Morto un Chapo se ne fa un altro

(Paolo Mastrolilli – La Stampa) – Il sicario urla: «Così vedono come siamo noi Jalisco! Li stermineremo tutti!». Poi infila il coltello nel petto del rivale, taglia un pezzo del suo cuore e lo mangia. I media messicani sono convinti dell’autenticità di questo video, che gira sui social. Serve a dimostrare la ferocia del Cártel de Jalisco Nueva Generación (CJNG), terrorizzare i nemici, e reclutare.

Del resto Bill Bodner, capo della Drug Enforcement Administration di Los Angeles che gli dà la caccia, non esita a paragonarlo all’Isis: «Magari – ha detto alla Nbc – non avrà un’ideologia religiosa, ma la violenza è la stessa. CJNG è il nemico numero 1, la nostra priorità».

Il loro capo, Nemesio Ruben Oseguera Cervantes detto El Mencho, è il nuovo leader più pericoloso del narcotraffico, ora che il boss del cartello di Sinaloa El Chapo è in prigione, e sua moglie Emma collabora con gli inquirenti americani.

La DEA gli ha messo sulla testa una taglia da 10 milioni di dollari, e il governo messicano una da 30 milioni di pesos. Anche noi italiani abbiamo avuto a che fare col CJNG, perché nel suo territorio erano scomparsi nel 2018 Raffaele Russo, suo figlio Antonio, e il nipote Vincenzo Cimmino.

El Mencho è nato nel 1966 a Naranjo de Chila, in una famiglia povera che coltivava avocado. A 14 anni già faceva la guardia alle piantagioni di marijuana, e poco dopo era entrato illegalmente negli Usa. A 19 anni era stato arrestato dalla polizia di San Francisco per furto e possesso di armi. Due mesi dopo aveva avuto il primo figlio, che quindi è cittadino americano, ma ora è in prigione in Messico.

A 26 anni era stato coinvolto nel traffico dell’eroina, e per salvare il fratello minore Abraham si era dichiarato colpevole, beccando una condanna a 5 anni di carcere in Texas. Però a trent’anni era stato rilasciato e deportato in Messico. Era entrato nel Milenio Cartel, alleato col sottogruppo di Sinaloa guidato da “Nacho” Coronel. Uno alla volta i suoi capi erano caduti nella guerra tra le fazioni, come Los Zetas.

Così El Mencho era salito nei ranghi, diventando il boss dei Los Torcidos. Aveva vinto la lotta con i rivali e fondato il CJNG, diventato in fretta il gruppo più famigerato proprio per la violenza: «El Chapo – dicono gli investigatori – era spietato quando serviva per affermare il suo potere. El Mencho ha tendenze di puro sadismo».

Più disciplinato del boss di Sinaloa, non beve, non gira con donne, vive un’esistenza molto riservata. Si nasconde tra le montagne di Jalisco e Michoacan, con una sola debolezza: la passione per le lotte tra i galli, che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “El Señor de los Gallos”.

Così dalla piccola regione della capitale Guadalajara, che però si vanta di aver inventato la musica dei mariachi, la tequila e il sombrero, ha preso il controllo di 28 Stati messicani su 32, con basi in sei continenti. Gestisce un patrimonio da 50 miliardi dollari, e quasi tutto il traffico di meth e fentanyl diretto negli Usa: «Se non ci fosse tutta questa domanda americana – si difendono i messicani – non esisterebbe neppure l’offerta dei narcos».

La guerra tra i cartelli è stata feroce: 61.000 scomparsi, e 31.000 omicidi solo nel 2019. L’anno prima i Russo e Cimmino avevano avuto la cattiva idea di organizzare un traffico di generatori elettici a Tecalitlán, cuore del territorio del CJNG. Un investigatore messicano ci aveva spiegato che non aveva speranze di ritrovarli vivi, e poi aveva aggiunto: «Non puoi restare là da solo. Ho mandato la polizia federale a prenderti, ti scorteranno all’aeroporto».

Pochi giorni dopo il sindaco di Tecalitlán, Victor Diaz Contreras, era stato ammazzato. El Mencho non ha paura di nulla. Ha già dichiarato guerra al governo messicano, e ora è pronto a farla con gli Usa.

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1 reply

  1. Mi ricordo male o erano gli Aztechi, antenati degli odierni Messicani, che aveva la brutta abitudine di sacrificare ai loro dei i prigionieri di guerra strappando loro dal petto, da vivi, con un coltello di ossidiana, il cuore palpitante? Quelli che facevano piramidi di teschi. Un ritorno all’antico, un vero conservatore.

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