Rosicate, gente, rosicate

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Finora non ci avevano capito niente. Ma ora, compulsati i dati elettorali, i professionisti della politica e dell’informazione han capito tutto. E l’hanno presa bene.

Italia Morta. “Il dato di Italia Viva è straordinario: Iv c’è ed è ancora più attraente nel Paese e in Parlamento”. Lo dice l’ex Innominabile, ora Invotabile, dall’alto del trionfale 4,5% scarso nella sua Toscana (inutile perché Giani ha vinto di 8 punti, però “siamo stati determinanti non numericamente, ma politicamente per l’enorme mobilitazione”: quella contro se stesso), del prorompente 3,75 della Boschi a Laterina, del sontuoso 1,6 di Scalfarotto in Puglia (lì si univano alle esequie Calenda e Bonino per far perdere meglio Emiliano, che infatti ha vinto), del 2,4 in Liguria e dello 0,6% in Veneto (settimo posto su nove, dietro la lista No Vax). Non male per quello che doveva “svuotare il Pd come Macron coi socialisti francesi”. Nel 2016 aveva promesso di lasciare la politica dopo il referendum, ma non aveva precisato quale: era questo.

Brindisi a Sambuca. Maurizio Sambuca Molinari, direttore di Repubblica ma soprattutto ideologo e trascinatore del No, è tutto contento del 70% del Sì perché “cala il vento del populismo” e si “disegna un cambiamento di umore degli italiani nei confronti dei sovranisti e dei populisti”, nonché la disfatta di Lega e M5S. Strano: solo tre giorni fa Rep definiva il referendum “Un voto sui 5Stelle”: quindi il 70% è tutto loro? A noi però affascina vieppiù la questione del “populismo”, che è come l’Araba Fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Al Sud vince Emiliano e stravince De Luca, molto più populisti dell’azzimato Di Maio: in che senso cala il vento? E il taglio dei parlamentari non era la quintessenza dell’“antipolitica populista”? Ora se ne dovrebbe dedurre che il 70% degl’italiani sono populisti, dunque il vento cresce. Però molti grillini con una mano (quella populista) han votato Sì e con l’altra (quella antipopulista) han votato Emiliano e Giani contro i populisti. E lo stesso han fatto la gran parte dei pidini. Quindi milioni di italiani sono contemporaneamente populisti e antipopulisti. È il famoso elettore disgiunto.

Il trionfo del No. Stefano Folli e Sebastiano Messina regalano altre soddisfazioni. Folli si consola: “Il plebiscito sognato da Di Maio non c’è stato” perché, pensate: “Cosa sarebbe successo se alcuni partiti storici, invece di affidarsi a un Sì opportunistico, avessero fatto campagna per il No? Si può immaginare che l’esito sarebbe stato diverso”. Se poi il 70% degli italiani, anziché votare Sì, avesse votato No, si può immaginare senza tema di smentita che il No avrebbe vinto col 100%.

E pazienza, è andata così. Anche Messina è tutto giulivo perché “non è il trionfo cantato da Di Maio” , anzi il 70 a 30 è un tripudio del No. Segue un acuto parallelo coi Sì negli altri referendum: purtroppo cita quelli abrogativi, mentre questo era costituzionale, il quarto dopo il Titolo V del 2001 (35% di votanti, Sì al 64%), la Devolution del 2006 (52% di votanti, Sì al 38%) e il ddl Renzi-Boschi del 2016 (65% di votanti, Sì al 40%). Dunque il taglio dei parlamentari (54% di votanti, Sì al 70%) è la riforma costituzionale più votata della storia repubblicana. Cioè il trionfo cantato da Di Maio. A proposito: neanche Zaia, col suo misero 77%, ha avuto un plebiscito: ben il 23 dei veneti gli han votato contro.

Voce del verbo violare. Anche Luciano Violante, alfiere del No, è tutto giulivo perché col Sì “ha prevalso un argomento serio e democratico, la necessità di fare altre riforme”. Ed è “merito della campagna del No”. Lui, potendo scegliere, partirebbe da un “nuovo bicameralismo”, molto simile a quello renziano bocciato dal 60% degl’italiani, quindi i sinceri democratici devono riprovarci: gli elettori vanno puniti.

I poveri, pussa via. “Nelle periferie il taglio del numero dei parlamentari diventa un mezzo plebiscito, nel sofisticato e colto (e ricco) centro storico non passa”. L’illuminata analisi la si deve al Corriere della Sera: i poveri delle periferie sono burini e ignoranti, mentre i ricchi sono colti e sofisticati. Ecco: il 70% del Sì vale meno: diciamo il 35. Ergo ha quasi perso.

I tre Feltri. Vittorio, su Libero, chiede a Mattarella di “sciogliere le Camere, non più costituzionali”: hic! Stefano, sul Domani, titola su “Il declino dei populisti. Vincono il referendum ma perdono il Paese”: vedi Sambuca. Mattia, sull’Huffington Post, vede uno straripante “popolo del No che nessuno sa rappresentare” (a parte tutti i giornali, tranne uno). E ricorda Woody Allen in Provaci ancora, Sam, che rincasa tutto pesto da una rissa e racconta: “Ho dato una lezione a dei tipi che davano noia a Julie: a uno ho dato una botta col mento sul pugno, a quell’altro una nasata sul ginocchio”.

Di Battutista. Dibba comincia a capire e critica la linea 5Stelle di correre da soli. Peccato che fosse la sua. Si sarà accorto che le alleanze servono (vedi le Comunali, molto meglio delle Regionali) e comunque, se non le fanno i vertici, le fanno gli elettori contro i vertici. Avvertire Laricchia, Lezzi&C.

Le Sordine. Più comico dell’Invotabile c’è solo Mattia Santori. Sorvola sulla tranvata referendaria e dice che il Pd ha vinto grazie a lui: “Il Pd festeggia le vittorie in Toscana e Puglia, ma lo spumante nei calici viene dalla cantina delle Sardine”. Le sardine in carpione.

9 replies

  1. Quella di Mattia Santori (United Colors) è la battuta (inconsapevole ) migliore.
    Vedrete che qualcuno del PD avrà la splendida idea di candidarlo alle prossime elezioni. tanto essendo la scatola cranica vuota di idee, gliela rempiranno loro.

    Il titolo non mi piace per niente, lo usava molto spesso l’INNOMINABILE, e me lo rendeva ancora più antipatico.

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  2. Caro direttore, l’unica nota stonata è quella su Di Battista: le cose per m5s non sono andate bene neanche in Liguria dove l’alleanza non ha sortito effetti miracolosi soprattutto per m5s, ansi…

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    • @cesaregoffredogranese
      Liguria?
      Ma c’era anche la Liguria tra le regioni in cui s’è votato per il rinnovo del Consiglio?
      Ma guarda!
      E pensare che io, vivendo a Genova, mi sono disciplinatamente recato alle urne per
      depositare il mio Sì e, già che c’ero, ho pure votato per i 5S… ma non per Sansa.
      Ma forse ho già rimosso la cosa, così come l’ha rimossa l’amico Travaglio.
      Laddove, solo in Liguria, PD e 5S han presentato lista in comune han preso una
      tranvata storica.
      Laddove invece si sono presi a ditate negli occhi (Toscana, Puglia, Campania), per
      la destra-destra è calata la notte.
      Quindi, delle due l’una, o io non sono capace di leggere i risultati elettorali, e la cosa
      riguarda solo me e le mie percezioni politiche, oppure è Travaglio ad essere diventato
      improvvisamente dislessico poiché, ignorando i fatti, continua pervicacemente a
      sponsorizzare un’unione incestuosa che s’è dimostrata un autentico disastro ogni volta
      che è stata tentata (Umbria… do you remember?)
      Tra PD e 5S ci possono stare solo accordi programmatici sulle cose che è possibile
      realizzare insieme, sul tipo del “contratto” siglato con la Lega, ma continuare a ventilare
      alleanze impossibili mi pare manifestazione di quella disonestà intellettuale che Marco
      Travaglio ogni giorno fustiga negli altri.

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      • Ormai Travaglio ha azzannato Di Battista, e lui quando morde è come quei cani che non possono più riaprire le mandibole nemmeno volendo.

        Siccome è in buona fede lo perdono, ma nella contesa sto con Di Battista che ha semplicemente detto che il M5S non può accordarsi andando contro ai propri principi solo per vincere, o perdere meno, o addirittura perdere di più ma per far vincere il pd per arginare la destra, pur essendo già il pd di destra.

        In effetti sembra che in Liguria non si sia votato, eppure anch’io ho votato, e anch’io M5S e disgiuntamente un’altro presidenta, perchè sansa ha fatto di tutto per non farsi votare.

        Non sono d’accordo con te sul fatto che un’alleanza col pd sia impossibile però.
        Sarebbe possibile se il pd avesse a cuore la cittadinanza invece che i propri affari privati (in subordine agli affari prvati di chi se li è comprati, ovvio), e proponesse candidati di valore, obiettivi sensati, programmi condivisibili … ok, effettivamente è impossibile … sono d’accordo con te.

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  3. Questi continuano ancora a scrivere trionfo del no, oltre l’assurdo il ridicolo. Non si sono fermati un secondo a pensare, ma che ho scrotto oer mesi, e per chi ho scritto. Oppure scrivono tutti per il centro di Milano e il centro di Roma, perché altri centri colti e riflessivi che hanno votato “no”non pervenuti.

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  4. Ma qualche riflessione su M5S raso al suolo in ogni luogo, sia che si presentasse da solo sia in coalizione?
    Perché annettersi i risultati di un referendum trasversale e una tantum votato dal 96% per Parlamento é un conto.
    Guardare i risultati di elezioni periodiche che confermano una striscia declinante costante dal 33% a uno stentato quasi 10% dei propri protegés é un altro.

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    • Se il 96% (in realtà 97,5%) del Parlamento ha voluto la riforma, e il M5s ne rappresenta solo il 33% (in realtà 35,9%), come mai il restante 63% (secondo i tuoi conti) non si è “annesso il risultato”, e non sta parimenti festeggiando? Forse perchè non potevano dire pubblicamente di NO per non perdere quel poco di faccia residua (come se ciò non fosse già avvenuto da decenni), ma ci hanno sperato tanto, ed ora che l’inevitabile è successo sono in lutto stretto, per la prematura dipartita di ciò che di più caro hanno al mondo, ovvero una manciata di poltrone?

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  5. Il problema del basso consenso M5S è per me un mistero, ma non credo dipenda dalle alleanze. Forse il voto “M5S” era più “contro” che “per” qualcuno. Ora che i vecchi partiti sono meglio dell’era berlusconiana allora gli elettori tornano all’ovile. Se le cose stanno così, peccato che non capiscano che non appena il M5S sparirà torneranno ad abbuffarsi come e peggio di prima.

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  6. “Il nodo non sono le alleanze, la vera questione è riuscire a mantenere la nostra identità. Il Movimento deve riattivare un coinvolgimento emotivo, a partire dai portavoce a tutti i livelli, arrivando a livello locale. Deve tirare fuori il meglio da ciascuno. Insomma, deve riaccendersi”.
    Cit. Carla Ruocco tratto da un articolo di oggi in cui, tra le altre cose, non parla “per niente bene” di Di Battista …e non solo di lui.
    Non credo che Travaglio ha capito bene cosa sta succedendo nel m5s.

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