Non c’è il taglio delle tasse promesso, spunta la misura sulle pensioni chiesta da Salvini. Le banche aspettano il confronto, spot su bollo e tredicesime. Zero investimenti sulla sanità

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Senza alcun taglio delle tasse al ceto medio, con la sanità assente insieme alla cultura, ma con interventi spot mirati alle elezioni: ecco che sta per arrivare l’ultima legge di Bilancio della legislatura. In ritardo, ma sarebbe pronta. Lo sguardo sembra rivolto alle elezioni, senza investimenti a lungo termine. L’approvazione della manovra è attesa nel Consiglio dei ministri previsto per mercoledì 28 ottobre alle ore 15, salvo slittamenti last minute. «Tiriamo fuori la torta, vedremo se è venuta bene o non è venuta bene. Se si può mangiare o non si può mangiare», ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Tanti spot
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato martedì l’ennesima riunione con Giorgetti, i vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, e il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi. Al tavolo erano presenti anche i sottosegretari, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.
«Alla fine avremo dato una risposta alle cose più importanti, più urgenti. Certamente non avremo fatto tutto, ma avremo fatto quello che è possibile», ha detto il ministro dell’Economia. Un modo per giustificare la manovrina con interventi minimali. Ma da provare a rivendere sul mercato elettorale. Il testo potrà essere definito dopo il confronto con la Commissione europea sulla clausola di salvaguardia per l’energia. «I margini nell’ambito della flessibilità li abbiamo praticamente definiti. Sono soddisfatto», ha spiegato Giorgetti.
Cosa bisogna attendersi dal provvedimento? Ci sarà il potenziamento, per il 2027, della cancellazione del bollo auto. La misura è destinata anche a famiglie, con almeno 4 figli, proprietarie di macchine da 6 a 9 posti fino a 133 Kw di potenza. Resta il nodo per gli anni successivi. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha sottolineato «la necessità di individuare coperture strutturali e gli effetti sull’autonomia finanziaria delle regioni, che vedrebbero sostituito il gettito del tributo con un trasferimento statale». Servono i soldi per mettere a regime l’intervento. Intanto si passa all’incasso per il voto. Così come si sta cercando la quadra per una detassazione sulle tredicesime per avere un immediato ritorno in termini di consenso.

Anzitutto c’è da avviare il confronto con banche e assicurazioni per reperire i 5 miliardi di euro previsti. «C’è un interesse assoluto da parte delle banche a far sì che ci sia un contributo all’andamento positivo di questo paese», ha detto l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. Che ha aggiunto: «È chiaro, però, che ci deve essere il giusto equilibrio e un’equità di trattamento, perché noi abbiamo degli azionisti e la gran parte delle banche è con azionisti internazionali». La disponibilità al confronto c’è, anche se – come ha riferito il presidente dell’Abi Antonio Patuelli – «non risultano incontri». Giorgetti, interpellato sul punto, se l’è cavata con una battuta: «Abbiamo trovato l’accordo tra di noi, con le banche…». Una sospensione che significa un “ancora no”.

E che il raggio di azione sia limitato emerge su un altro punto: nel provvedimento dovrebbe rientrare pure l’ennesimo intervento sul futuro dell’ex Ilva. È infatti allo studio «un’estensione delle misure di sostegno al reddito e all’occupazione, anche attraverso interventi di incentivazione all’esodo e di accesso anticipato alla pensione e si è impegnato a fornire dettagli sul contenuto e i requisiti delle singole misure non appena saranno definiti i saldi di finanza pubblica e, conseguentemente, le risorse destinate allo scopo», ha fatto sapere Mantovano.
Nella prima bozza da portare nel Cdm c’è poi la misura che fa felice il leader della Lega Salvini: un fondo di circa un miliardo di euro sul pensionamento anticipato, a 64 anni con 36 di contribuzione. La portata del beneficio è tutta da misurare, ma resta la possibilità di fare l’annuncio. Salvini potrebbe rivendicare anche l’innalzamento della soglia per la flat tax dei lavoratori autonomi. «Tendenzialmente c’è», ha confermato Giorgetti. Al fianco c’è anche il «pacchetto giovani» che mette tutti d’accordo nella maggioranza con gli sgravi – una tassazione al 5 per cento – per i neoassunti sotto i 35 anni e la mini-Irpef per gli under 30 a basso reddito. Mentre è sempre destinata all’esclusione dal testo la riduzione dell’aliquota Irpef (dal 43 al 33 per cento) per i redditi tra 50mila e 60mila euro. Era la bandiera, ormai ammainata, di Forza Italia.
Istruzione dimenticata
Quello che manca, almeno stando alle indiscrezioni del giorno prima, è l’investimento sui capitoli che guardano al futuro: istruzione e cultura. Ma non solo. Sulla sanità c’è il rischio di un grande passo indietro. «I 2,4 miliardi indicati nel Documento programmatico verrebbero destinati a un bonus da 300-500 euro per le spese sanitarie degli over 75», ha denunciato la senatrice del Pd, Ilenia Malavasi.

Le avvisaglie raccontano una manovra improvvisata. Una torta, per dirla con Giorgetti, pasticciata.
Certo medio…ah ah ah . Ma quale ceto medio ? Era una diminuzione modesta dell’ Irpef per la fascia superiore a 50.000 euro . Quanti di voi rientrano in quella fascia ? Spero parecchi ma credo nessuno.
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