Animali, eruzioni e terremoti: finalmente trovata la prova scientifica che sono in grado di prevederli

(msn.com) – La prima referenza storica risale al 373 avanti Cristo. Riportava che volpi, donnole, serpenti, perfino gli insetti avevano abbandonato le loro tane molti giorni prima dell’arrivo di un devastante terremoto. Plinio il Vecchio sosteneva che gli uccelli diventavano irrequieti. E prima di lui, e ancora adesso, molti sono convinti che gli animali sono in grado di percepire i movimenti della terra e dare segni di allarme.

Perfino lo Us Geologial survey, l’agenzia americana che studia il territorio rivela che ci sono annedotiche conferme delle reazioni animali.

Questo potrebbe avvenire perché mentre gli esseri umani non sono sensibili alle onde P, le onde longitudinali molto veloci prodotte dall’oscillazione della roccia nella stessa direzione della propagazione, mentre gli animali sì. Le onde P sono una indicazione che poi arriveranno le onde S, più forti e in direzione perpendicolare, quelle che provocano i crolli.

Purtroppo tutte queste dicerie sono sempre rimaste a livello generico, chi le ha seguite è stato ritenuto un pazzo e nessuno ha mai sviluppato un metodo, anche elementare, per rendersi conto se quello che succede ha una ragione effettiva.

Eppure nel febbraio 1975, la città di Haicheng, in Cina, si era riempita di serpenti che erano usciti dai loro nascondigli nonostante fosse inverno e ci fosse la neve. I residenti vennero evacuati e in effetti poco dopo arrivò un sisma di grado 7,3.

Nel marzo 2009 nei dintorni del lago San Ruffino, in Abruzzo, era stato notato che tutti i rospi, che sono una presenza comune, erano spariti. Poco dopo l’Aquila venne annientata.

Uno studio appena pubblicato fa finalmente un po’ di chiarezza. Un team di ricerca internazionale al quale hanno partecipato ricercatori dell’Istituto di comportamento animale del Max Plack Institute, dell’Università di Costanza, e dell’Università di Camerino, ha deciso di analizzare il comportamento di mucche, pecore e cani per verificare se dimostravano reazioni scientificamente misurabili. Per farlo hanno attaccato ai loro corpi dei sensori di movimento alimentati da pannelli solari. Ogni secondo misuravano la loro direzione magnetica, la velocità, l’altitudine in cui si trovavano, l’accelerazione, il luogo e anche l’umidità e la temperatura. Ed è stata trovata una prova: gli animali aumentano l’attività nelle ore precedenti l’evento sismico. Non solo: quanto più vicini sono all’epicentro, tanto più il loro comportamento diventa insolito e lo diventa fino a 20 ore prima. E’ stato anche notato che la loro capacità di prevedere vale soprattutto quando sono in stalla, meno quando sono all’aperto.

Il luogo prescelto per fare i rilievi è stata la fattoria Angeli che si trova a Pieve Torina (Mc). Produce legumi, zafferano, funghi e formaggi biologici ed è stata gravemente danneggiata dagli ultimi terremoti.

Le ricerche sono iniziate prima dei movimenti tellurici del 2016-2017 e sono continuate fino a dicembre 2019, coprendo un periodo in cui sono stati registrati 18 mila terremoti, di cui 12 oltre la scala 4. 

I dati sono stati poi elaborati statisticamente controllando ogni variazione di comportamento, in modo da poter ottenere informazioni anche sulle capacità di anticipazione.

Studi precedenti avevano già dato indicazioni. In particolare quello condotto tra 2012 e 2014 sul Monte Etna, aveva dimostrato che gli animali avvertivano le eruzioni da 4 a sei ore prima. Si svegliavano di notte, camminavano in modo nervoso e cercavano posti sicuri con molta vegetazione, dove la lava rallenta.

Non è ancora chiaro perché gli animali abbiano questa abilità. Secondo gli studiosi potrebbe dipendere dal fatto che sono in grado di percepire la ionizzazione dell’aria causata dalle pressioni sulla roccia. Potrebbero essere anche in grado di sentire con l’olfatto i gas rilasciati dai cristalli di quarzo, un minerale abbondante nelle faglie. Ricercatori americani hanno proposto proprio il monitoraggio di questo materiale per poter stabilire previsioni.

Nella pratica un sistema di allerta potrebbe prevedere un chip attaccato al collare che invia i movimenti a un computer ogni tre minuti, e quando il software rivela una anomalia che dura più di 45 minuti, viene lanciato l’allarme. Potrebbe essere una soluzione che salva uomini e capitali. Non a caso i ricercatori hanno già depositato un brevetto sia in Europa che negli Stati Uniti.

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