“il mostro”nessun dubbio: era lui il “capo del branco”

Per i giornali Youssef Siher era come Bin Laden: “Un ayatollah pronto all’Apocalisse”

(di Lorenzo Giarelli e Thomas MacKinson – ilfattoquotidiano.it) – Per quattro giorni, Youssef Siher è stato quanto di più vicino a Bin Laden sia mai passato dall’Italia. Gran parte dei giornali, soprattutto quelli di destra, avevano accreditato senza esitazioni l’idea che fosse il grande burattinaio dietro le vetrine sfasciate e i negozi saccheggiati. La scarcerazione di ieri ha fatto invecchiare molto precocemente i titoloni letti in questi giorni.

Domenica scorsa persino l’istituzionalissimo Corriere dimenticava il credo garantista. Doppia pagina: “Youssef, il regista del movimento. Nel pc mappe e appunti sulle piazze”. A lato, anche un riassunto dei suoi scritti più pericolosi, inviti alla lotta armata comparsi sul Fatto e su Ispi, del tipo: “L’intifada studentesca infiamma anche le università arabe”. O ancora messaggi da volantino delle Brigate rosse: “La visita di Erdogan in Egitto è influenzata dal contesto storico in cui si è svolta: la guerra di Gaza e l’escalation militare”.

Meno per il sottile andava Il Giornale di Tommaso Cerno: “L’ayatollah dei maranza”. Nelle pagine interne: “Preso il leader del Movimento. È un politologo e attivista pro-Pal”. Oltretutto Youssef “sul suo profilo Substack aveva come sfondo il colore verde, rappresentativo di Hamas”. Ma Il Giornale non si rassegnava neppure ieri, lanciando la “notizia esclusiva” di un appello pro-Pal (vecchio di un anno) firmato pure dalla giudice che ha scarcerato Siher. Se non fosse che lo stesso appello lo aveva firmato Francesca Crupi, la pm che aveva chiesto la convalida dell’arresto, così come diversi altri magistrati – come Giovanna Cavalieri – che in questi giorni hanno chiesto di arrestare alcuni giovani fermati negli scontri.

Dettagli. Anche Libero sentenziava: “Non è disagio, è islam”. E poi: “Presa la mente delle rivolte: è un ex collaboratore di Travaglio”. È tipo l’arresto di Matteo Messina Denaro, ma con un po’ più enfasi: “Le chat, il covo, I legami. La mente del Movimento voleva il partito islamico per dare l’Italia ai maranza”. Già, perché qui c’è “un inquietante manifesto politico che anticipa le mosse con cui gli ideologi della seconda generazione di immigrati puntano a prendersi l’Italia”.

Il titolo del Tempo invece trasudava sghignazzamenti: “Il regista è un professorino islamico”. Il quotidiano faceva sapere di aver dato un contributo fondamentale alle indagini, perché quando il crimine serpeggia tocca armarsi di pipa e lente d’ingrandimento: “Confermata la tesi del Tempo: incrocio tra islamisti, filo-Palestina e antagonisti”. Ai segugi del Tempo non la si fa: “Non è un’ipotesi, è la geometria operativa”. Ma pure quella euclidea. Soft anche La Verità: “Preso il capo del branco”, “voleva scatenare l’Apocalisse”. Dacci dentro Roveda, che la stoffa c’è.