Juve-Napoli e quei sospetti sul patto De Luca-De Laurentiis (prontamente smentito)

(Marco Galluzzo – corriere.it) – Tutti si affrettano a smentire ma il sospetto di un contatto, di una telefonata fra i due, resta eccome. E non solo perché Vincenzo De Luca, presidente della Campania, da sempre comunista e diessino in qualche modo eretico, sopra le righe, senza peli sulla lingua, è amico di vecchia data di Aurelio De Laurentiis, nipote del celebre Dino, produttore cinematografico e imprenditore di successo, presidente del Napoli e anche lui come De Luca allergico alle formalità e all’etichetta, propenso all’iperbole e con un ego in qualche modo simmetrico a quello del politico.

Il sospetto resta perché i due sono ormai da tempo legati anche politicamente, e questo nonostante un tempo De Laurentiis si schierò a favore del centrodestra e di Caldoro, candidato alla Regione per Forza Italia, per poi comunque virare a 360 gradi, dichiararsi un «intellettuale di sinistra», amico dello juventino De Luca dal 1994 e ora anche supporter della sua rielezione alla guida della Campania.

Ha destato scandalo e reazioni il suo endorsement di qualche giorno fa, poco prima delle elezioni: «Cari campani, il Napoli sostiene la candidatura di De Luca per il secondo quinquennio di presidenza della Campania. Oggi è l’unico politico che può risollevare le sorti della Regione a livello nazionale e internazionale. Non abbiate dubbi. È lui l’uomo migliore del momento».

Insomma un sodalizio che è più che collaudato, che produce inediti assoluti, come quello di una squadra di calcio che si schiera politicamente. Del resto in questa storia che è anche molto italiana, con le regole della Figc e del Cts che confliggono con quelle delle Regioni e delle Asl, Aurelio De Laurentiis alla positività di Zielinski manda un sms ad Andrea Agnelli, presidente della Juventus, dove cerca comprensione, solidarietà, e il rinvio del match. Agnelli risponde ribadendo l’adesione alle regole esistenti: quindi nessun rinvio. E Pirlo ha ribadito il principio.

Eppure nel rapporto fra De Luca e De Laurentiis, nonostante i due si affrettino a smentire, a confermare un’amicizia stretta quasi ventennale, ci fu un passaggio anche ruvido, quando il secondo si schierò con il centrodestra: «Credo — disse il Vincenzo — che quando un candidato ha necessità di utilizzare anche il pallone per fare campagna elettorale vuol dire che veramente è alla disperazione».

Oggi evidentemente non è più così, De Luca ha avuto parole di fuoco per tutti coloro che non rispettano le norme contro il Covid, ha definito «irresponsabile» la politica del Viminale perché non avrebbe sufficienti agenti per controllare le strade e la movida di Napoli, eppure ha fatto tantissimi e calorosi auguri all’amico De Laurentiis, anche lui incappato nella malattia, ma diverso da Briatore, apostrofato in tutt’altro modo, «ha la prostatite ai polmoni» e che vada a farsi benedire il bon ton.

La Asl è governata dalla Regione, dunque da De Luca, che peraltro un giorno alla settimana, nella sua diretta Facebook del venerdì o nelle sue esternazioni quotidiane, non manca mai di attaccare il governo di Conte per gli scarsi trasferimenti alla Campania proprio in tema di sanità. E il sospetto di un accordo fra calcio e politica locale deriva proprio da questo, da una decisione sanitaria che in casi di altre partite di serie A, e con altri giocatori positivi al Covid, si sono comunque disputate, senza alcun ordine di isolamento per i giocatori asintomatici e con tampone negativo.

Domenica De Luca se l’è presa anche con la polizia, «non è possibile convivere per altri dieci mesi con il Covid quando, almeno in Campania, le forze dell’ordine sono scomparse. Siamo a livelli di scandalo nazionale». Nessuna parola invece sull’intervento della Asl sui giocatori del Napoli, solo una smentita del suo staff.

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