(Bruno Gravagnuolo – lafionda.org) – Grandi novità sul fronte ucraino. Sul terreno diplomatico. Ecco la più importante. Si profila un vertice a tre Russia-Ucraina-USA. E questo già lo sapevamo. Ma ora il vertice si allarga alla Cina, con la possibilità di farlo in autunno in Cina. Peskov conferma. E, a questo punto, arbitro negoziale neutro diviene Xi Jinping, la Cina, non già l’Europa, riottosa e fin qui nemica della pace e riarmista. Che ha sabotato ogni chance di compromesso, riscrivendo e insabbiando la base di accordi Trump-Putin ad Anchorage. Zelensky non smentisce il tutto, ma teme la Cina come troppo filorussa. Non può altresì tirarsi fuori a questo punto, avendo dato disco verde alla triangolazione con Witkoff e Kushner, con il loro passaggio a Mosca e Kiev. E avendo ormai già parlato di inevitabili compromessi.

A questo punto interviene il massimo esponente della Scuola di alta politica, Vasily Kashin, think tank del Cremlino, con accenti inequivoci e persino critici sul rapporto costi-benefici della guerra. Per inciso, chi scrive ha sempre criticato l’invasione massiva di tutta l’Ucraina, schierandosi invece a favore di un intervento — questo sì speciale — a difesa delle terre russe minacciate di derussificazione dai nazional-populisti. Il che avrebbe conferito una certa legittimità all’intervento.

Ora, però, il Cremlino manda a dire con Kashin che è giunto il momento di chiudere la guerra. Perché troppo onerosa, gravida di conseguenze ormai per il futuro della Russia. Insostenibile per tutti, Europa e resto del mondo. E che, inoltre, tale guerra deve concludersi con una nuova Jalta — sempre Kashin — con epicentro in tregua e spartizione in Ucraina, di tipo coreano, con garanzie esterne dissuasive pro Kiev, no NATO né Euro-NATO in funzione di peacekeeping, sia pur con l’Ucraina nella UE.

È un messaggio inequivoco, questo di Kashin, anche perché, dopo l’invasione, all’assedio contro la Russia si sono aggiunte Svezia e Finlandia, oltre al riarmo massiccio europeo, che è già il triplo, in assoluto, di quanto spende in difesa la Russia. Mentre il target UE è divenuto ormai 6.800 miliardi al 2035. Ovvero ben 7 volte il volume russo di oggi, con conseguente contraccolpo di escalation russa per stare a un livello accettabile di equilibrio.

Insomma, tutti ormai sono convinti che è ora di chiudere il conflitto per i gravi rischi globali che esso implica: sicurezza, inflazione, logistica, migrazioni. Tutti tranne l’Europa, fin qui, che guarda addirittura con sospetto e ostilità al format a quattro con la Cina, quasi stravolta e paralizzata dal grave colpo subito in Sassonia, segnale chiaro di rivolta populista in tutto il continente.

Resta quella della contrarietà europea alla pace, sotto qualsiasi formula realistica, un grave problema e una seria variabile negativa. Che minaccia di far saltare tutto, vellicando e incoraggiando il massimalismo di Zelensky, che pur non pare potersi sottrarre agli eventi, sul crinale catastrofico ormai del suo Paese. Quanto alla trattativa e al possibile punto di caduta, proprio Kashin ne indica la direzione. Tregua e spartizione. Ombrello esterno e interno in stile articolo 5 NATO, anche con Patriot e dotazioni militari per l’esercito ucraino. E tuttavia senza truppe Euro-NATO e, in ogni caso, al di fuori della NATO. Anche la linea di confine Kharkiv-Zaporizhzhia, Sloviansk e Bakhmut — le fortezze logistiche con droni — può essere oggetto di negoziato. Purché, dichiara Vasily Kashin, vengano risolte preliminarmente le questioni di cui sopra. Ovvero la fuoriuscita strategica dell’Ucraina — che resta libera all’80 per cento — dal dispositivo militare Euro-NATO. Tema spinoso, questo, poiché già oggi Kiev è dentro il complesso militare-industriale e di appalti europei voluto da von der Leyen e Kubilius. E anche qui bisognerà trovare paletti e bilanciamenti che garantiscano la sicurezza reciproca, in un quadro europeo e globale più largo, che non faccia di Kiev la punta di lancia militare occidentale nel cuore della Russia e sul Mar Nero.

In conclusione, tutto il mondo è pronto alla pace in Ucraina. Perché dietro un vertice in Cina con USA, Russia e Ucraina ci sarà anche il resto del mondo a premere per una soluzione negoziale. Manca, come abbiamo detto, l’Europa, che fin qui ha remato contro. E minaccia di farlo ancora con Rearm, mobilitazioni e finti allarmi. E manca totalmente la cosiddetta sinistra europea, specie quella socialista, mai come oggi pleonastica e subalterna a questa Europa che sta facendo bancarotta morale e sta aprendo le porte alla rivolta della destra populista. Che si intesta il tema della pace.