
(Tommaso Merlo) – Il prezzo della benzina è a livelli record ma per adesso non si intravedono disordini. Tutti col naso sul telefonino e la testa altrove mentre la politica e i maggiordomi della stampa mainstream blaterano d’altro. Lo chiamano giornalismo ma è propaganda, la chiamano società ma è atomizzazione sociale che avviene quando trionfa l’iper capitalismo ed i cittadini si trasformano in indifferenti teleconsumatori che vivono per conto loro occupandosi degli affaracci propri. Consumo ed appaio ergo sum con la politica ridotta a sparuto tifo verso qualche improbabile messia. Cagnare e risse mediatiche e poi non cambia una mazza di nulla anche grazie ad una propaganda permanente spacciata come informazione che lavora ai fianchi le masse affinché il sistema sopravviva sempre e comunque. Ma con questa crisi bestiale e con le masse alla fame, la storia potrebbe rimettersi in moto. Rispetto agli altri disastri occidentali, questa crisi ha un impatto diretto su quello che le masse occidentali hanno di più caro, i soldi e quindi la vitale spinta a consumare. La chiamano democrazia ma è lobbismo, la chiamano politica ma è marketing che impazza perché questa crisi devastante è palese responsabilità di chi comanda davvero: l’America a matrice sionista, la Nato a matrice americana con al seguito la servitù di Bruxelles e delle capitali europee a matrice egoistico poltronistica. Pensavano di sottomettere ed abusare agevolmente della Russia e dell’Iran ed ingozzarsi di gas e petrolio e dominio globale ed invece la storia gli ha riservato una clamorosa sorpresa. Dopo decenni a prendersela coi più deboli e sterminare milioni di innocenti tra bombe a grappolo e strangolamenti economici, siamo ad una clamorosa sconfitta militare ma anche politica ed economica dell’Occidente nel suo insieme che apre praterie ed un nuovo mondo multipolare con la Cina unica vera superpotenza. Pace, stabilità, una più equa distribuzione della ricchezza, cooperazione invece che competizione e controversie risolte con diritto ed istituzioni internazionali, quel sistema prima creato e poi tradito da un Occidente perduto nell’orgia ego consumistica. Era ora, ma inutile attendersi mea culpa ed esami di coscienza, le élite politiche e mediatiche si arroccheranno nei palazzi fino all’ultimo sperando che con qualche panzana propagandistica potranno riciclarsi anche questa volta. Ma questa tempesta è diversa dalle altre, lontana dagli occhi dei teleconsumatori ma non dalle loro tasche e colpisce in particolare quello stramaledetto popolino quando va a fare benzina o la spesa per riempirsi lo stomaco. L’inflazione galoppa e quando nemmeno togliersi il cibo di bocca per darlo ai propri figli basterà, la propaganda non riuscirà più a distrarre le masse che imbestialite si risveglieranno dal torpore consumista e ricominceranno a lottare per una vita decente. E visto che da soli non si combina nulla, ricominceranno ad unire le forze. Qua e là s’intravedono già segnali positivi, coi cittadini che quando hanno l’occasione votano ovunque partiti radicali e anti sistema. Perfino nella rigida Germania dove quel burattino lobbistico e guerrafondaio di Merz è già politicamente un morto che cammina mentre destre e sinistre estreme risorgono dall’entroterra fino a Berlino. Si respira ovunque voglia di sbarazzarsi del pensiero unico neoliberista con cittadini desiderosi di rimpossessarsi del potere rubatogli da organismi e lobby senza volto e cuore, e di una una politica genuina invece di influencer del nulla cosmico e attori d’avanspettacolo. In Italia da una parte abbiamo Vannacci mentre dall’altra il vuoto. Il partito di Conte e i cespugli comunisti ambiscono infatti ad un governo col Pd, un partito di sistema nonché guerrafondaio e parte integrante delle tecnocrazie di Bruxelles nonché solito inchinarsi anche ai camerieri di turno alla Casa Bianca. Un partito di “sinistra” che ha distrutto i diritti dei lavoratori in Italia e massacrato lo stato sociale ma se lo faceva Berlusconi sarebbe sceso in piazza a sventolare bandiere rosse. Un partito che ha come unica competenza quella di garantire da decenni poltrone alla solita manica di tromboni nullafacenti. Neoliberisti elitari vestiti di rosa che si alternano al potere con quelli vestiti di grigio, poltronari professionisti che una volta eletti giurano più sull’agenda atlantista che sulla Costituzione e che hanno la propria carriera come unica vera stella polare. Cagnare e risse mediatiche e poi non cambia una mazza di nulla. Ma con questa crisi bestiale e con le masse alla fame, la storia potrebbe rimettersi in moto. L’inflazione galoppa e quando nemmeno togliersi il cibo di bocca per darlo ai propri figli basterà, la propaganda non riuscirà più a distrarre le masse che imbestialite si risveglieranno dal torpore consumista e ricominceranno a lottare per una vita decente. E visto che da soli non si combina nulla, ricominceranno ad unire le forze stravolgendo lo scenario politico e sbarazzandosi delle élite politiche e mediatiche responsabili di tale epocale disastro. Si chiama vera democrazia in cui è il popolo l’unico legittimo sovrano.
Ho “chiesto a google” quanto costava la benza (anzi il diesel) un anno fa. Risposta:
Di solito facevo 50 Euro alla settimana. A 1.63/litro erano 30.67 litri settimanali.
Ora quei 30.67 litri mi costano (prezzo di ieri in Liguria) 2.359/litro ovvero ben quasi 72 Euro settimanali: 22Euro in piu’ a settimana….
Che in 52 settimane fanno oltre 1.100,00 Euro in piu’.…
A completare l’opera manca arriva pure lei… la figlia de Ottone de Bismarck…
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Pur non condividendo l’intero impianto interpretativo che muove abitualmente le analisi dell’autore, occorre riconoscere la parziale validità di alcune tesi qui esposte. La descrizione dell’atomizzazione sociale indotta dall’iper-capitalismo e la ricondunzione della cittadinanza all’interno della mera sfera del consumo descrivono accuratamente i processi di alienazione contemporanei.Tuttavia, il limite strutturale della fase storica attuale risiede nell’assenza di un’alternativa sistemica globale all’ortodossia neoliberista. Nel corso del Novecento, l’esistenza del blocco comunista ha operato come un decisivo contropotere geopolitico ed economico; una dialettica che, sebbene complessa, imponeva alle economie capitaliste occidentali forme di welfare e concessioni alla classe lavoratrice per arginare il conflitto sociale. Il crollo di quel paradigma ha generato un vuoto egemonico che riduce i margini di manovra della trasformazione sociale.Sul piano della contingenza politica italiana, le critiche all’ambiguità ideologica e alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro attuate dal Partito Democratico sono storicamente fondate. Ciononostante, la scelta del Movimento 5 Stelle guidato da Conte di perseguire un’alleanza con il PD costituisce una risposta razionale e pragmatica ai vincoli sistemici posti dall’attuale legislazione elettorale. Trattandosi di un sistema che premia e incentiva fortemente le grandi coalizioni, la convergenza tattica diventa una necessità strategica inevitabile per evitare la marginalizzazione politica delle opposizioni. Finché non si configureranno le condizioni per il ripristino di un sistema elettorale puramente proporzionale, le forze progressiste saranno costrette a subire il ricatto della coalizione obbligata, specialmente a fronte di blocchi reazionari storicamente inclini a superare le proprie profonde contraddizioni interne pur di conservare il potere materiale. In ultima analisi, permane una certezza teorica: in assenza di un nuovo paradigma economico a forte matrice sociale e collettivista, capace di sostituire la logica del profitto con quella della pianificazione democratica dei bisogni, qualsiasi dibattito sulle sovrastrutture politiche contingenti rischia di rivelarsi un esercizio puramente analitico e privo di efficacia storica.
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