Fenomenologia di Matteo Renzi

(PAOLO NATALE . glistatigenerali.com) – Non è facile parlare di Matteo Renzi. Prima di tutto perché non è mai chiaro di CHI si stia parlando, di quale tra i diversi Renzi si debba argomentare, quello a favore del Conte-bis o quello contrario. E poi perché, anche ipotizzando ce ne sia uno solo, sfugge costantemente quali siano i suoi obiettivi razionali, quali le finalità (tattiche o strategiche) della sua azione politica. E dire che all’inizio della sua carriera, prima da presidente della provincia o poi da sindaco di Firenze, tutto pareva evidente: diventare il leader che rottamava la vecchia sinistra, che ribaltava ammodernandole le antiche e desuete modalità di accostarsi al mondo contemporaneo, dopo la caduta del muro, dopo il raggiungimento del welfare state, dopo l’avvento dei social, dopo l’arrivo della globalizzazione e il repentino mutamento del mercato del lavoro. Le vecchie parole d’ordine della socialdemocrazia e della sinistra riformista andavano rimosse, per essere sostituite da nuove progettualità, da nuovi linguaggi capaci di parlare a tutto il paese, e non soltanto alle tradizionali constituency, ad un proletariato che ormai non abitava più il mondo occidentale.

Fino a lì, Renzi lo si capiva. Si poteva non essere pienamente d’accordo con lui, quando criticava il sindacato, quando voleva disfarsi dei vecchi dirigenti del Pci/Ds/Pd, ancora ancorati a visioni nostalgiche della società e del sol dell’avvenire, quando tentava di coinvolgere anche l’opposizione nel desiderio di cambiare il paese. L’obiettivo, diceva, è rilanciare il paese, facendo (anche insieme) quelle riforme strutturali che serviranno a tutti, non soltanto ad una certa parte politica. Io sono un uomo di servizio, diceva, e servo a questo, a dare una svolta ad un’Italia mummificata, pre-moderna.

Fino a lì, lo si capiva. Sarà stato pure antipatico a qualcuno, un po’ saccente, poco empatico e poco riguardoso verso i suoi compagni di partito, incapace di mediare con le forze sociali, con i rappresentanti dei lavoratori. Ma parlava chiaro e sembrava avesse un progetto, uno sguardo declinato al futuro, senza troppi tatticismi e compromessi.

Era il 2014, il momento del suo massimo fulgore sia politico che mediatico, con consensi che arrivavano da tutte le aree politiche, con un livello di fiducia da parte degli italiani superiore ai 65 punti percentuali. Poi, qualcosa ha cominciato ad incrinarsi, uno smisurato ego ha iniziato a impossessarsi della sua persona. A cominciare dal referendum o, forse, ancora prima, nel suo (non tanto) velato scontro con lo stesso Berlusconi con cui aveva dialogato pochi mesi prima. Come dire: io sono autosufficiente, non devo trovare accordi con nessuno, il popolo mi segue, è al mio fianco e comprende bene tutto ciò che sto facendo. È dalla mia parte, lo vedrete con il referendum costituzionale. Io vado avanti per la mia strada.
A nulla servivano consigli, obiezioni, tentativi di fargli guardare in faccia la realtà. La sua realtà, poco alla volta, iniziava a non coincidere più con quella reale, sia nell’azione politica che nel giudizio degli italiani nei suoi confronti. Perso il referendum, perse le successive elezioni politiche, con il minimo storico per un partito di centro-sinistra, persa la leadership del Partito Democratico, non ha voluto (non ha potuto?) farsi da parte. Doveva essere comunque un protagonista. Se nel Pd era andato in minoranza, occorreva costruirsi un (piccolo) partito tutto suo, per poter sentirsi ancora quel leader che non era ormai più.
I fatti recenti sono noti. Fautore prima dell’accordo con i 5 stelle e del Conte-bis, ma subito dopo un’uscita piuttosto polemica dal Partito Democratico, senza alcuna ragione logica evidente se non quella, appunto, di restare in una posizione mediaticamente rilevante. E poi, giorno dopo giorno, una costante polemica con qualsiasi azione del governo, a volte con argomentazioni corrette, sia ben chiaro, ma con un costante atteggiamento di sfida, una continua minaccia di far cadere l’esecutivo se non fossero state accettate le misure che lui proponeva, l’unico che ha visto la luce, come direbbe James Brown.

Incurante del basso gradimento della popolazione (oggi vicino al 10 per cento), che guarda per la maggior parte con terrore all’eventualità della caduta del governo e di nuove elezioni in un momento pandemico come l’attuale. Incurante di chi vorrebbe da lui una collaborazione fattiva e non insistiti proclami mediatici. Incurante di tutto, Renzi va per la sua strada, senza forse sapere esattamente dove lo porterà.

18 replies

  1. Molto divertente l’interpretazione di cosa è il BOMBA, troppi giri di parole, per descriverlo bastano poche parole terra terra: è un’arrivista, presuntuoso, opportunista con mente criminale, perchè solo una mente criminale potrebbe pensare ad una crisi di governo in piena pandemia. E’ sempre stato così, basterebbe chiedere al suo mentore Lapo Pistelli, il primo ad essere rottamato, non aveva capito che serpe si stava allevando in seno. Poche parole :Money, money, money,,,

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  2. Questo dopo aver parlato con l’unto dal signore, ha perso la testa sulla via di Damasco, questo aveva solo le “visioni”, sotto sotto voleva anche lui i pieni poteri. Lei dice “a volte con argomentazioni corrette ” perchè non ne cita almeno una? io me le sono perse.

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  3. Vabbé questo è un altro che si è innamorato e ancora non esce dal tunnel.
    1. Il 65% di gradimento non lo ha mai avuto. Mai.
    2. Quindi il consenso sarebbe finito quando ha rotto con Berlusconi? Ah si? E quando?
    3. Quali sarebbero le “argomentazioni corrette, sia ben chiaro”? Il no alla prescrizione? Aprite tutto subito detto a Pasqua? Vado avanti?

    Infine, “Renzi va per la sua strada, senza forse sapere esattamente dove lo porterà.” Può essere che lo porta affanculo?

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    • Esatto, Paola, l’ho pensato dai primi paragrafi: ecco uno che se l’è bevuta!
      “Fino a lì Renzi lo si capiva”? Eeeeh??? Forse TU L’AVRAI CAPITO … Io l’ho SCHIFATO dal primo istante in cui l’ho visto!
      Il NEO LIBERISMO fatto persona, mica si doveva aspettare che “diventasse” egocentrico(😳) o che osasse scontrarsi con Berlusconi e perdesse il referendum, per capire che elemento fosse.
      Poi magari, questo si chiede dov’è finita la sinistra.
      Al cesso dove l’avete gettata voi merde renziane, è finita.

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  4. Lui forse non sa o non ha capito dove lo porterà la strada che ha intrapreso, ma chi lo sta manovrando
    ha delle mire e una strategia ben precisa, anche se ogni giorno che passa sarà sempre più pericoloso
    far saltare per aria il tavolo da gioco senza finire sotto le macerie.
    Davvero qualcuno pensa che il puro e semplice “istinto di sopravvivenza” si sia così affievolito in quest’uomo
    e nei suoi più fedeli seguaci (oramai sono assimilabili a una setta!) da farli andare diritti verso la propria
    personale distruzione?
    E’ più sensato pensare che questa folle strategia sia imposta da qualcuno a cui della sorte personale di
    questi Dead Walking Men importa meno che niente.

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  5. Appena vedrá la malaparata, forse anche i suoi non lo seguiranno stavolta! Tornera disinvoltamente al suo scranno cuccia al senato con cappello, occhiali e mascherina per non farli riconoscere.

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  6. A tanti di quelli che lo capivano mancherà questo Renzi. Mancherà pure al maestrino saltellante al quale, probabilmente, non saranno piaciuti i banchi a rotelle?

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