L’ultimo miglio di un’Italia chiusa in casa

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – “Dobbiamo fare uscire l’Italia dalla depressione psicologica ed economica”: l’impegno preso da Mario Draghi durante la formazione del governo dovrebbe avere la precedenza su ogni altra precedenza, e oggi più che mai. Quando, trascorso un lunghissimo anno, si ricomincia da capo un’altra volta perché nulla sembra cambiato e nulla sembra possa cambiare, come nel citatissimo film con Bill Murray. Nella vita sospesa dei lockdown – rossi o arancioni fa poca differenza –, nella catastrofe perenne dei contagi in crescita, delle terapie intensive sopra la soglia di allerta, della infinita processione dei morti (che alla tv vengono contabilizzati con un “circa”, per fare cifra tonda), della vaccinazione di massa, montagna da scalare dove un lotto fallato di AstraZeneca può farci rotolare a valle, la depressione psicologica precede quella economica e ogni altra attività umana.

Perché con un’Italia in pigiama, confinata in casa e che non ci sta con la testa si può procedere con tutti i ristori e i sostegni immaginabili, comunque una goccia nel mare della crisi. Ma si rischia lo stesso di avere una ripresa che tossisce come un motore ingolfato, con gli scostamenti di bilancio benzina che va in fumo. Non ci azzardiamo a dire cosa il presidente del Consiglio potrebbe dire per risollevare il morale degli italiani (sursum corda, in alto i cuori ci insegnavano a scuola) ma qualcosa dovrà dire. Come sempre quando si indica un orizzonte, un limite da raggiungere, un risultato da realizzare funziona la metafora dell’ultimo miglio da percorrere, dell’ultima sfida da vincere, dello scollinamento oltre il quale il sentiero comincia finalmente a scendere. Sarebbero parole che pesano perché non si può certo giocare a colpi di “annuncite” con la fiducia del Paese, con le speranze tante volte tradite perché se l’ultimo miglio vale per chi è chiamato a percorrerlo con lo sforzo finale, ultimo miglio è anche quello a cui è chiamato il governo: dopodiché o c’è il traguardo o c’è il fallimento. Per cui bisognerà essere ben certi che nel limite temporale fissato – 20 giorni da qui alla Pasqua di Resurrezione – la maledetta curva plani (come sostengono i virologi), la vaccinazione acceleri (come promesso dai generali della logistica) e nella stagione propizia il morbo evapori (come l’esperienza insegna). Nell’attesa che Draghi sappia come riempire i vuoti di pressione, segnaliamo che l’ultimo miglio non è il Miglio verde dell’omonimo film. Là si andava verso il braccio della morte, qui verso la vita. Speriamo.

5 replies

    • se per “questa” intende che tutti, e non solo i >60, dovranno vaccinarsi annualmente,
      è probabile (con quello russo parlano di due anni di protezione,
      ma al momento sono ipotesi fatte sulla base delle verifiche anticorpi presenti,
      quindi rimane da verificare)
      se intende le chiusure, penserei di no, a che servirebbero?
      forse l’uso delle mascherine nei luoghi chiusi rimarrà, non so se con l’obbligo
      o con l’auto obbligo.
      meglio provare ad essere un pessimista ottimista.

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  1. È chiaro che questa situazione sconvolge tutto. Forse davvero dovremo vaccinarci per anni, ogni anno, fino almeno a quando i vaccini attuali (ottenuti, si sa, in anticipo rispetto ai tempi “regolari” per la produzione di un vaccino, ma parlo soprattutto al riguardo del suo testing) diventeranno ‘altra cosa’ rispetto a quel che sono adesso. Magari, come diceva un meme su FB qualche mese fa, una roba tipo “Medicinale da banco in pillola, da prendere senza prescrizione medica” o giù di lì, chissà? Non lo sappiamo: per ora è solo un tentativo di preconizzare un futuro possibile, e che quindi lascia il tempo che trova poiché vale poco o nulla, sia esso pessimista od ottimista, insomma.

    Su una cosa io però continuo ad avere dubbi: si parla tanto di “ritorno alla normalità”, ma… siamo sicuri che sia la cosa giusta? Non è proprio quella normalità ad aver scatenato questo inferno? Siamo certi di volerla riottenere, la vita che facevamo prima, intendo “tale e quale”?
    Forse, prima che al futuro (anche se psicologicamente capisco bene questa esigenza), dovremmo dare un’occhiata al passato. E farci conseguentemente due o tre(mila) domande… 🤔

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  2. Caro Padellaro, l’ultimo miglio è quello del canarino che non riceve ristori, pardon sostegni, da 6 mesi!

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  3. leggo e sento una marea di cazzate
    Qui si sta svolgendo una guerra economica geopolitica.
    Tra chi ha i vaccini e riesce ad uscire prima dalla pandemia e chi invece deve rincorrere
    Gli Stati Uniti partiti in ritardo stanno recuperando, bloccano le esportazioni o le consegnano solo a chi interessano loro, la Cina e la Russia fanno da soli, UK ha fatto in parte da sola ed in parte con patti segreti con gli USA. Israele da quando è nato è legato a doppio filo con gli USA.
    L’Europa è in una via di mezzo, deve aspettare anche perchè ha venduto quasi tutto il suo know-how dei vaccini ai suoi concorrenti, come l’Italia, che come sempre si ritrova in braghe di tela percheè NON HA UNA POLITICA PROPRIA, ma scimiotta quelle degli altri.
    Avevamo la conoscenza, la scienza, la tecnica, i laboratori e le persone per produrre in loco tutti i vaccini che volevamo, ma abbiamo (hanno) preferito disfarsene e vendere le migliori aziende, per concentrarsi sulla fornitura al SSN dove girano appalti e mazzette e si fanno più soldi, chiedere a Marcucci per informazioni.
    Insomma grazie alla solita storia della delocalizzazione in cerca di manod’opra a basso prezzo abbiamo delocalizzato anche la salute.
    L’Europa infatti dipende al 90% da Pechino per il reperimento di molecole e principi attivi, produce complessivamente quasi la metà dei principi attivi del pianeta. Buona parte dei quali, poi, vengono esportati in India per essere lavorati e poi distribuiti.

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