Melonellum, il ballottaggio per escludere Vannacci: ok di FdI e Forza Italia, frena la Lega. Ok di Fdi e FI al doppio turno, frena la Lega. Scontro sulla norma anti-cespugli

Una call fra gli sherpa del centrodestra – Giovanni Donzelli e Angelo Rossi (Fratelli d’Italia), Roberto Calderoli (Lega) e Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio (Forza Italia) – non ha schiarito del tutto le idee alla maggioranza di governo sulla legge elettorale in vista del termine per presentare gli emendamenti che scade domani. L’accordo, per il momento, riguarda solo l’emendamento di maggioranza per reintrodurre le preferenze (senza parità di genere nei capilista). Ma per la prima volta la maggioranza sembra fare sul serio sul ballottaggio in funzione anti-Vannacci.
Fratelli d’Italia, su consiglio del presidente del Senato Ignazio La Russa e di diversi costituzionalisti, ritiene che il ballottaggio sia l’unico modo per non allearsi in prima battuta con l’ex generale Roberto Vannacci alle prossime elezioni politiche per poi fare un accordo dopo, anche se Giorgia Meloni non è del tutto convinta perché ritiene che questo meccanismo favorisca paradossalmente il leader di Futuro Nazionale che massimizzerebbe il voto al primo turno e non è detto che voglia allearsi dopo.
Ma tant’è: il rischio che la coalizione non riesca a raggiungere la soglia del 42% (quella per ottenere il premio di maggioranza) è alto e quindi il ballottaggio permetterebbe di evitare un pareggio e un proporzionale puro. Forza Italia per la prima volta ha deciso di aprire a questa opzione (anche se la norma non è facile da scrivere), mentre la Lega continua a essere contraria (lo è storicamente per i ballottaggi nelle città). Su questo ancora non c’è accordo, ma nelle prossime ore se ne continuerà a parlare. La Russa ieri si è mostrato pessimista: “Io ero favorevole, ma cambiare tutto adesso mi sembra più difficile”.
Inoltre FdI vorrebbe anche presentare un’altra modifica: l’abolizione della norma, introdotta da Forza Italia alla Camera con un emendamento del deputato Paolo Emilio Russo, secondo cui le liste collegate in una coalizione che non raggiungono la soglia di sbarramento del 3% non concorrono al calcolo della cifra elettorale nazionale di coalizione, con la sola eccezione del miglior perdente. Una norma anti-frammentazione che però FdI vuole cambiare perché ha fatto sapere che ci sarebbero dubbi di incostituzionalità soprattutto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma in realtà la questione sarebbe più politica: FdI vuole allearsi con una serie di “cespugli” sul modello Ulivo che possano portare via voti a Futuro Nazionale a livello locale. È il caso della Dc di Gianfranco Rotondi e Sud Chiama Nord di Cateno De Luca, oltre a una lista di civici che sarebbe già pronta da portare nella coalizione di centrodestra. Proposta, quella dell’abolizione, che però vede contrari sia Forza Italia che Lega. Gli azzurri e i leghisti al massimo sono disposti a concedere un abbassamento della soglia dal 3 al 2%: i partiti che prendono sopra quella cifra, concorreranno al calcolo della cifra di coalizione.
Se non si risolveranno i nodi politici entro domani, è probabile che tutto si approverà la prossima settimana: la commissione, infatti, non discuterà nemmeno la legge e si andrà in aula senza mandato al relatore. Ovvero, si discuterà e voterà tutto direttamente nell’aula del Senato la prossima settimana per chiudere il testo in seconda lettura entro il 15 settembre.