
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Immagino l’automobilista in coda al distributore di benzina che accende la radio per ingannare l’attesa. Apprende che a 10 (dieci) anni dalla morte di Giulio Regeni, la Corte d’Assise ha condannato tre agenti dei servizi egiziani per il sequestro e le torture, ma non per l’assassinio. Poi viene a sapere che, a 13 (tredici) anni dal «suicidio» di David Rossi, una perizia ridà slancio alla tesi secondo cui il manager di Monte Paschi fu fatto penzolare da due persone prima di cadere dalla finestra. Subito dopo ascolta le ultime, ma forse già penultime, sul caso Garlasco: per i nuovi inquirenti, nel 2007 i Ris di Parma sapevano che Stasi era innocente, ma nascosero la prova che avrebbe potuto scagionarlo. Mentre l’automobilista pensa a quanti anni sono passati da allora (diciannove), la radio lo informa che un uomo è stato appena indagato per concorso nell’omicidio del calciatore Bergamini avvenuto nel 1989: 37 (trentasette) anni fa. A quel punto, se non ha già spento la radio, scopre che le autorità francesi — dopo essersi prese il loro tempo, ci mancherebbe — sono disposte a inviare in Italia la documentazione sulla strage di Ustica di 46 (quarantasei) anni prima.
Magari ognuna di queste notizie contiene una svolta clamorosa che consentirà di illuminare zone oscure, risarcire innocenti, stanare colpevoli. Però temo che all’automobilista in coda al distributore, oltre al mal di testa, sarà aumentata anche la sfiducia nelle istituzioni. Speriamo sia riuscito almeno a fare il pieno.
Io mi immagino il giornalista che si lamenta e non fa altro che girare le veline dei comunicati stampa. Ma pensa se questo tizio uscisse per strada a cercare di scovare notizie vere.
Ah, che paradiso sarebbe.
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