
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Da quando la parola Israele, grazie a Netanyahu e alla sua fairy band, è diventata impronunciabile, è passata l’idea che sia una finta democrazia. Magari: purtroppo è una democrazia vera che, da quando nel 2009 si consegnò alle grinfie di ‘Bibi’, si comporta con i palestinesi occupati di Cisgiordania e rioccupati di Gaza e con i Paesi vicini peggio di un’autocrazia. Ma al suo interno le regole sono rimaste […]
Toh, gli arabi di Israele
(Di Marco Travaglio) – Da quando la parola Israele, grazie a Netanyahu e alla sua fairy band, è diventata impronunciabile, è passata l’idea che sia una finta democrazia. Magari: purtroppo è una democrazia vera che, da quando nel 2009 si consegnò alle grinfie di ‘Bibi’, si comporta con i palestinesi occupati di Cisgiordania e rioccupati di Gaza e con i Paesi vicini peggio di un’autocrazia. Ma al suo interno le regole sono rimaste democratiche. E, ogni volta che Netanyahu ha provato a scardinarle, ha trovato Corti e piazze pronte a difenderle. L’ultima è stata alla vigilia delle elezioni, quando la Corte Suprema ha respinto il tentativo di bandire i partiti arabi che rappresentano il 21,1% della popolazione: cioè i 2,1 milioni di palestinesi che dal 1948 vivono in Israele da cittadini accanto agli ebrei e alle minoranze druse e beduine, con pieni diritti e doveri, incluso l’elettorato attivo e passivo, esclusa soltanto la naja. Paradossalmente, lo Stato ebraico fu il primo del Medio Oriente a dare il voto alle donne musulmane, che non potevano avvicinarsi ai seggi neppure per le finte elezioni delle autocrazie arabe. Dopo il 7 ottobre, i palestinesi israeliani hanno subìto varie discriminazioni. Ma l’apartheid che colpisce quelli della Cisgiordania occupata non ha nulla a che vedere col loro status entro i confini d’Israele: voterebbero – altro paradosso – solo se Netanyahu riuscisse ad annetterli per uccidere anche de jure il sogno di due popoli in due Stati.
In queste elezioni la componente palestinese ha partecipato ancor più di quella ebraica, con un 80% di affluenza, raddoppiando i parlamentari da 10 a 19 (alcuni non riconoscono neppure Israele né condannano Hamas). Così, per la prima volta, le due liste arabe sono decisive per formare il nuovo governo ed evitare nuove elezioni. Il blocco centrista del generale Eisenkot (48 seggi) che si oppone alla Banda Bibi (53) aveva escluso intese con loro. Ma ora, per evitare il rischio di nuove elezioni e la jattura di un’alleanza con Netanyahu, potrebbe ripensarci, magari per un appoggio esterno: la Lista araba unita e Ra’am sono disponibili a un governo di svolta che arriverebbe a 67 seggi (sui 120 della Knesset, il Parlamento), in cambio di una radicale inversione di rotta a Gaza, in Cisgiordania e nelle varie guerre. Già nel 2021, per la prima volta nella storia, gli arabi avevano sostenuto un governo israeliano: quello di Bennett e Lapid, che durò solo un anno prima dell’eterno ritorno di Bibi. In fondo ci sono palestinesi nei tribunali israeliani e persino nella Corte Suprema. E lo sono il 50% dei farmacisti, il 20% dei medici e degli infermieri negli ospedali pubblici. In questa storia piena di paradossi, potrebbe persino capitare che a salvare la democrazia d’Israele siano proprio i palestinesi.
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Si, vabbè. Ora se ci mettiamo a fare anche l’apologia della Democrazia di Israele, significa che la Democrazia è morta davvero. La nostra, intendo.
Strano che Travaglio non sappia che nella Legge Fondamentale di Israele, un ordinamento superiore, diciamo la loro Costituzione, la legge sullo Stato-Nazione del 2018 all’art.1, stabilisce che il diritto all’autodeterminazione nazionale è “esclusivo del popolo ebraico” e declassa l’arabo da lingua ufficiale a lingua con “status speciale” al PRIMO articolo si proclama Stato Nazionale del Popolo Ebraico”
Articolo 1(C): Il diritto di esercitare l’autodeterminazione nazionale nello Stato di Israele
“Democrazia”, dopotutto, come abbiamo visto, specialmente, in questi ultimi cinque anni, è un termine come minimo ampiamente sopravvalutato.
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va bene essere ottimisti, ma purtroppo non ci sono molte differenze tra il Likud e la lista Yashar di Eisenkot, sono due destre sioniste. Quando era capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, nel 2018 aveva schierato 100 cecchini a Gaza durante la manifestazione della Grande Marcia del Ritorno. Ci sono stati allora circa 6’000 manifestanti feriti e con 180 morti, tra cui 35 minori. La maggioranza della popolazione israeliana è profondamente e fanaticamente SIONISTA. E’ andata peggio di quello che temeva la Arendt: il SIONISMO avrebbe cambiato lo stato d’Israele verso una deriva ultranazionalista e fascista.
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