La pandemia e la riscoperta della rinuncia

(Tommaso Merlo) – La pandemia ci sta costringendo a delle rinunce. Davvero non facile in un’era che ci spinge all’avere e al fare sempre di più. Più successo, più divertimenti, più potere, più visibilità, più soldi, più cose. Oggi “di più” è diventato sinonimo di “meglio”. Poi però siamo circondati da persone infelici o frustrate che inquinano il mondo d’odio o che devono attaccarsi a qualche dipendenza per tirare avanti. Qualcosa non torna. E questa pandemia potrebbe aiutarci a fare luce. Oggi tutti vogliono sempre di più ma una volta che hanno raggiunto i loro traguardi nel giro di poco ricominciano a guardarsi attorno per trovare il traguardo successivo. Come se in realtà più che di traguardi si trattasse di miraggi incapaci di soddisfare le loro vere esigenze e placare quel malessere che li affligge. Ma invece di rendersene conto, insistono nell’errore mirando al miraggio successivo per tutta la vita. Un iPhone, un viaggio, una posizione professionale, una vetrina. Tutta roba che non riescono nemmeno a godersi appieno perché perennemente proiettati al miraggio successivo. Prigionieri di un utopico domani passano il tempo a lagnarsi del come dovrebbe essere invece di godersi il com’è. Il brusco stop imposto dalla pandemia è un’occasione per riscoprire il bistrattato presente. Per fare il punto e capire quali sono i nostri reali bisogni e quali invece sono superflue futilità con cui ci intossichiamo la vita. In modo da smetterla di correre come criceti su una ruota. Illusi di arrivare da qualche parte mentre in realtà siamo rinchiusi dentro ad una gabbia di luoghi comuni. Inseguendo miraggi inculcati dai fatidici “altri”, dalle tendenze, da chi ha interesse a venderci qualcosa oppure che ci siamo messi in testa da soli rinnegando la nostra unicità. Per paura, per viltà, per pigro conformismo. Il brusco stop imposto dalla pandemia è un’occasione per riscoprire il piacere della rinuncia. Non solo a cose ma anche ad assurde pretese. Come quella di controllare tutto, compreso la propria vita. Programmando e prevedendo mentre in realtà brancoliamo nel buio. Come la pretesa di sapere tutto e di aver capito tutto mentre in realtà brancoliamo nel buio. Rinuncia a cose, a pretese ma anche a comportamenti. Rinuncia a scappare di continuo anche da se stessi, rinuncia al prevaricare gli altri ed avere sempre ragione, rinuncia a cercare un tornaconto in ogni situazione. Ma non una rinuncia imposta dalle autorità o dalla paura o da qualche interesse, ma una rinuncia volontaria, frutto di una scelta personale. Rinuncia anche di piccole cose, a portata di mano, per cominciare. In modo pian piano da disinserire il pilota automatico del proprio ego e riafferrare la cloche della propria esistenza. Riscoprendo come la rinuncia in realtà non tolga nulla ma al contrario dia moltissimo. Tutta roba che non si compra in qualche negozio. Tutta roba che non si ottiene su qualche palco e non si strappa nemmeno agli altri. Ma roba che si trova dentro di noi. E che migliora enormemente la nostra vita e la società in cui viviamo.

2 replies

  1. Un articolo che rispecchia pienamente la realtà che ci circonda e ci appartiene, una società malata di solitudine e improntata ad un becero egoismo, proiettata ad un consumismo esasperato.

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  2. Ci avevano pronesso la società del benessere, e invece intendevano quella del benavere.

    Il problema è che il consumo da piacere lì per lì, poi passa e lascia un vuoto, e come una droga da assuefazione e costringe ad aumentare sempre, e quindi a correre e affannarsi. L’hanno studiata bene, l’unica consolazione è che anche chi ci impone questo modello di vita ne è schiavo, perchè non è che la ricchezza risolva niente, e finisce che il piacere che ti da comprarti un’aereo è lo stesso che da ad una persona normale comprarsi la macchina.

    La soluzione è abbastanza semplice in teoria, basterebbe disintossicarsi, ma metterlo in pratica … in questo senso il covid ci da uno stop forzato e qualcuno magari riesce a diminuire i consumi … sarebbe già qualcosa.

    Essere e avere (Corrado Guzzanti

    Per tanti anni ho lavorato solo per diventare ricco, ho dedicato tutta la mia vita al denaro, ho sognato ville in campagna, auto costose e abiti firmati…

    Ho sognato consigli d’amministrazione, quotazioni in borsa, fabbriche da dirigere, giornali da controllare…

    Ma oggi che ho ottenuto tutto questo, la mia vita mi sembra vuota.

    Davvero non c’è dell’altro?

    Certo che c’è dell’altro, ci siamo noi stessi.

    Oggi il mio desiderio è quello di essere, voglio essere ricco dentro, voglio essere apprezzato per ciò che sono, non più solo per quello che ho.

    Oggi, fra «essere» e «avere», non ho più dubbi, scelgo l’essere.

    Anzi, ne prendo due!

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