
(di Michele Serra – repubblica.it) – Chiunque sia, e qualunque fine si proponga, chi attacca i depositi refrigerati della grande distribuzione allo scopo di far marcire il cibo va sprofondato nel girone degli spregevoli. Colpire il pane è altamente simbolico e orribilmente vile, immaginare quelle tonnellate di cibo rese guaste dolosamente stringe il cuore, rimanda al lavoro di chi lo ha prodotto e alla fatica economica di chi deve comprarlo.
Per i nostri vecchi sprecare il pane era peccato, e dei tanti precetti e tabù che ci hanno lasciato questo me lo tengo stretto: il cibo è sacro perché è sacro il ciclo della natura, che è il ciclo della vita. E nessuna sovrastruttura economica e produttiva, nessuna giga-dimensione di un deposito di alimenti può cancellare l’aura (di lavoro ma anche di festa) che sprigiona dalle cose da mangiare: anche le più umili, le meno costose.
Chiunque abbia vissuto il piccolo incidente domestico del freezer guasto ricorda con sgomento e pure con rimorso (anche quando è immotivato: i blackout non si possono prevenire) i resti melmosi e maleodoranti di ciò che fu pesce, carne, verdure. L’esclamazione classica, in quei casi, è «che peccato buttare tutta quella roba!», e va moltiplicata per mille, per centomila pensando ai depositi, in giro per l’Europa, con montagne di cibo ormai immangiabile.
Con la terribile variante che qui esiste un peccatore cosciente, che ha trasformato il fresco in marcio, gli aromi della materia vivente nel puzzo della decomposizione. Un crimine perverso che rende ancora più odioso il movente (terrorismo ibrido? Avvertimento mafioso? Hackeraggio sadico? Chissà). Tra le svariate violenze dell’epoca, l’attentato contro il pane non è tra le meno ripugnanti.
Ripugnante è la guerra e coloro che la progettano tenendo cura solo di fare cadere la colpa sugli altri .
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L’attentato contro il pane, caro Serra, tutti noi lo portiamo a termine, ogni giorno. col nostro sistema di vivere,
Nel mondo si sprecano ogni anno circa 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, una quantità che corrisponde a circa un terzo (il 33%) della produzione alimentare globale destinata al consumo umano.
Nella vendita al dettaglio i supermercati (quelli “colpiti” dagli hacker) ed i negozi contribuiscono per circa il 12% di questo enorme spreco..
Il”vecchio” Serra probabilmente avrebbe messo l’accento sul fatto che questo nostro “modo di vivere” richiede l’uso “a vuoto” del 28% delle terre agricole del pianeta, di enormi quantita’ di acqua dolce e del fatto che mentre si getta oltre un miliardo di tonnellate di alimenti, nel mondo circa 673 milioni di persone soffrono la fame e oltre 2,3 miliardi vivono in condizioni di insicurezza alimentare.
Poi avrebbe senz’altro sottolineato quanti milioni di tonnellate di cibo vengono appositamente distrutte per non farne scendere troppo il prezzo di vendita…
L’attuale Serra invece ci ha invece proposto la sgualcita amachina di cui sopra…
E va gia’ di lusso che non l’abbia conclusa con un’accusa contro il (suo) presunto colpevole…. eh si…:
“ha stato Putin! “
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Serra, come Maria Antonietta, fa confusione con le brioches. Il pane, come tutti sanno, non ha bisogno della catena del freddo: né il prodotto né gli ingredienti. Le brioches, probabilmente mangiate in casa Serra al posto del pane, invece, sì.
Povero Serra: ogni suo articolo è un necrologio di ciò che era.
Il «vecchio Serra», come dice articolo4costituzione, avrebbe sicuramente sottolineato altri aspetti. Ma quello è un Serra ormai irrintracciabile, persino nelle virgole. Si dice sia stato ucciso da un’indigestione di pâté de foie gras, caviale e champagne, avvenuta durante i festeggiamenti del contratto RAI con Fazio.
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