Aveva ragione Davigo: oggi rubano senza più vergogna

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Nella capitale arrestano quattro funzionari di “Risorse per Roma”, accusati di incassare tangenti per agevolare le pratiche di condono e uno, intercettato, espone la tecnica dei “ricami” e degli “impicci”. Per poi concludere con malcelato orgoglio che “bisogna essere, come si dice dal punto di vista del procuratore di Roma, esperti del male per concepire una cosa di questo tipo… una mente perversa”. A Milano, il dirigente Atm Paolo Bellini, preso con le mani nel sacco, così spiegava a qualche sodale la natura profonda del suo lavoro: “L’altro mio compito è fare la puttana”. Vagheggiava anche progetti di vita: “Mi mancano sette, otto anni per la pensione, apro un conto Gabbietta (tangente Enimont ai tempi di Mani Pulite, ndr), c’ho in testa un agriturismo, i cavalli, la caccia… e mi sistemo”.

Anni fa per avere detto la pura verità, che cioè politici e amministratori pubblici non solo “continuano a rubare” ma “non si vergognano più”, Piercamillo Davigo fu crocifisso come incallito manettaro dalla pletora dei garantisti un tanto al chilo. Gli stessi che oggi invocano semplificazioni à gogo, straconvinti che ridimensionare il codice degli appalti e abolire una paccata di reati (a cominciare dall’abuso d’ufficio) sia la panacea per rimettere in moto l’Italia. Eppure, sul FQ di ieri, Valeria Pacelli ha scritto che ancora choccati dalla pandemia non ci siamo accorti che “nei primi 23 giorni di giugno sono finite sui giornali almeno 14 inchieste per corruzione, per lo più con misure cautelari”. Se (a parte le solite banalità sulle “passerelle”) un appunto di sostanza si può muovere agli Stati generali governativi di villa Pamphilj è che non risulta sia stato dato adeguato spazio al sistema dei controlli preventivi (per quelli successivi opera la magistratura) sui 172 miliardi che l’Europa si appresta a far planare sullo stivale. Allentando le regole sulla corruzione, più di quanto già non lo siano, lasciamo immaginare la proliferazione di “puttane” ed “esperti del male”. Che da certi garantisti di cui sopra saranno applauditi come dei facilitatori finalmente degni di una democrazia liberale.

5 replies

  1. Bell’articolo.
    Semplificare non vuol dire assenza di controlli ma assenza di controlli inutili.
    La trasparenza non è solo la cura della malattia ma l’antidoto per non ammalarsi.
    Adesso stanno tutti in ansia per come la nostra fantastica classe politica di destra e sinistra spenderà questa vagonata di soldi UE. Ma fino a poco tempo fa tutti strillavamo al sovranismo quando si parlava di un controllo da parte della UE, non c’era alcuna trattativa sulle condizionalità che ne accettasse alcune, rifiutasse altre, proponesse altre ancora. No, non poteva essere oggetto di discussione, andavano rifiutate in toto altrimenti avremmo ceduto una parte di sovranità alla culona della Merkel. E a molti andava bene così, come se fosse una partita di calcio Italia-Germania, mai cedere nulla al nemico.

    Per esempio, si poteva sollecitare la politica per indurla ad aumentare la trasparenza nelle gare d’appalto, con procedure su piattaforme web in cui venivano pubblicati i contratti e forniti dati e sequenza dei lavori e importi. Consultabile da tutti, anche dalla comunità europea perché un controllo in più, per quanto interessato, male non fa.

    Nell’inveire contro il nemico crucco, vi siete dimenticati del ladrone italiano perché sono proprio i ladri autoctoni che ti fottono il portafoglio 99 volte su 100.

    Il sovranismo è anche questo, il tentativo di una classe politica ladra di sottrarsi al maggior numero di controlli.

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  2. Questi personaggi, opportunisti, tangentari corrotti, corruttori, ladri, non solo non si vergognano ma si stanno avvicinando, nel Bel Paese, pericolosamente al 51%.
    Domanda: in quale modo, democratico, possiamo combatterli?
    Io ho un’idea, ma mi piacerebbe ascoltarne altre.

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