Senato: le 5 collaboratrici degli ex presidenti messe alla porta

LICENZIATE – DOPO TRENT’ANNI DI LAVORO

(di Ilaria Proietti – Il Fatto Quotidiano) – Diritti acquisiti, ma non per tutti al Senato. Dove generose decisioni sembrano premiare i soliti noti. Gli ex senatori riavranno i loro vitalizi fino all’ultimo centesimo, altro che tagli: l’organo di giustizia interna di Palazzo Madama ha ascoltato il grido di dolore di lor signori che maturano la pensione a vita con appena una manciata di anni trascorsi dopo l’elezione. Un privilegio? Macché: un atto dovuto, un diritto inalienabile, secondo la Commissione Contenziosa che ha accolto appieno i loro ricorsi. Bene, bravi, bis.

Peccato però che nelle stesse ore del blitz notturno con cui sono stati ripristinati gli assegni che si era avuto l’ardire di sforbiciare, a Palazzo maturava ben altra decisione: questa volta a chiedere giustizia di fronte all’organo di appello del Senato erano alcune lavoratrici che però non sono state altrettanto fortunate rispetto ai colleghi di Caliendo &Co. Sebbene – loro sì – abbiano trascorso gran parte della vita al Senato, ma senza mai maturare alcun diritto, figurarsi il vitalizio. Inutile dire che il loro ricorso è stato respinto: ora sono letteralmente in mezzo a una strada, senza alcun aiutino politico da chicchessia.

Eppure tra di loro c’è chi, come Marina Sciamanna, ha prestato servizio per 33 anni fin da quando alla presidenza del Senato sedeva Amintore Fanfani. E come lei tutte le altre storiche segretarie dell’ufficio del presidente che per lustri e lustri hanno filtrato telefonate, fissato gli appuntamenti, tenuto a posto le carte di quanti si sono avvicendati sullo scranno della seconda carica dello Stato: dal cavallo di razza della Dc, passando al liberale Giovanni Malagodi fino a Pietro Grasso di LeU.

La commissione Caliendo e pure quella d’appello presieduta da Luigi Vitali però hanno deciso che le signore in questione non hanno mai avuto alcun rapporto con l’Amministrazione: ergo, se proprio lo vorranno, dovranno rivolgersi a un giudice del lavoro disponibile a riconoscere i diritti loro negati in questi anni. Se del caso battendo cassa agli ex presidenti che sono ancora vivi e vegeti, essendo Fanfani e Malagodi tra i più da ormai molti anni. Secondo gli organi di giustizia interna di Palazzo Madama infatti erano loro i veri datori di lavoro delle signore, mica il Senato che presiedevano. Perché Marina Sciamanna, Roberta Scormito, Mariangela Sarno, Anna Caterina Re, Stefania Bertoldo non sono mai esistite per l’Amministrazione che pure in tutti questi ha pagato ogni mese i loro stipendi e i contributi dovuti.

A chi per 15 anni, a chi per 24, a chi per oltre trent’anni. Sulla base di contratti di collaborazione andati avanti per circa dieci legislature, di rinnovo in rinnovo, di presidente in presidente. Per la verità alcune delle lavoratrici in questione che ora meditano gesti clamorosi dopo essersi rivolte senza fortuna alla giustizia interna del Senato, hanno potuto dimostrare che avevano svolto anche altre funzioni a Palazzo. Erano state riciclate per un certo periodo al centralino fianco a fianco ad altri che a differenza loro erano dipendenti a tutti gli effetti del Senato . Ma nemmeno questo, oltre al fatto di essere tenute a rispettare ordini e orari di lavoro, è bastato a dimostrare che forse era il caso di sanare la loro posizione: niente diritto all’assunzione, figurarsi al vitalizio.

Dopo la commissione Caliendo anche il Consiglio di giurisdizione infatti è stato spietato. Entrambi gli organismi si sono dichiarati incompetenti a decidere del loro ricorso per vedersi riconosciuto lo status di coadiutore parlamentare più quanto dovuto per il pregresso, compresi gli straordinari mai goduti o la reperibilità. E poco importa se conoscano il Senato come pochi altri. Una volta iniziata l’era di Maria Elisabetta Casellati sono state messe alla porta come se nulla fosse. Invitate dalla sera alla mattina a fare gli scatoloni per sgomberare le scrivanie un tempo zeppe degli appunti e delle agende di Malagodi e Spadolini, ma pure di Carlo Scognamiglio, Nicola Mancino, Marcello Pera, Franco Marini e Pietro Grasso.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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4 replies

  1. Dunque, ricapitolando:
    Fanfani e Malagodi sono stati presidenti del Senato, ciascuno per pochi mesi, nel 1987,
    le signore non risultano far parte dell’Amministrazione del Senato da allora in poi,
    ciò significa che sono state impiegate a chiamata diretta, senza passare per un concorso o, almeno, uno straccio di sanatoria, come fu fatto per i dipendenti dei partiti politici ( sempre a carico dei contribuenti),
    Dopo queste notizie, mi domando cosa aspetti la Procura della Repubblica presso la Corte dei Conti a richiedere indietro ai vertici politici e no di quella Amministrazione il pubblico denaro erogato, senza titolo, quale emolumenti alle signore.
    In ogni caso, poiché l’autodichìa del Senato è stata confermata essere una barzelletta, le signore hanno buone speranze di fronte al Giudice del lavoro.

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