La campagna per il vaccino: un grande reality show, ma poca sostanza

(di Selvaggia Lucarelli – tpi.it) – C’è qualcosa di profondamente disagiante nell’immagine del camion con i vaccini Pfizer seguito dalle telecamere, raccontato come il viaggio epico dell’eroe che attraversa valichi e frontiere, scortato dalle forze dell’ordine come un giudice di mafia o un capo di stato, descritto con l’aulicità retorica dell’Istituto Luce. Qualcosa che sa di quei profumi per gli ambienti dolciastri, artificiali, che dovrebbero coprire gli odori ma ne creano uno fastidioso e stordente che non copre nulla.

C’è l’esercito, dicono, a scortarlo. Lo stesso esercito che scortò le bare a Bergamo nel buio di quel 18 marzo, senza telecamere al seguito, solo qualche telefonino dai balconi che ha consegnato alla storia la fotografia più indelebile dell’epidemia in Italia.

Per il viaggio dei vaccini contro il Covid invece ci sono la luce del sole e il video emozionale, i titoli trionfali, la gara ad intestarsi la vittoria. E che questa fosse la strada patinata della comunicazione pro-vax (che suona più come una comunicazione pro-governo) lo raccontava già il lancio del padiglione-primula progettato da Boeri, quello definito “il concept architettonico e comunicativo della campagna di vaccinazione”.

Un lancio da settimana della moda, da salone del mobile, roba che ti aspetti di entrare nel padiglione primula per vaccinarti e di uscire col gadget, col peluche a forma di Covid sotto l’ascella o col saturimetro firmato Versace. E poi il “Vaccine Day” col vaccino inoculato alla prima italiana che non è la vecchietta inglese ma un’infermiera dello Spallanzani rigorosamente giovane e carina, perfetta per i media, magari sul red carpet al prossimo festival, con contorno scenografico. (”Sulla facciata dello Spallanzani inoltre viene proiettata un’animazione luminosa. Nell’installazione si vedono delle primule che fioriscono su tutto il territorio italiano, come simbolo di rinascita…”).

E poi l’annuncio strombazzato di una campagna mediatica emozionante e persuasiva in arrivo per convincere gli indecisi a vaccinarsi, come se le emozioni di questi ultimi mesi tra terapie intensive, forni crematori saturi e 70.000 morti fossero robetta per cinici. Come se quelli che sanno emozionarsi, che empatizzano, che hanno il senso del bene comune non fossero già convinti. Come se chi crede che il 5g attivi il microchip iniettato col vaccino e ne è certo perché lo dice il sito “quellochenoncivoglionodire.org” si lasciasse convincere dalla primuletta di Boeri. Ma soprattutto, come se si fosse fatto abbastanza, in questi mesi, per avvicinare la gente alla scienza anziché alla cialtroneria. Come se dall’alto fossero sempre arrivati segnali limpidi e di sostegno agli esperti più rigorosi.

Come se non ci fossimo accorti che quello che “il 95 per cento degli infetti è asintomatico” (Giorgio Palù) a dicembre è stato nominato presidente dell’Aifa. Come se non ci fossimo accorti che quello che ammonì Andrea Crisanti (Domenico Mantoan) per aver eseguito attività di testing agli asintomatici provenienti dalla Cina è stato nominato dal ministro Speranza direttore generale dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). Come se non ci fossimo accorti che quel Matteo Bassetti che minimizzò per tutta l’estate il rischio di una nuova ondata, è stato nominato coordinatore scientifico per la gestione del paziente Covid-19 per il ministero della Salute.

Ecco, anche queste sono campagne persuasive. Quelle che persuadono ad allontanarsi sia dalla scienza che dalle linee del governo. E non sarà il profumo di una primula a riparare i danni.

10 replies

  1. Ciò che viene descritto è il meccanismo di una macchina, una macchina che funziona con due motori paralleli, quello della televisione e della popolarità e quello delle necessità; individui resi noti dal piccolo schermo che divengono anelli del governo, in una simbiosi che vede il governo e la sua popolarità adunare ciò che in questa periodo è stato partorito di notevole dalla TV, come le voci che si sono affastellate per emergere dagli oscuri meandri dell’anonimato. Una macchina perfetta, in grado di delegare i nuovi piloti, a se simili, per guidarne le membra più disarticolate e anarchiche. Uno stato dalle propaggini create al caso, volute a trionfo di un successo inatteso quanto finalmente giunto; ed è giusto dargli allora la location che merita, come un padiglione artistico creato dalle migliore firme; forse i re Luigi (ndr) non hanno saputo fare meglio.

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  2. Ebbene sì, faccio parte di coloro che sanno emozionarsi, empatizzano e hanno il senso del bene comune, ma penso anche che ogni tanto usare anche noi, in modo gentile, le armi che ci hanno puntato sempre contro, quelle della comunicazione, non sia poi così male.
    Mi viene in mente un immagine datata, ma secondo me perfetta in questo caso:” mettete dei fiori nei vostri cannoni”.
    Ecco, noi abbiamo messo dei fiori nei LORO cannoni…

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  3. Devo essere sincero, non ti leggo volentieri,
    vuoi per il tuo passato da “giornalista”
    diciamo, un po fru-frù,
    vuoi perché, qualche volta ho provato a riqualificarti, ma ho sempre colto e riscontrato
    nei tuoi articoli segni che andavano tra il forzato
    e il pretestuoso, con tendenza ansiosa pro impegno,

    ma devo ammettere che a volte, la tua onestà intellettuale è sorprendente e spicca sublimemente, senza mai essere contrassegnata da quell’andamento lento e strisciante
    che permea molti dei tuoi colleghi,
    e questo, bisogna dartene atto,
    va in compensazione alla prima mancanza.

    Detto questo.

    Sincerità per sincerità:
    ti sei dimenticata che l’italiano medio è costantemente alla ricerca di questi contorni
    pittoreschi, che rasentano il ridicolo,
    e sono il frutto dei nostri tempi,
    ma possono aiutano alla causa.
    La speranza è che in un futuro prossimo
    chi governa possa rivolgersi a una popolazione
    meno televisimaente formata e più scolazzata

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    • Unoerre, ti quoto.
      Riconosco che sa scrivere, riconosco che a volte c’entra l’obiettivo, ma la trovo troppo artificiale, nel senso che dice poche volte quello che pensa. Per il resto cerca il modo di distinguersi.

      Mo pure la primula come il salone del mobile. Che esagerazione!

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  4. Cara e bella Selvaggia. diciamo che il “cerimoniale” che tu delinei è in funzione di un pubblico “da Raiuno”, o “nazionalpopolare” (per usare una definizione che fece infuriare Pippo Baudo), quello che si commuove alle lacrime della Venier. Ma non hai diritto a deprecare certe spettacolarizzazioni finché vai a “Ballando con le stelle” a litigare con la Mussolini di turno. Pensaci bene…

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  5. Appunto,perchè mai tanto suono di grancassa per convincere chi dovrebbe essere già convinto dalle drammatiche vicende degli ultimi 10 mesi ? E ancora più incomprensibile che proprio tra il personale sanitario vi è scetticismo e ritrosia verso il vaccino con percentuali significative. Poi se al cittadino profano viene da dubitare o addirittura temere per la propria salute scegliendo di vaccinarsi, non bisogna indignarsi e accusare i siti novax ma interrogarsi su certe scelte (pro case farmaceutiche americane ) fatte a prescindere e con montagne di finanziamenti e conseguenti guerre intestine per accapararseli.Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Il vaccino se funziona sarà la nostra salvezza ma un po di cautela non guasta.

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