E lui posta sui social un commento, sotto un post di auguri su Instagram di Ilaria Loquenzi. Poche parole, ma le sue prime dopo il malore: “Ce la metterò tutta per tornare presto”.

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – Strani mal di testa, che peggioravano. La visita da un medico. Poi il ricovero, gli esami e la preoccupazione: dei familiari e degli amici – compresi quelli del Fatto – ma anche di tutta la politica italiana, per una volta davvero unita da un dramma inatteso. Alessandro Di Battista, 48 anni, ex deputato dei Cinque Stelle, uno dei principali volti del Movimento nella legislatura dal 2013 al 2018 che li vide per la prima volta in Parlamento, fino a superare il 32 per cento nelle Politiche, sta male.
È ricoverato a L’Avana, a Cuba, dove è stato trasferito ieri da Santa Clara, dove venerdì sera era stato ricoverato. Di Battista era arrivato nell’isola il 22 agosto, per fare alcuni reportage per il Fatto Quotidiano e per Tv Loft, dal titolo La polvere del mondo. Fino a venerdì pomeriggio aveva scambiato messaggi con familiari e amici, compresi ex colleghi del Movimento. Ma qualcosa non andava già da un po’, raccontano. Di Battista aveva forti e persistenti mal di testa. Li aveva attribuiti alla stanchezza: valutazione in fondo normale, visti i suoi continui viaggi per l’Italia per gli spettacoli e l’attività politica, come fondatore dell’associazione Schierarsi. Secondo indiscrezioni, l’ex parlamentare avrebbe avuto disturbi anche durante il viaggio verso Cuba. La certezza è che è arrivato nell’isola e che le emicranie sono continuate. Di Battista si sentiva sempre più stanco e “rallentato”. Venerdì era andato da L’Avana a Santa Clara per vedere il mausoleo di Che Guevara, l’eroe della rivoluzione. Alle 22, ora italiana – a Cuba il fuso è di sei ore indietro – l’ex parlamentare ha pubblicato su Facebook un post su Gaza: “Lo Stato terrorista di Israele continua a bombardare contemporaneamente Palestina, Libano e Siria”. Poi attorno alle 2 del mattino ha condiviso su Instagram una storia in cui rilancia un video pubblicato da Salah Ostaz, giornalista e fotoreporter palestinese attivo nella Striscia di Gaza. Ma i sintomi nel frattempo sono continuati. Al punto che un amico italiano che lavora a Cuba e la sorella dall’Italia gli hanno consigliato di farsi visitare. Ed è stato proprio il medico a dirgli di andare in ospedale. Lì i primi esami, e il ricovero.
Ma contrariamente alle notizie circolate per ore in Italia, Di Battista non perde mai conoscenza. In ospedale entra con le proprie gambe e rimane sempre cosciente. Risponde a molti tra i tantissimi che lo chiamano dall’Italia, mentre i familiari vengono contattati da membri del governo, come il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa, Guido Crosetto. Ma si attiva anche Giuseppe Conte, che garantisce alla famiglia per il Movimento di poter coprire le spese di eventuali trasferimenti di Di Battista: un ex deputato, quindi allo stato un cittadino come tutti gli altri. Per questo nel governo riflettono se esporsi o meno sull’offerta di un eventuale volo di Stato per Di Battista. Ma in giornata sia Palazzo Chigi sia Tajani lo dicono in chiaro: “Il governo sta seguendo con la massima attenzione la situazione e un aereo sanitario è disponibile per far rientrare in Italia Di Battista. Prima di procedere al trasferimento, è tuttavia necessario verificare che le condizioni del paziente lo consentano e che il trasporto non comporti rischi per la sua salute”. Tradotto: la situazione è comunque delicata, tanto che in ospedale arriva l’ambasciatrice italiana a Cuba, Simona De Martino, mentre le agenzie italiane si intasano di comunicati di solidarietà da tutti i partiti. Ma ovviamente i più colpiti sono i 5Stelle. Molti parlamentari sono rimasti in ottimi e costanti rapporti con Di Battista, nonostante il suo addio nel 2021 al Movimento per il suo sostegno al governo Draghi. Nelle chat interne non si parla d’altro, e tutti chiamano tutti. C’è chi piange al telefono. E chi assicura: “Sono entrato nel Movimento per lui”. La base è sconvolta. “L’intera comunità 5 Stelle è rimasta sgomenta” scrive Conte, che con l’ex parlamentare ha sempre mantenuto un filo diretto. I due si sentono. Ma a Di Battista arriva anche la telefonata di un altro grande ex del Movimento, Luigi Di Maio. Si erano lasciati male, per scelte politiche opposte. Ma in una giornata come questa si salutano e scherzano, mentre Di Maio si manifesta anche sui social: “Forza Alessandro, siamo tutti con te”. Nulla invece, almeno fino a ieri sera, da Beppe Grillo, il fondatore e Garante ripudiato del Movimento, a cui spesso Di Battista era stato assimilato come il “più grillino dei grillini”.
Mentre è tangibile il dolore dentro Schierarsi, l’associazione dove in tantissimi speravano e sperano che Di Battista scelga di correre alle prossime Politiche. Ma ora l’ex parlamentare ha altre priorità. Ieri è stato portato in ambulanza all’ospedale di L’Avana Hermanos Ameijeiras, dove è arrivato attorno alle 22 italiane. Lì lo sottoporranno a esami più approfonditi, per capire innanzitutto se e quando sia trasportabile in Italia, o almeno nella vicina Miami, altra ipotesi vagliata in queste ore. Impossibile, o comunque imprudente basarsi sull’esito dei primi esami a Santa Clara, nella Cuba che deve fronteggiare un durissimo embargo. Oggi arriveranno a Cuba Sahra, la madre dei suoi due figli Andrea e Filippo, assieme ad alcuni amici. Un sostegno, di fronte al bivio che Di Battista non si aspettava di dover affrontare.
Forza DiBa….che il Cielo ti aiuti…..!!!!!
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Caro Alessandro, respira bene fino in fondo ai polmoni, la salutare aria di Cuba. La stessa aria, combattiva e rassicurante per el pueblo, che respirò il vittorioso Che. Hasta siempre
compañero!
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Que te mejores, Alejandro !!!!!
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due soli messaggi di solidarietà qui sopra ..per gente abituata a ricamare l’inferno sul noro e l’ignoto …Ma certo che siete strani forti voi. Non si fanno prigionieri qua dentro, evidentemente. Che comunità …
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Ma sei arrivato ora?
Da dove?… E chi sei?
NOI, QUI stiamo scrivendo da ieri.
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Chi ha notizie fresche le dia per favore…grazie!
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due soli messaggi di solidarietà qui sopra ..per gente abituata a ricamare l’inferno sul noro e l’ignoto …Ma certo che siete strani forti voi. Non si fanno prigionieri qua dentro, evidentemente. Che comunità …
??? mangiato pesante? Dormito male???
Cio’ detto…. passa all’icartatotani corriere che sulla sua homepage continua a spargere veleno…
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Per me ci son di mezzo i servizi segreti USA che l’han drogato a sua insaputa affinché non torni e sbudelli le prossime politiche, con o senza Conte. O forse avrò visto troppi episodi tra Prison Break e Mission: impossible (sia del 1966 che del 1988)…? 🤔
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Il no in vantaggio in Islanda.
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Ha vinto il no a QUESTA Europa!
Bravi islandesi!!! 👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻
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Non è la prima volta che qualcuno ci riprova
La democrazia diretta islandese non è nuova a clamorosi rifiuti popolari.
L’isola ha infatti una solida tradizione nel dire “nisba” quando ritiene minacciata la propria sovranità o le proprie finanze.
I referendum Icesave (2010 e 2011)
A seguito del collasso del sistema bancario nazionale nel 2008, il parlamento islandese aveva approvato un piano per rimborsare con soldi pubblici i governi del Regno Unito e dei Paesi Bassi (che avevano anticipato i risarcimenti ai propri risparmiatori della banca online Icesave). Sottoposto a referendum per ben due volte, il popolo si oppose strenuamente.
Nel marzo 2010 il “No” stravinse con un quasi unanime 93%.
Nell’aprile 2011 bocciò anche il secondo accordo rivisto con il 58,9% dei voti.
Lo stop all’UE del 2013: Sebbene non si trattasse di un referendum, lo stesso percorso europeo venne congelato d’autorità dal governo di centro-destra nel 2013 dopo che la prima richiesta formale del 2009 (nata in piena emergenza finanziaria) aveva sollevato enormi proteste interne.
I timori principali riguardavano — ieri come oggi — la perdita del controllo esclusivo sulle quote di pesca e sulle acque territoriali.
Le comunità rurali e costiere hanno blindato l’autonomia dell’isola respingendo in blocco le regole di Bruxelles
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Il collasso del sistema bancario islandese del 2008 è stato uno dei più spettacolari e drammatici della storia finanziaria moderna. In rapporto alle dimensioni della sua economia, l’Islanda ha subìto il più grande crack bancario mai registrato da un singolo Stato.
Come si sono svolti i fatti e come si è arrivati alla celebre vicenda di Icesave:
## 1. Il boom finto e la nascita di Icesave. Nei primi anni 2000, le tre principali banche islandesi (Glitnir, Landsbanki e Kaupthing) vennero privatizzate e iniziarono una massiccia espansione all’estero. Accumularono asset per un valore pari a 9 volte l’intero PIL dell’Islanda.
Per finanziare questa crescita esponenziale, la Landsbanki creò Icesave, un conto di deposito online ad alto rendimento destinato ai risparmiatori britannici e olandesi. Attratti da tassi d’interesse fuori mercato, circa 350.000 risparmiatori esteri vi riversarono miliardi di euro.
## 2. Il crash dell’ottobre 2008, con la crisi globale dei subprime, il castello di carte crollò. Le linee di credito internazionali si azzerarono e le tre banche islandesi fallirono nel giro di una settimana. La valuta nazionale (la corona islandese) perse metà del suo valore e la borsa crollò del 90%.
Il governo islandese fu costretto a nazionalizzare d’urgenza le banche. Tuttavia, scelse di tutelare al 100% i depositanti residenti in Islanda, congelando invece i conti correnti dei non residenti, inclusi quelli di Icesave.
## 3. L’intervento di Londra e Amsterdam e il ricatto. Il Regno Unito (utilizzando ironicamente le leggi anti-terrorismo per congelare gli asset islandesi) e i Paesi Bassi decisero di rimborsare immediatamente di tasca propria i rispettivi cittadini per evitare il panico bancario. Subito dopo, presentarono il conto all’Islanda: circa 4 miliardi di euro (pari a circa 12.000 euro per ogni singolo cittadino islandese, ovvero un terzo del PIL del Paese).Sotto enormi pressioni internazionali, e con la minaccia di bloccare gli aiuti del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e il percorso di adesione all’UE, il Parlamento islandese (Althing) approvò a fine 2009 un piano di rimborso pubblico strutturato in comode rate ad alti tassi d’interesse.
## 4. La rivolta popolare e i referendum. Il popolo islandese, stremato dalla crisi, considerò inaccettabile che i contribuenti dovessero pagare per gli errori e i debiti di banchieri privati (“privatizzare i profitti e socializzare le perdite”).* Il veto del Presidente: Sfruttando un articolo della Costituzione quasi mai usato, il Presidente della Repubblica Ólafur Ragnar Grímsson si rifiutò di firmare la legge del Parlamento e la sottopose a referendum.
* I due “No”: Come accennato prima, nel 2010 il 93% degli islandesi votò NO. Un secondo accordo, rinegoziato a condizioni più favorevoli, venne nuovamente bocciato nel 2011 con il 59% dei NO.
Come è andata a finire?Contro ogni previsione dei mercati e le minacce di isolamento economico, l’Islanda ha avuto ragione: 1. La vittoria legale: Il Regno Unito e l’Olanda fecero causa all’Islanda davanti al tribunale dell’EFTA (l’Associazione europea di libero scambio). Nel 2013, il tribunale diede ragione all’Islanda, stabilendo che uno Stato non è legalmente obbligato a farsi carico dei risarcimenti se il fondo di garanzia dei depositi fallisce a causa di un collasso sistemico. 2. I banchieri in galera: A differenza di quanto accaduto negli USA o nel resto d’Europa, l’Islanda ha lasciato fallire le banche, ha svalutato la moneta (favorendo il turismo e l’export) e ha istituito un procuratore speciale che ha condannato al carcere decine di top manager e banchieri corrotti. 3. Il recupero dei soldi: Alla fine, i governi britannico e olandese sono stati quasi interamente risarciti non dai contribuenti islandesi, ma dalla liquidazione e dalla vendita degli asset privati rimasti della vecchia banca Landsbanki.
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👏🏻👏🏻👏🏻😊
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Messaggio di solidarietà da Maurizio Crozza:
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Come sempre, mi si apre tutt’altro.
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Tipo cosa? A me funziona bene.
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A me no… anche se cancello la cache del browser, mi si apre “il meglio di”, che non sempre contiene quel video…
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Penso fosse Flaiano – spesso citato a sproposito, quindi qua me ne prendo il rischio- a dire: “A volte mi vengono idee che non condivido”.
Ebbene la mia idea non condivisa e forse un poco schizofrenica è che tutto questo offrire voli di stato e canali diretti per un ritorno d’urgenza siano intesi a sporcare la persona e il personaggio..
Volevi tu essere diverso, contraddistinguerti per l’aver mollato il privilegio più alto facendo altro e rivendicandolo ripetutamente?
Ci pensiamo noi, il sistema, a ricordarti quanto è facile macchiarti, contaminarti con un favore non richiesto.. letteralmente “di ritorno”
Sicuramente sbaglierò, ma per così tante ragioni mi auguro quest’uomo si ripigli con le sue gambe e torni da normale cittadino senza Tajani di sorta a favorire il ribrezzo istituzionale dei voli blu
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Bisogna capire che cosa ha…..perché può darsi che certe cure od interventi non siano possibili in un paese ridotto allo stremo come Cuba! E se il trasferimento in un ospedale idoneo significa salvargli la vita, si fa di tutto compreso accettare l’ areo sanitario messo a disposizione dallo Stato di cui sei cittadino! E non è un privilegio, è etica in scienza e coscienza! Considerato poi l’ abuso dei voli di Stato, questa è una rara occasione di uso legittimo! Non è la prima volta che lo Stato si muove in soccorso dei propri cittadini all’ estero, così come deve essere….Lasciare Alessandro, come qualsiasi altro connazionale in una situazione così grave a rischio della vita, sarebbe una macchia indelebile ed inaccettabile per qualsiasi sistema, anche il più m…oso! I privilegi sono altri, tipo usare un volo di Stato per andare a sciare, qui siamo in tutt’altra condizione! Se poi torna con le sue gambe tanto meglio, ma senza rischiare, per lui, la sua famiglia e per tutti noi che lo vogliamo fuori pericolo, e per dirlo con certezza e’ ancora presto…..
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penso di interpretare il pensiero di tutti che se fosse utile lo si andrebbe a prendere per portarlo a casa in spalla se aiutasse a salvargli la vita. Uno dei pochi davvero degni in questo marciume che è l’Europa.
non so se è un privilegio, ma se malauguratamente succedesse il peggio senza che la Farnesina avesse fatto il possibile, beh, la complice del genocidio, si farebbe carico di una grande responsabilità davanti a tutti.
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Qualche “pezzo di….” è stato capace, sul web, di insinuare che il malore, il ricovero, la gravità della situazione vissuta da Di Battista sia una manfrina. Costruita per aumentarne la visibilità…
A queste m3rd3 auguro qualcosa di peggio e conto di poterle incrociare da qualche parte ( ora come pensionato ho più libertà).
Va detto però che moltissima solidarietà trasversale mi è sembrata sincera.
Pure quella del “nulla” Tajani.
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“Qualche “pezzo di….” è stato capace, sul web, di insinuare che il malore, il ricovero, la gravità della situazione vissuta da Di Battista sia una manfrina. Costruita per aumentarne la visibilità…”
E però c’è anche già stato qualcuno (pure qui) che ha ventilato il contrario.
Senza esplicitarlo a chiare lettere hanno detto, sostanzialmente: che strano questo malore, proprio ora che Dibba sta pensando di presentarsi alle elezioni con il suo Schierarsi (dato ad un sontuoso 3 5% – notare la percentuale poco sopra la soglia di sbaramento, pari a quanto ha parallelamente perso il partito di Conte).
Sono cacche anche queste oppure profumano di rose?
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3,5% ovviamente, non 35
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Io ho sostenuto questo, ma pensavo che fosse evidente che fosse un post a metà tra il serio e il faceto. Siccome penso sempre a complotti, mettere il Dibba in mezzo a un discorso che tutto questo fantasioso alla fin fine poi non è, non credo di aver fatto battute cattive. Io Alessandro l’ho sempre apprezzato, sin dai primi momenti pubblici, sin dai primi momenti in cui si fece notare, io che voto 5S sin dal 2013 e dallo stesso tempo seguo personalmente lui, non pensavo di essere stato una “cacca”, ma solo spiritoso. Moderatamente, magari, ma pur sì. Ho voluto costruirgli intorno un alone di mistero di tipo “spionaggio e guerra fredda” alla John Le Carrè che non mi sembrava assolutamente offensivo, anzi! D’altra parte è pure vero che uno come Di Battista sia uno ‘scomodo’ che le uova le rompe nei panieri di tutti senza guardare in faccia a nessuno, anche a una delle lobby più imponenti del pianeta, quella israeliana, dunque pensavo di aver fatto dello spirito bello e buono. Se si ritiene che io abbia sbagliato, me ne scuso subito senza alcun dubbio… Non era mia intenzione, come detto. 🤷🏼♂️
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