Coronavirus: rebus misure per le feste

Covid: record di morti e primo calo dei ricoveri. Natale con restrizioni

(di Alessandro Mantovani – Il Fatto Quotidiano) – C’è un dato che conferma il calo dei contagi in corso da una decina di giorni: per la prima volta dall’inizio della seconda fase della pandemia in Italia, ieri sono diminuiti i pazienti ricoverati nei reparti di Malattie infettive, Pneumologia e Medicina interna. Meno 120. È solo lo 0,3%, nei reparti cosiddetti ordinari ci sono ancora 34.577 persone – ben più delle 29.010 del 4 aprile – e questo rende molto difficile curare altre malattie. Ma l’inversione di tendenza rassicura chi teme che dietro l’apparente calo dei contagi ci sia soprattutto la crisi della diagnostica, testimoniata da migliaia di persone che aspettano giorni e giorni per un tampone. Da lunedì a martedì sono aumentate di poche unità, sei, le persone in terapia intensiva: sono 3.816, sempre più vicine alle 4.068 del 3 aprile, mettono ancora a rischio malati e traumatizzati gravissimi, ma fino a pochi giorni fa aumentavano al ritmo di diverse decine ogni 24 ore.È però drammatico il conto dei morti. Ieri ne hanno registrati 853, mai così tanti dal 27 marzo, quando in Lombardia non riuscivano nemmeno a contarli (li ha contati poi l’Istat: ce n’erano 10 mila in più). Erano stati 753 il 18 novembre e la media settimanale, fino a lunedì, era 674. Il totale è 51.306, l’Italia ha al momento il maggior numero di morti ogni 100 mila abitanti negli ultimi 14 giorni di tutta l’Europa occidentale (14,4) dopo il Belgio (20,2). “È un dato che non avremmo mai voluto commentare”, ha detto ieri il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità, che ha incontrato i giornalisti con il professor Gianni Rezza, direttore della Prevenzione al ministero della Salute. “Ci sarà un numero di morti in questo ordine di grandezza ancora per 10-14 giorni, poi dovremmo vedere un calo”, osserva Locatelli. Questo perché i morti riflettono contagi fino a due/tre settimane fa. Secondo l’Istituto superiore di Sanità, il tempo mediano tra insorgenza dei sintomi e decessi è di 12 giorni.Ciò non toglie che i contagi rilevati scendano: ieri 23.232, ieri l’altro 22.930. La media settimanale ieri era a 30.993 secondo i calcoli di Paolo Spada, il chirurgo dell’Humanitas di Milano che gestisce la pagina Facebook “Pillole di ottimismo” insieme all’immunologo Guido Silvestri; una settimana fa era a 35 mila. È sceso, ieri, anche il rapporto fra positivi e tamponi: 12,3% contro il 15,4% di lunedì. Era aumentato vertiginosamente dal 3% dei primi di ottobre fino al 17 registrato a novembre. È bene segnalare , però, che negli ultimi sette giorni sono stati fatti meno tamponi rispetto ai sette precedenti, ma questo non preoccupa Locatelli e Rezza. Venerdì, secondo i dati arrivati dalle Regioni, la Cabina di regia dovrebbe farci sapere che Rt, il tasso di trasmissione del virus, è sceso sotto 1. Naturalmente non va allo stesso modo in tutte le Regioni. E soprattutto l’incidenza è altissima: 781 casi ogni 100 mila abitanti negli ultimi 14 giorni; solo l’Austria, nell’Europa occidentale, ha un dati peggiori. Rezza ieri l’ha detto chiaramente: “Continuiamo a fare qualche sacrificio, i contagi diminuiscono solo grazie alle misure”.In questa situazione si affronta il tema delle riaperture che il governo ha promesso per il 3 dicembre, alla scadenza del Dpcm in vigore, quello delle zone rosse, arancioni e gialle. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che a ottobre aveva resistito ai primi tentativi di chiudere da parte del ministro della Salute Roberto Speranza e del Pd, ha assicurato che a dicembre non ci saranno Regioni rosse (attualmente Lombardia, Piemonte, Calabria, Val d’Aosta, Toscana, Campania e Bolzano, quest’ultima confermata ieri insieme all’arancione per Lçiguria, Basilicata, Umbria). Ma ha anche ha escluso la riapertura degli impianti da sci e sugli spostamenti tra Regioni per Natale e Capodanno.Su questo ieri si è espresso, in termini nettamente contrari, anche l’Istituto superiore di Sanità, seguito da Speranza: “Bisogna evitare spostamenti che non sono strettamente necessari”, ha detto il ministro. Uno sforzo si farà per riaprire le scuole. Per i tecnici il “liberi tutti” per Natale sarebbe pericolosissimo, Palazzo Chigi lavora a un accordo europeo per limitare il turismo durante le festività di fine anno, non solo quello sciistico. Il governo dovrà elaborare un nuovo dispositivo efficace e farlo digerire alle Regioni, preoccupate per le imprese e il territorio. Serviranno, come sempre, dei soldi.

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