(Stefano Baudino – lindipendente.online) – Si amplia e si intensifica la protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori nel Sud Italia, che ora coinvolge anche un’ulteriore categoria. A Cosenza, infatti, è stata avviata negli ultimi giorni da circa 870 fornai la serrata dei panifici contro rincari delle materie prime e pressioni della grande distribuzione, che oggi li vedrà ancora con le braccia incrociate. Le mobilitazioni congiunte, nel frattempo, continuano a paralizzare le arterie meridionali, con chiusure e code sull’A1 Milano-Napoli e sull’A30 Caserta-Salerno, tir bloccati al varco Bausan del porto di Napoli e traffico merci in difficoltà. Gli effetti si vedono nei supermercati di Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Lazio e Molise, con scaffali vuoti o semivuoti di freschi, carne e latticini. Aumenta anche il numero dei distributori di carburante rimasti a secco, con lunghe code in quelli ancora aperti.

Il fronte dei fornai si è aperto il 16 ottobre, data non casuale: è la Giornata mondiale del pane fresco e artigianale. Nel Cosentino i panifici coinvolti nelle mobilitazioni sono tutte piccole imprese a conduzione familiare; a trascinare gli altri alla serrata è stata un’avanguardia di trentuno artigiani, accampati sulla statale 106 al fianco dei camionisti. Lo stop era inizialmente previsto per due giorni, ma si è deciso di proseguire la protesta. Dietro la “rivolta del pane” ci sono conti salatissimi: i fornai denunciano che dal primo novembre il pane passerà da 3 euro al chilo a 3,80: la farina costa 10 euro in più al quintale rispetto a metà settembre, il gas 70 centesimi in più al litro, carta e plastica fino al 50 per cento in più. Il vero pane artigianale richiede più manodopera, ma trovare personale è sempre più difficile, dunque si chiedono agevolazioni contributive per le assunzioni. La protesta è anche contro la grande distribuzione. I supermercati, secondo i panificatori, pretendono metà dell’aumento di 80 centesimi sul pane, altrimenti non acquistano.

Sul fronte dei trasporti, la mobilitazione partita da Puglia e Calabria si è allargata a tutto il Sud, fino a un presidio a Roma davanti a Termini. I tir hanno bloccato caselli e arterie tra A1, A2, A14, A18 e A30, ostacolato ingressi autostradali a Palermo e Potenza, le statali 18 e 100 e il varco Bausan del porto di Napoli. Ci sono presidi a Termoli, Campobasso e Bari; a Scalea studenti e insegnanti hanno espresso solidarietà. In diversi supermercati di Abruzzo, Molise, Puglia, Campania e Calabria gli scaffali sono vuoti, con problemi anche per mangimi e carburanti. Il 92% delle merci italiane viaggia su strada, oltre un miliardo di tonnellate l’anno, e il fermo coinvolge molte filiere. Gli agricoltori denunciano prezzi riconosciuti alla produzione troppo bassi rispetto ai costi, mentre i blocchi stanno mettendo in difficoltà anche il ritiro e la consegna di latte, ortofrutta e altri prodotti deperibili. Al nodo del caro gasolio si aggiungono assicurazioni e materie prime care dopo la pandemia. Un numero sempre maggiore di distributori, nel frattempo, resta a secco in molte Regioni.

Decisivo sarà ora il confronto con il governo. Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il viceministro Edoardo Rixi hanno incontrato oggi in prefettura a Milano le associazioni nazionali; nel pomeriggio il capo del dicastero di via Nomentana vedrà anche i gruppi spontanei. L’appuntamento è stato anticipato dal 27 ottobre. «Abbiamo sbloccato circa un miliardo di euro: 480 milioni per quanto riguarda tutte le domande che sono arrivate fino ad agosto e poi mettiamo nuove risorse su settembre-ottobre, però il credito d’imposta sarà ovviamente nel ’27», ha dichiarato il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi in seguito al tavolo con gli autotrasportatori. «Da oggi – ha aggiunto Rixi – iniziamo a erogare i contributi sui 430, che ora sono diventati 480 milioni circa, per azzerare tutte le domande che sono pervenute fino al 30 di agosto, che è l’ultima finestra che è stata aperta».