Alessandro Di Battista: “Dimmi chi è il tuo consulente e ti dirò chi sei”

(Alessandro Di Battista – tpi.it) – Che fine ha fatto il MES? Dove sono finite le ricette magiche su come affrontare il virus o il cambio di passo sui ristori? E i temi divisivi che hanno riempito i comunicati stampa dei politici e le pagine dei giornali nelle settimane della crisi di governo? Spariti, svaniti, scomparsi. Non siamo più in dittatura sanitaria evidentemente. Il che dipende non dal lockdown in sé ma da chi decide di promuoverlo. Eccolo il miracolo del Messia. Non ha moltiplicato né vaccini né posti di lavoro ma ha eliminato le polemiche politiche.

Scandali o potenziali conflitti di interesse? Rumori di sottofondo. La Pax draghiana accontenta tutti. Moderati, liberali, moralisti e liberisti. E poi i giornali di sistema, Confindustria, i think tank che contano, le multinazionali della consulenza e quelle dei farmaci, rigorosamente nordamericane. L’apostolo non predica. Non ha bisogno della parola. A tranquillizzare coloro che, evidentemente, con il governo precedente tranquilli non erano, ci pensa il suo passato (sbagli inclusi) e ci pensano le nomine. Non quelle politiche. Quelle non contano. Ha fatto giocare i politici al gioco delle poltrone ed ha visto che si accontentano di poco.

Apparentemente anche la McKinsey si accontenta di poco, un modesto appalto da 25.000 euro per “elaborare uno studio sui piani nazionali Next Generation già predisposti dagli altri Paesi dell’UE e fornire un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano”. Ma l’apparenza spesso inganna. Elaborare uno studio sui piani nazionali del Next Generation significa avere accesso ad informazioni strategiche.

Oggigiorno i colossi della consulenza – clienti delle principali multinazionali del pianeta che operano nei settori dell’energia, delle costruzioni, dell’industria automobilista, del petrolio o dei media – hanno a disposizione informazioni e dati. Collaborazioni professionali tra privati, si dirà. Vero. Ma quando i colossi della consulenza irrompono nei ministeri, prestano servizi alla politica, danno pareri sulla scrittura di un progetto o su dove mettere i paletti in un bando, i potenziali conflitti di interessi si moltiplicano. Ancor di più se le imprese che dovranno presentare progetti o accedere a bandi, sono le stesse imprese che pagano milioni di euro alle società di consulenza.

Un tempo si riteneva che il conflitto di interessi si sarebbe risolto legiferando sulle televisioni di Berlusconi. Oggi gli interessi in conflitto portati avanti da politici che diventano banchieri, consulenti che diventano ministri, ministri che vanno a lavorare in ENI o Finmeccanica, sono infiniti e, potenzialmente, molto più pericolosi.

I mezzi di informazione – il quarto potere – al posto di inseguire banali dichiarazioni di politici, dovrebbero mappare il potere. Dovrebbero collegare politici ed aziende, aziende e gruppi finanziari, fusioni bancarie e finanziamenti ai partiti, raccomandazioni d’oltre oceano e carriere sfavillanti, finanza e consulenze, consulenti e nomine ministeriali, appalti e posti al sole per i politici nel settore privato quando i cittadini smettono di votarli.

Una mappa del potere per far aprire gli occhi ai cittadini, per far abbassare gli occhi per la vergogna a qualche potente e per sostenere quella miriade di aziende che restano fuori dai giri che contano. Dimmi chi ti finanzia e ti dirò che partito sei, si diceva un tempo. Oggi potremmo dire: “Dimmi chi sono i tuoi consulenti e capirò che politica farai”.

Contrariamente a quel che si possa pensare Draghi non è affatto un decisionista. È un uomo che sa affidarsi, magari a chi, in passato, si è affidato a lui. Francesco Giavazzi è uno dei migliori scelti dal migliore. Draghi l’ha scelto come consulente economico ed ha scelto un suo vecchio articolo per prendere spunto (sarebbe meglio dire fare “copia e incolla”) per il suo primo discorso in Parlamento. Giavazzi, autore del libro “Il liberismo è di sinistra”, ha, in passato, difeso la teoria dell’austerità espansiva, ovvero il taglio allo stato sociale come via per la crescita.

Teoria che, insieme alle privatizzazioni selvagge e alla sostituzione dei diritti economici e sociali con quelli civili (come se i diritti non fossero tutti ugualmente importanti) ha impoverito la classe media, la piccola impresa, i piccoli comuni. A Palazzo Chigi oltre a Giavazzi è approdata anche Serena Sileoni, una turbo-liberista, nonché “fellow onorario” dell’Istituto Bruno Leoni, un centro studi il cui Presidente è Franco Debenedetti, fratello dell’Ingegner Carlo. Sono alcuni dei tecnici scelti dai tecnici. Uomini e donne, certamente esperti, con una chiara visione politica, una visione, oggettivamente, rigettata dal voto popolare del 2018.

Mercato unico, partito unico, giornale unico (salvo quotidiani corsari) e ricette che dagli anni ’90 in poi hanno compresso i diritti dei lavoratori senza essere minimamente determinanti per l’abbattimento del debito pubblico. L’obiettivo che i fautori dei vincoli di bilancio e della svendita del patrimonio pubblico si erano prefissati. Sembra che un sottobosco che pareva morente, quello iper-liberista, stia dando colpi su colpi di coda.

Gioisce Renzi, gioisce Berlusconi, gioisce la Lega, partito che bussa all’establishment come tutti gli altri. Gioisce John Elkann, promotore di fusioni industriali ed editoriali e per questo legittimamente innamorato di Mario Draghi. “Mio nonno sarebbe orgoglioso di Draghi” ha dichiarato pochi giorni fa il patron del gruppo editoriale più potente d’Italia. Può darsi. Bisognerebbe capire di quale Draghi sarebbe orgoglioso l’Avvocato. Del protettore delle fusioni bancarie ed industriali? Senz’altro.

Ma c’è un altro Draghi, quello che, a quanto pare, reputa nefasti i sussidi di Stato. Io non sono un fan dei sussidi. Ci sono sussidi e sussidi. Sussidi buoni e sussidi cattivi per usare la terminologia draghiana. Erano buoni o cattivi i miliardi di euro di sussidi (molti a fondo perduto) generosamente elargiti dallo Stato italiano alla FIAT, impresa che ha ridotto negli ultimi 40 anni il numero dei dipendenti oltretutto spostando sedi legali all’estero?

Forse sono buoni i sussidi dati ai potenti, quegli stessi potenti ai quali è stato consentito di privatizzare gli utili e socializzare i debiti. Tanto paga pantalone, lo Stato. Quello Stato che si vorrebbe indebolire ancor di più anche grazie a consulenti e multinazionali della consulenza pagati dallo Stato.

15 replies

  1. Le opinioni di Di Battista non si possono più leggere. La POLITICA non è un bus turistico hip – hop da dove si scende e su cui si sale alle fermate che più ti interessano.

    "Mi piace"

    • Paolo diamante roma ti chiedo scusa ma non concordo
      Di battista a me sembra, rimettendoci, uno dei più coerenti
      Le informazioni che da mi sembrano vere ed appropriate
      Può sembrare, troppo comodo star fuori e parlare…
      Ma non credo lui possa far di più, e scrive sempre di fatti….
      Fare indica sporcarsi le mani e accettare i compronessi.
      Io vorrei sapere perché lui non si è candidato nel 2018? Ha scelto la vita, formare una famiglia, amare una donna e sperare di avere una prole è l’unica ( vero motivo del vivere) verità?
      O in seno ai 5s, in privato tra i super big, dopo il 2013, avendo grillo deciso la sua coorte, si è puntato all ‘alternanza, garantendo una continuità di linea( avendo il vincolo dei due mandati) nel medio periodo?
      E se siamo d’accordo, si sia deciso, prima di maio (2018) poi di battista (2023)?
      Ed il primo strada facendo avendo assaporato il lardo, ci ha lasciato lo zampino? Garantendosi per se e la sua schiera le poltrone? E di battista accortosi dell’accoltellamento, ha cercato, in coerenza, una altra via?
      Saluti

      Piace a 2 people

    • si scrive Hop On Hop non hip – hop
      che assomiglia alla cultura americana hip pop degli anni 70 del secolo scorso
      comunque
      mi dice quando ,chi ha scritto l’articolo, è salito sul bus del duo Draghi-Mattarella
      per poi ridiscenderne ora?
      così per curiosità, dato che mi pare che, prima del colpetto,
      non esistesse se non nel segreto delle stanze del quirinale
      (e probabilmente nei concistori bocconiani d’alto bordo)
      e per ultimo
      la politica è sempre un sali scendi quando conviene a chi la pratica
      salvo alcuni casi di uccisi prima che lo potessero, eventualmente ma non sicuramente, fare.
      cosa ha 10 anni?

      Piace a 1 persona

      • Egregio Marco_bo, mi chiedo sempre, in casi come il suo, che razza di scuola abbia frequentato e da quali ambienti provenga. È evidente, infatti, che lei non ha avuto modo di apprendere, senza sua responsabilità, come ci si rivolge agli altri nel corso di una discussione che vede coinvolte idee diverse. Il sarcasmo, lo sfottò, non aumentano l’ impatto dei suoi pensieri anzi ne sminuiscono il valore. È un vero peccato, perché le sue obiezioni non sono, generalmente, campate per aria.
        Saluti

        "Mi piace"

    • Non sarebbe meglio valutare ciò che sostiene e verificare nella realtà se ha torto o ragione senza porre attenzione alle idee, alle azioni, alle frequentazioni dell’autore? Quando ascolto una musica non mi interessa chi la suona o chi l’ha composta giudico la musica.

      "Mi piace"

  2. Egregio Fabio c, se fosse vera la possibilità dell’alternanza, sarebbe ancora peggio: resisi conti che i due mandati erano una scioccaggine si è cercata una scappatoia alla loro stessa regola pur di garantire una continuità. Come ha fatto Putin con Medvedev e non mi sembra un bell’esempio.
    Mi permetta di insistere con la mia teoria del bus turistico oppure, come nel linguaggio giuridico: ” scelta una strada, non se ne dà un’altra. ( le faccio grazia del Latinorum).
    Saluti

    Piace a 1 persona

  3. Sono piu propenso ad aderire alla teoria di fabio,
    Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, e la frattura tra gigino o bibitaro e il DIBBA ne abbiamo avuto sentore dal loro primo appuntamento sui campi di scii dopo il rientro dal sud america,
    Il potere aveva gia cambiato il bibitaro.

    "Mi piace"

  4. il Dibba ha meritoriamente costeggiato il tema dei dati, anche se purtroppo solo un accenno.
    Il vero oro di questi conglomerati aziendali a cui stiamo spalancando le porte senza resistenza.

    "Mi piace"

  5. Alessandro Di Battista è l’unico giornalista oggi in Italia ad avere una visione sovranazionale della storia tragica che stiamo vivendo ed è una visione antiliberista, quello che un tempo si sarebbe detto ‘di sinistra’. E questo perché possiede una ideologia. Gli altri non hanno nemmeno idee, solo pettegolezzi da cortile.

    Piace a 1 persona

  6. Io resto convinto che “l’anima” dei 5stelle, quella ideologicamente vicina al progetto originario ( né di destra né di sinistra) del Movimento, sia presente fondamentalmente se non esclusivamente ( almeno fra le figure di spicco) in Alessandro Di Battista. Capisco l’evoluzione “governista” dei pentastellati e non biasimo Di Maio quando cerca di indirizzare il Movimento in una logica pragmatica e di compromesso ( basta che non dice sciocchezze come la natura liberale e moderata del Movimento). Ma le basi di riflessione che pone Di Battista sono il vero tema su cui interrogarsi per poi proporsi con obiettivi precisi. La mappa dei Poteri da “combattere” è essenziale. Altrimenti i 5s perderanno appeal sempre di più. Conte o non Conte.

    Piace a 2 people

    • @Paolo

      Chiedo scusa agli amici del forum se insisto su un mio chiodo fisso.
      Vorrei che qualcuno mi spiegasse che cosa significa la locuzione: “Non essere né di destra né di sinistra.”
      Politicamente e sociologicamente le due posizioni sono agli antipodi.

      Dalle mie parti, a Genova, direbbero: “Sciuscià e sciurbì nu se peu (Soffiare e sorbire non si può)!”, eppure
      su questo nonsense è stato fondato il Movimento.
      La collocazione politica di un partito non è quella che chi comanda gli attribuisce (per Renzi il suo PD era un
      partito di centro-sinistra!) ma quella che risulta dalla realizzazione del suo programma politico… se non
      vogliamo usare la parola proibita “ideologia”.
      Per quanto è riuscito a fare e per quello che si propone di fare in futuro non vedo come il Mov possa essere
      definito in altro modo che non sia Partito Popolare Progressista, ossia partito di sinistra.

      Fortunatamente la vera identità del Mov alla fine sta venendo fuori: chi oggi potrebbe negare che i suoi veri
      nemici sono nella destra neoliberista/confindustriale/massonica… sia quella che si dichiara come tale che
      quella mascherata da sinistra (Renzi, Calenda, Bonaccini, Sala, etc.etc.).

      Anche se molti non lo possono soffrire, Alessandro Di Battista scrive SEMPRE cose di sinistra, che sono
      pungolo e memoria storica del Mov e credo (mi auguro) che Conte saprà approfittare del suo entusiasmo
      e della sua capacità di galvanizzare la gente per mettere un po’ di pepe nel partito neo-socialista a cui sta
      per fare da levatrice.

      P.S.: Non vorrei essere frainteso: scrivendo di “partito neo-socialista” il mio pensiero non era certamente
      rivolto a quella Banda Bassotti a cui sera ridotto il PSI craxiano, antesignano del PD, ma all’ideologia
      socialista delle origini riveduta e corretta per adeguarla alle sfide del Nuovo Millennio.

      Piace a 2 people

  7. Per Aloysius
    “Il M5S non è nè di destra né di sinistra, ma va oltre”
    Cosa vuol dire?
    La storia dimostra facilmente che i grandi promotori del marxismo non hanno prodotto la fine della lotta delle classi né hanno portato il proletariato al potere, ma hanno costruito delle piramodi di potere al cui vertice c’era un dittatore o una nomenclatura con potere assoluto che ha ridotto o represso la sovranità del popolo.
    Ma anche le cosiddette democrazie parlamentari che dovevano costituire il sistema opposto non hanno realizzato delle vere democrazie, ma hanno prodotto piramidi di potere simili, con la degenerazione morale dei partiti e con la riduzione del potere dei cittadini voluta dal neoliberismo, hanno prodotto sistemi non democratici bensì oligarchici in cui solo i capi politici dei 5 o 6 partiti maggiori hanno deciso al posto degli elettori, sia uniformandosi tra loro in una pappa comune, sia cedendo alle richieste delle varie lobbye, sia formando obbligatorie coalizioni dal momento che nessun partito riusciva ad avere la maggioranza assoluta, sia decidendo in modo arbitrario e verticistico persino la dissoluzione delle ideologie per cui erano state votate.
    Dunque anche le democrazie parlamentari sono diventate delle false democrazia dove i media sono nelle mani di una cricca precisa e ristretta che coarta e manipola i lettori e dove il potere è gestito in modo totalmente antidemocratico da una oligarchia di capi partito.
    Conte queste due analogje piramidi dove il potere è gestito da pochi o da uno e il voto popolare o i referendum alla fine contano poco, Gianroberto Casaleggio aveva ripreso il concetto di reale democrazia diretta come era stato elaborato in tutto il mondo dal pensiero no global per i Nuovi Municipi a Port Alegre, ispirando in tutto il mondo movimenti di protesta icontro la piramide neoliberista in mano alle grandi banche di affari, alle multinazionali, agli speculatori di Borsa come Soros, ai club di miliaradari come il Bilderberg, alle istituzioni del Grande Capitale come il Fm, la Bm o il WTO.
    Io sono una no global da almeno 30 anni, il pensiero no global è l’oppositore della globalizzazione economica e finanziaria, quando ho incontrato la visione di Grillo e ho visto che faceva parlare spesso Premi Nobel o esperti internazionali, grandi nomi del mondo no global, come Stieglitz, Zanotelli, Paolo Farinella, Rigoberta Manciù o Goldman Sacks… sono rimasta incuriosita, perché né la sx moderata né la sx extraparlamentare sembravano aver il minimo interesse per i temi no global: l’inquinamento del pianeta, le energie sostenibili, il NO al nucleare, l’abbassamento progressivo delle difese del lavoro in un mercato globale, la delocalizzazione del lavoro, il cambio climatico, la democrazia dal basso, il rifiuto di una partitocrazia professionale e a vita, la lotta al precariato, la difesa della scuola e della ricerca, la difesa di beni collettivi come l’acqua, la difesa dei diritti costituzionali, l’attacco alla turpe predazione del mercato, la dissacrazione di un giornalismo di regime, infimo, servile e disinformante, gli abusi del potere finanziario e bancario…..In pratica sul suo blog ho trovato quasi tutti i temi no global, quelli che su altri blog non ho trovato.
    Le due piramidi di potere sia nel marxismo come nelle democrazia parlamentari neoliberiste mettevano ogni potere nelle mani di pochi o di uno solo, mentre i diritti e le rivendicazioni di sovranità dei cittadini venivano violate e regredivano costantemente in un percorso di civiltà sociale all’indietro che cancellava progressivamente le difese e i valori dei cittadini.
    Per la prima volta dopo l’Atene classica e dopo l’esperienza di governo della Svizzero e della Norvegia, l’esperimento di una democrazia diretta veniva ripreso per un grande Stato e avrebbe potuto essere do esempio per il mondo. Per questo l’attacco al M5S è stato unanime da parte di tutti i partiti e unanime la reazione nefasta dei media di proprietà tutti di capitalisti.
    Per la prima volta piramidi di potere analoghe che nei sistemi comunisti avevano prodotto la stessa espropriazione dlella volontà popolare delle democrazie parlamentari avevano un oppositore ideologico che rovesciava la piramide di potere e dava ‘realmente’ il potere al popolo.
    Questo offendeva sia chi sta a destra che ci stava a sinistra.
    Il Movimento a 5 stelle è stato l’erede partitico del pensiero No global, la reazione “non violenta” dei popoli alla depredazione avida e ”violenta” che le corporation fanno al pianeta per un neoliberismo distruttivo che cancella ogni futuro possibile e distrugge lo stessio pianeta.è
    No global e’ la Rete mondiale che esiste da decine di anni, centinaia di milioni di persone,
    sono i contadini asiatici contro il WTO a Hong Kong per difendere il cotone,
    gli indiani che difendono il riso Basmati dai brevetti USA,
    i Sem Terra del Brasile contro gli squallidi latifondisti,
    i villaggi distrutti dalle 2000 dighe della Banca Mondiale per crescere la miseria dell’India,
    i poveri delle bidonville keniote che mangiano spazzatura,
    l’Africa sotto la privatizzazione dei servizi per esportare un minimo di merci distrutta dagli agricoltori USA che vendono sottocosto coperti dal governo,
    gli italiani che si ribellano alla mafia e al pizzo della camorra e della n’drangheta,
    gli iracheni che rifiutano gli OGM imposti nella Costituzione,
    i sindacalisti uccisi dalla Coca Cola,
    i morenti di AIDS per l’avidita’ delle multinazionali dei farmaci,
    i climatologi che paventano il disastro del clima,
    i sindacalisti contro lo scempio della Bolkestein che deruba i diritti e appiattisce i salari,
    i difensori dell’acqua pubblica contro le privatizzazioni imposte dall’Europa,
    i 110 milioni di pacifisti che sfilavano sulla Terra per impedire l’aggressione all’Irak,
    i Nuovi Municipi con le loro forme di democrazia allargata,
    le migliaia di Comuni che convertono rifiuti in energia, fanno risparmio energetico o usano energie pulite,
    l’infinito numero di volontari che soccorrono gli infiniti mali del mondo…

    Giaroberto Casaleggio ebbe un sogno bellissimo: creare una nuova forma di stato e di governo che si opponesse alle colonizzazione dei cervelli, allo strapotere dei più ricchi, alle crisi create a tavolino dai signori de l pianeta e alle varie forme di austerità comandate dall’alto per derubare i più poveri.
    Era un sogno bellissimo. Ma ora Beppe Grillo,che quel sogno aveva cominciato a realizzarlo in Italia arrivando a costuire il primo partito italiano ha preso quel sogno e lo ha distrutto per motivi privati e oscuri che non sappiamo. E addirittura oggi è lui che ci dice di votare per quel banchiere dei banchieri che finora ha costituito la forza malefica maggiore di quel neoliberismo che dovevamo combattere.

    Piace a 1 persona

  8. @viviana v.
    Ho letto con attenzione il tuo articolo e non posso che trovarmi d’accordo con la tua analisi.

    Il movimento NoGlobal, così ferocemente combattuto dall’establishment al potere (io vivo a Genova
    e ho vissuto dal vivo quelle tragiche giornate di vent’anni fa), ha avuto e ha il merito grandissimo
    di aver mantenuto accesa quella fiaccola che i movimenti tradizionali della sinistra avevano lasciato
    affievolire.

    Ma il problema principale che tu poni riguarda la distinzione tra “democrazia diretta” e “democrazia
    rappresentativa”.
    Tu scrivi del fallimento della “democrazia rappresentativa”, diventata un simulacro, un vestito buono
    usato per coprire il corpo deforme di una oligarchia che trova sempre il modo di impadronirsi delle leve
    del potere usando a proprio vantaggio gli strumenti di cui, nelle varie realtà nazionali e sociali, dispone.

    Vero… ma fino ad un certo punto.
    Questo succede a livelli e intensità molto diverse tra loro in zone del mondo con storie e culture
    diverse: per spiegarmi meglio, la democrazia rappresentativa in Brasile, Egitto e mettiamoci pure
    l’Italia, vista la propensione ai golpe presidenziali, non è confrontabile con quella esercitata in Paesi
    come Danimarca o Svezia.
    Perchè in certi Paesi funziona abbastanza bene, dimostrando così di non essere pura utopia, mentre in
    altri è solo una facciata che nasconde realtà decisamente autoritarie nella sostanza se non nell’aspetto?
    Io penso che ciò succeda perchè i “rappresentati”, cioè gli stessi che dovrebbero esercitare la democrazia
    diretta, non sono capaci o non sono in grado, per mille motivi, di riconoscere, eleggere e sostenere
    chi dovrà rappresentare i loro interessi.

    Se a questi cittadini (in maggioranza disinformati, indifferenti, collusi per interessi particolari, o più
    semplicemente privi degli strumenti culturali idonei) viene affidato il compito di decidere LORO, in prima
    persona, sulle scelte politiche, anche le più ardue e tecnicamente difficili da comprendere, il risultato
    non può essere che il caos che sta sommergendo il Mov.

    La “democrazia diretta”, a mio avviso, può essere praticata in ambiti molto più ristretti di quanto non sia
    il governo di una Nazione inserita in un contesto internazionale socio/politico/economico di enorme
    complessità e in vorticoso, continuo mutamento.
    Che ci debbano essere strumenti di democrazia diretta anche nell’ambito di una democrazia rappresentativa
    su questo non nutro alcun dubbio: lo strumento del referendum abrogativo, consultivo e, soprattutto,
    propositivo andrebbe semplificato, incrementato e protetto dalle malversazioni a cui abbiamo costantemente
    assistito nel corso degli anni.
    L’intervento “diretto” dei cittadini elettori, oltre che nelle forme di consultazione referendaria, dovrebbe
    limitarsi al momento della scelta dei propri rappresentanti che diventa al tempo stesso strumento di
    controllo e selezione della classe dirigente che ogni gruppo si è dato.

    Tutto ciò in linea teorica, perchè se il sistema mediatico che dovrebbe informare i cittadini rendendoli
    consapevoli delle loro scelte, qualunque esse siano, diventa il megafono menzognero di una sola parte,
    allora è inutile parlare di democrazia diretta e democrazia rappresentativa… semplicemente la Democrazia
    non esiste più.
    Cordialissimi saluti
    Piero Iula

    Piace a 1 persona

    • aggiungo che non è vero che la sinistra ha fallito , la sinistra è stata fatta fallire così come stanno tentando di far fallire il progetto dei 5 stelle.
      Nella storia ci sono state esperienze di sinistra virtuose e perfettamente funzionanti represse con colpi di stato violenti e bagni di sangue.
      Le uniche che hanno resistito ,guarda caso ,sono state le trasformazioni in regimi militari o ultra capitalistici e difatti a spregio della sinistra vengono sempre citate Russia ,Cina o Corea del Nord e mai esempi come Cile e numerosi paesi del sud est asiatico dove movimenti contadini o proletari hanno portato un socialismo reale e perfettamente funzionante,represso col placet della CIA.
      Il governo Conte era così,tendenzialmente funzionava per lo stato sociale , difatti represso. E la propaganda non fa altro che parlare usando la parola “fallimento” , noi sappiamo che non è così ed è stato un golpe ma tra 40 anni nei libri di storia di sistema parleranno del “fallimento” della democrazia diretta,cosi come ora con troppa faciloneria si parla di fallimento della sinistra.
      Se Conte era una vera dittatura avrebbe resistito.

      Piace a 1 persona