Quei credenti a 5 stelle: così le “grillarie” soppiantano il congresso

(di Daniele Luttazzi – Il Fatto Quotidiano) – Fanno una certa tenerezza i grillini, anche altolocati, che continuano a parlare di “congresso in autunno”. Si comportano come se il MoVimento fosse un partito politico di costituzione democratica: non lo è. Il MoVimento è di Grillo e alla fine decide Grillo, punto. Lo si è visto una volta per tutte con le grillarie di Genova, anni fa: la musica è sempre quella. Non siete d’accordo? “Vaffanculo a voi, questa volta!” (Grillo a Napoli, un anno fa, a chi contestava l’alleanza col Pd).

Le ultime consultazioni su Rousseau, approvando senza alcun dibattito i desiderata di Grillo, hanno reso inutile ogni congresso autunnale su doppio mandato e alleanze politiche. Scientology, la religione inventata (lo sono tutte) dallo scrittore di fantascienza Ron Hubbard, ha centinaia di migliaia di proseliti nel mondo. Per stabilire se sei libero da impedimenti spirituali usano un congegno ridicolo, detto E-meter. Baggianate, eppure ci cascano in parecchi, e il risultato è agghiacciante: su YouTube, il video promozionale di Scientology con gli adepti che ne cantano l’inno (“We Stand Tall”) fa venire i brividi (https://www.youtube.com/watch?v=XyNh1j3dsp8), specie se si considera che fine hanno fatto molti di quelli in prima fila (informatevi su “The Hole” e capirete il caso Pizzarotti). Un video di fantascienza che dà gli stessi brividi agghiaccianti è quello intitolato Gaia – The future of politics (https://www.youtube.com/watch?v=sV8MwBXmewU): una didascalia avverte che “Gaia non rispecchia in alcun modo le intenzioni o la volontà né di Casaleggio, né del Movimento 5 Stelle”, ma il video è postato dalla Casaleggio Associati ed esalta le elezioni via Internet, prevedendo quelle mondiali nel 2054. Davide Casaleggio (2018): “Rousseau non è una moda passeggera. La democrazia diretta è il futuro. Per quanto ci si opponga, al cambiamento non interessa se siamo pronti o meno ad accoglierlo”. Ma “cambiamento” non significa necessariamente progresso e sviluppo: anche il nazismo era un cambiamento; e la democrazia diretta, ammissibile come referendum, è letale per la democrazia se intesa come potere legislativo esercitato dai cittadini senza l’intermediazione di un parlamento, poiché cancella, con altri contrappesi, l’opposizione, che non ha modo di essere rappresentata e di convincere nel tempo; questa democrazia diretta è dittatura, e il fatto che sia a maggioranza non la rende democratica.

Rousseau è l’E-meter di Grillology: col suo voto non segreto e non verificabile certifica solo la fede dei grillini nel MoVimento e nella gestione Casaleggio; e ideologicamente ha già fatto guasti, sia perché è simbolo della fede annunciata dal video Gaia, sia perché la politica nazionale è condizionata dal voto degli iscritti a Rousseau, gestito da un’azienda privata. Non è un caso, insomma, se il M5S è un partito confessionale. Hubbard si faceva chiamare “Commodoro”, Grillo “l’Elevato”. Mettendo ai voti su Rousseau l’abolizione di Rousseau, quale sarebbe il risultato? Ai critici, i fedeli obiettano le cose buone realizzate dal M5S: con questo, però, confermano di essere confessionali, cioè reazionari. Solo i credenti accettano in blocco tutto quello che dice il Papa. Il sistema di potere del Pd è antitetico agli ideali del M5S, ma all’Elevato sta bene e a Rousseau pure. Tutto a bolla. Di Maio la chiama evoluzione: è il classico opportunismo. Nulla di illegittimo, ma potevate farla meno lunga, in questi anni: il Pd non era il Male, era solo già evoluto.

48 replies

  1. Luttazzi sembra essere più informato su Scientology che sulla cronaca e la politica italiana.
    Domanda: un soggetto (giornalista??) che scrive su un giornale dovrebbe esporre dei fatti o inventare tesi di fantasia?
    1. La consultazione su Rousseau era riferita soltanto alle elezioni locali.
    2. Proprio perché era riferita alle elezioni locali, il nodo andava sciolto prima del 20 agosto quando scade il termine per la presentazione delle liste.
    Ma tutto questo Alice non lo sa….. e parla di cose inventate come l’annullamento di quello che chiama “congresso” e l’abolizione della regola dei mandati.
    Ma Luttazzi alias Alice nel paese delle meraviglie, quando va a votare sceglie tra le liste regolarmente presentate e approvate?? O sceglie tra i nomi delle sue playlist di YouTube???
    Ma roba da matti.

    Piace a 2 people

    • Non penso proprio che Luttazzi invidi Grillo, semplicemente gli imputa l’incoerenza del passare da essere un comico (quindi libero) a essere un attore politico schiavo delle logiche di compromesso della politica. Il M5S è un partito padronale come tutti (meno il PD con tutti i suoi difetti) sulla scena politica italiana. Una democrazia rappresentata da partiti personali non è una democrazia. Luttazzi non è semplicemente un comico, è una persona di intelligenza acutissima e vasta cultura (è laureato in medicina). Essendo ancora un comico, quindi libero, ha tutto il diritto di criticare chiunque come ha sempre fatto, incluso il M5S, un partito che solo in un Paese ridicolo come questo poteva giungere al potere.

      "Mi piace"

    • Prima di tutto faceva satira politica, da lì a fare il politologo non sarebbe esattamente come per chi passasse da fornaio a fare l’AD di Calzedonia!

      "Mi piace"

  2. Cumulo di scemenze.
    A parte la pippa su scientology (cosa sarebbe se non un tentativo di stabilire un parallelismo?) mi domando che cosa gli
    abbiano mai fatto i grillini perché Luttazzi sia sempre così gonfio di bile nei loro confronti.
    Probabilmente lo hanno vaffanculato trattandolo per quel guitto livoroso e inacidito che è diventato da quando il Berlusca
    lo ha preso a calci nei denti.
    Visto come l’aver attaccato il Caimano (giustamente, per carità!) gli ha rovinato la vita e la carriera, ora non osa più nemmeno
    pronunciare il suo nome e ha trovato qualcuno su cui sputare la bile accumulata in vent’anni di ostracismo.
    Peccato, perché il ragazzo avrebbe potuto crescere meglio.

    Piace a 2 people

  3. Sulla mancanza di coerenza del M5s dalle origini ad oggi io mi trovo in parte d’accordo.
    Un personaggio come Di Maio, di “enciclopedica” ignoranza è riuscito a scalare il partito, guidato da una sete di potere ed opportunismo che gli ha permesso di fare terra bruciata di potenziali competitori. Uno su tutti Pizzarotti, decisamente più preparato ed attrezzato di lui, capace di risanare un comune come Parma devastato da una precedente giunta guidata da un sindaco di forza mafia.
    O le espulsioni comminate ad catsum verso certe voci critiche, la Fattori, la Nunes, che lo accusavano di incomprensibili giravolte. Una su tutte quella dell’alleanza con la lega.
    Non esitò, in cambio dell’accumulo di cariche, a prestarsi al ruolo di utile idiota per i sovranari e SPECULATORI legaioli, offrendo sponda politica per insensati piani di uscita dalla UE e dall’euro.
    Questa operazione comportò un’impennata dello spread fra BTP e Bund tedeschi, con crescita degli interessi sul debito pubblico e conseguente indebitamento statale. Ci fu una crescita degli interessi per i prestiti bancari, mutui immobiliari e finanziamenti alle imprese. Cosicché sotto la guida di DiMaio in ministeri chiave, l’Italia, unica nazione, registrò una recessione, tecnicamente tre mesi consecutivi di decrescita del PIL
    Rousseau è una piattaforma NON CERTIFICATA.
    È gestita, amministrata e pilotata dalla Casaleggio srl. Solo loro hanno accesso ai server, cosa che rende probabile qualsiasi tentativo di manipolazione delle votazioni online.
    Di buchi neri, rispetto all’approccio rivoluzionario del Grillo sul suo blog, se ne sono formati tanti, troppi.
    E oggi c’è questo personaggio pomiglianese che sta lavorando, ALLA LUCE DEL SOLE, alla creazione di un nuovo partitina personale col quale continuare la sua carriera di politico professionista, anche se incapace di tutto.
    Muovere delle critiche al fu M5s è sacrosanto.
    I meriti comunque glieli riconosco all’idea nativa e qualche persona perbene è pure arrivata in posizione di comando.
    Spesso però, a tirare le fila sono assurto personaggi ingenui, oppure complottisti, di fondo ignoranti e senza alcuna esperienza al di fuori della navigazione sul web.
    Ecco perché gli manca il senso pratico sulle conseguenze di alcune scelte, impostate e fatte calare (meet up, partecipazione orizzontale al processo decisionale?) senza alcuna idea e confronto con gli attori e destinatari delle loro decisioni.
    Mi ricordo a tal proposito lo sciagurato Di Maio che, dopo la presentazione di un piano di investimenti da 5 miliardi dei dirigenti FCA ai sindacati, dicembre 2019, sentendosi tagliato fuori si inventò l’ecomalus, penalizzante per la produzione italiana e premiante per quella orientale giapponese e coreana.
    L’ignorante non tenne conto che un crono programma per il passaggio integrale alla propulsione elettrica era già previsto dalla UE entro il 2030. Nel frattempo si dava tempo ai produttori di ammortizzare gli investimenti già esistenti nel termico e stanziare gli enormi investimenti per il passaggio all’elettrico.
    Non mi dilungo a tal proposito.
    Ma fu un tragico esempio di incompetenza ed ignoranza associata a sete di potere, arrivismo, spirito vendicativo, tutto riassumibile in INADEGUATEZZA.

    "Mi piace"

      • Non rompermi il cazzo pure su questi passaggi, perchè sono SANNITA. E chi mi leggeva pure un paio d’anni fa lo dovrebbe ricordare.
        Pure tifoso abbonato (Al passato, del futuro non v’è certezza) della STREGA.

        "Mi piace"

      • C’è da rimanere basiti col Jerome, “Pure tifoso abbonato (Al passato, del futuro non v’è certezza) [cit.]…”: quando abbiamo detto che “abbiamo votato” i 5S – al passato, del futuro non v’è certezza – il tomo ha continuato a chiederci imperterrito: SEI O NON SEI DEI 5S? Evidentemente, certe procedure valgono solo per gli eletti “affermazionisti”, per gli altri, brutti, sporchi e cattivi, nisba!

        "Mi piace"

  4. Ommioddio, Luttazzi ha osato criticare l’Elevato Pagliaccio e la sua scelta di allearsi col PD! Giù botte, presto! Accorrete, infoiati 5S, qualcuno sta dicendo che le scelte fatte dal Buffone, e ratificate da meno di 50.000 persone (cioè il destino del M5S è stato deciso in sostanza dagli abitanti di Battipaglia, meno 3000 che erano andati in vacanza), sono scelte sbagliate! Bisogna prendere il manganello (ah, no, aspetta: era il PD che diceva che il Movimento era un’organizzazione neofascista e andava sciolto, ma è acqua passata) e picchiare giù duro dicendo che Luttazzi è un nazifascioleghista amico del Capitone e che soffre dell’invidia del pene di Grillo!
    Cazzo, tutti questi felpini che non capiscono che il Movimento si evolve, cresce, che le regole che si era dato non vanno più bene (perché?) e che adesso bisogna fare alleanze, sennò non si sta al governo a fare le cose che fanno bene all’Italia, e allora bisogna farsi andare bene anche il partito di Bibbiano, il PDmenoELLE, etc. etc.
    E gli stessi felpini che non capiscono che il Movimento è realmente democratico e tutti i suoi iscritti sono liberi di fare tutto quello che decide l’Elevato, sennò se ne possono benissimo andare affanculo, brutti stronzi, visto che il Pagliaccio non sbaglia mai.

    "Mi piace"

    • Hai perfettamente ragione Stacippa, è dato certo e numericamente incontrovertibile che il destino del M5S sia stato deciso in sostanza da meno degli abitanti di Battipaglia.

      Per curiosità, se volessi dare il mio prossimo voto ad una formazione dove le decisioni sono prese in maniera più collegiale e/o democratica, su chi ritieni che dovrei orientarmi, hai qualche nome da proporre?

      Io, che non capisco nulla ed infatti sono qui a chiedere lumi, così, di primo acchito, scarterei a priori il Pd, i cui destini sono decisi da meno degli abitanti di Trepalle, la Lega, i cui destini sono decisi da meno degli abitanti di Pontida, Fratelli d’Italia, i cui destini sono decisi da meno degli abitanti della Garbatella, Italia Viva, i cui destini sono decisi da meno degli abitanti di Scandicci, e pure Forza Italia, i cui destini sono decisi da meno degli abitanti di Corleone. Altri da proporre?
      Magari sono io che sbaglio, nel qualcaso ringrazio anticipatamente per il suggerimento che eventualmente vorrai fornirmi.

      Piace a 1 persona

  5. penso che i seguaci del reuccio elevatogrillo e del sacro blogrousseau non ammetteranno mai che Luttazzi ha perfettamente ragione nel rappresentare l’attuale mov come covo di personaggi ademocratici assetati di potere fine a se stesso…!

    pure il sindaco di milano pare sia andato dal reuccio elevatogrillo a chiedere l’appoggio per diventare ad di timdue…!
    questo dovrebbe già essere sufficiente a far capire molto ai discepoli del sacro blog…!
    si teme, però, siano troppo accecati e presi dagli officianti che hanno smesso i vestiti da lavoro per indossare i gessati del potere con annessa cravatta a tema, auto blu con autista incorporato e scorta annessa…!!!

    "Mi piace"

    • Siete TROPPO STUPIDI E DI PARTE per avere l’onestà intellettuale di comprendere, quanto meno, certe dinamiche.
      Voi IGNORATE comodamente chi fosse Grillo all’inizio del decennio 2000. Delle sue battaglie contro Tronchetti Provera, che si era impadronito di Telecom attraverso una scatola finanziaria vuota ma piena di debiti. Della sua scelta di stoppare gli investimenti. Di spolparne dall’interno il patrimonio immobiliare, REGALATO alla sua Pirelli RE creata al momento, dell’uso degli immobili prima di proprietà a canoni esosi, per finire con la fusione tra Telecom e la scatola finanziaria in modo da trasferire sull’operatore telefonico, inizialmetne, ricco, potente, liquido e presente in mezza Europa, in una società stra-indebitata. Vendendo il tutto prima agli spagnoli e pi ai francesi di Vivendi. Il suo disegno originario di una rete SEPARATA DAI GESTORI E IN MAN PUBBLICA è sempre stato dichiarato. Che Sala possa eventualmente dimostrarsi un manager adatto a tale scopo che ben venga.

      Nel frattempo I VOSTRI REFERENTI LEGHISTI, continuavano a truffare il bobbolo, con lo sforamento delle quote latte da parte di alevatori furbi e messa in carico a tutta la popolazione italiana delle multe conseguenti.
      Della protezione, votando leggi CRIMINOGENE, di bastardi ladroni come Tanzi che portò al collasso Parmalat. Con i giochini attorno alla banca leghista CREDIEURONORD, fallita lasciando nella merda tanti ottusi seguaci che avevano affidato loro i propri risparmi e trafficando col vecchio governatore Fazio, che autorizzò Fiorani della BP di Lodi a rilevarla.
      Dov’era in quei momenti il coglione NO-EURO Paragone? Forse a GIUSTIFICARE le porcate dei suoi padroni leghisti?

      SIETE LE SOLITE MERDE E MISERABILI che credono di accostarsi a certi argomenti puntando il dito.
      Ma andreste fucilati per gli ossari di scheletriu negli armadi che nascondete o che avete fatto dimenticare al popolo più merdoso e ignorante dando loro in pasto qualche NEKRO da sbranare come diversivo.
      Il duito puntatevelo ne culo, razza di rimbambiti.

      "Mi piace"

      • Entra pure somaro rotto in q.lo, sei venuto a prenderti la quotidiana dose di manganello?
        Prova col tuo compare sovranaro impotente Master Cazz.
        E buon divertimento.

        "Mi piace"

      • @Jerome B,
        guarda che chi ha svenduto i gioielli di stato a tronchetti, tanzi, benetton e altri “prenditori” sono stati quelli della sedicente sinistra privatizzatrice e svenditrice (prodi, veltroni, dalema, franceschini e altri) dei beni pubblici…!
        quella stessa sinistra che ha tagliato i diritti economici e democratici ai lavoratori e ai pensionati (art. 18, legge fornero, ecc, ecc) così facendo arricchendo i ricchi e impoverendo ipoveri…!
        quella stessa sedicente sinistra che ha contribuito non poco a portare il deficit alle stelle…!!!
        e, ora il reuccio elevatogrillo pare voglia andarci a braccetto idillicamente d’amore e d’accordo…(lui non passa una seconda volta come il treno)!
        ma di cosa parli? eppure non é storia remota…!
        se mi dai del leghista, evidentemente devi essere completamente cieco come una talpa che scava cunicoli, senza nessuna direzione, buoni solo per fare essiccare le radici della democrazia. proprio come sperano i potenti e i glillologi che da portavoce del popolo sovrano, accomodatisi sulle poltrone del potere, si sono trasformati in “padroni” – come gli altri di destra e di manca – che elargiscono bonus al posto di leggi giuste e democratiche…!

        "Mi piace"

      • “…evidentemente devi essere completamente cieco come una talpa che scava cunicoli, senza nessuna direzione…(cit.)”: ahahahahah, buona questa!

        "Mi piace"

      • @IDIOTA TONINO B.
        Ora pure tu entri in competizione col somaro raccontando scenari fantasy?
        Le riforme peggiorative dei rapporti di lavoro e ha introdotte qel cazzone di Renzi. L’amico e alleato di Verdini, suocero in pectore del vostro capitone, da cui dici di prendere le distanza ma che nei fatti lo affianchi. Ti ricordi come si pose la destra verso il job’s act? A me risulta che il fannullone padano continui a rimpiangere ancora i vaucher come strumento per regolare i rapporti di lavoro. Alla fine abusandone anche quelli normalmente inquadrati con contratti continuativi.
        La risposta alla Fornero è stata quell’obbrobrio che è oggi Quota 100. Una legge merdosa a favore soprattutto di dirigenti e funzionari pubblici. Gente lecchina col q.lo perennemente coperto che si permette di andare in pensione prima ma, aprendosi una partita iva, continua a trafficare come prima.
        Sulle privatizzazioni dimostri di quanta segatura sia stata riempita la tua vuota scatola cranica.

        L’avvio delle privatizzazioni fu imposto dal grave deterioramento dei conti delle aziende a partecipazione statale, soprattutto l’IRI e l’EFIM, in una fase in cui anche i conti dello Stato erano in condizioni non più sostenibili, dopo oltre un decennio di elevati disavanzi che avevano fatto lievitare il debito pubblico oltre il 120% del PIL. Le privatizzazioni furono accelerate dalla crisi di cambio del settembre 1992, che portò all’uscita della lira dallo SME e rese chiara la crisi di credibilità delle politiche finanziarie dell’Italia, e dall’esplodere degli scandali di tangentopoli, che portarono alla luce fenomeni estesi di dilapidazione di risorse pubbliche e di corruzione nelle aziende di proprietà dello Stato.

        ALMENO QUESTE PREMESSE LE RICORDI, COGLIONE DI UN IGNORANTE? I postifici delle partecipazioni statali, perennemente in perdita e serbatoio di voti clientelari? O lo vuoi negare?

        Gli obiettivi del programma di privatizzazione furono indicati dal governo nel «Libro verde sulle partecipazioni dello Stato»,
        L’aumento dell’efficienza aziendale; la creazione di una decina di gruppi industriali capaci di competere internazionalmente (politica industriale); lo sviluppo della proprietà azionaria diffusa, assicurando al contempo il controllo delle imprese privatizzate da parte di nuclei stabili di azionisti; la riduzione del debito pubblico.
        Il processo di privatizzazione – che aveva visto negli anni Ottanta solo le cessioni di Alfa Romeo a FIAT e di Lanerossi al gruppo Marzotto – iniziò con la vendita dell’IMI, dell’INA e delle tre banche di interesse nazionale di proprietà dell’IRI, quest’ultima importante perché allargò le basi finanziarie esterne al circuito pubblico per i successivi collocamenti azionari e creò meccanismi di disciplina più severi nell’erogazione del credito. L’uscita dello Stato dal settore bancario fu completata più tardi con la cessione della BNL (1998) e del Mediocredito Centrale (1999). Questi collocamenti seguirono la riforma della legislazione bancaria, con l’emanazione del Testo unico in materia bancaria e creditizia del 1993 la quale, eliminando la separazione tra credito a breve e credito a medio e lungo termine, aprì la strada all’affermazione anche nel nostro paese della banca universale.
        Oggi abbiamo grandi gruppi bancari solidi, a differenza per esempio della Germania, che soffre per fragilità di Deutsche Bank e Commerzbank.
        I problemi, COME AL SOLITO, ancor oggi, risiedono in quel capitalismo di relazione, con prestiti ad amici, famigli ed amici degli amici che non tornano indietro. I crediti incagliati che hanno minato il capitale di Istituti come Unicredit, soprattutto per la parte dovuta all’assorbimento della Capitalia di Geronzi che già viaggiava in corpo con le porcate del banco di Sicilia.
        Per non parlare del Banco Popolare, ex-Verona, che dopo la fusione ha trascinato nella melma pure il BPMilano. O i fallimenti di Veneto Banca e BPVicenza, incredibilmente avvenuti in zone ricchissime del paese.
        E poi MPS, con le sue speculazioni azzardate su derivati, sottoscritte per coprire MAZZETTE MILIARDARIE sull’acquisto di Antonveneta da Santander. Mangiatoia dove avevano apparecchiato e mangiato TUTTI GLI SCHIERAMENTI POLITICI, perchè in realtà accumunati dall’appartenenza alla massoneria. Pure dei magistrati che avrebbero dovuto indagare e che ancor oggi dormono o depistano.
        Comunque Gruppo Unicredit è la prima banca nell’Est Europa, la terza in Germania e Intesa è oggi il secondo gruppo per capitalizzazione di borsa in Europa. Quindi non dovremmo, almeno da questo punto di vista, andare a mendicare all’estero. Anzi teniamo per le palle altre nazioni. E godiamo del QUINTO SURPLUS COMMERCIALE A LIVELLO MONDIALE. Grazie anche alle banche che accompagnao le imprese che producono e danno avoro in Italia vendendo in tutti i mercati mondiali.

        La cessione di società di servizio entrò nel vivo con la vendita di Aeroporti di Roma, Telecom Italia (di proprietà dell’IRI, il cui controllo fu ceduto al mercato nel 1997), tranches successive del capitale di ENI (a partire dal 1995) ed ENEL (dal 1999), e Autostrade (1999). Furono anche cedute con successo le società industriali dell’IRI e le attività petrolchimiche dell’ENI; l’IRI venne posto in liquidazione nel giugno del 2000,
        ENI èancor oggi molto profittevole, assicurando allo stato notevoli dividendi annuali. ENEL è un gigante che continua ad espandersi all’estero, La rete Terna è privata ed è stata scorporata da ENEL, garantendo così il libero accesso e la competizione ad altri operatori, con riflessi positivi per li consumatori finali, famiglie e imprese.
        Come pure nel mercato telefonico, le tariffe sono notevolmente più basse rispetto ai tempi del MONOPOLISTA.
        Questo perchè alle privatizzazioni furon affiancate le LIBERALIZZAZIONI dei mercati con apertura alla concorrenza. Volute dall’ottimo BERSANI.
        Oggi paghiamo meno la bolletta elettrica, del gas, telefoniche fisse e mobile, i treni dell’AV con Italo in competizione con Trenitalia, mentre la rete RFI è unica e PUBBLICA. Spero succeda lo stesso per la rete in fibra ottica.

        COSA NON E’ ANDATO PER IL VERSO GIUSTO?
        In primo luogo, se la scelta di incominciare dalle partecipazioni finanziarie, in un quadro di crescente libertà di movimento dei capitali, è apparsa felice, in quanto ha migliorato spessore e liquidità dei mercati finanziari, minor successo hanno invece avuto le scelte adottate riguardo agli assetti proprietari, dove gli obiettivi non erano del tutto coerenti.
        Il tentativo di diffondere il modello della public company per le aziende di servizio – incominciando da Telecom Italia – ma riservando il controllo a «nuclei duri» di azionisti «amici» non è riuscito – anche per la scarsa disponibilità dei gruppi industriali privati a partecipare con risorse significative.
        Il modello che si è affermato è stato poi quello dell’acquisizione del controllo con debiti, con il sostegno delle banche; resta forte il sospetto che questo sostegno trovasse talora sponde politiche. Nel sistema bancario, mentre da un lato si spingevano le neonate fondazioni bancarie a uscire dal capitale delle banche per favorire assetti proprietari più diffusi, dall’altro la politica di freno della Banca d’Italia all’ingresso di capitali stranieri nel capitale delle banche italiane non consentiva di allargare la massa dei capitali disponibili. Così, per un decennio, il primo obiettivo ha tendenzialmente ceduto il passo al secondo, lasciando alle fondazioni un ruolo centrale nel controllo delle grandi banche italiane, contribuendo a perpetuare logiche estranee al mercato e a ridurre la concorrenza.
        Acquisti a debito di Telecom appunto, con un gioco finanziario successivo di trasferimento degli stessi in capo alla preda conquistata invece che al rapace speculatore e assalitore, cioè Tronchetto della felicità, che scappava dalle assemblee degli azionisti quando prendeva la parola GRILLO-
        LA POLITICA COME HA FAVORITO CERTE SITUAZIONI?

        Perfettamente legale è, ad esempio, il leveraged buyout (LBO): è una tecnica di acquisto di una società che ha come caratteristica quella di ricorrere al debito per finanziare la maggior parte del valore di acquisto; il debito viene poi ripagato o coi flussi di cassa generati dall’impresa acquisita o vendendo rami dell’azienda.

        Ad esempio: Autostrade fu oggetto di Offerta Pubblica di Acquisto Totalitaria da parte di Newco28 nel gennaio 2003 per 6.450 milioni di euro, tramite una operazione di LBO: la liquidità necessaria per l’acquisizione fu reperita da Newco28 facendo ricorso al sistema creditizio e, successivamente, il debito fu trasferito da Newco28 ad Autostrade, a seguito di fusione per incorporazione.

        Tutto chiaro? Riducendo in due parole: Autostrade viene acquistata a debito; poi, tramite fusione tra società, il debito viene scaricato su Autostrade; infine gli utili di Autostrade (ad esempio i pedaggi pagati da noi) saldano via via il debito.

        Comprare un’azienda non coi soldi tuoi, ma col flusso di cassa dell’azienda comprata.
        Autostrade viene acquistata in ultima analisi attraverso i nostri pedaggi, che contengono al loro interno la restituzione del debito con in più gli interessi passivi, e non si vede una particolare prosperità delle autostrade in Italia: i pedaggi sono alti, la manutenzione non è migliore di quella fatta dallo Stato ai suoi tempi, Infatti abbiam assistito al crollo del ponte Morandi PER MANCANZA DI INVESTIMENTI IN MANUTENZIONE. Ma alla politica andava bene così, lucrando finanziamenti regolarmente ogni anno dai Benetton.

        Fino al 2003 in Italia vi era un espresso divieto di porre in essere operazioni di LBO, poiché strumento di aggiramento per interposta persona (NewCo) del divieto di sottoscrizione di azioni proprie (art.2357 c.c.) e del divieto di assistenza finanziaria per la sottoscrizione o l’acquisto di azioni proprie.

        CAPITO CGLIONE? HAI LETTO LA DATA?
        NEL 2003 AL POTERE C’ERA IN NANO MAFIOSO, PIDUISTA, PEDOFILO E PREGIUDICATO.

        L’OPA ostile di Olivetti su Telecom Italia rappresenta la più grande operazione LBO mai condotta in Europa e una delle più grandi al mondo[4] per valore. Le premesse per l’esecuzione di questa operazione di leveraged buyout furono poste nel 1997, quando si procedette alla privatizzazione del colosso statale Telecom avente un fatturato di 43.100 miliardi di lire e 124.000 dipendenti. A fine novembre 1998 Roberto Colaninno, amministratore delegato di Olivetti, dopo un incontro con alcuni importanti finanziatori (Chase Manhattan ed Emilio Gnutti) si convinse della possibilità di scalare Telecom attraverso un’operazione di leveraged buyout. Dal 1º gennaio 1999 alla guida di Telecom si era insediato Franco Bernabè, reduce da un grande successo come guida della privatizzazione dell’Eni. Il 13 gennaio 1999 il Financial Times pubblicò notizie circa una scalata ostile organizzata ai danni di Telecom da parte di un gruppo di investitori, scatenando il raddoppio del volume degli scambi sul titolo in borsa. Colaninno convocò il CdA di Olivetti per domenica 21 febbraio 1999 per deliberare l’OPA ostile su Telecom, ma si riunì un giorno prima del previsto, sabato 20 febbraio 1999. I termini dell’operazione furono comunicati contemporaneamente a Borsa Italiana e Consob. Si trattava di un LBO avente come newco la Olivetti Tecnost, che avrebbe dovuto caricarsi del debito per poi fondersi con Telecom. I termini dell’offerta erano di €10 per azione, con un premio del 26% rispetto alla chiusura del venerdì 19 febbraio:

        € 6 in contanti;
        € 2,6 in obbligazioni Tecnost a 5 anni, emesse e rimborsate alla pari, con godimento annuale e spread sull’Euribor pari a 200-225 basis point (considerato un segnale di rischiosità dell’operazione, dato che un rating BBB di S&P prevedeva uno spread tra 75 e 100 basis points);
        € 1,4 in azioni Tecnost ordinarie, provenienti da un apposito aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione.
        L’ammontare complessivo fu di circa €50 miliardi di cui il 60% in contanti finanziati così:

        € 7 miliardi dalla vendita di Oliman e Infostrada a Mannesmann;
        € 1 miliardi di liquidità di Olivetti;
        € 2,5 miliardi da un aumento di capitale sociale di Olivetti;
        € 20 miliardi circa di finanziamenti ottenuti dalle banche.
        Totale cash: € 30 miliardi, ovvero la cifra più alta mai pagata in contanti. L’offerta era condizionata al successo della vendita di Oliman e all’insuccesso dell’OPA Telecom su TIM (condizioni in seguito entrambe soddisfatte). Il CdA Telecom approvò in data 10 marzo 1998 tre poison pill (pillola avvelenata) e un piano industriale triennale:

        OPS tra azioni ordinarie Telecom e azioni ordinarie e di risparmio Tim;
        Conversione delle azioni di risparmio Telecom in ordinarie;
        Riacquisto di azioni proprie fino al massimo consentito dalla legge (10%);
        Piano 1999 – 2002, imperniato sulla convergenza fisso/mobile (ristrutturazione dell’attivo).
        La passivity rule innescata dall’OPA imponeva, che, per essere attuata, questa strategia necessitava dell’approvazione di almeno il 30% degli azionisti ordinari, che furono convocati il 10 aprile 1999. Non era facile coalizzare questa maggioranza: oltre agli investitori italiani, bisognava convincere gli investitori istituzionali internazionali, che possedevano oltre il 50% di Telecom. Nel frattempo si scatenò l’asta relativa all’OPA ostile:

        1° rilancio – di Olivetti, 17 marzo 1999: nuovo piano industriale, nessuna fusione Telecom–Tim, payout al 90% per gli azionisti Tim e buyback per Telecom risparmio;
        2° rilancio – di Telecom, 27 marzo 1999: non più OPS ma OPA sull’intero flottante Tim (40%), con un esborso di €6,84 per le ordinarie (+17,4% rispetto all’ultima quotazione) e €3,85 per le risparmio (+8,6%), con l’effetto collaterale dell’aumento dell’indebitamento;
        3° rilancio – di Olivetti, 29 marzo 1999: rialzo del prezzo offerto per le azioni Telecom da €10 a €11,5 (complessivi €60,4 miliardi) di cui €6,92 cash, €2,9 in obbligazioni Tecnost ed € 1,68 in azioni Tecnost, con clausola di offerta subordinata alla mancata acquisizione di Tim da parte di Telecom.
        Nei giorni precedenti l’assemblea del 10 aprile ci fu una grande campagna pubblicitaria per convincere gli azionisti Telecom a partecipare in assemblea. Tuttavia il Tesoro e la Banca d’Italia decisero di non partecipare per mantenere un profilo neutrale. Molti hanno in seguito valutato questo comportamento come precisa volontà di ostacolare il piano difensivo di Bernabè e favorire la scalata di Colaninno. Anche gli investitori istituzionali stranieri erano allettati dall’offerta Olivetti in quanto permetteva loro di realizzare forti plusvalenze. Il 10 aprile 1999, dopo 40 minuti dall’apertura dei lavori risultava iscritto il 33,5% dei soci ma presente solo il 22,3%. In assenza del quorum del 30% (ex art. 104 TUF, Passivity Rule) l’assemblea fu sciolta e nessun provvedimento difensivo poté essere approvato.

        Bernabè non si arrese e ottenne dal CdA il mandato per cercare un acquirente gradito al management, detto in gergo White Knight (Cavaliere bianco). Questa operazione era resa difficile dal fatto che il tessuto imprenditoriale italiano non disponeva di capitali sufficienti da investire in questa acquisizione così onerosa. Al contempo, per uno straniero, risultava difficile superare la condizione dell’approvazione politica. Tuttavia il 16 aprile 1999 Bernabè raggiunse un accordo con Deutsche Telekom che prevedeva una fusione in una Newco. Tale operazione avrebbe creato un colosso della telefonia, con grandi sinergie e poche sovrapposizioni di mercato poiché Telecom Italia operava in Sud America mentre Deutsche Telekom in Asia e nell’est europeo. Si sarebbero raggiunti €70 miliardi di fatturato e €200 miliardi di capitalizzazione. La newco, di diritto tedesco, sarebbe stata quotata a Francoforte, Milano e New York.

        Ma il 22 aprile 1999 la Consob diede il via libera all’OPA proposta da Olivetti. Il giorno della chiusura si arrivò al 51,02% di partecipazione, così Olivetti assunse il controllo di Telecom Italia. Per ripagare i debiti contratti con l’operazione di leveraged buyout il management di Telecom Italia fu costretto negli anni a seguire a cedere asset di valenza strategica e a dimezzare i propri dipendenti.
        Poi fu Berlusconi a completare l’opera dal punto di vista legale, approvando la legge sul Leverage Buyout che consentì a Tronchetti di riversare su Telecom i debiti contratti per impossessarsene.

        QUESTA E’ LA STORIA. IL RESTO SONO SUPERCAZZOLE DA IGNORANTI PURE IDEOLIGIZZATI verso tempi passati ritenuti un’età dell’oro. Esattamente come fa il capitone. Nostalgico evidentemente dei titoli di stato al 15% e dei mutui a 20%.

        Massa di parassiti succhiasoldi pubblici.

        Piace a 2 people

      • Jerome B.
        ineccepibile, una lezione di economia-sociale-storica, complimenti non hai sbagliato una virgola.
        Solo un aggiunta: Olimpia era parte di una struttura piramidale tramite la quale Marco Tronchetti Provera controllava Telecom Italia. Questa struttura piramidale portava Tronchetti Provera a controllare Telecom Italia possedendo solo lo 0,11% del capitale votante. era controllata da Pirelli & C, che ne deteneva la maggioranza (58%). Gli altri azionisti erano Edizione Holding -Benetton(16%), Hopa -Gnutti(16%) Banca Intesa (5%), e Unicredit (5%).

        "Mi piace"

    • Caro Tonino B, condivido la tua analisi che descrive l’attuale mov come covo di personaggi ademocratici assetati di potere, e gradirei che tu la completassi indicandomi, se ne sei capace, quali siano le possibili alternative democratiche e disinteressate al potere. Parlo di alternative reali il cui simbolo sarà sicuramente presente sulla scheda delle prossime elezioni politiche, escludendo quindi eventuali forze teoriche, immaginarie e/o future.

      Per banale questione numerica, visto che i suddetti assetati hanno trascorso al potere meno tempo di qualunque altra formazione politica in grado di superare lo sbarramento, io (che non sono nessuno e chiedo seriamente lumi in materia) tenderei ad escludere chi è in politica da un tempo che va da un minimo del triplo fino ad oltre il decuplo. Hai qualche altro nome da proporre?

      Altrimenti, rimane valido, fino a prova contraria, il mio teorema secondo cui qualunque nefandezza attribuita ai pentastellati si può ritrovare, normalmente moltiplicata per dieci, in ogni altra formazione politica, e ciò li rende, sempre, inesorabilmente e tristemente, il meno peggio.

      Piace a 1 persona

      • Bene JD, ma permettimi l’intromissione: a quale sottomultiplo di dieci superiore a uno bisognerebbe arrivare per considerare le nefandezze dei 5S sufficienti per non votarli più e quindi invalidare il tuo teorema? Che ne abbiano, diciamo, la metà degli altri partiti, cioè cinque volte di meno? Un quarto, cioè due volte e mezzo di meno? Non so, dimmi tu.. Siamo partiti dal mandare a fanculo l’intero pianeta una decina di anni fa e siamo già arrivati, solo dopo poco più di un anno di maggioranza al “meno peggio”? Povero San Francesco! E perché invochi la “prova contraria” circa l’impossibilità di proporre un altro nome di partito? Se uno non si sente rappresentato da nessuno, potrà non votare nessuno e quindi avere un suo teorema diverso dal tuo, ma altrettanto valido? …Si vede dove ci ha portato la filosofia del “meno peggio” qui in ItaGlia…

        "Mi piace"

      • La permetto, e rispondo subito: per rendere l’alternativa più appetibile, questo “coefficiente” deve essere inferiore all’unità.
        Per il resto, hai centrato il punto: siamo in Italia, una bella frase fatta, vagamente disfattista, che, in questo caso, serve a precisare che viviamo nel Paese con la classe dirigente più corrotta, rapace e zerbina dell’intero Occidente civilizzato, dove negli ultimi decenni abbiamo assistito a una finta alternanza destra-sinistra che in realtà era una rappresentazione a favor di pubblico, come quei balli dove quando cambia la musica le coppie cambiano partner, ma i ballerini rimangono sempre gli stessi, e fanno sempre la stessa cosa: ballano, visto che sono topi e il gatto (cioè il popolo, tu non c’entri) non c’è; ovvero, attuano sistematicamente solo le politiche di quelli che, una volta, venivano chiamati “i padroni”, forti di un consenso manipolato, quando non direttamente clientelare, e della sostanziale assenza di antagonisti estranei al sistema che potrebbero portare proposte favorevoli anche alle masse, e non solo alle élite.

        In queste condizioni, poter anche solo immaginare di scegliere il meglio rasenta l’utopia, il meno peggio è quello che ha sempre passato il convento. La distinzione è, invero, di puro valore semantico-simbolico, in effetti, in democrazia, si sceglie sempre ciò che, da un’analisi complessiva, risulta essere più vicino, o meno distante (che poi è la stessa cosa, semmai questa distinzione può indicare l’entità della distanza percepita) dalle proprie idee. Se aspetti di trovare qualcuno che la pensi esattamente come te su ogni tema, possono trascorrere vite intere attendendo invano, fai prima a candidarti tu stesso.

        Se uno non si sente rappresentato da nessuno, ha certamente il diritto di astenersi, ma questo non deve trarre in inganno pensando, così facendo, di “fregare” il sistema. Hai mai visto campagne contro l’astensione? L’astensione restringe la base e ciò permette di contenere l’onere delle clientele, ma l’impianto rimane valido e il sistema ringrazia.
        Se non ci si sente rappresentati da nessuno, molto meglio sarebbe recarsi comunque alle urne e annullare la scheda.
        Moralmente, se uno si astiene, questo significa sostanzialmente che gli va bene lavarsene le mani e lasciare che altri decidano al posto suo, però è da incoerenti criticare, dopo. E’ la classica situazione che si crea in compagnia: “dove andiamo?” “non lo so, decidete voi”
        “va bene, andiamo qua” “che schifo”. Se poi dette critiche sono pure a senso unico, si esce dall’ambito del diritto di critica e si entra in quello del pregiudizio, altrimenti detto tifo da stadio, che è l’esatto contrario del pensiero critico, specie nella sua versione più cieca e insensata, rappresentata dal tifo contro.

        Personalmente, trovo che questo tipo di comportamento sia ben incarnato dall’utente Tonino B, col quale ho garbatamente polemizzato varie volte, senza mai ottenere uno straccio di risposta. Nella fattispecie, se uno ritiene l’attaccamento al potere comportamento esecrabile, non potrei essere più d’accordo, ma se lui ritiene di rivolgere questo tipo di critica a quelli che, piaccia o meno, sono gli ultimi arrivati sulla scena politica, senza mai dire una parola verso tutti gli altri, dove questo attaccamento risulta ben più radicato, ebbene la cosa mi sembra un tantinello pretestuosa. Inoltre, questo tipo di atteggiamento solitamente sortisce l’effetto contrario, analogamente a quanto succede con l’insulto di cui si parlava nei giorni scorsi: motivazioni giuste che risultano indebolite in quanto, con totale evidenza, dettate unicamente dal pregiudizio.

        Piace a 1 persona

      • Vale sempre la pena di risponderti seriamente perché sei una delle rare persone corrette che soprattutto, cosa ancor più rara, ASCOLTA! Dunque: stando a quello che scrivi, almeno da quello che ho capito, già il coefficiente “uno” sarebbe sufficiente per non votare più i 5S, o almeno per essere giustificati a fare questa scelta che non è esclusiva.
        In queste condizioni (quelle da te descritte, e con le quali concordo, circa cioè il fatto che “…viviamo nel Paese con la classe dirigente più corrotta, rapace e zerbina dell’intero Occidente civilizzato…”) poter anche solo immaginare di scegliere il meglio, non solo la rasenta, è utopia, ma ancora con maggior precisione: attualmente parlando, in quanto un certo tipo di concretezza a questo riguardo ce l’aveva proprio data la nascita del Movimento.

        Non mi crederai così ingenuo da pensare che ci credessi fino in fondo, ma ciò non poteva essere sufficiente per non tentare di dare una possibilità alla netta alternativa che i 5S proponevano: hai visto mai! Ora: se, purtroppo, per come sono andate le cose, anche i 5S sono rientrati nel “meno peggio” ed hanno appieno “concretizzato” l’utopia (mi si passi il gioco di parole) di cui parlavi, dal mio punto di vista non ha più senso alcuno proseguire con loro per i motivi che vado a spiegarti.

        Innanzitutto, non è vero che la distinzione in democrazia (uso questo termine – ormai abusato – per capirci, in realtà per me, contrariamente a te, ha un valore completamente negativo in sé, in quanto totalmente illusorio) abbia solo un puro valore semantico-simbolico, perché qui non si tratta di trovare qualcuno che la pensi esattamente come me su ogni tema, ma invece ‘qualcosa’ che sia il ricettacolo di una generale visione d’insieme, non certo su come salare l’acqua della pasta.

        Inutile dire che anche questa visione non può essere libera da confini, oltre i quali non rappresenterebbe più nulla che possa corrispondere, neanche lontanamente, a quella di partenza.
        Se uno quindi, in queste condizioni è legittimato ad astenersi, non è perché creda di “fregare” il sistema, ma solo perché non può più “fregarlo”, come aveva ipotizzato di poter fare prima.

        Se sulle modalità di astensione concordo con quello che dici, mi permetto anche di aggiungere che non è certo votando il meno peggio che si può star sicuri, se non di “fregarlo”, di dare del filo da torcere al “sistema”: non è certo inutile ricordare che se un’utopia è l’ “Ideale etico-politico destinato a non realizzarsi sul piano istituzionale…”, è anche quella condizione “… avente ugualmente funzione stimolatrice nei riguardi dell’azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro o, per via di contrasto, come efficace critica alle istituzioni vigenti.”, mentre il piegarsi sul “meno peggio” è una scelta che rischia seriamente di favorire un futuro distopico, una delle conseguenze del quale è, per un curioso anagramma, il dispotismo.

        Non è come vedi affatto semplice la questione e, vista da questa prospettiva, l’astensione non è affatto un lavarsene le mani, anzi, è il cercare nell’immobilismo di non peggiorare la situazione, in attesa che qualcosa di simile alle condizioni create dal Movimento possano ripetersi.
        In caso contrario, non è nemmeno peregrina la valutazione che consiste nell’esacerbare volutamente una situazione che possa portare, perso per perso, il più velocemente possibile verso il tracollo del famoso “sistema” di cui sopra, ormai sempre più irrimediabilmente instabile.

        "Mi piace"

      • Posta in questi termini, non si può che concordare. Se questo “coefficiente” (o indice di nefandezza) che ci siamo inventati fosse pari anche solo a 1 (va bene anche con una tolleranza di ±1), e soprattutto lo fosse, se non per tutti, almeno per più di qualcuno, che bel mondo sarebbe: si potrebbe decidere in base alle diverse visioni del mondo proposte dai vari modelli, senza dover mettere al primo posto la preoccupazione su chi produrrà meno danno.

        Non sono d’accordo solo sull’ultima frase. Intanto, perchè il “tanto peggio, tanto meglio” presuppone una sorta di rinuncia alla lotta (e questo è per me inconcepibile), poi perchè non c’è alcuna garanzia che l’eventuale dopo sia per forza meglio (il salto nel buio è molto rischioso, è accettabile solo come ultima spiaggia ma penso che, vivaddio, ancora non siamo a questo punto); inoltre, nel frattempo che le cose (forse) si aggiustano, il popolo è inevitabilmente destinato a soffrire.

        Come diceva Bob Marley: “get up, stand up, stand up for your rights”, ma, soprattutto, “don’t give up the fight”.

        Ti saluto.

        Piace a 1 persona

      • La lotta non è sempre la cosa migliore da perseguire.
        Arriva un momento in cui ogni lotta, oltre ad essere vana, è soprattutto, controproducente: basti pensare che se così non fosse, risulterebbe impossibile quella resa inevitabile che ogni individuo – come similmente ogni collettività – volente o nolente, attua di fronte alla morte, senza la quale non gli si parerebbe davanti che un perpetuità di sofferenza e dolore inestinguibili: questo è ciò che è veramente inconcepibile!
        Il “salto nel buio” è inevitabile (se tu vedi davanti tante spiagge ancora, buon per te…) e scomodare il calcolo sulle non sicure garanzie di un dopo per forza migliore, quando il prima non ne offre più nemmeno una (o talmente poche che risultano, in pratica, trascurabili) è un esercizio abbastanza ozioso.
        Quando capiterà questo (io, al contrario tuo, ho purtroppo dei fondati motivi per credere che la cosa sia non solo inevitabile, ma anche imminente…), non solo il popolo, ma tutti indistintamente, tranne qualche rarissimo eletto che nulla ha a che vedere con quello che oggi si intende con tale appellativo, saranno destinati a soffrire: questa è l’ineluttabilità delle cose, da che mondo è mondo.

        "Mi piace"

      • Giammai. La lotta è l’unica cosa che valga SEMPRE la pena perseguire. Se si parla di rapporti tra esseri umani, non c’è nessuna ineluttabilità delle cose, c’è solo la volontà, e non è ineluttabile come il vento e le montagne.

        La lotta non è mai vana quando è per un valido motivo (la valutazione sulla validità della causa è esclusivo appannaggio delle intime convinzioni del singolo), nemmeno qualora dovesse apparire come una causa persa in partenza, e arrendersi è il modo più facile per perderla. Ovviamente non c’è solo la lotta armata, esistono tanti modi per lottare e una stessa lotta può cambiare modi ed evolversi, e chi non si ritiene in grado di lottare può comunque fornire sostegno ideale (se è almeno in grado di pensare), ma alla lotta di classe contro le ingiustizie sociali, nessuno che viva all’interno della società si può davvero sottrarre, chi crede di poterlo fare si sta già arrendendo. Va da sè che ognuno abbia un suo personale concetto su quali siano le ingiustizie che ritiene di subire.
        Se poi mi parli della lotta dell’individuo contro l’inettuabilità della morte, io non la considero una vera lotta, quelle sono solo le regole del gioco della vita (di tre cose sono certi gli esseri umani: nascere, soffrire, morire): è l’unica battaglia che nessun individuo può vincere.

        Però non esistono solo le persone, esistono anche le idee, e capita che le idee sopravvivano alle persone, per cui lottare per un’idea può non essere sbagliato nemmeno se la Nera Signora dovesse essere più lesta.

        Il salto nel buio io lo vedo ancora evitabile perchè l’esperienza dei 5stelle, indipendentemente da come la si valuti, oltre ad aver probabilmente incanalato determinati malumori sociali in una sorta di valvola di sfogo, i cui effetti potrebbero essere più duraturi di quanto si pensi (almeno fino a quando qualcuno avrà l’alzata d’ingegno di togliere il RdC, tirandosi la zappa sui piedi), potrebbe inoltre contribuire ad educare l’elettorato appartenente anche ad altri schieramenti ad essere, almeno un minimo, più esigente, più informato, più partecipativo e, in generale, meno beota (anche se con quello leghista la vedo dura), e questo in termini di onestà, trasparenza e preparazione della classe dirigente, se, magari col tempo e/o con nuovi leader, sapranno far tesoro dell’esperienza altrui, hai visto mai che imparano qualcosa.
        E poi al mondo non c’è solo l’Italia, c’è anche l’Europa, che il salto nel buio non te lo fa fare nemmeno se rientra nel tuo diritto di Popolo all’autodeterminazione, il tutto, naturalmente, col permesso di Usa, Cina, e non ci dimentichiamo dello Zio Vladimir, anzi lui per primo (è molto permaloso). No, decisamente non lo vedo possibile in orizzonti temporali percorribili.
        E comunque dall’Europa, a dispetto dei proclami, non c’è nessun leader politico che pensi veramente di separarsi, proprio ora che sta per mollare un bel po’ di fresca, dopo tanto pretendere, e quella stai pur tranquillo che fa comodo a tutti.
        Però, chi ci crede deve comunque portare avanti la sua battaglia contro l’Europa, il fatto che oggi non ci siano le condizioni per abbandonarla non significa che le cose staranno sempre così.

        Se gli indiani avessero pensato che fosse ineluttabile, ora l’India sarebbe una provincia del Regno Unito o più probabilmente un membro del Commonwealth, se l’avessero fatto i Cubani ora Cuba sarebbe Porto Rico ma molto più grande, eppure i destini di quei popoli sembravano davvero ineluttabili, e hanno pagato caro il prezzo delle loro idee con sofferenze presenti e passate, ma con quel prezzo pagano anche una una dignità di popolo che non ha prezzo, pertanto, nonostante tutto, il cambio risulta conveniente, almeno per loro.

        "Mi piace"

      • Mi scuso per l’intromissione nella salace discussione, alquanto interessante e ricca di spunti analogici quindi recanti significati ideali contrapposti a significati logici razionali, oggi computometrici , comprensivi però anche di pensieri mediani cioè logici vs analogici e/o analogici vs logici. L’idealità ha il suo modus esprimentis nell’arte e nella musica, le sacre muse, ma anche in un fluire di pensieri razionali, che esprimono un sentire, legato ad una volontà di vita e di esistenza più prossimi al sentire naturale e anche in maggior contatto con la Natura. La realtà si esprime così secondo una temporalità concettuale e soggettiva diversa per ognuno,che imprime un passo alla temporalità reale successiva di ciascuno.
        Ecco che l’ideale diviene un miraggio da racchiudersi in uno scrigno, in un sacrario o in un urna, senza passare più dalla convivialità del semplice incontro per strada. La logica del medioevo tecnologico consisterebbe nella delegazione del tempo umano al servizio delle macchine e delle unità di compuer collegati in serie e in parallelo, secondo uno schema rigido e proiettato verso l’infinità degli utenti, Ma vi chiedo: provare a creare con i computer dei circuiti celebrali ad esempio l’anello acustico? Fantasie barbare in barba al birbo birbante di un barbaro.

        "Mi piace"

      • Scusate la follia-
        Apprezzo tantissimo chi ha idee proprie, perché sono coloro che soltanto possono apprezzare le idee proprie altrui.
        Il pensiero della massa, che più massa non si può ha già 60 anni ed era legato al progetto di asservimento e assoggettamento della popolazione americana attraverso la televisione legata soprattutto al culto del cinema.ciò che è stato ovviamente trasfuso nelle sue colonie, fra cui l’Italia che ne è da mezzo secolo la sua compratrice più assidua, vero Renzi e il viaggetto alla Silicon valley e poi a Washington ?

        "Mi piace"

      • GIAMMAI, GIAMMAI, sì, sì… Vedo che sei uno che crede di essere, quale semplice individuo, padrone del proprio destino: quanti anni hai (non è una domanda beffarda!)? …La vita ti riserverà delle sgradite sorprese in merito se la pensi così e se già ne hai a sufficienza per averne avute, beh, prima o poi dovrai arrenderti se non vuoi far la fine di Don Chisciotte! Ah, quindi la valutazione sulla validità della causa sarebbe esclusivo appannaggio delle intime convinzioni del singolo? E dove vorresti arrivare di questo passo? Grossissimo errore epistemologico! Mi fermo qui e ti saluto perché sarebbe inutile proseguire: senza rancore! PS: di fronte all’“ineluttabilità” dei rapporti umani, anche le montagne ed il vento diventano incerti…

        "Mi piace"

      • Proprio padrone in senso stretto del proprio destino no, non direi proprio, data l’infinita serie di guinzagli che tocca mettersi al collo pur di sopravvivere, però nessuno ha ancora trovato il modo per abolire il libero arbitrio, e qualche spazio di manovra esiste sempre, basta saperlo riconoscere.

        Ti ringrazio per la chiacchierata (si era partiti da un mio appunto a Tonino e si è finiti ai discorsi sui massimi sistemi, pertanto direi che l’argomento può dirsi esaurito) e ricambio il saluto.

        Alla prossima.

        P.S: anche se la cosa non fa nessuna differenza, dato che lo chiedi ti rivelo che sono sulla cinquantina; il giorno che dovessi accorgermi che le cose stanno prendendo la piega che dici, posso sempre fare come Monicelli.

        "Mi piace"

      • Oddio noooo! …Per gli spazî che metti tra una preposizione ed un’altra, mi era sfuggito il tuo PS.
        Siccome è una cosa troppo importante per passarla sotto silenzio, faccio uno strappo alla regola di non più proseguire: di tutti gli errori (e orrori) possibili che si potrebbero commettere, quello che hai ventilato è il peggiore!
        Come diceva giustamente il Buddha: “Non è con una dose di veleno (o buttarsi dal quinto piano) che si può pensare di eliminare l’ego (inteso in questo senso, anche col valore di “sofferenza”)!” E già che ci siamo, visto che ne hai accennato, il libero arbitrio umano è una condizione affatto relativa, come relativa è la sua libertà e non si riduce che a questo: la libertà di seguire, più o meno consapevolmente, la cosa giusta, non di fare quello che vuole! È libero solo nelle intenzioni, non nelle conseguenze.
        La Verità e la Giustizia si impongono all’uomo (nel senso che gli sono trascendenti), non gli sono derivate.
        L’uomo può solo scoprirle, non inventarle.
        Di solito – Monicelli docet – sono le persone intelligenti che non lo capiscono, gli ignoranti, per non porsi affatto il problema, la sfangano inconsapevolmente e sono in nettissimo vantaggio.

        Piace a 1 persona

  6. Ho letto per intero adesso l’articolo di Luttazzi.
    Qualche precisazione: a parte il solito uso (sbagliato) del termine “adepto”, l’articolo si avventura su un terreno minato quando parla di religioni, addentrandosi, con le solite petizioni di principio (tanto care al Luttazzi), in un una “notte in cui tutte le vacche sono nere”!
    Questi sembrano essere dei particolari irrilevanti (e in una certa misura lo sono se in riferimento allo specifico contesto…) eppure tradiscono un ‘pensiero’ che è molto più vicino a ciò che, giustamente, si contesta che veramente eterogeneo e/o superiore ad esso.

    "Mi piace"

    • Fammi capire micio spelacchiato
      Ammetti che fino ad ora hai commentato SENZA aver letto l’articolo?
      La realtà è sempre peggio di quello che si presenta.
      Sei uno sfigatto solitario, fai compassione.

      "Mi piace"

      • Fammi capire “GLI” (l’ipostasi): ammetti che non sai leggere? “Ho letto PER INTERO ADESSO l’articolo di Luttazzi…(cit.)”: la realtà è infinitamente meglio di quello che pensi tu e La Compagnia dell’Insulto! Tu “non sei” affatto: il nulla con in mezzo il niente!

        "Mi piace"

      • …Ma poi dico: ti risulterebbe che i miei interventi, con i quali si può concordare o meno, sui commenti degli altri utenti necessitassero della lettura dell’articolo per avere una completezza logica, sfigato in buona compagnia?

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.