Preferiti o preferenze

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Quel che ha detto ieri il premier Conte alla festa del Fatto, rispondendo a Padellaro e Gomez, sulla legge elettorale con la preferenza e senza più liste bloccate piacerà ai 5Stelle, a LeU, alla maggioranza del Pd e in parte anche alla Meloni: cioè a chi è contrario ai parlamentari nominati dai capi. Non piacerà invece a chi approvò le tre leggi elettorali-vergogna che istituivano le liste bloccate: il Porcellum del centrodestra (2005, poi raso al suolo dalla Consulta), l’Italicum dell’Innominabile e di B. (2014, anch’esso bocciato perché incostituzionale) e il Rosatellum del Pd renziano, votato anche da FI e dalla Lega salviniana (2017, con i soli voti contrari di 5Stelle e FdI). Se la nuova legge elettorale “Germanicum”, oltre a un impianto proporzionale e a uno sbarramento, prevedrà la preferenza unica, non sarà la migliore del mondo, perché il doppio turno francese è meglio; ma almeno potremo dire di avere riconquistato il diritto di scelta. Non è poco, dopo 15 anni di digiuno. Ed è paradossale che i cultori della “rappresentanza” democratica sprechino tempo, voce, inchiostro ed energie a strillare contro il taglio dei parlamentari (che non c’entra nulla), anziché concentrarli su un obiettivo ben più cruciale: far sì che i deputati e i senatori, 945 o 600 che siano, vengano eletti da tutti e non più nominati da pochi.

Questo è il cuore della “rappresentanza”: più elettori rappresenta, più il rappresentante sarà responsabile e autonomo. Come diceva ieri Conte, “coloro che saranno eletti con le nuove regole potranno sentire ancora di più il peso della rappresentanza e quindi quella disciplina e quell’onore” prescritti dall’art. 54 della Costituzione. Molti – come Sabrina Ferilli, anche lei alla nostra festa – puntano “più sulla qualità che sulla quantità”. Giusto. Ma un’assemblea pletorica di quasi mille parlamentari consente a molti (circa un terzo, secondo i calcoli di Boeri e Perotti) di confondersi nella massa per disertare impunemente le sedute o scaldare gli scranni senza fare proposte: una zavorra che scredita tutta l’istituzione. La qualità dei nostri rappresentanti migliorerà già con la loro riduzione e soprattutto con una legge elettorale che ne faccia davvero i rappresentanti nostri e non dei loro padroni. Ma – l’ha spiegato ieri Lorenza Carlassare sul Fatto – solo la vittoria del Sì costringerà il Parlamento a buttare a mare il Rosatellum e le sue liste bloccate. Se vincesse il No e i parlamentari restassero 945, senza l’obbligo di ridisegnare i collegi, i partiti non avrebbero né l’obbligo né l’interesse di cambiare sistema. E si terrebbero quello attuale, che consegna ai loro boss il potere unico al mondo di scegliersi i parlamentari preferiti: i meno capaci e i più servili.

8 replies

  1. Direttore una domanda: se si sposa la rappresentanza( di qualità riducendo il numero) è garantita la governabilità? Sinceramente troppi galli( e con il pentapartito qualcosa si è visto) portano confusione e non decidono mai. Quel che conta è trovare la decisione, perché portare eletti con molte preferenze, che non dipendono da un segretario, ma forti di tanti voti, pensano e decidono in autonomia, difendendo il proprio territorio ( fa i suoi interessi), fa si che in politica estera, in scelte strategiche sull’economia possa facilmente saltare il governo.
    Pensi ad un bertinotti che per difendere le 35 ore fece cadere Prodi, e B. andò al governo. Legittimo puntare i piedi poi però l’interesse nazionale è prioritario, e i galli devono chinare la testa, perché in politica regna il compromesso. E la vita non è mai bianca o nera ma sempre grigia in tantissimi toni. Saluti

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  2. Massimo Pranzetti 👏👏👏:

    Una ragione del No che non digerisco è quella di chi paragona questa riforma a quella di Renzi, che era la stessa che voleva Berlusconi.
    …ricordo a tutti che la riforma renziana del Senato, clamorosamente bocciata dagli italiani, prevedeva la trasformazione del Senato in un ricettacolo di nominati dalle segreterie di partito, che non avrebbero più avuto nessun legame con l’elettorato, Senato in cui riciclare trombati a vari livelli, impresentabili con il portafoglio clienti gonfio di voti e lobbisti di ogni genere attenti solo agli affari propri.
    Dire che questo referendum è simile a quello mi ha davvero rotto le palle, perché è di una falsità e di una malevolenza senza confini.
    La riforma renziana era un taglio alla democrazia, non lo è questa operazione di sfoltimento di un numero che non ha più ragione di esistere se non per avere piu collettori finanziari di soldi pubblici verso lidi privati, di mantenere ancora gente con i piedi in ammollo nella fiumara di soldi pubblici, di creare le condizioni di proliferazione clientelare della casta, sempre alimentata dai soldi pubblici.
    Con la riforma renziana avremmo avuto il peggio della società italiana col culo seduto in Senato, che avrebbe influenzato, orientato e ricattato l’agenda politica e l’azione di ogni governo.
    Mi sta bene tutto, possiamo parlare di tutto, ma finiamola con questa menzogna!
    A chi dice che: “Non capisco perché dopo aver votato NO a Renzi, devo votare SÌ adesso”, faccio notare che chi era favorevole a Renzi allora, oggi è per il mantenimento dei 945 parlamentari….

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    • Cincirdo.
      Mi permetto solo di farti notare che gli “impresentabili con il portafoglio clienti gonfio di voti” gioiranno del proporzionale con le preferenze.

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  3. Sono convinto di votare si con una sola preoccupazione: i voltagabbana.
    Il loro peso specifico quando tradiscono il loro mandato diventerà molto più forte di fronte alla tenuta o meno di un governo.
    Tra le riforme che si spera seguiranno se vincesse il si bisognerà pensarci seriamente.

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  4. Articolo pienamente condivisibile.
    Un solo dubbio: se collegi uninominali e doppio turno sono meglio, perché mai dovremmo accontentarci di un sistema proporzionale con preferenze, sistema che genera favoritismi, raccomandazioni, lavori finti e quindi baracconi pubblici in cui infare gli amici degli amici, in una parola clientelismo?

    Perché dovremmo accontentarci?
    Che il porcellum e i sui successori facciano schifo lo sappiamo tutti, non ci perderei un rigo di giornale.
    Ma il porcellum è stato inventato per far fuori il sistema maggioritario che è stato adottato a seguito di un referendum in cui gli italiani si sono espressi in modo chiaro a sfavore del proporzionale (96%, mica bazzecole).

    Ora i grillini vorrebbero farci credere che quel “vecchio” e corruttivo sistema è il migliore, stiamo alle solite, cambiare tutto per non cambiare niente, spacciare le mezze restaurazione per mezze rivoluzioni.

    Fa piacere che almeno su questo Travaglio abbia preso le distanze.

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    • Le opinioni sono opinabili e restano in quel vuoto dove si fanno gas e aria; una delle ragioni che hanno allontanato l’elettorato dalla politica sono stati proprio i veti alle liste in modo da dare ampio spazio di libero arbitrio ai segretari dei partiti ma allo stesso tempo di convergere i voti il più possibile; forse con le riforme suddette chissà cosa si proponevano di fare se non, come ha giustamente detto Travaglio, di avere un diritto perentorio di scelta sulla persona e di indirizzare, in una forma legalmente sporca, milioni di voti, verso individui in stretto rapporto con le segreterie e pochissimo, per non dire niente, in rapporto alla cittadinanza e al territorio, a meno di una investitura con elargizioni di una quasi patetica benevolenza contro di lucrosi investimenti che hanno fatto girare le ruote solo nella stesse direzioni.
      Credo che la mia posizione sia chiara e, a prescindere dal numero dei parlamentari, politica e sistema elettorale di specifico indirizzo sociale e economico, restano le amarezze di un gap enorme tra lo stato, le istituzioni sempre più accorpate e ingigantite e le reali necessità di uno sviluppo sostenibile, equilibrato e strutturante la società nel suo complesso, lungo un divenire che è anche storia, tradizioni e passato oltre a presente e futuro.
      Il blocco delle liste con la catalizzazione di voti su personaggi anche sconosciuti, cioè invisi ai cittadini ma ben inseriti negli organici è stata anche la mannaia che ha disintegrato il polo del centro sinistra, la cui ossatura era la possibilità di scelta fra una rosa di candidati di partiti accorpati che, oltre a disperdere i voti, non garantiva la presa dei seggi.
      Con il senno di poi, si potrebbe dire di essere ad uno stadio successivo con la volontà comune di ridare dignità al parlamento e a questa Nazione, anche attraverso un modus operandi di recessione degli impiastri vergognosi partoriti dalle segreterie completamente slegate dalla base a meno dello stuolo dei veterani ormai più vecchi che vivi.

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