Buona fede

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Tutto potevamo immaginare, nella vita, fuorché di vedere il centrodestra (e dunque anche l’Innominabile e la sua Italia Morta) schierato come falange macedone in difesa di Nino Di Matteo, il magistrato più vilipeso e osteggiato (soprattutto dal centrodestra, ma non solo) degli ultimi vent’anni. Del resto, questa vicenda che lo contrappone al ministro Alfonso Bonafede è tutta un paradosso. Il Guardasigilli viene accusato di cedimenti alla mafia e alle scarcerazioni dagli stessi che gli davano del “giustizialista”, “manettaro” e per giunta colluso col “grillino” Di Matteo. Tant’è che l’altra sera, a “Non è l’Arena: è Salvini”, s’inchinavano deferenti a Di Matteo il capitano “Ultimo” (il neoassessore dell’immacolata giunta Santelli in Calabria, che Di Matteo fece a pezzi in varie requisitorie per la mancata perquisizione al covo di Riina) e l’ex ministro Claudio Martelli, che lo definì “uno stupido, forse anche in malafede” che “naviga nel caos” e “non escludo che si inventi delle balorde” nel processo Trattativa che “finirà in un nonnulla” (infatti, tutti condannati). Una lezione di legalità resa ancor più credibile da maestri del calibro di Flavio Briatore (imputato per evasione fiscale) e dello stesso Martelli (pregiudicato per la maxitangente Enimont). Gl’imputati, ovviamente assenti, erano due pericolosi incensurati: Bonafede e il suo capo uscente del Dap Francesco Basentini, che la vulgata salviniana e dunque gilettiana vuole colpevoli delle decine di scarcerazioni di detenuti (opera di altrettanti giudici di sorveglianza iper “garantisti”), quando tutti sanno che il Dap è corresponsabile solo in quella del fratello del boss Zagaria, scarcerato da un giudice di Sassari con la scusa del Covid e spedito a casa sua a Brescia (epicentro Covid).

Nel bel mezzo di quel frittomisto di urla belluine miste a notizie vere, verosimili e farlocche, fatto apposta per non far capire nulla, ha chiamato Di Matteo per raccontare la sua versione della mancata nomina a capo del Dap a metà giugno 2018. I lettori del Fatto sapevano già tutto. Il 27 giugno 2018 Antonella Mascali la raccontò insieme alle esternazioni di alcuni boss al 41-bis contro l’ipotesi di Di Matteo al Dap. Poi Marco Lillo criticò Bonafede per la “figuraccia” fatta con Di Matteo. L’altra sera l’ex pm ha evocato le frasi dei boss a proposito della presunta retromarcia del ministro sulla sua nomina al Dap. E, anche se non ha fissato alcun nesso causale fra le due cose, Giletti l’ha dato per scontato. Noi ovviamente non eravamo presenti ai tre colloqui (uno telefonico e due al ministero) intercorsi fra Bonafede e Di Matteo. E non ne conosciamo i particolari.

Ma già due anni fa ci facemmo l’idea di un colossale equivoco fra due persone in buona fede. Ecco la cronologia. Quando nasce il governo Salvimaio, voci di stampa parlano di Di Matteo al Dap o in un altro ruolo apicale del ministero della Giustizia. E fanno impazzire i boss (che evidentemente preferivano le precedenti gestioni). Il 3 giugno il corpo speciale della polizia penitenziaria (Gom) sente alcuni di loro inveire contro l’arrivo del pm anti-Trattativa. E il 9 giugno annota quelle frasi in una relazione al Guardasigilli e ai pm. Il 18 giugno, già sapendo quel che dicono i boss, Bonafede chiama Di Matteo per proporgli l’equivalente della direzione Affari penali (che già era stata di Falcone con Martelli) o il Dap. Il 19 giugno Di Matteo incontra Bonafede e dà un ok di massima per gli ex-Affari penali (questa almeno è l’impressione del ministro): ruolo che il Guardasigilli s’impegna a liberare riorganizzando il ministero e ritiene più consono alla storia di Di Matteo, oltreché alla sua esigenza di averlo accanto per le leggi anti-mafia/corruzione che ha in mente (all’epoca il problema scarcerazioni non era all’ordine del giorno). Il pm invece ritiene l’incontro solo interlocutorio. Bonafede offre il Dap a Basentini, ma in serata Di Matteo lo chiama chiedendo un nuovo incontro. E lì, il 20 giugno, gli dice di preferire il Dap e di non essere disponibile per l’altro incarico, forse per aver saputo anche lui delle frasi dei boss. Bonafede insiste per gli ex-Affari penali, imbarazzato perché il Dap l’ha già affidato al suo collega. Invano.
Il 27 giugno il Fatto pubblica le frasi dei boss: a quel punto, come osserva Lillo sul Fatto, Bonafede potrebbe accantonare Basentini e richiamare Di Matteo per dare un segnale ai mafiosi; ma, per non mancare alla parola data, non lo fa. In ogni caso l’ipotesi che la contrarietà dei mafiosi l’abbia influenzato è smentita dalla successione dei fatti, oltreché dalla logica: chi vuol compiacere i boss non offre a Di Matteo il posto di Falcone, ucciso proprio per il ruolo di suggeritore di Martelli agli Affari penali, non al Dap. Ma Di Matteo si convince, memore dei mille ostacoli incontrati nella sua carriera, che “qualcuno” sia intervenuto sul ministro per bloccarlo. Intanto Bonafede continua a sperare di portarlo con sé. Ma ormai il rapporto personale è compromesso, anche se poi Di Matteo non manca di sostenere le riforme di Bonafede (voto di scambio, spazzacorrotti, blocca-prescrizione ecc.) e la recente nomina a vicecapo del Dap del suo “allievo” Roberto Tartaglia, giovane pm del processo Trattativa. Un’altra mossa che a tutto può far pensare, fuorché a un gentile omaggio a Cosa Nostra.

29 replies

  1. LA CALUNNIA E’ UN VENTICELLO… Viviana Vivarelli.
    Purtroppo non sempre Travaglio ha il tocco, la capacità di far capire le cose in modo semplice alle menti semplici. Nell’editoriale di oggi in cui spiega le accuse della Meloni a Bonafede di essere un servo della mafia, questo tocco non ce l’ha.
    Troppe parole, tropi inserti, troppe spiegazioni.
    Eppure i fatti sono chiari.
    Il capo del DAP Basentini (DAP=Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) ha accettato la decisione del giudice di mandare ai domiciliari un mafioso malato, colonnello di Provenzano, a cui mancavano 8 mesi di carcere. Scandalo! Basentini si dimette.
    La Meloni chiede le dimissioni di Bonafede perché “si sarebbe piegato sotto gli ordini della mafia ” quando due anni fa mise a capo del DAP Basentini e non Di Matteo, che detto da una che ha governato con Berlusconi fa abbastanza ridere.
    Ma i fatti non tornano.
    Di Matteo è odiatissimo dalla mafia e noto come il suo maggiore accusatore, è anche il maggiore accusatore di Berlusconi e Dell’Utri per cui è odiatissimo dal centrodestra.
    Quando due anni fa corre voce che Bonafede potrebbe mettere Di Matteo a capo del DAP, alcuni detenuti dicono che per loro sarà la fine. Queste parole vengono riferite e pubblicate su Il fatto Quotidiano.
    Bonafede le conosce benissimo.
    Nonostante questo, telefona lo stesso a Di Matteo offrendogli la scelta tra diventare capo del Dap o capo degli Affari penali, istituto a cui tiene molto perché fa le leggi contro la mafia, e che è stato di Falcone.
    Di Matteo chiede 48 ore per pensarci, ma Bonafede decide in serata di dare il DAP a Basentini.
    Di Matteo si offende e rifiuta anche l’altro incarico.
    Per vedere in questa successione dei fatti una resa di Bonafede alla mafia ce ne vuole di malvagità! Ma la destra questa malvagità ce l’ha tutta e avanza a forza di calunnie e di creduloni che ci cascano.
    L’unico fatto certo è che Bonafede è oggi il maggiore oppositore della mafia ed è quello che ha fatto più leggi per contrastarla ma, siccome Berlusconi e la mafia sono una cosa sola, e la Lega nel Sud sta ereditando dalla mafia i voti che prima andavano a Berlusconi, ecco che si deve accusare di mafia proprio Bonafede, per la regola di incolpare dei propri vizi gli avversari, regola che la Lega ha seguito fino a ora.

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    • He si, tu il tocco invece ce lo hai 🙂
      Se dipendesse da te e Iula la stampa tutta diventerebbe una sorta di Pravda grillina.
      Non vi piace la stampa autonomia, vi piace la stampa asservita, purché sia asservita a chi piace a voi.
      E le critiche legittime alla pessima stampa italiana sulle vostre bocche hanno il sapore delle strumentalizzazioni.

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      • @Exandrea
        Cos’è? Ti sei offeso perché ho smesso di commentare i tuoi interventi su questo blog?
        Anche tu hai preso cappello come DiMatteo e cerchi una qualche rivalsa citandomi a
        sproposito quale fautore di una stampa asservita agli interessi di partito?
        Pensala come ti pare, ma quando contraddici in modo così plateale quanto tu stesso hai
        scritto in più di un’occasione in merito all’appecoronamento di gran parte della stampa italiana
        agli interessi dei “poteri forti”, non rendi un buon servizio alla tua personale credibilità.
        Quando è l’astio, per altro incomprensibile, a guidare le tue parole, il risultato non può essere
        che il penoso post che, e sarà l’ultima volta, mi trovo a commentare.

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      • Piero se non vuoi replicare sei libero di farlo.
        Io replico tendenzialmente a chiunque argomenti il suo punto di vista e continuerò a farlo anche in futuro, che ti piaccia o meno, anche ai tuoi post, sia quando ne condivido il contenuto che quando dissento.
        Il mio astio non è personale ma legato alle tue parole sprezzanti su Di Matteo, un uomo che di certo non si merita questi attacchi (ho cercato di motivarli il perché nell’articolo di Labonia).
        La tua difesa ad oltranza del M5S ti porta spesso a perdere di obiettività, constato questo.
        Che il M5S continui ad essere una delle migliori opzioni (spesso per demeriti altrui più che per meriti propri) nel panorama politico italiano, ne sono convinti in molti, me incluso.
        Ma sostenere una forza politica non può significare fingere che non abbia commesso errori anche quando ne commette. Perché non è giusto e forse nemmeno utile.

        La nomina di Basentini estato un errore evidente, è questo il punto.

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  2. Pessimo articolo di Travaglio, non sono neanche riuscito a finirlo mi girano troppo.
    Ma, tanto per dirne una, minimizzare gli errori di Francesco Basentini solo perché è incensurato fa ridere i polli.
    Con questo personaggio, il DAP non è stato più acronimo di una istituzione ma acronimo di una pratica sessuale estrema di cui lo Stato è stato il protagonista passivo. La mafia quello attivo.
    Peccato, forse è vero che sta perdendo lucidità e autonomia. La sua ricostruzione non regge! Di Matteo era interessato alla nomina a capo del Dap perche riteneva che fosse un ruolo chiave nella lotta alle mafie. E gli sviluppi di questa vicenda purtroppo gli danno ragione.
    Ma che difficoltà ha Bonafede a riconoscere di aver fatto una cazzata a nominare Basentini? Basentini è indifendibile, ha fatto una miriade di errori e di gravi omissioni. Si, ma è incensurato! E sti cazzi?!

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      • Ha chiesto 2 giorni di tempo per pensarci e se ne è preso solo uno! Ti sembra tanto un giorno di tempo?
        Doveva decidere da solo senza neanche consultare i sui familiari?
        E questo giustifica il dietrofront del ministro?
        Siete veramente incredibili.

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  3. RIPOSTO QUELLO CHE HO SCRITTO IERI:
    “Un ministro o un magistrato non dovrebbero mai intervenire nelle trasmissioni di qualsiasi genere, a meno che non siano esclusivamente delle informative alla cittadinanza, per di più, che un ministro ha molti altri strumenti per, eventualmente, rispondere ufficialmente. Mi ricordo un intervento in diretta di Berlusconi in una trasmissione di SANTORO, ha fatto una figura MISEREVOLE, LUI che ha “inventato” la TELEVENDITA di un partito. La maggior parte delle trasmissioni sono TRAPPOLE PER TOPI. Riguardo a Gilletti fa il suo mestiere: togliere audience alla D’Urso e magari prenderne il posto. Ora le opposizioni (che non beccano palla) abbaieranno “indignate” diventando sostenitrici di, pensate un pò, DI MATTEO che si spaventavano anche solo a nominarlo. FANTASTICO……

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    • Un ministro e un magistrato non dovrebbero mai intervenire in programmi tv. Non capisco perché ci vadano, per chiarire le loro posizioni o decisioni? Guarda che casino

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      • Aggiungiamo pure che Giletti ha avuto il merito di mettere in discussione per primo gli assurdi comportamenti del Dap.
        Altri dibattiti sull’argomento non mi risulta che vi siano stati, almeno allora.

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  4. e riposto anche questo:
    ….a volte gli zombi ritornano….

    (fino a qualche giorno fa il blog ne era sgombro, ora ne sono attirati a causa dei vivi)

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  5. ed eccolooooooo!
    non poteva mancare l’articolo di Travaglio, che stavolta (essendoci in ballo i suoi amorini a 5 stelle) invece della toga del Pubblico Ministero indossa quella del difensore d’ufficio e così riassume la vicenda:
    – è stato tutto un malinteso “tra persone di buona fede”!
    – comunque la colpa è sempre del centrodestra fatto di pregiudicati delinquenti mafiosi.
    il profeta del grillismo riesce a salvare capra e cavoli agli adepti della religione a 5 stelle, evitando loro l’imbarazzo di scagliarsi contro l’uno o l’altro dei loro idoli.
    la parola chiave è minimizzare: non c’è stato alcuno scontro, Di Matteo non ha insinuato nulla, Bonafede è un santo, ecc. ecc.
    e adesso torniamo a dare addosso agli avversari.

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      • 1. io non faccio il giornalista e non sono pagato per dare ricostruzioni. piantiamola con questa risposta “e tu invece…?”, io sono un lettore e ho il sacrosanto diritto di leggere un articolo e di non ritenerlo attendibile senza scriverne uno io. se a qualcuno questo dà fastidio perché critico uno dei suoi mostri sacri, peggio per lui.
        2. a prescindere da questo, io non ho ricostruzioni: vorrei appunto risposte da chi è in grado di darle (al momento solo i due interessati), non mi interessa la dietrologia di chi, in perfetta mala fede come Travaglio, mira a spegnere il fuoco perché è imbarazzante per il partito per cui simpatizza, e allora cerca di farla finire a tarallucci e vino così si parla d’altro.
        e la cosa insopportabile è che, se il ministro non fosse un grillino, i 5S sarebbero lì a strillare “onestà! onestà!” e a chiedere la sua testa, e Travaglio ci farebbe un lunghissimo editoriale in cui elenca tutte le malefatte vere o presunte del ministro in questione, a partire da quando in terza elementare rubò una merendina al compagno di banco.
        se invece il P.M. non fosse Di Matteo ma un Pinco Palla qualunque, Travaglio farebbe un editoriale per screditarlo, i 5S gli darebbero del venduto, direbbero che è al soldo della mafia, del centrodestra, strillerebbero che deve stare zitto e non intervenire in televisione, che si deve dimettere perché ha disonorato la toga.
        invece il ministro è un 5S e Di Matteo è l’idolo dei 5S, e Travaglio se ne esce con un “sono entrambi in buona fede, pari e patta” e i suoi seguaci gli vanno dietro con un “eh, vabbè, non è successo niente, firulì firulà”.
        ecco il punto: il DOPPIOPESISMO.
        risposte, ecco quello che ci vuole. non le difese d’ufficio di Travaglio e Scanzi.

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      • Scusa, credevo ti fossi fatto un’opinione diversa da quella di Travaglio sulla vicenda e volessi esporla, magari la tua potrebbe risultare pure più credibile, non si sa mai. Ma vedo che non è così.

        Domanda: dato che non hai un’opinione neppur minimamente differente su come si siano svolti i fatti, sulla base di che cosa sostieni che quella di Travaglio sia in “perfetta mala fede”?
        Con lo stesso criterio, chiunque potrebbe sostenere lo stesso di te.

        In assenza di una qualunque motivazione, fosse anche inventata, non so se ci hai fatto caso, ma la tua non si può nemmeno definire una critica (che si basa comunque su delle idee e richiede un certo sforzo cognitivo e intellettivo per essere portata), ma solo un misero pregiudizio.

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      • nessun pregiudizio. non ho davvero idea di chi possa aver ragione tra i due, per la semplice ragione che gli unici che possono chiarire la cosa, come ho detto, sono i diretti interessati. solo loro erano presenti, solo loro sanno come sono andate veramente le cose.
        qualunque ipotesi io lanciassi sarebbe, appunto, solo un’ipotesi, buona come un’altra.
        nulla di male a esporre ipotesi, intendiamoci. il fatto è che Travaglio non offre ipotesi, cerca di convincere che la sua è LA versione, e lo fa in modo strumentale, perché qualunque altra posizione recherebbe un danno al partito per cui tifa.
        una cosa sola so: non possono avere ragione entrambi. sostengono cose diametralmente opposte e inconciliabili. o ha ragione Bonafede, e la decisione di non offrire il posto del DAP a Di Matteo non è stata minimamente influenzata dalle proteste dei capimafia, o ha ragione Di Matteo e questa influenza c’è stata.
        non è possibile una terza via.
        a me interessa sapere quale delle due versioni è corretta, non sentirmi dire che sono tutti e due bravi buoni onesti santi, solo per salvare capra e cavoli.

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      • Considerato che entrambi i personaggi hanno prodotto parecchi atti concreti contro le mafie, sia prima che dopo la scaramuccia sulle nomine, non vedo perchè l’ipotesi del malinteso sia da scartare a priori.

        Che le due versioni siano inconciliabili è altrettanto vero, ma da qua a saltare alla conclusione che uno dei due sia colluso con la mafia, ce ne corre.

        Magari Bonafede gliel’ha voluto proporre per una sorta di cortesia, convinto che rifiutasse, o magari ha cambiato idea dopo le “proteste” dei boss, ma allo scopo di salvargli la vita; magari Di Matteo all’inizio non se l’è sentita di prendere l’impegno, poi ci ha ripensato e si è offeso perchè era già stato contattato Basentini; come hai già notato, solo loro due possono sapere com’è andata.

        Io trovo che la domanda da farsi non sia chi ha mentito, ma quale sia la reale importanza che può rivestire una vicenda di questo tipo, nella vita pubblica, anche alla luce del fatto che Basentini si è comunque dimesso.
        Personalmente, chiunque stia mentendo, in assenza di indizi concreti che facciano pensare ad un qualsiasi tipo di collusione con le mafie, trovo la vicenda estremamente marginale, e penso che se ne sia parlato tanto solo perchè è un’occasione come un’altra per dare addosso sempre ai soliti. Fosse capitato in qualunque altro partito e con qualunque altro governo, sarebbe passata al massimo tra le brevi in cronaca (tanto, a Di Matteo nessun altro partito avrebbe mai proposto alcuna carica, e il problema non sarebbe mai esistito).
        Almeno stavolta non si sono dovuti inventare una scusa di sana pianta, hanno solo dovuto pomparla un po’, anche questo vale a prescindere da chiunque dei due abbia ragione, esattamente come la prevedibile (e prevista) difesa d’ufficio di Travaglio.

        Però bisogna anche dare alle cose il giusto peso: se questi sono i fatti di mafia per cui si versano, da giorni, fiumi d’inchiostro, ragionando con lo stesso metro, di quelli della Lega se ne dovrebbe parlare per mesi, e per quelli di Berlusconi non basterebbe tutta l’eternità. Magari, si facessero le pulci a tutti con la stessa solerzia che invece, da un paio d’anni, è a senzo unico, oltrechè totalmente inedita.

        Non trascurabile, nella vicenda, la comica finale della Meloni, che dopo aver governato insieme al politico più mafioso del secolo senza fare una piega (nemmeno quando Dell’Utri finì in galera per mafia), ora pretende di additare altri come collusi, lei che non è stata in grado di riconoscerlo nonostante ce l’avesse in casa, e nonostante la presenza di indizi già gravissimi fin dalla fine del secolo scorso.

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      • Jonny e Goffredo
        ma la questione non è chi ha detto la verità tra i due.
        Le dichiarazioni di Di Matteo non sono state smentite da Bonafede, andatevi a rivedere la trasmissione.
        La domanda che dovremmo porci non è chi dica la verità (APPURATA) ma quali sono state le motivazioni che hanno spinto Bonafede a fare dietrofront.
        Di Matteo quando disse che i boss erano contrari alla sua nomina non intendeva certo dire che Bonafede è colluso coi boss. Ma chi potrebbe pensarlo in buona fede?
        Di Matteo secondo me pensa che ci sia lo zampino di qualcuno dietro la decisione di Bonafede e vorrebbe far emergere questa verità.
        È possibile che Bonafede abbia alla fine accettato Basentini per ragioni di opportunità politica non potendo minimamente sospettare che si sarebbe comportato nel modo in cui si è comportato.
        Da questo punto di vista anche io credo che Bonafede sia in buona fede ma che abbia fatto una enorme cazzata a nominare questo tizo a capo del Dap, almeno questo, vogliamo dirlo?
        E non vorreste sapere chi lo ha consigliato?
        Se il capo del Dap (CHIUNQUE fosse stato) non avesse inanellato una serie incredibile di cazzate ed omissioni (dobbiamo ricordarle?) la questione Bonafede Di Matteo non sarebbe mai nata.

        Ma è nella natura di Di Matteo, del suo lavoro, chiedersi il perché di certe dinamiche.
        Forse il ministro ora non può fare chiarezza, gli equilibri politici in questa fase sono troppo delicati.
        Ma stigmatizzare Di Matteo come un traditore è assurdo.
        La fedeltà che bisognerebbe apprezzare in Di Matteo e quella allo Stato, nella sua accezione più alta, non ai politici per quanto stimabili siano.

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      • Che il Cazzaro e la Pescia siano manigoldi a capo di due bande di manigoldi è fattuale. È spaventoso invece che un Italiano su quattro si faccia incantare da questi pifferai malandrini. Non stupisce che, con questa zavorra, il paese vada a puttane

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  6. La mafia, sotto le mentite spoglie dell’opposizione, chiede le dimissioni di Bonafede … no comment

    Resta il fatto che la vicenda è stata forse gestita male e presupponendo che entrambi i personaggi siano degni di fiducia spero che riescano a chiarirsi (e a chiarirci) ulteriormente.

    Aprofitto per dare il bentornato al sito Infosannio, che non ho nemmeno capito perchè è stato chiuso per settimane.

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  7. A me sembra che le persone fanno fatica a chiamarsi e chiarire, ogni starnuto diventa una polmonite, (covid19 permettendo), dai su, passiamo oltre.
    E lui mi ha detto..
    E quello m’ha fatto..
    Qui i soldi non arrivano dove devono arrivare, diamoci ‘ na mossa.

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  8. @Jonny Dio

    “Magari Bonafede gliel’ha voluto proporre per una sorta di cortesia, convinto che rifiutasse, o magari ha cambiato idea dopo le “proteste” dei boss, ma allo scopo di salvargli la vita…”

    “Magari Bonafede gliel’ha voluto proporre per una sorta di cortesia, convinto che rifiutasse, o magari ha cambiato idea dopo le “proteste” dei boss, ma allo scopo di salvargli la vita…”

    “Magari Bonafede gliel’ha voluto proporre per una sorta di cortesia, convinto che rifiutasse, o magari ha cambiato idea dopo le “proteste” dei boss, ma allo scopo di salvargli la vita…”

    Ho riscritto più volte la sua frase perché mi fa troppo ridere. Non riesco a trattenermi…
    Pero, ci vuole una fantasia (o una ingenuità?) a 5 stelle per immaginare un tale campione di bontà ( d’altronde si chiama , non a caso, Bonafede!) che propone un incarico da 300.000 Euro annue ad un amico sperando che questi rifiuti. No, anzi , è proprio Bonissimafede visto che tiene talmente tanto alla vita del suo idolo che, allo scopo di risparmiarlo, designa come fosse uno “stunt-man, un oscuro Procuratore di Potenza a quella carica ( e assieme alla designazione gli avrà per caso detto anche come doveva comportarsi per portare a casa la pellaccia? Chiedo da parte di un amico.)

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    • “Magari Bonafede gliel’ha voluto proporre per una sorta di cortesia, convinto che rifiutasse, o magari ha cambiato idea dopo le “proteste” dei boss, ma allo scopo di salvargli la vita…”
      Hai ragione, nun se po’ senti!
      Ma io dico, non sarebbe più sensato ammettere la cazzata?
      Del resto – e so che su questo non siamo d’accordo – Bonafede ha fatto molto in tema di lotta alla criminalità, anche mafiosa.
      Non si può sospettare di collusioni con la mafia.
      Ha preferito, probabilmente mantenere certi equilibri politici, di nominare qualcun altro pensando – in buona fede – che fosse un uomo capace e non quella mezza pippa (speriamo sia solo incapacità) che poi ha dimostrato di essere.
      Voglio dire che possono esistere interpretazioni della realtà che non prevedono lo smerdamento di Di Matteo ne il free solo (altro che free climbing!) sugli specchi.

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  9. La ricostruzione di Travaglio non regge perché contrasta con quella fatta da Di Matteo che Bonafede non ha smentito quando è intervenuto in trasmissione.
    Tende a minimizzare troppo le responsabilità di Basentini:
    “Bonafede e il suo capo uscente del Dap Francesco Basentini, che la vulgata salviniana e dunque gilettiana vuole colpevoli delle decine di scarcerazioni di detenuti (opera di altrettanti giudici di sorveglianza iper “garantisti”), quando tutti sanno che il Dap è corresponsabile solo in quella del fratello del boss Zagaria”
    E della direttiva del Dap che non faceva distinzioni tra mafiosi ed altri detenuti, che ha fatto arrapare i mafiosi ed i loro avvocati? Chi l’ha scritta? Il fantasma formaggino?
    Ma perché si ostina a difendere l’indifendibile Basentini?

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