(ANSA) – L’algoritmo del social network X tenderebbe a proporre con maggiore frequenza contenuti polemici e provocatori rispetto ai post neutri. È quanto emerge da una ricerca condotta su 715 cittadini statunitensi e pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).
L’effetto risulterebbe particolarmente evidente tra gli utenti di orientamento democratico. Per raccogliere i dati, i partecipanti hanno utilizzato un’estensione del browser che ha raccolto i contenuti delle sezioni “Per te” e “Following”. Agli utenti è stato chiesto di compilare un questionario basato sulla “teoria dei valori fondamentali di Schwartz”, che scompone il sistema di credenze di una persona in 19 punti corrispondenti a qualità come “tolleranza” e “dominanza”, indicando anche il proprio orientamento politico.
Per i ricercatori, l’algoritmo amplificherebbe i post che hanno una correlazione negativa rispetto ai valori morali e personali, premiando contenuti in contrasto con le convinzioni espresse. Alla base di questo fenomeno ci sarebbe il peso attribuito alle risposte sotto i post. Il sistema interpreta i commenti come un forte segnale di interesse, anche quando esprimono disaccordo, premiando i contenuti che generano discussione più di quelli che ricevono semplici “mi piace”.
Un circolo in cui le risposte di protesta spingono la piattaforma a mostrare post simili, stimolando ulteriori reazioni. Gli autori indicano due possibili cause: una prevalenza generale di messaggi conservatori sulla piattaforma oppure una maggiore tendenza dei democratici a contestare attivamente i post contrari alle proprie idee.
Sui risultati della ricerca è intervenuto l’ex responsabile prodotto di X, Nikita Bier, precisando che l’algoritmo è stato aggiornato dopo la rilevazione dei dati, riducendo l’importanza dei commenti per limitare la visibilità dei contenuti provocatori.

L’articolo in pratica scopre che i social, parte integrante e fondamentale nel pluralismo della disinformazione di massa, usano algoritmi che alterano le comunicazioni. Buongiorno!
Però ANSA, un’agenzia a sua volta usata per fare disinformazione da chi la controlla, si accorge di questa manipolazione solo relativamente al social di Musk, o comunque non dice niente degli altri.
Allora mi viene da pensare che ANSA sia dalla parte dei dem, e lavori contro i rep (partendo dall’ipotesi che TUTTA l’informazione uccidentale sia in mano a interessi Usa, che infatti spendono miliardi attraverso varie associazioni, tipo USAID, per controllare l’informazione mondiale, e quindi o rep o dem), altrimenti se fosse indipendente avrebbe almeno accennato al fatto che i social META fanno altrettantissimo.
Del resto controllare l’informazione è fondamentale per controllare una democrazia e renderla di fatto un protettorato.
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Quotissimo tutto!
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La manipolazione dell’algoritmo serve a tutti i social sia a fini commerciali che politico-propagandistici. La pseudonotizia è ovviamente di parte DEM sia per l’ente che ha fatto lo “studio” ad hoc, sia per chi la rilancia e soprattutto per chi (Dagospia) ha fatto il titolo.
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