Rumori fuori scena

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – L’altroieri, mentre Giuseppe Conte rispondeva alle mie domande sulla faccenda Autostrade facendo a pezzi i Benetton con la durezza ponderata e documentata che tutti i lettori hanno potuto constatare, si accavallavano un bel po’ di pensieri.

1) Mai un presidente del Consiglio italiano aveva detto parole così nette e definitive contro uno dei veri poteri forti che ammorbano l’Italia dalla notte dei tempi.

2) Chi dipinge Conte come un democristiano indeciso a tutto fuorché ai rinvii, che tira a campare a ogni costo senza mai decidere nulla per non scontentare nessuno, non ha capito nulla.

3) Forse non avevamo tutti i torti quando, in beata solitudine, tentavamo di spiegare a un Paese che ha digerito di tutto che l’attuale presidente del Consiglio, pur con i suoi errori, è la figura che più si avvicina a ciò che dovrebbe essere un presidente del Consiglio.

4) Per queste ragioni, il rischio di una crisi di governo è concretissimo, perché è su questioni di sostanza – quelle che toccano gli interessi privati e le pretese di impunità del Partito degli Affari&Malaffari, non le chiacchiere politichesi dei retroscenisti da giornalone – che in Italia cadono i governi: il Conte1 venne giù sul Tav e la prescrizione; il Conte2 sarebbe caduto sulla prescrizione se non fosse arrivato il Covid-19; ora le concessioni autostradali miliardarie ai prenditori trevigiani sono un’ottima ragione per un ribaltone (basta misurare i litri di bava alla bocca di Sabino Cassese, grande sponsor dei Benetton dopo aver fatto parte del Cda del gruppo autostradale dal 2000 al 2005, per poi uscirne – secondo dati mai smentiti – con 700 mila euro fra gettoni di presenza e consulenze). Così come potrà esserlo il Mes, il prestito europeo (da restituire) che tutti dipingono come manna dal cielo perché troppi sognano di mettere le mani su quei 37 miliardi destinati alla sanità: i ras delle cliniche private (spesso editori di giornali), i presidenti di Regione e i loro partiti a caccia di un bancomat per le loro campagne elettorali, non avendo fra l’altro capito che quei soldi non andrebbero comunque in spese e debiti aggiuntivi (i nuovi investimenti nella sanità sono già stati finanziati dal governo e il Mes, se mai arriverà, andrà a coprire tutt’altre spese).

5) Il vero discrimine che fende trasversalmente la politica italiana non è né quello tra destra e sinistra, né quello fra populisti e antipopulisti, ma quello fra chi persegue l’interesse pubblico e chi gli interessi privati. E qui, oltre alle reazioni ampiamente prevedibili del Pd (svenimenti e pigolii in ordine sparso) e dell’Innominabile (Forza Benetton) all’intervista di Conte, colpisce quella dei 5Stelle. Che non hanno proprio reagito: encefalogramma piatto.

Fra i big solo Di Battista – quello che nel fumettone retroscenistico sarebbe il più anti-Conte e comunque non sta né nel Parlamento né al governo – plaude al premier, notando che parla come dovrebbe parlare un 5Stelle, ma come nessun 5Stelle parla più. Dagli altri, solo silenzi: come se Conte non l’avessero scelto loro, con formidabile ritorno di immagine e di sostanza che ha spazzato via tutti i luoghi comuni sul M5S inaffidabile e incompetente. Se il premier, anche due mesi dopo la fine del lockdown, mantiene consensi così alti (ben oltre il recinto la coalizione giallorosa), chi lo ha scelto dovrebbe sventolarlo come una bandiera. Invece, anziché vantarsene e appropriarsene, è come se i 5Stelle non lo sentissero come il “loro” premier e temessero la sua popolarità: un “premier amico” e nulla più, per usare la gelida definizione che De Gasperi diede nel 1953 del governo Pella per prenderne le distanze (“governo amico”). Anche quando Conte parla la loro lingua delle origini e mette la testa sul tagliere di una loro battaglia identitaria come quella su Autostrade. Colpisce soprattutto il silenzio di Luigi Di Maio. Non che il suo nuovo stile di ministro degli Esteri sia sbagliato, anzi. Un anno fa inseguiva il Cazzaro Verde nelle gare di rutti e perdeva sempre, perché il campione nazionale di quello sport è solo uno. Ma un conto è parlare poco e soprattutto di affari internazionali, un altro è incontrare Mario Draghi e Gianni Letta senza spiegare il perché. Che c’entra l’ex governatore Bankitalia ed ex presidente Bce con la Farnesina? E che ci azzecca il vecchio lobbista del Partito Mediaset, privo d’incarichi politici e istituzionali? Lo sanno anche i bambini scemi che Draghi è suo malgrado il candidato dei poteri forti per il governo di larghe imprese che nei loro sogni dovrebbe rovesciare il Conte 2; e che Letta sr. è l’emissario (reo confesso di una tangente e salvato dalla prescrizione) del pregiudicato B., delle sue aziende e delle sue trame per rientrare in gioco, farsi gli affari suoi nelle tv e nella fibra e magari scegliersi pure gli arbitri dell’Agcom.

Due anni fa Di Maio si giocò la premiership per non stringere la mano pubblicamente né parlare privatamente a B.. Ora si scopre che, tra il lusco e il brusco, stringe la mano e parla segretamente al braccio destro di B.. Intanto, da dieci giorni, né lui né alcun altro big M5S dicono una parola contro la vergognosa riabilitazione di B. a opera di mezzo Pd, dell’Innominabile e dei giornaloni al seguito. Gli elettori, se non alle mitiche dirette streaming, avrebbero diritto almeno a una spiegazione. Diceva Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.

16 replies

  1. Come qualcuno ha gi3 scritto qui, è stato Di Maio stesso a raccontare quegli incontri. Avrebbe potuto tacerli. Dei retroscena e degli scoop non mi interesso: non sono un giornalista. Mi preoccupo di più degli eventi: il Kraken sta emergendo e Travaglio, giustamente, mette in guardia Conte.

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  2. chi fosse il cassaro giallo lo si era capito già da molto…!!!
    piuttosto riesce incomprensibile come solo ora cominciano le serie critiche all’operato di questo figuro…falso e traditore!!!

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  3. Certo, in onore della tanto citata trasparenza, Di Maio potrebbe anche dire qualcosa ai suoi elettori in merito a questi inusitati incontri.

    L’ incontro con Draghi posso anche arrivare a comprenderlo, in fondo e’ cosi’ tanto evocato che andare a verificare il suo

    pensiero puo’ anche essere un atto politico dovuto da un leader di maggioranza, ma quello con Letta ce lo dovrebbe davvero

    spiegare!

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    • Dopo il secondo mandato, o tutti a casa o ad aiutare il movimento a riprendere il contatto con la gente per le strade e le piazze. Largo ai nuovi, facendo tesoro nella liri selezione degli errori compiuti con quelli precedenti. Nonostante i 5stelle siano due spanne sopra gli altri politici, servirà senz’altro Grillo in campo per riconquistare gli elettori perduti e combattere il plotone di esecuzione formato dei soliti rapaci capaci che ci impestano la vita da sempre.

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  4. Rilievi condivisibili, per quanto riguarda le rivendicazioni sull’operato di Conte da parte di alcuni esponenti del governo 5 S, comunque quelle di Conte su autostrade e i Benetton sono parole,d’accordo, bellissime, ma per ora solo parole. Attendiamo i fatti ( parlo per me ).
    Su Di Maio invece, il discorso è interessante, ma non ce lo vedo proprio a fare fognette con lo zio emissario del piduista.
    Comunque mai abbassare la guardia, non mi fido più di nessuno.

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  5. Si conferma quanto sostengo da un anno a questa parte: vengono fuori gli egoismi personali, il M5S sta andando incontro ad una implosione e si divideranno: governisti ad ogni costo (poltronisti) contro i puristi.
    Di Battista è l’unico con una mente politica da 5stelle e stanno facendo di tutto per tenerlo ai margini.
    Travaglio con il suo editoriale di oggi dimostra di aver assodato l’amara verità: dopo la rivoluzione c’è la restaurazione.
    Spero di essere smentito dai fatti.

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      • Lo spero anch’io.
        Però francamente non ce lo vedo Di Maio a fare accordi sottobanco con Draghi o addirittura con gli emissari del berlusca.
        Infatti, mi capita raramente, ma non ero d’accordo con la parte sull’immobilismo del M5S. Buffagni è stato molto duro con i benetton due giorni fa, anche Crimi e Di Battista (ok è fuori dal Parlamento). Spero che in questo Travaglio sbagli.

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  6. Ricordate il contabile di Al Capone? Ecco Materia Grigia, lo Zio, consigliori del Delinquente Naturale, suggeritore ascoltatissimo nell’ambiente corsaro della corruzione e tangetizio, remember bicamerale con il Barbiere di Gallipoli, ebbene sì, una spiegazione Di Maio deve pur darla ai suoi elettori, presto bene e sopratutto veritiera.

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  7. Di Maio che lavora dietro le spalle del suo Presidente del Consiglio accordandosi con Bruto e Cassio per pugnalarlo
    alle spalle dentro il Senato, magari alle idi di marzo?
    Uhm! Molto fantasiosa come trama di un thriller politico ma poco originale.
    Se voglio accordarmi segretamente con qualcuno per fini più o meno inconfessabili, non annuncio l’incontro al suono
    di cembali e corni, ma cerco di usare un minimo sindacale di prudenza per evitare di essere sputtanato e fatto a pezzi
    cinque minuti dopo l’incontro.

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    • @Piero Iulia
      “Se voglio accordarmi segretamente con qualcuno per fini più o meno inconfessabili, non annuncio l’incontro al suono
      di cembali e corni, ma cerco di usare un minimo sindacale di prudenza per evitare di essere sputtanato e fatto a pezzi
      cinque minuti dopo l’incontro.

      Magari l’incontro non lo fai di nascosto perché è rischioso, si rischia lo sputtanamento.

      Magari l’incontro lo annunci al suono di cembalo e corni proprio per poter far pensare ai militanti come te: “lo ha fatto alla luce del giorno, è un comportamento trasparente, quindi non ci sarà nulla di male”. Sbagliato, perché una azione alla luce del giorno non è necessariamente una buona azione, anche le rapine a volte vengono fatte alla luce del giorno.
      Tra l’altro, con questa “operazione trasparenza” si evita il rischio dello sputtanamento da inciucio alle spalle degli elettori, nel caso lo avessero scoperto per sbaglio.

      È puro calcolo.

      La domanda rimane: cazzo ci vai a fare da Letta Gianni?

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      • Ho paura che ci vada per la stessa ragione per la quale Renzi ando’ da Berluscone, in apparente segreto salvo, lo lessi proprio da Travaglio, trovarsi i fotografi dei gioornali di casa Arcore.

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    • Io credo che dietro questi incontri ci sia la necessità di verificare la tenuta del quadro politico nell’ipotesi, non peregrina, che la trattativa con l’Europa finisca nelle sabbie mobili dei veti incrociati, con i cosiddetti paesi frugali e, dietro le quinte, la Germania a tenerne bloccato l’esito. Perché al di là delle belle parole della cancelliera Merkel, che suonano tanto di contentino a fronte dello stallo, l’Italia si potrebbe trovare in autunno in una situazione finanziariamente molto critica: per cui sondare l’opinione di Mario Draghi e sentire le opposizioni in caso si venisse a concretizzare lo scenario più fosco (niente aiuti, solo prestiti ed il lasciapassare della Troika), può essere oggi una misura di cautela. Ovviamente non per soppiantare Conte (sarebbe suicida per il M5S e Di Maio) ma per rafforzarlo in caso di emergenza internazionale sui mercati che richieda decisioni epocali.
      Pertanto tali interlocuzioni non le valuterei a priori come negative ed ovviamente Conte ne doveva essere pienamente al corrente.

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      • Travaglio è molto preoccupato, come tantissimi italiani, per le troppe criticità da affrontare che ben conosciamo, quindi sclera nei termini strettamente necessari, fa un po da deterrente, e un po da sprono per questi ragazzi che animosamente tentano di costruire, ma che ahimè, sono tra ali baba e i 40 trilioni di ladroni.
        In questo momento storico si abbisognerebbe di una squadra forte, coesa e agguerrita che lottasse a muso duro, ma purtroppo abbiamo una squadra fintamente presente e scarsamente determinata, capace di essere quotidianamente sui rotocalchi a incantare le scimmie e non a compiere operazioni fattive, mi viene un parallelo con i calciatori che preventivamente si vendevano la partita a tavolino e che in campo compivano vistose e poco credibili azioni cialtronesche, ad eccezione, come diceva il buon Montanelli, dei soliti, sporadici e pochi eroi italici.
        Ma non si può tirare il sangue a una rapa

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      • @Pausilypon
        Di Maio parla con G. Letta a che titolo?
        Non è più capo politico ne è capo di governo.
        Come ministro degli esteri perché dovrebbe incontrarsi con Letta?

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