Guardia Sanframondi: “Diciamoci la verità, anche se ci fa male”

(Raffaele Pengue) – Allora ragazzi della lista Esserci, sospendiamo per un attimo lo spettacolo presente e le polemiche connesse, proviamo a portarci avanti col programma e pensare a domani. Accantoniamo le facce ignare e ignave dei vari Gatto e la Volpe che infestano la politica in questa comunità: arraffoni, faccendieri, professionisti delle liste, che ogni cinque anni, al buio, rasentando i muri, inciuciano, parlottano, tramano e decidono. Indebolendo la libertà degli ingenui. Già, gli ingenui. “Sei un ingenuo”, mi sono sentito ripetere. Ogni tanto qualcuno più furbo te lo dice, magari scuotendo la testa, come un’offesa più o meno bonaria. Ma non è così. Ingenuo viene dal latino ingenuus, e per secoli ha indicato la fortuna di nascere libero. L’ingenuo è l’uomo libero e rappresenta qualcuno che ha dignitas. È libero e onesto. Che non deve arrabattarsi come il servo per sopravvivere. Strano, no? Ho ingoiato tanti rospi in queste settimane, mi sono frenato la lingua e le dita per carità di patria davanti a troppe assurdità, troppi grossolani errori e disfunzioni, troppe proposte sul nulla, troppi vaniloqui. Qualche volta non ce l’ho fatta, perché si era arrivati al culmine di un atteggiamento tronfio, insopportabile: come affrontare una campagna elettorale guardando solo a se stessi e al proprio successo. Ma poi ho pensato: quando una comunità vive un momento tremendo, bisogna restare uniti o perlomeno evitare polemiche. Oggi urgono uomini e donne seri. Si dovrà ricostruire, un tessuto morale, una comunità. Da dove ripartire, in che modo? Domande a cui, state certi, non sarò in grado di dare risposte e temo che nessuno lo sia. Ma domande che bisogna farsi per avvicinarsi al vero, per cominciare a pensare sul serio un agire costruttivo, scusate il bisticcio. Diciamoci la verità anche se fa male. Il punto di ripartenza, è evidente. Oggi, dopo tante sconfitte, finalmente c’è aria di vittoria. La formazione avversa, per manifesta incapacità, fuffa e marasma, è condannata a un inglorioso declino che dura già da svariati anni. Fa solo teatrino e comunicazione e ha finalmente trovato una soluzione per affossarsi definitivamente, il loro candidato sindaco. L’erede al trono designato. Il candidato reggente – o forse l’autoreggente, perché non se lo fila nessuno –.  E si capisce dal tenore dei primi interventi e degli sguardi, sembra un passante, un turista spaesato al tempo del coronavirus, uno che regge il gruppo che lo ha candidato a sindaco solo perché hanno chiuso i cinema e non sa cosa fare e dove andare. È un genio leonardesco del non-sapere, di cui copre tutti i rami del non-scibile umano. Non ha competenze, non ha voce in capitolo, non ha passato perlomeno visibile. Si sa solo che in passato, il reggente guardiese ha sempre seguito le orme di Floriano. Un percorso coerente, non c’è che dire. Per lui che è stato ed è solo il suo ripetitore automatico. Nel frattempo, Floriano Panza, il Nulla vanitoso, si finge Siddharta, caduto in guru meditation, spara omelie sui social che altri chiamano diversamente, interpella i sindaci sanniti e fa annunci sensazionali di pura fuffa, bluffa coi numeri e si congratula di continuo con sé stesso, pensando di passare alla Storia mentre Guardia affoga nell’incuria e nel degrado. Allora torniamo precipitosamente a noi e pensiamo: in queste condizioni cosa si può fare? Cacciare questo gruppo di sciagurati sarebbe sicuramente un primo passo avanti, per passare dalla fiction alla realtà; ma un secondo passo quale sarebbe? Non so andare avanti, e non ho la risposta, tutte le strade si fermano. Allora faccio un passo indietro e mi dico: ma noi siamo in grado di esprimere una amministrazione di alto profilo che piaccia a tutti o almeno a tanti o che perlomeno non dispiaccia a nessuno o almeno a tanti? Il candidato sindaco lo riteniamo in grado di fare da nocchiere in gran tempesta? Qualcosa si deve fare se non si vuole morire nel Nulla.

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