Maurizio Belpietro: “Con il Paese in disarmo litigano sugli 007”

(Maurizio Belpietro – La Verità) – Il 2020 si è chiuso con quasi 75.000 morti di Covid e una caduta del Prodotto interno lordo del 10 per cento a causa della pandemia. Tuttavia, invece di discutere delle ragioni per cui l’ Italia ha registrato il maggior numero di decessi in Europa e perché è tra Paesi che in termini economici più hanno pagato i conti dell’ epidemia, i partiti che sostengono la maggioranza di governo discutono di servizi segreti.

Sì, da giorni assistiamo ad un dibattito surreale, che non ha al centro degli interessi delle forze politiche la situazione sanitaria ed economica dell’ Italia, ma chi debba controllare gli apparati di sicurezza.

Nel passato diversi presidenti del Consiglio, tra i quali Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, hanno scelto di spogliarsi della delega sugli 007 affidandola a un sottosegretario appositamente incaricato. Il Cavaliere a occuparsi dei dossier riservati designò Gianni Letta, mentre il Rottamatore incaricò Marco Minniti.

A differenza dei predecessori, Paolo Gentiloni tenne per sé l’ incarico, anche perché si racconta che fosse convinto di rimanere a Palazzo Chigi lo stretto necessario per organizzare le elezioni e tenere in caldo la poltrona per chi lo aveva designato, ovvero per Matteo Renzi.

In realtà, alla fine restò alla guida del governo per un anno e mezzo, cioè fino a che grillini e leghisti non si misero d’ accordo per la nascita del Conte uno. Quando a giugno del 2018 l’ avvocato di Volturara Appula sciolse la riserva e decise di accettare l’ incarico di far nascere il nuovo governo, invece di trovarsi un Gianni Letta o un Marco Minniti cui passare la patata bollente degli affari riservati, tenne per sé la delega.

Pareva una cosa momentanea e nessuno diede troppo peso alla faccenda, anche perché, come è noto, il governo giallo verde ebbe vita breve e accidentata. Ciò detto, eccoci arrivati alla capriola di Renzi che consentì la nascita del Conte due. Dopo aver giurato e spergiurato che mai si sarebbe accordato con il Movimento 5 stelle, pur di evitare le elezioni, l’ ex presidente del Consiglio ingoiò il rospo del Conte due, piazzando due ministri e un sottosegretario.

Il piano dell’ allora senatore semplice di Scandicci prevedeva poi la nascita di un partito personale che avrebbe dovuto rilanciarlo nel firmamento politico, consentendogli di guadagnare un ruolo chiave sulla scena.

A differenza di ciò che aveva previsto, Italia viva però non è stato quel successo che Renzi aveva immaginato, perché nonostante le attese il neonato movimento è rimasto gracile e poco sviluppato. Così, a distanza di un anno dal parto della creatura, l’ ex presidente del Consiglio si sbraccia per cercare visibilità, minacciando sfracelli e anche una crisi di governo.

Fin qui non c’ è nulla di cui stupirsi: Renzi ci ha abituati anche a cose peggiori di quelle cui assistiamo. Al di là delle smargiassate dell’ ex segretario del Pd, la novità sta nella posta in gioco, che, come detto, non è la situazione del Paese, i morti di coronavirus e la caduta del Pil, ma la spartizione dei soldi in arrivo dalla Ue e la delega sui servizi segreti.

Che Renzi si dia da fare per sedersi al tavolo di chi deve decidere come investire i miliardi europei è cosa scontata: l’ uomo è sempre stato attento alle cose che contano e dunque non ha certo intenzione di farsi sfuggire la succulenta polpetta. Fin qui, dunque, non c’ è nulla di cui stupirsi.

Ma se il tema dei soldi rientra nelle regole del gioco, quello dei servizi segreti invece stona, perché l’ idea che Conte e Renzi si scannino per decidere chi debba avere il controllo degli 007 è sorprendente.

In un momento difficile per il Paese, la questione di chi debba controllarne la sicurezza è importante, ma non appare di certo decisiva. Perché dunque Conte è disposto a rischiare l’ osso del collo pur di non cedere la delega sui segreti di Stato? E perché Renzi è pronto a giocarsi tutto pur di strappare al presidente del Consiglio il controllo sui misteri d’ Italia?

Insomma, è possibile che mentre l’ Italia affonda questi due simpatici signori, che mai hanno vinto un’ elezione, si sfidino per ragioni non dette? In poche parole e in due sole domande: che cos’ hanno da nascondere e perché vogliono mettere le mani sui servizi segreti?

10 replies

  1. Ma di quale dibattito va cianciando l’attendibilissimo Belpietro.
    James Bond Renzi vorrebbe metter le mani sui servizi segreti e straparla di
    derive dittatoriali che ci sono solo nella sua mente bacata; il Pd, come al
    solito, traccheggia e scodinzola sotto il tavolo sperando che caschi qualche
    briciola da poter ingoiare; Conte ha risposto che ha sempre agito nei limiti
    della sua funzione e che non ha nessuna intenzione di accondiscendere ai
    desiderata del rignanese e dei suoi sponsor.
    E quindi?
    Il “dibattito” che impedirebbe al governo di svolgere le sue funzioni perdendo
    tempo ed energie ad inseguire futili questioni invece di occuparsi delle vere
    emergenze del Paese è alimentato soprattutto dai venditori di fumo (tossico)
    come lui e dalla quasi totalità del Circo Barnum Mediatico.
    Che il nuovo anno faccia seccare la lingua e cadere la penna a questi
    MISPE (Mestatori In Servizio Permanente Effettivo).

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  2. Maurizio Belpietro, con la sua suadente prosa e l’accorto uso di sillogismi apparentemente ineccepibili, ha la grande abilità di convincere il lettore medio, quello che non conosce le tecniche manipolatorie, che non ha studiato o ha dimenticato la filosofia e le trappole della dialettica.
    Maurizio Belpietro è molto più pericoloso degli arruffapopoli come il “quasi simpatico” Sallusti, l’insopportabile e squallido Senaldi, l’insulso Borgonovo… perché è uno dei pochi che riesce a far breccia tra la gente perbene e di moderata intelligenza.

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      • È il caso di dirlo: l’ingegner Mascaro è proprio uno sborrone! Tomo di “intelligenza maxima”, com’è ovvio lui si ritiene di essere, non viene irretito dai Belpietro di passaggio, come quelli di intelligenza mederata, che l’Einstein di Infosannio se magna a colazione (quelli di “minima”, non ne parliamo: manco li caga!): a lui le trappole gli fanno il solletico! PS: non è la dialettica – ovvero l’applicazione della logica nel linguaggio – che può avvalersi di tecniche manipolatorie, ma la “retorica”, altro non essendo che l’eloquenza nel parlare o scrivere, e che è ad un passo dalla persuasione: evidentemente, anche alle “intelligenze maxime”, la filosofia difetta alquanto.

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    • È il caso di dirlo: l’ingegner Mascaro è proprio uno sborrone! Tomo di “intelligenza maxima”, com’è ovvio lui si ritiene di essere, non viene irretito dai Belpietro di passaggio, come quelli di intelligenza mederata, che l’Einstein di Infosannio se magna a colazione (quelli di “minima”, non ne parliamo: manco li caga!): a lui le trappole gli fanno il solletico! PS: non è la dialettica – ovvero l’applicazione della logica nel linguaggio – che può avvalersi di tecniche manipolatorie, ma la “retorica”, altro non essendo che l’eloquenza nel parlare o scrivere, e che è ad un passo dalla persuasione: evidentemente, anche alle “intelligenze maxime”, la filosofia difetta alquanto.

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  3. Massimo D’Alema, ex presidente del COPASIR, di Matteo Renzi ebbe a dire che è “uomo del Mossad”. Il giudizio, in sé esplosivo, finì sui giornali, i quali però lasciarono afflosciare lo scoop. Non risulta che D’Alema sia stato querelato o smentito, per cui ciò che ha detto è da ritenersi affidabile.
    In realtà, da Presidente del Consiglio, Renzi tentò di affidare al suo antico amico e sodale: Marco Carrai, un ruolo apicale nei servizi italiani, mettendolo a capo della unità strategica per la cyber-security. E di Marco Carrai si conoscono gli stretti rapporti con ambienti della intelligence israeliana. Sembra che a dissuadere Renzi sia stata l’opposizione dei servizi italiani, ma soprattutto della CIA.
    Riguardo a Renzi sono inoltre noti gli stretti rapporti con un personaggio quanto meno controverso come Michael Ledeen, legato ai circoli neocon-sionisti statunitensi e anch’egli strettamente connesso con Israele e i suoi servizi segreti.
    Dunque non stupisce affatto che Matteo Renzi provi di nuovo ad aprire una breccia nella intelligence italiana, ora che con Biden, e soprattutto con Kamala Harris, alla Casa Bianca si prospetta il ritorno in auge delle forze che lo “aiutarono” a bruciare le tappe diventando in pochi anni da presidente di provincia a padrone del PD e presidente del consiglio.

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