare i confini comunali.

Un nuovo dilemma sorse poco tempo fa, quando, in “zona gialla”, divenne possibile spostarsi entro i confini regionali. Gli appassionati della montagna, con il blocco degli impianti, si dedicarono allo scialpinismo, con gli sci o con le ciaspole (qualsiasi meta è raggiungibile in entrambi i modi). Ma il commissario del governo pensò di dover introdurre una regola anche in questo caso: lo scialpinismo con gli attrezzi lunghi era consentito, quello con gli attrezzi corti no, perché assimilabile alle camminate, che è possibile effettuare nel comune di residenza. Per convincerlo che così non è, avrei potuto invitarlo a raggiungere, per esempio, il Monte Lussari per il “Sentiero del Pellegrino”, ma non avevo abbastanza confidenza per farlo.

In questi giorni ci risiamo. Il FVG ha i dati peggiori d’Italia; sulle vaccinazioni siamo indietro e non si sa ancora nulla; i sanitari hanno attinto a ogni stilla di energia e non si trova di meglio che bloccarne le ferie; vengono vaccinate categorie privilegiate senza riferimenti a criteri anagrafici. Il morale dei cittadini è basso e tende alla depressione; non si vede ancora la luce in fondo al tunnel, ma la priorità del prefetto è ripristinare il limite dei 500 metri, togliendo alle persone la possibilità di vedere un po’ di mondo oltre quelle colonne d’Ercole.

Vorrei chiedere allora, cosa succede se ci si spinge al di là delle colonne: il virus diventa più aggressivo? L’aria è rarefatta? C’è il rischio di scontrarsi con chi viene in senso contrario percorrendo i propri 500 metri? Lo chiedo al prefetto, ma anche al presidente della Regione, che, come afferma il comunicato della prefettura, ha condiviso il provvedimento, cambiando radicalmente la propria posizione rispetto a qualche tempo fa, quando aveva partecipato a un assembramento di massa organizzato dagli esercenti contro le chiusure decise dal governo. Non mi risulta peraltro che il prefetto abbia allora profferito verbo. E, già che ci siamo, gli chiederei, visto che è anche Commissario del Governo per il FVG, come mai sia stata consentita a Udine una manifestazione di “no vax” privi di ogni forma di protezione. Contemporaneamente gli suggerirei di impiegare le forze dell’ordine, più che a controllare a quanti metri da casa transiti un passante, ad intervenire dove sarebbe davvero necessario. Alcuni esempi: ai centri commerciali “il Giulia” e “Le Torri”, per verificare che tutti girino con le mascherine e che non vi sia affollamento nei supermercati; in Viale XX settembre, dove il passante è costretto a zigzagare per evitare gli assembramenti; nella zona di piazza Garibaldi, dove la mascherina è un optional; fuori da qualche bar del centro, dove molte persone approfittano delle attrezzature per sedersi a chiacchierare togliendosi le mascherine. Certo, è più fastidioso rispetto a un’azione (inutilmente) punitiva nei confronti del singolo cittadino, ma certamente più utile alla collettività. E gli suggerirei anche di assumere qualche iniziativa positiva, per la quale non servono scelte coercitive: ad esempio, mi risulta che vengano gettate le dosi di vaccino che non vengono utilizzate, senza che nessuno abbia pensato di organizzare liste di volontari cui rivolgersi per evitare che vengano sprecate in modo inaccettabile. Infine una considerazione amara. Quando il cittadino vede esercitare il principio dei “due pesi e due misure” e verifica l’assurdità di alcune regole, rischia di perdere la fiducia nelle istituzioni. Ci pensi, signor prefetto, prima di ricorrere ancora al teorema di Pitagora.

3 replies

  1. Ecco un perfetto esempio di un perfetto… Se l’Autorità dice di stare a casa e di non muoversi troppo, ci sarà un motivo e il motivo c’è. Se Belci si sente un nuovo carbonaro o partigiano contro un’Autorità ingiusta, dittatoriale e liberticida si comporti di conseguenza, con tutti i rischi connessi. Fare dello spirito o del sarcasmo gratuiti e inutili è da perfetti… . Se la pandemia continua è responsabilità anche di quelli che non possono fare a meno dell’aperitivo, dello sballo stupefacente, del ristorante la sera, della “ciaspolata” per un certo periodo.
    Un malizioso potrebbe dire che hanno tanta spina dorsale e senso civico come meduse spiaggiate a mezzogiorno di un 20 Luglio.

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