Lo storico Giovanni De Luna legge “Il mondo al contrario” (strafalcioni compresi): “Un fascismo antropologico fatto di modi di dire e di pensare. Che temo andrà lontano”

(di Roberto Casalini – ilfattoquotidiano.it) – Un Patriota con la P maiuscola come Roberto Vannacci non può non sentirsi “offeso da chi deturpa la mia lingua natale che incarna la cultura, la civiltà, le tradizioni ed anche, perché no, la Patria”. Il generale ce l’ha con chi usa termini stranieri. “Non è un caso” mette nero su bianco nel Mondo al contrario, il pamphlet alle origini della sua popolarità, “che nella nostra ricca, antica, melodica e bellissima lingua sia stato ostracizzato ogni termine che descriva un omosessuale maschile (sic). Dobbiamo ricorrere ad un idioma straniero e chiamarli gay perché i vocaboli esistenti sino a pochi anni fa nei dizionari… sono tutti considerati inappropriati, se non addirittura volgari ed offensivi. Pederasta, invertito, sodomita, finocchio, frocio, ricchione, buliccio, femminiello, bardassa, caghineri, cupio, buggerone, checca, omofilo, uranista, culattone sono ormai termini da tribunale, da hate speech, da incitazione all’odio e alla discriminazione…”.
Mentre lui, in nome della libertà, rivendica il diritto a odiare. “Chiunque esprima un’opinione che possa essere percepita come offensiva o discriminante nei confronti della comunità lgbtq+” scrive “rischia di essere sottoposto a giudizio per appurare se si tratti di libera espressione delle proprie opinioni o di omofobia ed incitazione all’odio. Per quanto esecrabile, l’odio è un sentimento, un’emozione che non può essere represso nell’aula di un tribunale. Se questa è l’era dei diritti allora, come lo fece Oriana Fallaci, rivendico a gran voce anche il diritto all’odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute… Dire che un trans vestito da badessa con le labbra gonfie su un viso che lascia intravedere le tracce della barba e che mostra le tette siliconate in pubblico durante il Gay Pride è ripugnante e disgustoso non implica l’istigazione all’odio né, tantomeno, dovrebbe essere più grave che rivolgere lo stesso commento ad una donna che si dovesse comportare allo stesso modo”. Con ossimoro ardito, nasce l’odiatore beneducato.

“Questi immigrati hanno costituito quello che Marx definiva l’esercito industriale di riserva del padrone togliendo i diritti ai lavoratori e facendoli lavorare per un salario non adeguato. Quindi rimandandoli a casa sbloccheremmo una situazione assurda e porteremo gli italiani stessi, che raccoglievano fragole, olive e pomodori trenta/quaranta anni fa, probabilmente a rivolgersi anche a questi lavori”. (In onda, 22 giugno 2026)
Chi vagheggia e chi si boccheggia
L’ex generale il dizionario non lo sfoglia più da tempo. Gli sarebbe tornato utile per evitare svarioni. Quando per esempio descrive gli uomini normali che “vagheggiano nel presente”, vittime di ambiente e ambientalismo a tal punto che “non possiamo lamentarci che ci si puzzi dal freddo in inverno e ci si boccheggi in estate”. Del lassismo contemporaneo sarebbero testimonianza la “rimessione in libertà degli arrestati”, le “quote rose”, il “quieto intercedere di rospi e tritoni” nei luoghi pubblici (lasciati forse a pascolo brado dagli animalisti per la “perpetrazione della specie”), mentre in passato tra i grandi delitti perseguiti c’erano “la blasfemia, l’eretismo (che a dire il vero sarebbe uno stato di forte eccitabilità, ma forse gli eretici erano anche iperemotivi, ndr), l’adulterio e tanti altri comportamenti”. Fino a perle di pensiero complesso come “se alcuni gruppi di individui che la Natura ha relegato in ambienti impossibili finiscono per mangiarsi tra di loro ciò non ammette la banalità di una tale condotta in condizioni usuali”.

“Non esiste il femminicidio. Uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità”. (ilfattoquotidiano.it, 14 giugno 2026)
Più del lessico, però, c’è la sostanza del dire vannacciano. Un passatismo travestito da spiccia praticità, un misoneismo che inneggia alla Tradizione. È nuovo fascismo, il suo? E se lo è, perché ci ha colti di sorpresa? «Non lo abbiamo visto arrivare perché c’era già, c’è sempre stato» dice Giovanni De Luna, storico dell’Italia contemporanea che ha indagato a lungo le radici e le pratiche del ventennio. «Il fascismo è l’autobiografia della nazione, per usare la celebre definizione di Piero Gobetti: preesisteva a Mussolini e gli è sopravvissuto. Non c’è soltanto la continuità dello Stato che ha travasato uomini e pratiche della dittatura nell’Italia repubblicana. C’è anche, per così dire, un fascismo antropologico fatto di modi di sentire e di pensare, che viene da lontano e temo andrà lontano se non viene contrastato».
Nel dopoguerra, la Dc è diventata il contenitore di umori passatisti, poi a destra è scattata la libera uscita
Di fascismo, a dire il vero, Il mondo al contrario non parla: accenni alle imprese guerresche durante la prima e la seconda guerra mondiale, nient’altro. Le allusioni alla ritualità militar-fascista, i richiami alla X Mas, sono arrivati dopo. Ma il pensiero che veicola è individualista ed elitista. Come ha potuto trovare udienza? «Il lungo dopoguerra italiano, sepolta la dittatura» spiega De Luna «ha visto rinascere le forze cattoliche e di sinistra e affievolirsi la presa della vecchia destra liberale. La Democrazia Cristiana è diventata il grande contenitore degli umori passatisti, che ha controllato e disciplinato. La destra estrema – l’Msi, l’Uomo Qualunque – in questo schema è rimasta ai margini. Quando è caduta la Prima Repubblica, nella metà degli anni Novanta, per il radicalismo di destra è scattata la libera uscita».

“L’umanità non è mai stata meglio, siamo 8 miliardi di persone. L’inquinamento ci ha fatto benissimo e lo dico in modo provocatorio: l’aspettativa di vita planetaria nel 1800 era di 33 anni, oggi 68. Da quando abbiamo iniziato a inquinare abbiamo moltiplicato l’aspettativa. Inquinamento ovviamente non ci ha fatto bene, è il progresso che ci ha regalato benefici ed è sbagliato fermare il progresso”. (La Nazione, 23 maggio 2024)
Oggi la destra governa ma si vive come catacombale e vittimista, “maggioranza silenziosa” assediata da un mondo ostile. Ridiamo la parola a Vannacci: “Basta aprire quella serratura di sicurezza a cinque mandate che una minoranza di delinquenti ci ha imposto di montare sul nostro portone di casa per inoltrarci in una città in cui un’altra minoranza di maleducati graffitari imbratta muri e monumenti, sperando poi di non incappare in una manifestazione di un’ulteriore minoranza che, per lottare contro una vaticinata apocalisse climatica e contro i provvedimenti già presi e stabiliti dalla maggioranza, blocca il traffico e crea disagio all’intera collettività. I dibattiti non parlano che di diritti, soprattutto delle minoranze: di chi asserisce di non trovare lavoro, e deve essere mantenuto dalla moltitudine che il lavoro si è data da fare per trovarlo; di chi non può biologicamente avere figli, ma li pretende; di chi non ha una casa, e allora la occupa abusivamente; di chi ruba nella metropolitana, ma rivendica il diritto alla privacy”. Insomma, “la dittatura delle minoranze ha prevaricato il concetto di democrazia dove la maggioranza decide ed il resto si adegua”: la democrazia come una caserma dove io do gli ordini e tu marci affardellato.

“Recentemente in Toscana c’è stato il gay pride. Ci mandiamo questi signori a morire al fronte. Ditemelo voi. Chi è pronto a questo sacrificio? Chi viene educato ancora con questi valori? È inutile spendere 800 miliardi se poi al fronte non ci va a combattere nessuno”. (ilfattoquotidiano.it, 27 giugno 2025)
Maledetti asili nido
In un mondo dove tutti gli avversari dell’ex generale sono caricaturati e assimilati alle frange più estreme o più eccentriche, chi sono i nemici? I terroristi, le nuove Brigate Rosse? No, gli asili nido perché “la cosiddetta emancipazione femminile ed il concetto del lavoro ad ogni costo limitano, se non addirittura impediscono, il regolare svolgimento della funzione educativa da parte dei genitori che la delegano ad altre istituzioni appositamente concepite”. La donna invece è meglio che stia a casa, nella famiglia tradizionale contro cui “un’altra incredibile bordata proviene dal movimento femminista che si batte per l’emancipazione della donna. Oltre a promuovere istituzioni come il divorzio e l’aborto al suon dello slogan “tremate, tremate, le streghe son tornate” si oppone alla figura femminile intesa come madre. Le moderne fattucchiere sostengono che solo il lavoro ed il guadagno possono liberare le fanciulle dal padre padrone e dal marito che le schiavizza condannandole ad una sottomessa, antiquata, involuta ed esecrabile vita domestica”.
Dal libro di Vannacci emerge la democrazia al contrario: io ordino, tu marci affardellato
Assieme a loro, vanno parimenti esecrati gli ambientalisti, i proprietari di cani e gatti (“Nel Belpaese, il numero di animali domestici supera quello degli stessi abitanti”: e non è vero) e chi segue una dieta (“L’ecologia è figlia del benessere, come l’animalismo e l’alimentazione vegana”); chi ha scrupoli morali (“Il mondo è caos irrazionale, disordine, entropia, susseguirsi concitato di eventi catastrofici, vuoto, temperature estreme, forze incommensurabili e, sinceramente, non si vuole complicare la vita mettendosi a disquisire anche di etica”); e in genere chi si oppone al suo passatismo (“Il lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti giornalmente volto ad imporre l’estensione della normalità a ciò che è eccezionale ed a favorire l’eliminazione di ogni differenza tra uomo e donna, tra etnie (per non chiamarle razze), tra coppie eterosessuali e omosessuali, tra occupante abusivo e legittimo proprietario, tra il meritevole ed il lavativo non mira forse a mutare valori e principi che si perdono nella notte dei tempi?”).

“Credo che delle classi con caratteristiche separate aiuterebbero i ragazzi con grandi potenzialità a esprimersi al massimo, e anche quelli con pi. difficolt. verrebbero aiutati in modo peculiare. Non è discriminatorio. Per gli studenti con delle problematiche mi affido agli specialisti. Non sono specializzato in disabilità”. (La Stampa, 27 aprile 2024)
Di contro, c’è un’esaltazione tronfia dell’italianità di lungo corso (“Ritengo che nelle mie vene scorra una goccia del sangue di Enea, di Romolo, di Giulio Cesare, di Dante, di Fibonacci, di Giovanni dalle Bande Nere e di Lorenzo de Medici, di Leonardo da Vinci, di Michelangelo e di Galileo, di Paolo Ruffini, di Mazzini e di Garibaldi”) contro chi non ha quarti di purezza bimillenaria (“Anche se abbiamo seconde generazioni di Italiani dagli occhi a mandorla, il riso alla cantonese e gli involtini primavera non fanno parte della cucina e della tradizione nazionale; anche se Paola Egonu è italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità che si può invece scorgere in tutti gli affreschi, i quadri e le statue che dagli etruschi sono giunti ai giorni nostri”). E un disprezzo per niente velato nei confronti degli immigrati (“Lo straniero che non si integra nel tessuto della terra che lo accoglie non è più un immigrato ma diventa un invasore”). E nei confronti dei poveri (“Non gradisco il termine ‘ridistribuzione della ricchezza’: evoca in me, nel migliore dei casi, un mostro tentacolare che priva di beni chi li ha guadagnati onestamente per darli ai meno fortunati ma anche a chi, probabilmente, non si adopera sufficientemente per essere autosufficiente”).
Il vincente è, dal suo punto di vista, chi emerge da una dura selezione darwiniana: “Le comunità dove ancora vince il migliore, a prescindere dalle altre caratteristiche, dove la giusta corretta competizione incrementa l’efficienza, dove le capacità e i meriti individuali sono premiati sono considerate dal multiculturalismo troppo violente, razziste, esclusive e, in definitiva, da smantellare! È la competitività stessa a salire sul banco degli imputati, quella che garantisce la sopravvivenza e l’evoluzione di tutti gli esseri animati sulla terra: produce selezione, stress, affanno, fa emergere i migliori… Che schifo, va eliminata!”.
L’Italia del tengo famiglia
Giovanni De Luna taglia corto: «È un album di famiglia che conosciamo bene. Che si appella al buon senso, ma lo tradisce. Ricorda quel passo dei Promessi sposi in cui Manzoni dice: “Il buon senso c’era , ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”? Un’Italia che non vuole fastidi né vincoli, che guarda la luna ma vede il dito, l’Italia del tengo famiglia, del mi faccio gli affari miei. Quella porzione di Paese che i veri liberali di Mario Pannunzio e del Mondo chiamavano l’Italia alle vongole. La parte peggiore dell’identità italiana».
Nel ridurre tutto a piccolo cabotaggio, a fastidio davanti alla porta di casa, Vannacci nei numerosi esempi di cui adorna il suo pamphlet dà ragione a De Luna. C’è la criminalità? “La cronaca spopola con delitti di mafia, organizzazioni criminali e malaffare internazionale, ma ai reati a cui è esposta la maggioranza della popolazione, alla microcriminalità che affligge ogni cittadino sembra dedicata solo un’importanza marginale”. Insomma, lo spacciatore è più pericoloso del mafioso che gli affida le dosi di coca da smerciare. Ci sono nubifragi e inondazioni? Non è colpa della crisi climatica ma, a Milano, dei troppi alberi ad alto fusto che piombano sulle auto: basta piantare oleandri e cespugli, e il problema è risolto. E in Emilia-Romagna di istrici e nutrie che scavano gallerie rendendo permeabile il terreno, con la complicità di animalisti e sinistra radical chic.
Si potrebbe continuare a lungo, in questa elencazione risentita che abbina la vestaglietta piccolo-borghese alla mimetica. Il generale procede con la ruspa contro tutto ciò che gli si para davanti ma si cautela: “L’autore declina ogni responsabilità in merito a eventuali interpretazioni erronee dei contenuti del testo e si dissocia, sin d’ora, da qualsiasi tipo di atti illeciti possano da esse derivare”. Nel mondo al contrario di cui Vannacci ci accusa di far parte si direbbe che getta il sasso e nasconde la mano, com’è di ogni excusatio non petita.

Per quanto esecrabile, l’odio è un sentimento, un’emozione che non può essere represso in un’aula di tribunale. Se questa è l’era dei diritti allora, come lo fece Oriana Fallaci, rivendico a gran voce anche il diritto all’odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute (Il mondo al contrario, 2023)
CONFINDUSTRIA E POTERE FASCISTA SONO SEMPRE ANDATI D’ACCORDO, PER QUESTO LA REPLICA DI MONTI VALE ZERO E NASCONDE LA SOLITA VILTA’ DEGLI INDUSTRIALI ITALIANI PRONTI AD ACCOMODARSI A QUALUNQUE SPORCA DOZZINA O DITTATORE CHE VENGA PURCHE’ IL PROFITTO DI POCHI PREVARICHI SEMPRE SULLA DEMOCRAZIA DEI MOLTI
Viviana Vivarelli
Non vi sembra strano che al più prestigioso incontro della finanza e dell’industria nostrane venga invitato uno che nelle istituzioni politiche ancora non ci è entrato e che al momento è solo una figura mediatica da barzelletta?
E’ chiaro che Vannacci sta dentro un piano ben congegnato e che va ben oltre lui avvalendosi delle solite forze sovversive massoniche che si presentarono col Piano della P2 per la sovversione dello Stato democratico, avvalendosi anche di alti gradi dell’esercito, forze che erano le stesse del Piano Gladio di Cossiga e che non sono certo state sepolte con la morte dei loro personaggi principali. Visto che la Meloni e Salvini sono stati deboli nel realizzare il progetto di sovversione della Republica democratica, ecco tutto l’enorme appoggio che viene dato a una figura più da bullo spaccamontagne di Vannacci che da statista.
La risposta cauta e velata degli industriali di Cernobbio rivela la solita posizione della Confindustria italiana sempre prona al regime di qualunque destra, anche quello pecoreccio e volgare di Vannacci, che supera per rozzezza anche l’inconsistenza vanesia della Meloni. Purché il potere resti nelle mani dei padroni, si accettano anche i coglioni.
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Viviana Vivarelli, proprio perché, come tu scrivi, gli industriali italiani sono sempre pronti ad “accomodarsi” al “dittatore” di turno, credo che, riguardo il dibattito a Cernobbio, si siano “accomodati” più dalla parte di Monti che di Vannacci. Perché saranno pure come dici tu, ma scemi no.
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Benvenuti nei ” peggiori bar di Caracas”… 2000 anni di civiltà passati inutilmente!
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Quando non si sa interpretare il sentire popolare e si va ad attaccare chi dà voce a ciò che a tanti piace è cosi che va a finire e va avanti chi sa ben che cosa dire agli scontenti.
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