Il procuratore federale Chiné chiude le indagini: Malagò non era iscritto alla Figc, però può continuare e chiede l’archiviazione. Al Coni però, dopo aver sollevato il caso, non saranno d’accordo e la decadenza, per mancato rispetto dello Statuto, pare scontata. Così si rischia di azzerare e annullare tutto. Compresa la scelta di Mancini ct

(Carlo Tecce – lespresso.it) – Ci ha impiegato oltre quaranta pagine, farcite ci citazioni, rimandi, postille, e però lo ha ammesso pure il procuratore federale Giuseppe Chiné: il candidato Giovanni Malagò non era un tesserato quando s’è tenuto il voto per la presidenza della Federcalcio. Insomma Malagò era sprovvisto di un requisito ineludibile per concorre alla massima carica del calcio italiano come scolpito nell’articolo 29 dello Statuto e dai principi informatori del Coni.

Una svista o un cavillo, a ogni modo una regola inevasa, che dovrebbe invalidare l’elezione di Malagò a presidente e, di conseguenza, annullare tutti i documenti e tutti i contratti firmati. Compresi quelli, per fare un esempio, che hanno riportato Roberto Mancini in Nazionale. Circa due mesi e mezzo cancellati, per ricominciare daccapo, ancora una volta dopo una figuraccia, l’ennesima, ugualmente mondiale. L’indagine di Chiné, sollecitata da Ugo Taucer, procuratore generale dello Sport nonché già consulente del sottosegretario Alfredo Mantovano, secondo quanto apprende L’Espresso, sarà depositata al Coni a inizio settimana. Attenzione a un punto fondamentale: nel corposo documento Chiné conferma l’inesistenza di una tessera a nome Giovanni Malagò, ma propone l’archiviazione del caso richiamandosi a una prassi (cosa ben diversa da una regola): in passato, nessuno ha controllato se il candidato, poi eletto, fosse realmente un iscritto. Un’interpretazione che ricalca la giustificazione ufficiale della Figc e cioè che comunque, statuti e principi messi di lato, la candidatura di Malagò era «idonea». Improbabile che il procuratore Taucer accolga questa interpretazione. È stato lo stesso Taucer a sollecitare la Figc a verificare l’iscrizione di Malagò traendo spunto da un ricorso dell’ex calciatore laziale e avvocato Renato Mele

Sarà la giunta del Coni, regno di Malagò per una dozzina di anni, a valutare definitivamente la questione e, se le regole valgono ancora in zona Foro Italico, a sancirne la decadenza. Come a dire: abbiamo scherzato, ci siamo sbagliati. Tanto ormai far ridere è la competizione preferita del calcio italiano.