Questi “dirigenti” come riescono a prender sonno?

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Il primo pensiero è: ma questi come facevano a prendere sonno la notte? Sapendo che le ridotte manutenzioni – “così si distribuivano più utili e i Benetton erano contenti” – avrebbero accelerato la corrosione dei cavi del ponte Morandi, e che la resina delle barriere sulla rete autostradale era difettosa e totalmente inefficace? “Incollate con il Vinavil”, confessavano a se stessi prima di scappare (“sti cazzi io me ne vado”). Magari, dopo aver disposto di risparmiare sulla sicurezza e sulla vita delle persone, che la morte non avrebbe risparmiato, davano sereni il bacio della buonanotte ai figlioletti. Magari, dopo avere fatto sorridere “Gilberto eccitato perché lui guadagnava e suo fratello di più”, andavano nelle università a predicare ai poveri studenti l’etica dell’impresa e il dovere della solidarietà. Magari, da azzardati scommettitori sul dolore altrui riuscivano malgrado tutto a scacciare i cattivi pensieri, a guardarsi allo specchio la mattina. Puntando sulla smemoratezza dei manufatti, stremati, marciti ma pur sempre lì, dai che anche oggi è andata liscia.

Prima domanda di noi gente qualunque: ma se i forzieri della “Famiglia” erano già ricolmi di miliardi perché mai un’altra carrettata di miliardi eccitava ancora e così tanto Gilberto, e i suoi calorosi sentimenti fraterni? Pensavamo che ci fosse un limite oltre il quale accumulare dieci, venti o cento fantastilioni non dovrebbe mutare il senso di un’esistenza. O forse sì, se l’avidità è la misura prescelta di un mondo smisurato. Ma può darsi che le sinapsi di questi leggendari “Capitani” siano costruite anch’esse di materiali pregiatissimi, tali da non registrare alcuna vibrazione umanamente apprezzabile. Quando per esempio a Cortina, la sera del crollo del ponte Morandi, si convocano gli amici per una grigliata che sembrava brutto disdire. Leggendo di questi manager di resina scadente chiediamo infine sommessamente di risparmiarci d’ora in avanti altre penose lezioncine sui top manager dagli “impeccabili curriculum”, perennemente concentrati sul “benessere della collettività”. Ne esistono certamente, e non sono pochi, ma adesso più che mai ci sentiamo autorizzati a diffidare della narrazione da meeting confindustriali (con reggicoda dattilografi al seguito), quella della superiorità morale e delle buonuscite che gonfiano petto e portafoglio. Sti cazzi, come diceva quel tale del Vinavil.

8 replies

  1. Padellaro mi sembri nato oggi che ti fai certe domande o sei anche tu un ipocrita, visto il tuo curriculum di lunghissimo corso.
    Controlla i conti correnti degli implicati ed avrai le tue risposte.

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    • Ma infatti, Silvio ha evaso quanti milioni al fisco? Mica si sarebbe impoverito pagando le tasse, sia quelle per cui lo hanno condannato sia quelle per cui non lo hanno beccato grazie alla gdf compiacente. Discorso troppo buttato sull’etica quello di Padellaro: qua c’è una concessione, ci sono precisi obblighi del concessionario. Chi se ne frega se la sera Gilberto si metteva a contare le monetine.

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  2. Dormivano bene. La legalità secondo il Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra

    Lunedì 9 novembre al giornalista Simone Spetia (Radio24) il Presidente Morra dichiarava che la mancata applicazione della legge in Calabria dipende dalla complessità della situazione di quella regione. Premesso che il principio di legalità vige in tutto il territorio nazionale, i seguenti giuristi hanno dichiarato:
    Sergio Chiarloni: succede così che la giurisprudenza della Cassazione assomigli ad un supermercato
    Alberto Crespi: Certo di decisioni sbagliate sono lastricati i tribunali. Nel caso specifico, però, non si tratta di un errore, ma di giustizia letamaio
    Michele Coiro: Accadeva in pratica… che il magistrato non gradito al potere non veniva promosso… il processo veniva affidato al sostituto di fiducia del procuratore, che a sua volta era stato designato a quel posto perché gradito al sistema di potere
    Guido Neppi Modona: esistevano sacche di connivenza tra i vertici di alcune sedi giudiziarie – soprattutto le procure della Repubblica e gli uffici istruzione – e i centri politici ed amministrativi del malaffare. Quegli uffici – definiti ‘porti delle nebbie’ – si dedicavano più ad insabbiare che ad indagare. I magistrati che li dirigevano erano coinvolti in un sistema di scambio di favori: da una parte l’impunità garantita ai corrotti, dall’altra la comoda scalata ai posti più ambiti
    Michele Vietti: casi eclatanti di inidoneità e di infermità mentale di magistrati non hanno portato alla destituzione … e quindi anche chi è affetto da gravi turbe mentali, e quindi è un pericolo per l’amministrazione della giustizia, rimane al suo posto
    Il Presidente Morra, come il Presidente Mattarella (al quale fu consegnato un mio libro il 15.02.2015) e il Presidente del Consiglio Conte (al quale il 05.07.2018 furono consegnati tre miei libri con copie per i ministri Tria, Bonafede, Di Maio, Toninelli) non legge le lettere dei cittadini, ai quali pretende di imporre il proprio punto di vista per tramite di un giornalista.
    Le pubbliche autorità emettono ogni anno innumerevoli atti antidemocratici con un costo complessivo per la collettività di centinaia di miliardi. Tali atti illegali sono tollerati dalle alte cariche dello Stato che, a loro volta, non disdegnano di violare la Costituzione. E infatti nella nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro un cittadino può essere condannato in 1° e 2° grado e assolto in Cassazione (un recente caso è quello dell’ex ministro ed ex governatore della Lombardia Roberto Maroni). Nel 2007 Eugenio Scalfari si chiedeva: “Come è stato possibile costruire un ossimoro così vistoso in forza del quale un ministro viene prosciolto ma tacciato di illegalità? Semplice, basta porre le norme della legge ordinaria al di sopra della Costituzione. Nello stesso anno il Governo Prodi, il CSM e il Presidente Napolitano ignoravano le illegalità e le menzogne degli amministratori delle Ferrovie dello Stato. Neapolitanus Rex (d.a. F. Cordero) rifiutò di commutare la condanna di cui alla sent. civ. 4499/2007 in condanna a morte. Quelle autorità preparavano il grande botto di Viareggio del 2009? Misteri.
    Nel disordine legislativo il principio di legalità svanisce e germogliano arbitrio, corruzione, disuguaglianze, sfruttamento dei lavoratori, povertà, odio. Coloro che amano i poveri non fanno altro che legittimare l’arroganza del Potere. In Italia un tale stato di anarchia non si giustifica in alcun modo: l’art. 54 della Costituzione impone al Parlamento, al Governo, al CSM, al Capo dello Stato e a tutte le altre autorità competenti di espellere dalle pubbliche istituzioni i soggetti che non si siano comportati “con disciplina e onore”. Ma quella norma non circola nelle alte sfere dello Stato, per prassi esenti dalla giurisdizione; così come è prassi attribuire pubbliche funzioni ad amici o sostenitori secondo la regola del do ut des.
    E le élite? È significativo il silenzio dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti sul quesito se il Capo dello Stato, difendendo i giudici che violano norme costituzionali, commetta egli stesso il delitto previsto dall’art. 90 della Costituzione. La maggioranza delle élite assiste impassibile a ogni sconcezza che promani dal Palazzo, venendo meno al dovere di contribuire al progresso morale, economico e sociale del Paese e a liberare i cittadini dalle maglie di un ordinamento giuridico illiberale sostenuto da privilegiati e parassiti che vendono l’anima in cambio di onori senza virtù, favori, preferenze, raccomandazioni. La rabbia potrebbe indurre i cittadini oppressi a cacciare a calci nel sedere gli inquilini del Palazzo che riposano beati su un vulcano. A quel punto la maggioranza delle élite indosserebbe la casacca del vincitore.
    Mi rivolgo a Simone Spetia perché informi il Presidente Morra che, dopo 57 anni di onorato lavoro della Commissione Antimafia, la Mafia ha esteso i suoi tentacoli in tutto il Paese.
    12.11.2020

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    • “il Presidente Morra dichiarava che la mancata applicazione della legge in Calabria dipende dalla complessità della situazione di quella regione”
      Morra sapeva ma non aveva mai denunciato la mancata applicazione !!!!!
      Caro Morra, CHE COSA E’ LA “COMPLESSITA’ DELLA SITUAZIONE DI QUELLA REGIONE “? io leggo : ” la attività della ‘ndrangheta”. Le risposte quantomeno “strane” dell’ex generale al giornalista televisivo sono un chiaro segnale di intromissioni e pressioni mafiose

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  3. caro Padellaro, ti preoccupi perchè questi avevano difficoltà a prender sonno ? Stai tranquillo : qualche goccia di EN e ti addormenti subito.

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  4. Ovviamente Padellaro, è sarcastico!! Come facciano a dormire è semplice , se ne strafregano altamente del prossimo loro!!! Che problemi si pongono? Il vuoto assoluto!! Senz’anima, sono e senz’anima rimangono.. ma pagheranno, eccome pagheranno!! Tutti in gattabuia devono finire i delinquenti!! Chi ha già moltissimo e continua a rubare è ancora più ladro di chi lo fa per mangiare e non si merita misericordia!!

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