Stop ai trasformisti togliendogli il malloppo

I dem contro la Casta dei transfughi. La proposta di Enrico Letta per fermare i cambi di casacca: chi se ne va da un gruppo finisce tra i “non iscritti” come nell’Ue, senza prendere soldi.

(di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – La richiesta è arrivata giovedì pomeriggio, l’incontro si dovrebbe tenere forse già lunedì: sarà in quella sede che il nuovo segretario del Pd Enrico Letta presenterà alla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati la sua proposta di modifica dei regolamenti parlamentari in chiave “anti-trasformismo”. Letta ne ha già parlato con il presidente della Camera Roberto Fico ma la vera moral suasion dovrà farla sulla seconda carica dello Stato perché è il Senato l’ala del Parlamento che in questi anni ha creato più problemi ai governi – basti pensare solo a quello di Giuseppe Conte caduto per 18 senatori di Italia Viva – per le maggioranze più risicate rispetto a Montecitorio. Ognuna delle due Camere ha la facoltà di approvare un proprio regolamento e l’occasione arriverà presto: il Parlamento dovrà modificare i regolamenti alla luce del taglio degli eletti che, dopo la vittoria del “Sì” al referendum, dalla prossima legislatura passeranno da 945 a 600. Ed è in quel contesto – si dovranno tarare nuove soglie per le votazioni, lo scrutinio segreto e le maggioranze – che il segretario del Pd ha intenzione di incidere: “Ora il trasformismo parlamentare deve finire” ha detto domenica nel suo discorso di insediamento.

La bozza Il modello è quello del parlamento europeo

Per redigere la proposta si stanno muovendo gli esperti in materia del Pd insieme a quelli della giunta per il Regolamento del Senato che stavano già discutendo su come cambiare i testi per dare attuazione al taglio dei parlamentari. L’obiettivo lo ha indicato Letta nella conferenza con la stampa estera: “I cambi di casacca e il gruppo Misto non sono capiti all’estero” ha detto il segretario dem. La proposta non andrà a imporre divieti o forzature che rischiano di collidere con il divieto di mandato imperativo dell’articolo 67 della Costituzione ma si baserà sul principio del “disincentivo” a cambiare gruppo: chi lo farà, nel corso della legislatura, non conterà più niente in termini politici e soprattutto economici. La proposta si ispira al regolamento del Parlamento Ue dove il gruppo Misto non esiste e gli eurodeputati che non vogliono iscriversi ad alcun gruppo o decidono di andarsene finiscono tra i “non iscritti”. Completamente ininfluenti e senza potere politico. “Non iscritti” Non contano più e zero fondi pubblici.

In Italia il gruppo Misto – ormai ingrossato così tanto da diventare la quinta componente del Parlamento (78 alla Camera e 39 al Senato) – non si potrà abolire ma la proposta del Pd prevede di permettere l’ingresso nel Misto solo all’inizio della legislatura nel caso in cui deputati e senatori eletti non riescano a raggiungere la soglia per formare un gruppo autonomo: il caso più tipico è quello di LeU che a inizio legislatura aveva 14 deputati e 3 senatori.

Nel corso della legislatura, però, chi deciderà di cambiare gruppo finirà nel limbo dei “non iscritti” senza la possibilità di formare un gruppo autonomo perdendo tutti i benefici: non potranno partecipare alla conferenza dei capigruppo ma soprattutto non avranno quella quota di finanziamento pubblico che oggi permette loro di restare in piedi o di assumere personale, per esempio i collaboratori parlamentari. In questo modo, sostengono dal Pd, i cambi di casacca sarebbero fortemente disincentivati: gruppi come Italia Viva o gli “Europeisti/Maie” senza i fondi farebbero difficoltà a stare in piedi. Se i parlamentari “ribelli” decidessero di continuare a stare nel gruppo di appartenenza pur votando in dissenso, alla fine sarebbero espulsi tra i “non iscritti”.

Norma anti-Renzi Basta gruppi senza il simbolo.

Inoltre, il Pd è pronto a presentare anche una norma cosiddetta “anti Italia Viva”, per evitare che si ripeta un caso come quello di Renzi del 2019. Il regolamento del Senato del 2017, rispetto a quello della Camera, prevede già che non si possa formare un gruppo senza un simbolo che abbia concorso alle elezioni ma, per aggirare questa norma, nel Renzi e i suoi formarono Iv grazie all’apporto di Riccardo Nencini eletto con il simbolo del Psi. Ora i dem vorrebbero stringere le maglie introducendo un principio: ci si potrà spostare solo in gruppi che hanno presentato il proprio simbolo alle elezioni. Come fare? Almeno dieci senatori del gruppo devono aver corso alle elezioni con quel simbolo evitando l’apparentamento con singoli senatori come nel caso di Nencini. A ogni modo, nuovi gruppi parlamentari si potranno formare con una soglia più bassa: dai 10 attuali a 7, proporzionalmente con la riduzione dei parlamentari.Il progetto “anti voltagabbana” convince i costituzionalisti. Il professore dell’Università Kore di Enna Salvatore Curreri spiega che “il trasformismo parlamentare è una malattia congenita del nostro sistema politico” e ritiene che disincentivare il cambio di casacca vada “nella giusta direzione”. Ma ci vuole qualcosa in più: in primo luogo, spiega Curreri, si deve “alzare le soglie minime per formare un gruppo nuovo: non più 10 al Senato e 20 alla Camera ma un numero più alto”. Curreri vorrebbe anche una soluzione politica: “Bisognerebbe fare come in Spagna: un patto anti-transfughi di tutte le forze politiche che si impegnano a non ricandidare chi cambia gruppo. Così i cambi di casacca diminuirebbero molto”. Anche il professore di Diritto Costituzionale della Luiss Nicola Lupo pensa che il meccanismo di “incentivi e disincentivi” sia migliore di “norme draconiane che potrebbero andare a intaccare l’art. 67”: “Oggi abbiamo un regolamento che premia la frammentazione per cui un unico gruppo di centro conta meno di dieci piccoli gruppi – dice – vanno alzate le soglie per formare gruppi. Il problema è che molte scissioni sono l’effetto e non la causa della possibilità di cambiare gruppo: se IV non avesse potuto formare un gruppo autonomo, la scissione ci sarebbe stata?”.

Il costituzionalista dell’Università di Pisa Andrea Pertici pensa che la proposta dem “sia in linea con l’art. 67” ma il problema rischia di essere organizzativo: “Con 20-30 non iscritti i lavori parlamentari e le maggioranze rischiano il caos – spiega – è fondamentale alzare la soglia per evitare la formazione di nuovi gruppi”.

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6 replies

  1. dove non riesce il rispetto dovuto agli elettori (che presuppone coscienza ed etica),
    riesce la necessità dell’obolo (che presuppone ingordigia e sprezzo del ruolo assunto).
    bel risultato nei confronti della prosopopea sulla “libertà dal mandato”.

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  2. Per chi soffre di stipsi…basta la foto…anche i parassiti piu lordosi possono portare qualche “beneficio”….

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  3. Ma scusatemi, eh… mavvaffanzum!
    Il M5S lo dice da una vita di voler introdurre il vincolo di mandato e s’è beccato gli insulti e le critiche di tutto il globo-terràcqueo (assieme agli abitanti di Marte, Giove e… toh, mi voglio rovinare!, pure quelli di Saturno, Plutone, Urano, Mercurio e Venere!)
    Ora arriva Letta, quello che si vede che a “star sereno” proprio non gli riesce, quello che grazie a Napolitano governò con Berlusconi… ed è una proposta geniale, degna di una mente evoluta e squisitamente democratica. Marivaffanzum!!

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  4. Tutte le regole che si andrebbero a cambiare non toccherebbero il nocciolo della questione: 20000 euro al mese che si continuerebbero a percepire e il potere di veto qualora manchi qualche unità al raggiungimento della maggioranza. E poi ve li aspettate Salvini e la Meloni che accettino un simile patto ? Solo un mese fa ,ipocritamente, sbeffeggiavano il governo in carica colpevole di cercare i pochi voti che gli mancavano al senato per avere la maggioranza assoluta (quella relativa già ce l’avevano) e prima e dopofacevano e fanno da ricettacolo ai poveri illusi ingenui (ma anche deficienti)profughi opportunisti cinquestelle che credono nella promessa di prossime candidature sicuramente vincenti alle prossime elezioni.

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  5. I VOLTAGABBANA- FLEBILI PROPOSTE. Viviana Vivarelli.

    Il prossimo Parlamento, grazie ai 5 stelle, non sarà più di 945 parlamentari ma di
    600. Sarebbe l’ora di aggiungere a questa doverosa diminuzione di massa anche una legge sui voltagabbana, fenomeno inesistente altrove ma caratteristica crescente nel nostro Paese.
    498 cambi di partito su 945 parlamentari, e qualcuno è andato avanti e indietro tra vari partiti più volte. Poi ci sono quelli che vanno nel gruppo misto. Il gruppo misto nei Parlamenti europei non sanno nemmeno cosa sia. Da noi è il quinto gruppo parlamentare: 78 alla Camera e 39 al Senato.
    E si continua a non far nulla, nella venerazione dell’articolo più idiota della nostra Costituzione, quell’art. 67 che vieta il vincolo di mandato, per cui, una volta eletto, il parlamentare può mandare a fare in cu le sue promesse elettorali, il programma per cui è stato votato e il fatto che ha promesso fedeltà a un partito.
    Ora io credo che tra il diktat assoluto di Grillo, che espelle chi non vota come vuole lui, e le libere processioni della Bonino che gira da un partito all’altro o le pretese spudorate di Renzi che per 18 voti atterra un Governo, qualcosa di meglio si potrebbe trovare.
    Enrico Letta presenta la sua propostina alla Casellati (una che la democrazia ce l’ha proprio nel sangue, sangue blu ma sempre sangue): “Non si potrebbe fare un cambiettino nei regolamenti delle Camere (e perché non, di grazia, una legge nazionale?) in modo da svalorizzare leggermente la transumanza? Glielo avrà chiesto, suppongo, dopo un baciamano, degno di una nobildonna molto chich. E lo ha chiesto a Sua Signoria e non a Fico perché è il Senato che negli ultimi tempi ha dato più grane, compreso lo sgambetto al Governo Conte.
    Il modello è quello del parlamento europeo dove chi cambia partito finisce tra i ‘non iscritti’ e bona lì!
    Letta dice: “I cambi di casacca e il gruppo Misto non sono capiti all’estero”. E ci credo! Lo strapotere e l’insolenza dei partiti italiani hanno ridotto una democrazia ad essere una partitocrazia dove 5 o 6 capi partito decidono tutto e di quello che chiede il popolo se ne fregano. Speravamo che almeno il M5S rinforzasse la sovranità popolare ma Grillo, con un colpo di stato, ha riportato il M5S da Movimento a democrazia diretta a partito del capo politico, e addio democrazia dal basso!
    Insomma si lascia intatto l’articolo 67 (guai mai che l’eletto debba dipendere dai suoi elettori!) ma si chiede flebilmente che le due Camere decidano ognuna per la sua parte di cambiare il regolamento.
    Meglio che niente sarebbe che chi cambia partito perde la paga. Ma spedirlo a calci fuori dal Prlamento mai? Invece, per Letta, ad ogni inizio legislatura chi non prende abbastanza voti potrebbe, per es., finire nel gruppo misto. E sarebbe il caso di Italia Viva o del gruppo degli italiani all’estero. Ma una bella soglia alta per non mandarlo nemmeno in Parlamento, no??

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    • @viviana.v
      👍👍👍
      Mi associo al tuo commento.
      Perchè è stato StaiSereno Letta a ritirare fuori l’argomento e non il Mov.?
      Perchè non ci sono dichiarazioni in merito dei diriggggenti 5S?
      Come intendono muoversi per dar forza alla proposta e migliorarla?
      Boh!?
      L’afasia che ha colpito il Mov, fatta eccezione per Grillo e Di Maio che
      continuano a sproloquiare per i fatti loro, sta diventando talmente imbarazzante
      da indurre il sospetto che il fatidico “rompete le righe” sia già stato pronunciato.

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