I Miserabili di Hugo nella città dell’Expo: dal Food” alla fame

(di Silvia Truzzi – Il Fatto Quotidiano) – C’era una volta la città dell’Expo, “nutrire il pianeta” diceva lo slogan. Sul palazzo che ospita la giunta regionale (per la quale ci sono ormai solo tre parole: andate a casa) campeggiava a caratteri cubitali la scritta “Lombardy, feeding the future”.

La città del food oggi è una città alla fame: in dicembre avevamo raccontato delle file chilometriche davanti alla sede di Pane quotidiano, tre giorni fa abbiamo visto nuove immagini di quella coda che sembrava interminabile prima di Natale, ancora più lunga.

Non ci stupisce: all’inizio del mese l’Istat ha diffuso il report con i dati di stima preventiva sulla povertà. Dice così: “La povertà assoluta torna a crescere e tocca il valore più elevato dal 2005. Le stime preliminari del 2020 indicano valori dell’incidenza di povertà assoluta in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%, +335mila), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (al 9,4%, oltre 1 milione in più) che si attestano a 5,6 milioni”. La onlus Pane quotidiano esiste a Milano da più di un secolo, e ogni giorno distribuisce cibo a chi non ha mezzi per procurarselo. Le persone bisognose si mettono in fila dall’alba, oggi sono strette tra la circonvallazione e i nuovi palazzi della Bocconi, un club esclusivo di economisti da cui frequentemente s’odono pensosi avvertimenti sui pericoli dell’assistenzialismo. Un’altra delle mille contraddizioni di Milano. A Pane quotidiano il sindaco Sala ha consegnato l’assegno da centomila euro di Carlo Crocco, imprenditore dell’orologeria: “Anche di quel gesto di solidarietà dovremo cogliere il risvolto”, ha scritto Gad Lerner in dicembre sul Fatto. “Crocco figura nelle classifiche dei maggiorenti italiani trasferitisi a Lugano, in Svizzera, a meno di un’ora da Milano. E nel 2008 il suo marchio Hublot fu venduto alla multinazionale francese del lusso Lvmh”.

In questo anno abbiamo visto testimonianze di solidarietà da moltissimi imprenditori a favore delle istituzioni di beneficenza. Che fanno un lavoro necessario, lodevole, per cui bisogna essere grati. Ma è evidente che non basta. Anzi, non è giusto per una società che si vuole definire democratica, affidarsi al buon cuore di chi ha di più.In questo disgraziato anno abbiamo imparato una lezione: principi che il pensiero dominante riteneva dogmi sono stati radicalmente messi in discussione. Le eccellenze (vedi la sanità lombarda) si sono rivelate modelli sbagliati, perché a essere chiamata in causa dalla pandemia è la collettività, non l’individuo.

Finché si trattava di individui, non importa se molti, si potevano propagandare le stesse bugie, a vari livelli. Il coronavirus ha sollevato il velo, non solo sulle nostre paure ma anche sulle nostre fragilità collettive. Il modo di stare insieme, quindi il modello di sviluppo, va ripensato (e subito) in un senso solidaristico e costituzionale: questo vuol dire più Stato, non più privati. È lo Stato che deve combattere povertà e disoccupazione, non la carità dei ricchi. In un meraviglioso capitolo dei Miserabili, Jean Valjan riflette sulla sorte che l’ha condotto al bagno penale per aver rubato del pane. E si chiede se non era stata una pazzia “prender violentemente per il bavero tutta la società e pensare di uscire dalla miseria con il furto”.

Poi si domanda: “Era lui il solo ad aver avuto torto in questa fatale storia? Non era una cosa grave che a lui, lavoratore, fosse mancato il lavoro, a lui, così operoso, fosse mancato il pane?”.

Un secolo e mezzo dopo non siamo ancora riusciti a dare risposte. O meglio: quelle che avevamo, le abbiamo gettate al vento.

3 replies

  1. Ottimo articolo, riassume la reale situazione di una moltitudine che in un paese civile davvero democratico ne dovrebbero conoscere l’esistenza leggendo, appunto “i Miserabili” di V. H, non viverla in prima persona.
    Le risorse ci sono anzi abbondano basterebbe che a capo delle istituzioni governative prevalessero individui corretti responsabili.

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  2. E perché non ricordare che anche il sindaco Sala ha donato alla mensa dei poveri millle hamburger con scamone di zebra!

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