(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Solo una donna può fermare quell’uomo e non è Meloni e nemmeno Schlein, ma Camelia Mihailescu, sua moglie. Il video in cui, mascherata da contadina della steppa, la signora Vannacci si scola un bicchierino di vodka alla salute dell’«amico Vladimir» ci rivela un paio di cose fondamentali. 

La prima è che, nell’era dei social, la comunicazione politica ha perso ogni residuo accento di gravitas e non procede più neanche per slogan ma per scenette (sembrano tornati i tempi di Carosello: oggi Gino Bramieri sarebbe candidato premier). La seconda è che si è finalmente capito chi detta la linea da quelle parti. Non sappiamo infatti se dietro ai libri al contrario e ai video in toga e colbacco del Generale ci siano davvero i mestatori russi, ma di sicuro c’è un’avvocata rumena. La tostissima Camelia, al cui confronto il marito è solo una copia di mille riassunti (scritti, tra l’altro, in buona parte da lei).

A volte viene quasi il sospetto che Vannacci vagheggi il ritorno del patriarcato mediterraneo per sottrarsi al giogo di un matriarcato del Mar Nero. Ma l’uomo è intelligente e gli starà benissimo così. Il problema, semmai, riguarda i nostalgici che lo osannano: con due lauree, una carriera brillante, un carattere spigliato e persino una vena sarcastica, Camelia si direbbe il tipo di donna che piace più agli elettori degli altri partiti che a quelli di suo marito. E comunque, se a casa Vannacci si fanno le primarie, io voto per lei.