(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […] La fredda cronaca. Domenica, al congresso della Lega, Salvini è stato rieletto segretario per la quarta volta con 465 voti, più o meno il 76%, rispetto ai 146 voti presi dallo sfidante Massimo Garavaglia. Resterà in carica fino al 2030. Il partito ha pure cambiato nome in “Lega Italia Federale”, archiviando quindi il vecchio “Lega Salvini premier”. Questa notizia suscita subito tre fugaci riflessioni, che potremmo sintetizzare così: A) Chi diavolo se ne frega? B) Chi cavolo è Garavaglia? C) Quanto è messa male la Lega per ridursi a credere ancora nel leader politico più postumo di se stesso che esista in Italia (ex aequo con Renzi)? Esaurita tale prima ricognizione, la quarta rielezione di Salvini apre anche scenari più complessi. Per certi versi mitologici. E al tempo stesso dice molte cose. Per esempio queste. […]

Canna del gas. Rieleggere un politico che non ne becca una da (almeno) il Papeete 2019 è una sorta di autocertificazione di morte. Per quanto si conosca il livello medio del partito suddetto, risulta comunque difficile immaginare che in tutta la Lega non ci sia mezza persona più brava di Salvini. Evidentemente lo scenario interno al partito deve essere come minimo tragico, devastato e in ultima istanza post-apocalittico. Spiace.

Ottima notizia. La rielezione di Salvini è una buona notizia per il cosiddetto campo largo, nonché la prova che anche nella coalizione di governo i problemi siano tanti (e il livello medio bassissimo). Con tutti i difetti che ha, se i rivali da battere sono leader (sic) come Salvini e Tajani, il campo progressista può (potrebbe) finalmente cominciare a credere per vincere non serva essere Churchill, Roosevelt e Berlinguer. E che quindi (forse) basti pure essere Bonelli.

C’è speranza per tutti. Involontariamente Salvini ha fatto sì che tutto l’umano mondo avesse un boost di autostima. Se uno come lui è ancora leader di un partito (purtroppo) importante (?) e rilevante (??) nello scenario italiano, vuol dire che tutto è possibile e nulla è precluso. Non dobbiamo arrenderci mai: se ce l’ha fatta lui, possono farcela tutti. Grazie Matteo!

Un grande comico. È un’ipotesi improbabile, me ne rendo conto, ma potrebbe anche essere che Salvini sia stato scelto dall’assise leghista per le sue involontarie doti comiche. E dunque la sua vittoria sia figlia del desiderio dei dirigenti di continuare a ridere dalla mattina alla sera, grazie alla conclamata incapacità salviniana e alla sua mitologica propensione caricaturale. Se così fosse: grazie Lega!

C’mon satira! Il fatto che Salvini continuerà a essere al centro della scena è innegabilmente un vantaggio per tutti i comici, gli stand-up comedian e tutti quegli autori che amano fare satira, ma non sempre hanno l’ispirazione giusta. Ecco: basterà continuare a osservare e ascoltare Salvini e le battute nasceranno da sole. Purtroppo irresistibili.

Putinismo forever. La rielezione di Salvini servirà anche a continuare la narrazione per cui chiunque abbia perplessità sull’invio scriteriato di armi all’Ucraina vada indistintamente catalogato come “putiniano”, sia esso di sinistra come Fratoianni, progressista come Conte o profondamente destrorso come Salvini e Vannacci. Che bella informazione che abbiamo!

Sempre più a destra. L’unica considerazione prettamente “politica” (parola grossa) è che la rielezione di Salvini non fa che ribadire la strategia leghista di spostarsi sempre più a destra, facendo la corsa su Vannacci e puntando quindi su xenofobia, islamofobia, istinti retrogradi e pulsioni illiberali e antidemocratiche. E questo è l’unico aspetto che non fa ridere per niente.

Concludendo: “Salvini, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo”. Ma anche no.